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Siamo neoromantici?

08/09/2009 15.40.20

Voglio riprendere coi tanti compagni di viaggio conosciuti (e che conoscerò) in Boscaglia, alcune riflessioni sulle problematiche del camminare e l’amore. E’ indubbio che chi si avvicina alla filosofia Boscaglia cerca “qualcosa di più” del trekking tradizionalmente inteso. C’è il camminare lento, è vero, come nucleo centrale, ma c’è anche un approccio ai luoghi e alle genti che attraversiamo molto particolare. C’è, secondo me, una ricerca continuo di UMANITA’, di relazioni personali significative, di scambio con lo straniero, di portare una voce “vogliosa di comunicazione”. Questo vale per chi incontriamo durante il cammino (chi ci ospita, altri viaggiatori, realtà socio economiche e culturali) e per gli incontri FRA noi del gruppo che cammina. Molte simpatie, amicizie e amori nascono nei nostri viaggi, perché il senso di apertura al nuovo, la convivialità, lo sforzo di uscire dagli schemi/gabbie della nostra vita ordinaria, lo favoriscono. Io credo che tutti noi, dopo anni di pratica di queste dinamiche “alternative”, dobbiamo inquadrare meglio il fenomeno di cui siamo attori. Una maggiore nostra consapevolezza di ciò che andiamo cercando, di ciò che siamo, non può che incrementare, rendere più ricche le esperienze che costruiremo assieme. Io chiamo la fase storica che abbiamo davanti NEOROMANTICA.

Intendo che la nausea del vivere tecnologico, frettoloso, stressante, burocratico, spersonalizzante, ha raggiunto dei limiti di tale insopportabilità che, se non vogliamo ammalarci tutti, dobbiamo ribellarci e praticare un’altra visione dello “stare al mondo”. L’ottica romantica della vita è centrata sull’essere umano e sulle sensazioni/sentimenti che si mettono in campo. Il Romanticismo dell’800 fu una risposta all’Illuminismo esasperato e vincente allora, un tentativo di non arrendersi alla dea Ragione. I successi che razionalità e scienza hanno conseguito nel ‘900, portano come conseguenza a una emarginazione delle parti creative, relazionali, emozionali del nostro essere. Queste parti possiamo definirle con una parola che ben sintetizza la complessità di quel sentire umano che va oltre il semplice programmare e controllare le situazioni: AMORE. Che è l’amore fra uomo e donna, ma anche l’amore per gli animali, le piante e la natura in generale, come l’amore per la pace e la giustizia ecc. E’ lo scarto fra noi e le macchine intelligenti. Il riprendere a camminare in un certo modo è stato un primo istintivo rifiuto dei comodi mezzi di trasporto meccanici.

Così, il viaggiare in un gruppo conviviale è la risposta alle nostre solitudini. Commuoversi a un tramonto, come ridere giocosi alla battuta di un compagno di strada, sono “cose reali”, altrettanto reali del consumismo dominante. Con la differenza che quest’ultimo è un surrogato, alla fine frustrante e vuoto, di quelle sensazioni di pienezza e felicità che un rapporto sano con la natura e fra esseri umani ci possono donare. Essere Neoromantici vuol dire reinserirsi in quel filone del pensiero umano che rivendica la soggettività come prioritaria, che non si arrende all’espropriazione dei sensi da parte di un IO cosciente che tutto vuole dominare. Noi camminiamo per risentire vivi tutti i nostri sensi (Il sapore del mondo – Un’antropologia dei sensi, David Le Breton, Raffaello Cortina Editore). Noi cerchiamo relazioni per perderci in quello stato amoroso, che tutti agognamo e di cui tanti hanno ormai ignoranza e paura. Non è un caso che tanti itinerari Boscaglia riprendono tour romantici dell’800 o le antiche vie di pellegrinaggio, entrambi tipi di viaggio in cui l’aspetto di conoscenza delle genti e del territorio e la valenza esistenziale e spirituale erano assolutamente in evidenza.

Propongo di aggiungere al nostro logo: “più lenti, più profondi, più dolci”, un “più amorosi, più Romantici”. Alex Langer, che ha formulato la prima frase, è morto suicida. Pur non conoscendo i suoi drammi interiori, abbiamo il diritto dovere di chiederci cosa gli è mancato per concludere così tragicamente la sua vita. Io credo si sia sentito SOLO. L’amore, in tutte le sue dimensioni…compreso l’amore per noi stessi… è l’unico antidoto alla depressione e all’infelicità che io conosca. Non a caso Serge Latouche propone come compito concreto a ognuno di noi, nel grande quadro di una decrescita felice dell’economia, quello di REINCANTARE IL MONDO, cioè di rimettere la POESIA al primo posto.

Che ne pensate?

Guido "ulula alla Luna"

 

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Commenti

Sono presenti 3 commenti

beh...non so se definirci NEOROMANTICI...ma sicuramente io mi definirei "cercatrice di stelle", della luce che illumini di senso il quotidiano e le relazioni. spero che avremo modo di condividere la strada, i passi, il silenzio. a presto Maria Aurelia

Sono appena tornata dal Cammino di Santiago, un''esperienza unica, un cammino profondo, in cui senti la presenza delle migliaia di pellegrini che lo hanno percorso prima di te, ti senti pervasa da un''energia che si respira nell''aria, tanta, tanta aria. E l''amore si avverte nell''aria, basta essere aperti, disponibili a lasciarlo entrare, non aver paura. E condividerlo con i compagni di viaggio è bellissimo. Sono d''accordo con te: cosa cerchiamo se non l''amore, la sintonia con l''altro, quella corrispondenza di amorosi sensi che dà significato alla vita. silvia

D''accordo sulla riflessione, ma non lo chiamerei Neoromanticismo, si chiama Amore: per la natura, per il paesaggio, per un tramonto, per un''alba, per il compagno/a che ti cammina a fianco, per chi incontri, per tutto ciò che ti fa stare bene. Per chi "sente" tutto questo, non c''è bisogno di enfatizzarlo, lo sa, lo percepisce e non occorre neppure dargli un nome. Per chi ama viaggiare, camminare, scoprire, conoscere sa che c''è amore dal primo momento che fa il primo passo. Il trekking è bello quando lo si pensa, quando lo si fa e quando lo si ricorda. Un semplice trekkin di 10 giorni lo rivivi e lo ricordi infinite volte e ogni volta di regala la stessa emozione. Se poi capita che qualcuno si innamori di qualcun altro, beh allora è il massimo. A me è capitato e ti assicuro che è una emozione straordinaria e meravigliosa. franco

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