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Festa del camminare Ragusa 2009

10/12/2009 10.50.52

Oggi il vento si insinua nel labirinto di vicoli e scale della città e intacca la "Kalura" accumulata e protetta nei giorni della festa. Una calura fatta di latitudine ma anche e soprattutto di cuore. Il popolo Boscaglia come il delta di un piccolo fiume, nasce in tanti luoghi d'Italia, si raccoglie e quando arriva qui, prossimo alla foce, di nuovo si dirama in ospitalità diffusa, vissuta, ritrovata e amata nell'Ibla Ragusana.

La mattina spuntano persone da ogni parte e ogni dove a ricostruire il letto del fiume che si incammina. Quì è già Boscaglia Sicilia che in lunga fila indiana ci dispone, alla scoperta di inattesa campagna; sempre come un corso d'acqua ci muoviamo, sinuosi, su e giù su altopiani carsici mossi ad onda: in salita di panorama e discese a "cava" dove l'acqua si avverte vicina e sostiene fioriture di macchia e crescita orgogliosa di melograni e agrumi. Monti Iblei sotto i nostri passi, campagna inattesa che stupisce e spiazza pregiudizi sul sud, di terra aggredita e offesa.

Qui è altra cosa. Un paesaggio di sorpresa in cui la mano dell'uomo tesse e cuce le pietre in architetture di confine, disegnando forme e trame di incantevole bellezza. Pietre che con il cambiare del sole fan gioco e tesoro di luce riflessa, scaldano gli occhi e arrichiscono le forme. Mi incanto davanti a pascoli verdi sul cui letto adagiate giacciono mucche bianche, bere e pezzate, aprono la strada alla masseria dentro la quale consumiamo il nostro pranzo. Scalda e delizia la ricotta appena fatta.

Nel cortile si mescolano i dialetti, gli accenti, le forme d'ozio e di relax. Si riparte dopo un bel gozzovigliare. Iris, calendule, borragine sono già a splendido fiore, inganni di stagione confondono l'ospite impreparato più di un fuso orario. Le forme che incontriamo hanno storia antica, araba e bizantina all'origine su cui altre dominazioni posero i loro domini forgiando caratteri e menti. A noi resta il contagio alla lentezza di chi ha fatto abitudine a corsa e promessa inconscia di schiavitù al tempo. Qui è semplicità conquistata e non scontata, senza bisogno di riempire, per vincere la fretta, la tentazione di competere e dimostrare riportando il gioco su un piano più umano.

Ritmo lento è : messa a fuoco di persone. La musica fa il resto alla sera sciogliendo la stanchezza in balli e risate animate da genti diverse e di anni distanti, che asssieme fan tutto un gioco di gambe. L'ospitalità diffusa dona spazio e riposo, distacco e concentrazione. L'Assemblea vola serena; ci sono viaggi presentati come doni d'amore, aprono il cuore e lasciano semi in attesa. Qualcuno forse è più un assolo. I banchini degli amici che provono a scrivere una storia pulita fanno contorno al nostro raduno. C'è aria di casa qui in Sicilia; a me sembra la stessa provata in estate in quella sorta di laboratorio di alchimie ben riuscite che si è dimostrato il rifugio Le Fontanelle di Boscaglia, sforzo di tante persone con obiettivo comune, insieme di diversità annodato nella stessa passione.

Scopro orgoglio di presenza e testimonianza in questa terra dove il lavoro diventa destino osato, occasione dura e generosa, ambizione di salvezza. La festa continua su altri terreni mediterranei, altre cave e rifugi, altre storie che si intrecciano e raccontano una gioia condivisa di camminare e scoprire sentieri, raccogliere i doni di una terra generosa. La Sicilia partorisce una sensazione nuova, il testimone della festa non può cadere, è sospinto e cerca mani e menti nuove per ripetere questa esperienza, per costruire una nuova occasione di leggerezza e passione con altra staffetta. Si apre a sorriso il passaggio sullo stretto, lascia ricordo di tramonto infuocato. Si chiude il sipario, al prossimo anno! Io intanto, nella vacanza lunga, faccio pace con questa terra.

Iuri Pagliai

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Commenti

Sono presenti 2 commenti

Il rientro al lavoro dopo la Festa del camminare è stato davvero durissimo anche nonostante la Kalura che ho portato con me ad avvolgermi il cuore! I nostri ospiti siciliani hanno superato la prova a pieni voti .... ci sono stati i tempi per parlare e camminare, osservare e danzare, ridere e condividere, sbevazzare e scherzare...ragusa ci ha accolto strardinaria e mite, i monti iblei assolati e inaspettati...chi è mancato ha perso davvero belle giornate! Una promessa, i sogni in attesa del camminare 2010! Elisa

Mi hai commosso iuri! mi sento tanto in quel racconto, mi sento dentro quel paesaggio, mi sento farne parte!

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