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La città fa male al cervello

27/02/2009 16.22.24

La città fa male al cervello. Un articolo  di JONAH LEHRER dal Boston Globe del 2 gennaio 2009.

Pubblichiamo un interessante articolo tratto dal numero della scorsa settimana della rivista Internazionale. L'articolo originale è di JONAH LEHRER del Boston Globe (USA).
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La città è sempre stata il motore della vita intellettuale. Senza la metropoli forse non avremmo avuto la grande arte di Shakespeare o di James Joyce. Perfino Einstein fu ispirato dai treni dei pendolari. La città moderna, però, è anche un luogo profondamente innaturale.
Gli scienziati hanno comin ciato a studiarne gli effetti sul cervello e i risultati sono illuminanti: vivere in un ambiente urbano compromette i nostri processi mentali elementari. Dopo aver passato qualche minuto in una strada affollata, si riducono le nostre capacità mnemoniche e il nostro autocontrollo.
"La mente è una macchina limitata", spiega Marc Berman, psicologo dell'università del Michigan e autore di un nuo vo studio che ha misurato i deficit cogni tivi causati da una passeggiata in città. Il problema delle metropoli è l'assen za di natura, che invece ha un effetto sor prendente mente positivo sul cervello. Gli studi hanno dimostrato, per esem pio, che i pazienti guariscono più in fretta se dalla loro finestra vedono degli al beri, e le donne che vivono nelle case popolari riescono a concentrarsi meglio se il loro appartamento affaccia su un giardino. Sembra che anche un accenno di natura, come un viale alberato, sia salutare per la mente.

Questa ricerca arriva proprio nel momento in cui gli esseri umani stanno superando una soglia im portante: per la prima volta nella storia, la maggior parte della persone vive in un ambiente urbano. Le città sono talmente piene di stimoli da costringerci a rifoca lizzare costantemente l'attenzione per non far ci distrarre da cose irrilevanti, come un'insegna lampeggiante. Questo tipo di percezione controllata - in cui dobbiamo decidere di continuo a cosa prestare attenzione - costa energia e sforzo. Gli ambienti naturali, invece, non richiedono lo stesso sforzo cognitivo.

In uno studio pubblicato a dicembre del 2008, Berman ha dato a degli studenti dell'università del Michigan dei ricevitori gps e li ha mandati a passeggiare in un orto botanico o nelle strade affollate del centro di Ann Arbor. Poi li ha sottoposti a una serie di test psicologici. Quelli che avevano camminato in città erano di umore peggiore e hanno totalizzato me no punti nei test sull'attenzione e la me moria di lavoro. È bastato mostrargli la foto di una scena urbana per provocare delle difficoltà misurabili, almeno in confronto alle immagini della natura. L'intensità della vita di città non com promette solo la concentrazione: inter ferisce anche con l'autocontrollo. Du rante una passeggiata per una strada affollata, il cervello è aggredito da molte tentazioni: iPod, maglioni di cachemire in saldo, scarpe con i tacchi alti. Per resi stere, dobbiamo usare la corteccia pre frontale, una parte del cervello che si trova subito dietro agli occhi. Purtroppo è la stessa area responsabile dell'attenzione diretta, che è già impegnata dalla passeggiata in città. E quindi è meno ca pace di esercitare l'auto controllo. Così aumentano le probabilità di ritrovarci con delle scarpe che non ci servono.

"Penso che le città rivelino la reale fra gilità di alcune delle nostre funzioni mentali 'più alte"', sostiene Frances Kuo, responsabile del Laboratorio del paesaggio e della salute umana all'università dell'Illinois. La vita in città può anche causare la perdita del controllo emotivo. Kuo ha scoperto che negli appartamenti con vista sul verde la violenza domestica è più rara. Questi dati si aggiungono a un lavoro precedente in cui si dimostrava che gli aspetti dell'ambiente urbano, co me affollamento e rumori improvvisi, possono causare anche l'aumento del l' aggressività. Un cervello stanco a causa degli stimoli della vita di città perde la calma più facilmente. Visti i problemi causati dalla vita urbana, perché le città continuano a cre scere? E perché, anche nell'era di inter net, continuano a essere il centro della vita intellettuale? I ricercatori dell'Istituto di Santa Fe hanno usato degli algo ritmi per dimostrare che i tratti urbani che riducono l'attenzione e la memoria - come l'affollamento - sono legati an che all'innovazione. La "concentrazione delle interazioni sociali" è una delle fonti principali della creatività urbana. La co sa difficile è trovare il modo per attenua re i danni psicologici della città conservando i suoi benefici.

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