Capitalismo, una storia d'amore?
04/11/2009 8.56.54
Oggi voglio consigliarvi un film. Andate a vedere “Capitalism: a love story” di Michael Moore, vale assolutamente la pena! Ancora una volta è dagli Stati Uniti che ci arrivano le critiche più spietate al nostro sistema, ancora una volta è dagli Stati Uniti che tira il vento del cambiamento. Michael Moore è persona semplice ma geniale: niente intellettualismi, ma una analisi feroce di come il sistema capitalistico sia ormai marcio, e marcio dal cuore, cioè il mondo di Wall Street. E quindi vediamo come la speculazione porti il libero mercato ad approffittarsi dei giovani, con il caso del carcere minorile a gestione privata in cui due giudici corrotti (uno di origine italiana) condannavano gli adolescenti ingiustamente solo per far aumentare gli introiti dell’azienda. O il caso delle grandi multinazionali (Wall Mart, Nike, ecc.) che assicuravano i propri dipendenti per intascare il premio in caso di morte, augurandosi dunque che i propri dipendenti morissero. Poi il film passa alla ribellione a questo sistema. E parole come “rivoluzione”, “occupazione” o “autogestione” tornano prepotentemente di attualità, recuperate da soffitte polverose. E sorprende il discorso al congresso americano di una deputata che invita le famiglie sfrattate dalle banche perchè non più in grado di pagare il mutuo, invita tutte le famiglie americane in queste condizioni a occupare abusivamente le proprie case. Deputata democratica, non comunista! E sorprende ancora di più il caso degli operai che occupano una fabbrica che stava per chiudere, e dopo alcune settimane di occupazione il presidente degli Stati Uniti, Mr. Barack Obama in persona, fa una conferenza stampa in cui dice “io sto con gli operai, solidarietà agli occupanti”. E via con altri casi di cambio di prospettiva: fabbriche che passano all’autogestione, in cui manager e operai prendono lo stesso stipendio, ecc.
Ve l’immaginate qualcosa del genere in Italia? E assolutamente inimmaginabile. Ma è dal centro che il sistema comincia a scricchiolare, mai dalle periferie. E noi, in Italia siamo l’estrema periferia dell’impero.
Mi ricorda quando, nel lontano 1990, andai in Kirghizistan e Kazakistan per una spedizione alpinistica. Il muro di Berlino era già crollato da un anno e mezzo. E Gorbaciov ormai aveva completato la sua Perestroika, il suo rinnovamento e smantellamento del vecchio sistema sovietico. Ma in queste aree periferiche nessuno aveva ancora sentito parlare di tutto ciò, ci si comportava come se esistesse ancora il vecchio impero socialista, nessuno gliel’aveva ancora detto che il mondo era cambiato! In Italia è la stessa cosa, oggi.
Luca Gianotti
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Commenti
Sono presenti 2 commenti
1 Inserito da stefania musumeci Il 04/11/2009 22.47.12
E'' proprio vero luca, hai fatto un''analisi molto vicina alla realtà, di una Italia dove si è perso il senso della legalità, dove chi persegue il normale corso della Giustizia, esprime una opinione, viene tacciato per "comunista"e chi di fronte a evidentissimi conflitti di interessi, abusando del proprio potere, costruisce leggi "ad persona" per sfuggire dalle proprie responsabilità, con l''arroganza di chi crede di poter vincere sempre...e intanto quello che si muove non va verso gli interesse del paese e dei suoi bisogni (vedi per es il ponte di messina o il nucleare), ma va veso gli interessi sempre più forti delle Lobby e di chi deve guadagnare in cambio di grossi favori. Ma quanti italiani lo hanno capito? qui tutto tace a parte poche voci isolate...ma quando ci uniremo tutti in coro per chierere Giustizia e Legalità?!
2 Inserito da maurizio barbagallo Il 24/12/2009 22.16.37
Sì definitivo del Senato: 30 milioni di americani, finora privi di ogni forma di assicurazione, avranno cure e assistenza. Una bella notizia di Natale.