Appello per progettare l'alternativa
28/10/2009 16.45.29
Anche tu puoi progettare l'alternativa
Se anche tu sei convinto che la triplice crisi, economica, sociale, ambientale, impone profonde trasformazioni di sistema, allora questo messaggio è per te. E’ l’invito ad aderire ad uno dei gruppi di discussione, che stiamo cercando di far nascere in ogni parte d’Italia. Il tema è come costruire una società capace di garantire il benvivere a tutti, nel rispetto dei limiti del pianeta. Un obiettivo ambizioso, ma non impossibile. Magari sei già impegnato nei Bilanci di giustizia, in un gruppo di acquisto solidale, in un’associazione ecologista, in un comitato di resistenza locale, in un consiglio comunale o nel sindacato.
Perciò siamo in difficoltà a chiederti di sobbarcarti quest’ulteriore fatica. Ma non si può farne a meno: senza una bussola, senza un’idea di società verso cui tendere, non si può affrontare neanche la politica del giorno per giorno. E’ ormai certo che per ripristinare l’equilibrio ambientale bisogna ridurre produzione e consumi, ma finchè il motore dell’economia rimane il mercato, l’arresto della crescita può comportare seri contraccolpi sociali. Non a caso, pur con i dovuti distinguo, fra gli oppositori della riduzione troviamo anche il sindacato e i partiti di sinistra, preoccupati per i posti di lavoro e il buon funzionamento dell’economia pubblica. Segno che questione ambientale e questione sociale sono due temi indissolubili, se affrontiamo l’uno senza preoccuparci dell’altro, non abbiamo futuro: saremo sempre osteggiati da tutti o tutt’al più derisi come dei don Chisciotte che combattono contro i mulini a vento. Tant’è Alex Langer diceva: “La conversione ecologica potrà affermarsi solo se apparirà socialmente desiderabile”.
L’unico modo per fare breccia nei movimenti di massa, per avere la gente con noi, è dimostrare che è possibile coniugare sobrietà con piena occupazione e sicurezze per tutti. Ma non basteranno delle mere affermazioni di principio, la gente ha bisogno di concretezza, vuole sapere come si ottiene il miracolo. In breve dobbiamo elaborare delle proposte di riorganizzazione economica e strategie di attuazione, questa è la sfida che dobbiamo raccogliere. Una sfida difficile da affrontare perchè i nostri obiettivi non si raggiungono con piccoli ritocchi. Al contrario richiedono un capovolgimento culturale nel nostro modo di concepire il rapporto con la natura, i diritti, il lavoro, la tecnologia, il mercato, la comunità, il benessere. Richiedono una revisione profonda del nostro modo di organizzare il tempo, le città, la produzione, la soddisfazione dei bisogni, i rapporti sociali, l’economia privata e l’economia pubblica. In una parola richiedono il ripensamento dell’intera architettura economica e sociale, ma da dove cominciare per l’abbozzo del nuovo progetto? Si potrebbe rispondere che la funzione di studio e progettazione va delegata agli economisti, dopo tutto loro sono gli specialisti del settore.
Ma una simile soluzione sarebbe una scorciatoia tanto illusoria quanto pericolosa. Illusoria perchè gli economisti, salvo eccezioni, sono troppo intrisi di cultura mercantile. Da loro non possono venire proposte che richiedono la capacità di lasciarsi contagiare da altre visioni del mondo, altri approcci alla vita, di guardare la realtà dalla prospettiva del benvivere inteso come soddisfazione di tutte le dimensioni umane, di trovare soluzioni che tengono conto della complessità dei bisogni, dei limiti del pianeta, dei diritti delle generazioni che verranno. Ma la delega agli economisti è anche pericolosa perchè è l’antitesi della democrazia. Democrazia significa comando di popolo, esiste solo se le decisioni portanti, quelle che danno forma alla società, sono prese da tutti. Niente influenza la nostra vita più dell’economia e niente è posto fuori dal nostro controllo più dell’economia, segno che il potere non appartiene al popolo, ma ai mercanti e al potere finanziario, l’alfa e l’omega di questo sistema.
Per necessità e per virtù, tocca a noi tutti, senza distinzione di professione, titolo di studio, incarico pubblico, provenienza culturale e politica, tirare fuori una nuova idea nuova di società e tracciare un percorso per farla avanzare. E’ un compito che possiamo assumerci, non richiede particolari attestati scolastici, solo chiarezza politica che si acquisisce con la discussione e il confronto. Del resto non si parte da zero, mentre alcuni hanno riflettuto e scritto in proposito, altri hanno sperimentato su piccola scala, le loro suggestioni e esperienze possono costituire delle basi di partenza. Il nodo da sciogliere, almeno in prima battuta, è piuttosto di tipo organizzativo: dobbiamo stabilire come attivare un processo di elaborazione diffuso capace di giungere a una sintesi condivisa. L’esperimento è nuovo, non c’è da meravigliarsi se il percorso non è tutto chiaro, l’importante è partire, strada facendo capiremo come proseguire il cammino. Il primo obiettivo è la costituzione di gruppi di studio, aggregazioni di poche persone che individuano i nodi, li affrontano, ipotizzano soluzioni applicabili a piccola, media e grande scala. Ci piacerebbe che ne sorgessero centinaia, addirittura migliaia, trasversali e diffusi su tutto il territorio, piccoli gruppi che si prendono un anno di tempo, o quello che serve, per ritrovarsi due o tre volte al mese e discutere una traccia condivisa a livello nazionale, una sorta di sciame che lo stesso mese si concentra sullo stesso tema.
Il tutto dotandosi di strumenti informatici per mettere le conclusioni dell’uno a confronto con quelle degli altri affinchè emergano assonanze, differenze, divergenze. E più avanti realizzare degli incontri regionali, addirittura nazionali, per dirimere i punti più controversi, formulare una piattaforma comune e mettere a punto delle strategie di transizione. Ma tutto questo è già troppo avanti, al momento ci accontentiamo di individuare chi condivide quest’ipotesi di lavoro ed iniziare il cammino. Perciò invitiamo chiunque voglia coinvolgersi in questo percorso a comunicarcelo, scrivendo un messaggio a gruppidistudio@cnms.it. Basta anche un’adesione telegrafica, l’importante è segnalare il comune e la provincia in cui si abita. A partire da questo censimento, ricontatteremo ogni persona per valutare la possibilità di formazione dei gruppi e stabilire, tutti insieme, come proseguire il cammino. Attendiamo fiduciosi le vostre adesioni per questa nuova avventura di partecipazione dal basso.
Francesco Gesualdi, Centro Nuovo Modello di Sviluppo
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Commenti
Sono presenti 9 commenti
1 Inserito da Vito Capano Il 01/11/2009 17.18.57
Iniziativa interessante.
2 Inserito da Riccardo Carnovalini Il 02/11/2009 9.17.02
Bella proposta, un’alternativa concreta allo squallido grigiore economico, sociale, ambientale che viviamo. Per diffonderla vorrei dare una mano alla mia maniera, cioè provare a organizzare e a guidare un viaggio lento, un cammino aperto, gratuito, sobrio, pensato per comunicare e avere adesioni. Un percorso che crei uno sciame d’interesse e di proposte sulle strategie necessarie a una vita nuova, sobria e felice, costruita dal basso. Propongo un viaggio lento nei luoghi del “miracolo economico”, cioè il triangolo industriale Genova-Torino-Milano a piedi. Potrebbero essere 800 chilometri per un mese di cammino (più soste) con un percorso Genova-Torino-Milano-Genova fra bellezza e bruttezza, agricoltura biologica e transgenica, vigneti e capannoni, risaie e conurbazioni, disoccupati e irregolari, speranze e delusioni. Vorrei che in ognuna delle tratte del cammino (da Genova a Torino, da Torino a Milano, da Milano a Genova) ci fossero testimoni speciali. Provo anche a indicare le persone che mi piacerebbe coinvolgere: Maurizio Pallante nel primo tratto, Francesco Gesualdi da Torino a Milano, Luigi Verdi (anima poetica della Fraternità di Romena) per una parte finale più spirituale, perché a Genova non si chiuderà un cerchio, ma si sarà concluso un triangolo concepito per coinvolgere tanti altri e per ascoltare l’umile preghiera dei nostri arti inferiori. Riccardo Carnovalini
3 Inserito da stefania musumeci Il 04/11/2009 23.45.43
OK io ci sto! Certo bisogna mettersi molto in discussione e cominciare dal nostro quotidiano, ma credo che sia una strada necessaria!!!Quando ero più ragazzina ho letto diversi libri del Centro Nuovo Modello di Sviluppo e ascoltato alcune conferenze svoltesi nella città di Catania. Mi ricordo un bel fermento di gente che voleva iniziare un cambiamento partendo dal basso, dai nostri consumi, da quello a cui avremmo dovuto rinunciare o sostituire per un benessere più diffuso. Mi ricordo che portai a casa i libri e incominciammo a chiederci cosa avremmo dovuto escludere o sostituire nella lista della spesa...così ho iniziato a guardarmi attorno, a cercare alleati e a maturare pian piano strategie di cambiamento partendo da me stessa. Ma il cammino non è finito , il cammino continua!
4 Inserito da Pino De Noia, per B. Piemonte Il 02/12/2009 22.13.22
Ciao a tutti, anche noi di Boscaglia Piemonte vorremmo fare la nostra parte. La scorsa settimana, in uno dei nostri incontri periodici, abbiamo discusso del giro nel triangolo industriale proposto da Riccardo (precedentemente ne avevamo parlato con Gianluca Bonazzi, che ci dice partecipera'' all''iniziativa). Durante il passaggio in Piemonte, ci proponiamo di camminare con voi, di fornirvi ospitalita'', e di cercare di dare visibilita'' all''evento. Il tutto limitatamente ai nostri mezzi e possibilita'' (il nostro gruppo muove in queste settimane i primi passi), ma con grande entusiasmo e voglia di esserci. Quando parte il giro? E'' gia'' disponibile un calendario?
5 Inserito da Gianluca Bonazzi Il 03/12/2009 16.58.14
In margine a un convegno sul consumo del territorio/1 Il tema del convegno illumina una volta di più quello che io ritengo essere una vera emergenza, la più importante: il destino del paesaggio italiano. L’ amore che io porto per la luce della Bellezza, che mi ha aiutato a crescere, ben rappresentata da quello che una volta si definiva IL GIARDINO D’ EUROPA, insieme a tutto ciò che ruota attorno alla parola PAESAGGIO, che indago confrontandomi con luoghi, persone e arti mi ha stimolato un testo per questa preziosa occasione. Sia a livello locale che nazionale, il paesaggio italiano è nelle mani di una massa di personaggini trasversali che, travestiti da politici ma non solo, agiscono con la missione di seminare bruttezza, spesso anche con la complice incoscienza del popolo votante. La società italiana oggi si muove guidata dalla televisione che rassicura e rilancia per servire suddetta missione, in modo arrogante, continuo e subdolo. E’ il braccio di un potere che, da quando è terminata la seconda guerra mondiale, in Italia non è mai stato così lontano dal concetto di democrazia. Circa la questione di com’è cambiata l’ Italia in 20 anni, significherà pur qualcosa se il Camminamare storico del 1985, progetto ideato e realizzato da Riccardo Carnovalini, consistente nel camminare lungo le sponde italiane da Trieste a Ventimiglia in 6 mesi, in termini di attenzione era stato fortemente seguito dai media, dalle istituzioni e dall’ opinione pubblica e invece il Camminamare di Liguria e di Toscana di questi ultimi 2 anni, sempre ad opera di tale persona, si è svolto con difficoltà e disinteresse! Lo tsunami di parole, immagini e significati transgenici ha dilagato, soprattutto con l’ avvento della tv commerciale, nelle menti degli italiani in particolare, modellando, appiattendo e svuotando di senso il principio di Bellezza.
6 Inserito da Gianluca Bonazzi Il 03/12/2009 16.59.23
In margine a un convegno sul consumo del territorio/2 Il paesaggio italiano esiste solo come sfondo della pubblicità. Credo pure che ci sia una diretta relazione tra violenza nei confronti di Madre Terra e dell’ umanità. Quelli che cercano di opporsi a questa deriva non riescono a far sistema e quindi non riescono più di tanto a farsi sentire, apparendo molto meno di quanto non siano in realtà. E’ facile perciò tacciarli di conservatorismo o di cose del genere. Anche quando una certa parte di paesaggio riesce ad essere salvaguardata, il rischio è sempre quello comunque di veder aperto un minimo cantierino per un qualche lavoretto. “Dopotutto bisogna stimolare l’ economia, è necessario farla ripartire al più presto. Piccole opere, grandi opere, piccole strade, grandi strade, piccole autostrade, grandi autostrade, piccole infrastrutture, grandi infrastrutture, infine il piano casa: bisogna riaprire i cantieri se vogliamo far ripartire l’ Italia!” Quanta demagogia! E così il paesaggio italiano e la sua Bellezza risultano sempre più ridotte, massacrate a fin di bene sull’ altare dell’ economia nazionale, in realtà a favore di pochi e a danno di molti. Gli effetti son quelli dell’ invasivo inquinamento dell’ intreccio di parole, significati e immagini, che non stanno più insieme, ma ognuno va per suo conto, disgregando il legame tra Memoria, Identità e Paesaggio di ogni persona. Le conseguenze di un paesaggio stuprato, reso non più riconoscibile, costituiscono una fase di passaggio di un qualcosa di ancor più grave. In esso, non scaturisce il principio del cammino/del viaggio, cioè del percorso: rito del corpo; Con esso, non scaturisce il principio del rapporto, cioè dello scambio: rito della mente; Da esso, non scaturisce il principio dell’ immaginario, cioè dell’ emozione: rito dello spirito. Corpo, mente e spirito: la consapevolezza della fusione di questi elementi dovrebbe renderci animali in grado di cogliere la Bellezza della vita in ogni sua sfumatura, di saperla riconoscere, amare e proteggere. Da qualche tempo, quando si parla di bellezza in Italia, quale s’ intende invece? Da sempre, ogni essere umano è quello che è in base al rapporto che tesse col paesaggio che lo circonda e al linguaggio che usa per pensarlo e per definirlo.
7 Inserito da Gianluca Bonazzi Il 03/12/2009 17.00.40
In margine a un convegno sul consumo del territorio/3 Tutto quello che sta avvenendo costituisce la possibilità di sconfessare tale principio, per sempre. Ci stiamo quindi ammalando di una malattia che, prima del corpo, è dell’ anima, ma pochi se ne stanno accorgendo. Non ci sono tessitura di relazioni tra le persone, anche con se stesse, perché non c’è più tessitura di relazioni tra le persone e i luoghi. Non vive in esse il principio del paesaggio che li fa aprire al mondo, per vivere emozioni che si trasformino in esperienze, che stimolino a loro volta riflessioni, che restino alla fine come ricordi. Una comunità si crea se c’è un rapporto stretto, vitale ed emotivo tra la popolazione e il luogo abitato. Dov’è il senso di comunità oggi in Italia? Forse è rimasto qualcosa nei piccoli paesi. Se ne sente parlare solo quando viene opportunamente sbandierato dall’ alto per mettere mano furbescamente al tema della sicurezza e, in questi giorni, al simbolo del crocifisso. Che ipocrisia urlare falsi slogan identitari per scopi puramente demagogici! Io son stato in Bosnia e ho parlato con la gente: ho visto le conseguenze nefaste di tali strepiti. Si diceva dell’ Italia una volta: 100 città e 1000 paesi. Andando avanti così, avremo solo città e periferie! Non si creda però che il mio scritto riservi solo dispiacere e amarezza. Memore di quanto insegnava Gandhi, quando ricordava che ogni cambiamento deve partire da noi stessi, con piccoli gesti capaci di diventare sempre più grandi, io voglio sostenere l’ urgenza di riprendere, in corpo, mente e spirito, i nostri sentieri. Non per nulla ogni rivoluzione è sempre nata da un cammino. Questo noi dovremo fare, insieme, per fare sistema o altrimenti resteranno solo belle parole, ma vuote, un paesaggio perso per sempre e tante anime miserabili. Non è un’ assurdo pensare di lasciare ai nostri figli e ai figli di questi le scorie nucleari invece che la Bellezza del paesaggio italiano?
8 Inserito da Gianluca Bonazzi Il 03/12/2009 17.01.43
In margine a un convegno sul consumo del territorio/4 Bisogna ripartire con un cammino che sappia essere tenero e allo stesso tempo condito di rabbia, non fine a sè stessa e distruttiva, ma civile e consapevole. E’ ora che ogni persona ripensi per sé stessa al legame tra Memoria-Identità e Paesaggio, è ora di restituire senso all’ intreccio di parole, immagini e significati, com’è sempre stato, è ora di salvare l’ idea di cultura nel suo senso + antico e nobile, quella per la quale hanno combattuto i nostri padri, i nostri nonni, da quest’ ondata di razziatori in doppiopetto. Quando una vita muore, ritorna al tempo dell’inizio: è legge di natura. Da vari punti di vista, questa sembra un’ epoca avviata al tramonto. Lo è per noi, però, non certo per quelli che scappando da guerre, fame o miseria, hanno costruito in Occidente nuove speranze di vita. Quindi in futuro noi non potremo accampare scuse per esser stati rassegnati, silenziosi e complici. Dobbiamo reagire, partendo dalla cosa più semplice e naturale, sapendo che la luce della Bellezza è sempre negli occhi di chi guarda. Il cammino è l’ atto di rigenerazione di cui abbiamo bisogno, per riprendere confidenza con essa. Seminando attenzione autentica e umile, dal basso, per ogni sfumatura della realtà, contribuisce a riallacciare relazioni, principio di comunità. Il cammino illumina ogni cosa e la fa risultare altra, diversa, aperta, accogliente, quindi è politico nel senso più vero. Proviamo quindi, a cominciare da noi stessi, a colorare la vita, riprendendoci il potere del sogno ad occhi aperti: l’ unica possibilità per riuscirci è ricominciare dalla semina dell’ autenticità umana, che possa creare oasi nel deserto che avanza. Racconto ed ascolto reciproci, farciti di bellezza, verità e libertà, significano resistenza al dolore, alla bruttezza ed al male del nostro vivere. Nell’ epoca che vorticosamente scorre e fa toccare gli estremi, il cammino, primissimo viaggio umano, potrebbe far resuscitare il principio perduto di umanità e suggellarne un nuovo inizio. I protagonisti del Camminamare sono pronti a rilanciare la sfida, per l’ ennesima volta. Non ci interessa però il cammino tutto bello, in un paesaggio fuori dal mondo, lontano dai problemi. Ci interessa camminare incontro al mondo, per andare in un paesaggio dove ci sia bellezza e bruttezza da cogliere insieme, come accade nella vita. Vorremmo essere fastidiosi orzaioli negli occhi della modernità, vorremmo essere per il paesaggio ciò che Rino Gattuso è per il calcio: persone che, mordendo negli stinchi l’ attuale idea di sviluppo, spendono sudore con passione, per promuovere un futuro più accogliente. Il prossimo anno quindi lanceremo un Ge-Mi-To, per ricordare il famoso triangolo industriale Genova-Milano-Torino. Fece un bel boom negli anni ’60: cosa ne è rimasto? Cammineremo da Genova a Milano, poi a Torino per ritornare a Genova, con la speranza che i media, le istituzioni e l’ opinione pubblica collaborino con noi, ci assistano e ci seguano, anche solo per una tappa. Cammineremo tra bellezza e bruttezza per ritrovare e riconoscere il paesaggio italiano, fatto di luoghi e di genti, che chiedono urgentemente di essere riascoltati. Ogni cammino dona il tempo della consapevolezza: l’ anima, specchiandosi nel paesaggio, si apre al futuro.
9 Inserito da Riccardo Carnovalini Il 12/12/2009 15.00.19
Grazie agli amici di Boscaglia Piemonte per la disponibilità a collaborare al nostro GeMiTo, così si chiamerà il cammino che partirà il 25 di aprile dal porto antico di Genova per raggiungere Torino, poi Milano e chiudersi infine a Genova dopo 30-40 giorni. Le tappe non sono ancora state individuate perché siamo alla ricerca delle "eccellenze sostenibili". Il cammino servirà a mettere fisicamente in rete piccole esperienze imprenditoriali, esperimenti di microeconomia che funzionano a dispetto del periodo di crisi, piccole strutture turistiche innovative, casi di persone provenienti da paesi lontani che hanno saputo integrarsi e inventarsi un futuro rispettando l’ambiente. Cioè storie concrete di donne e uomini, di cooperative e imprese che conciliano sobrietà con occupazione. Scendiamo in strada e camminiamo per un Mondo Nuovo, che al centro abbia l''uomo e non il mercato e i soldi. Chiunque voglia segnalarmi casi di "eccellenze sostenibili" può farlo scrivendo a r.carnovalini@paesaggioitaliano.it