Camminarelento Il blog degli amici de La Boscaglia

Cerca nel blog

Personalizza blog

| |

Io e la giubba in Falterona

07/02/2009 9.27.05

Da Gianfranco Bracci, creatore di tanti sentieri compreso la Grande Escursione Appenninica (qui in foto insieme a Messner) riceviamo questo racconto che volentieri pubblichiamo.

“Per rendere il paesaggio, il paese vergine che il fiume docile a valle solo riempie del suo rumore di tremiti freschi, non basta la pittura, ci vuole l'acqua, l'elemento stesso, la melodia docile dell'acqua che si stende tra le forre dell'ampia rovina del suo letto, che dolce come l'antica voce dei venti incalza verso le valli in curve regali: poiché essa è qui veramente la regina del paesaggio”. Dino Campana, CantiOrfici

Una notte d’incanto

La sera è una di quelle che non si dimenticano facilmente. L’anno è il 1987, il mese è quello di Aprile, siamo sotto Pasqua ed io, dopo aver lasciato l’auto nel piazzale del piccolo rifugio del Borbotto, mi accingo a camminare da solo, “io e la giubba” (io e la mia giacca), come dicevano i vecchi toscani quando volevano sottolineare di essere proprio soli. Sono le undici di sera e, come da progetto mentale, dopo aver cenato con degli amici all’Osteria di Castagno D’Andrea dell’amico Roberto, ho preso l’auto e sono arrivato in pochi minuti alla sbarra, oltre la quale si procede solo a piedi. Vado a realizzare un piccolo sogno: la salita in notturna ed in solitaria del Monte Falterona, ancora innevato. La notte è magnifica, rischiarata dal chiarore del disco lunare, quella sera particolarmente grande e pieno. Non tira un’alito di vento e la neve, ormai cristallizzata dal clima primaverile, crocchia sotto i miei passi, permettendomi di camminare tranquillamente senza ghette ne ramponi, il piede non scivola minimamente, quasi per terra ci fosse della carta vetrata. Dopo aver sperimentato la luce frontale, provo a spengere ogni forma di luce artificiale, affidandomi alla magia dei chiaro-scuri lunari. La scelta risulta felice e camminando godo del semplice ed atavico piacere di camminare aguzzando gli occhi. Salendo sento benissimo l’affanno del respiro ed i battiti del cuore, tanto il silenzio è perfetto. Sebbene conosca il sentiero a menadito, tradito dal riflesso della neve ed emozionato dalla particolare esperienza, mi fermo a riflettere per continuare o meno in una direzione o nell’altra. Non riesco ad orientarmi, mi concentro bene e poi rincuorato, riconosco un familiare tratto del percorso. Attraverso le cime dei faggi, ancora privi di foglia, le stelle brillano come tante lampadine lontane. Ogni tanto mi giro indietro, quasi venissi seguito da chissà chi. Poi scollino il primo crinale, quello che guarda verso Firenze ed il chiarore della città, soffuso, lontano ma ben visibile attrae subito la mia attenzione. Mentre salgo al ritmo dei bastoncini e dei miei passi, penso a tutti coloro che nel passato han fatto la medesima esperienza: viandanti, soldati, partigiani, semplici montanari che andavano a lavorare il bosco, carbonai intenti nel loro difficile mestiere.

“Bisogna incessantemente arrampicarsi o scendere per gli Appennini... A vederli da lontano, così ripuliti, li avrei creduti più educati di quel che sono in realtà. Sono al contrario rustici e selvaggi quanto mai..”. Charles De Brosses

Con alcuni di questi viaggiatori o semplici lavoratori del passato, sento di condividere delle sensazioni uniche…inzuppate di fascino e magia. Non ho paura, anzi le tenebre, appena penetrate dalla soffusa luce lunare, mi accolgono in una specie di grembo materno, nel quale mi sento stranamente protetto…a casa mia. Ancora pochi ripidi tratti ed ecco arrivare l’abetina sommitale, situata appena prima della croce di legno della cima. La piantata risale agli anni sessanta ed i forestali che l’anno messa a dimora non hanno tenuto conto del terribile vento di tramontana che spira su questo tratto appenninico: il risultato è un piccolo disastro. Le conifere non sono mai cresciute più di tanto ed ogni anno qualch’una viene piegata dal peso della neve e schiantata dal fenomeno della galaverna. Insomma questa piantata era inopportuna. Faccio pochi metri ed anche le luci contrapposte del Casentino e del Mugello si presentano allo sguardo. Che spettacolo! Certamente ancora più suggestivo di quello diurno. E poi…come si vedono bene i paesi delle due sub-regioni! Scavo una buca nella neve e vi dispiego uno speciale telo impermeabile che avevo riposto nello zaino. Mi ci distendo dentro, al riparo anche della pur leggera brezza notturna. Insaccato nella giacca di piumino volgo lo sguardo verso lo stellato. Gli astri visibili sono tantissimi. Grazie alla particolare limpidezza dell’aria, brillano con forza, lontani ma possenti. La luce lunare regala un’aura di romanticismo all’intera notte. Mentre ammiro il creato mi perdo in meditazioni e riflessioni varie, finché cado in un grande nulla…quasi in estasi e mi addormento come un bambino che non teme ne il lupo nell’orco. Il chiarore dell’aurora ed il freddo pungente che l’accompagna mi riportano nel mondo degli uomini. Riconducono la mente all’infanzia degli anni Cinquanta e Sessanta, quando in casa non avevamo nessun tipo di riscaldamento se non una stufa economica a legna. Andavamo a letto con lo scaldino pieno di brace e di notte, quando mi svegliavo, sentivo una gran faccia fredda.

alba inusuale

Incuriosito mi alzo in piedi. Uno sbadiglio, una stiratina e mentre mi preparo un po’ di thè caldo con l’aiuto di un fornellino a gas, assisto ad uno spettacolo eccezionale quanto ricorrente: il sorgere del sole. La”palla rossa” viene su dalle brume della Romagna, dal Mare Adriatico e, anche se solo per pochi minuti, la sagoma del Monte Falterona crea una lunghissima ombra triangolare che, dal lato opposto, arriva fino alla pianura di Firenze. Preso dall’emozionante momento scatto alcune fotografie con il cavalletto che mi permette tempi d’esposizione lunghi. Il paesaggio è veramente irreale e la magia del momento mi coinvolge completamente. Non capisco bene se sto sognando oppure, come credo, sto vivendo invece un momento irripetibile della mia esistenza. Un istante di comunione completa con la natura e le sue più antiche manifestazioni. Col calore dei raggi solari che ormai mi illuminano con forza, questa magia sembra svanire, in punta di piedi, come del resto se n’era arrivata. La luce da radente diventa diffusa ed il paesaggio, sebbene illuminato meglio, perde d’incisività, appare privo di quel fascino primigenio che lo caratterizzava. Anche l’astro solare, prima rosso vivo, adesso è d’un bianco accecante…inguardabile! Mangio un po’ di biscotti e rifletto sui tanti misteri della vita. Sento d’aver fatto il pieno di sane emozioni e, scendendo canto come un miracolato. Uno scalpiccio nella neve m’induce a girarmi indietro. Curiosi quanto me, due caprioli si fermano a guardarmi ed a studiare le mie mosse. Appena prendo la macchina fotografica, i due ungulati imboccano velocemente la via del pendio. Un istante ed i loro culetti bianchi scompaiono nell’ombrosità della foresta. Felice di aver incontrato queste due creature del bosco esclamo: “buongiorno amici!” e riprendo la discesa calpestando una neve che crocchia, quasi canta, sotto gli scarponi. Stavolta taglio ogni tornante del sentiero saltando giù per la massima inclinazione. Forse voglio imitare i due animali selvatici e comunque, in questo gioco infantile, mi diverto tantissimo. Salto dopo salto “atterro” vicino alla strada forestale ricoperta di neve e ghiaccio che in breve conduce al piazzale del Borbotto dove ho lasciato l’auto. Poi un rumore: …”la melodia docile dell'acqua che si stende tra le forre dell'ampia rovina del suo letto, che dolce come l'antica voce dei venti incalza verso le valli in curve regali…” lo zampillio della sorgente situata appena sotto il piano stradale mi rammenta la soffice poesia del poeta che meglio d’ogni altro ha decantato l’Appennino: Dino Campana. Grazie ai suoi versi seppe descrivere in maniera pittorica l’ambiente fatto d’arenaria e faggio di questi poggi, della Falterona, come lui usava chiamare la montagna. Nel rientrare in auto penso all’attrazione che questa montagna esercita su di me e su tanti altri appassionati. Vi ritorno ogni anno, più volte, in ogni stagione. Eppure non mi stanca mai; al contrario, mi appare sempre diversa…quasi avesse un “armadio” pieno d’abiti nuovi, tutti speciali, tutti diversi, e li indossasse giorno dopo giorno, per essere sempre bella ed originale. Ci sono tante montagne sacre nel mondo come ad esempio il Kailash in Tibet, consacrata a quattro antiche religioni, oppure il Monte Sinai degli ebrei e il Mauna Kea dei polinesiani e tante altre ancora. Ebbene anche il Falterona è una di queste. Non molti sanno che questo monte indossava fin dal lontano passato le vesti di montagna sacra per le popolazioni appenniniche degli opposti versanti, cioé gli Etruschi. Le bellissime statuette votive rinvenute alla metà dell’Ottocento in località Lago degli Idoli, prossima alle sorgenti dell’Arno, e che oggi troviamo esposte in alcuni dei musei più prestigiosi del mondo, testimoniano che questo popolo raggiungeva in pellegrinaggio zone ancor oggi selvagge, per cercare il laghetto dei miracoli, le cui acque si pensava avessero qualità taumaturgiche. In effetti, una spiegazione scientifica attribuisce al creosoto, una sostanza originata dalla macerazione dei faggi caduti nelle acque stagnanti del piccolo lago (adesso il laghetto non esiste più se non come località topografica), tali proprietà. La montagna con i suoi 1654 metri di quota è insieme al vicino Monte Falco (1658 m), il rilievo maggiore della porzione d’Appennino situata tra il Monte Catria in Umbria ed il Corno alle Scale, ai confini fra Toscana ed Emilia. Gli antichi abitanti della Tuscia attribuivano con certezza a quell’ombroso poggio ricoperto d’alberi, sacralità particolari ed intrinseche dovute all’essere il padre del fiume Arno, le cui acque bagnavano centri etruschi di grande importanza. Situato nelle vicinanze delle più antiche vie trans-appenniniche, questo monte era temuto e rispettato anche dai viandanti che ne percorrevano i sentieri, a causa delle mutevoli condizioni meteorologiche che nel periodo invernale assumevano ed assumono tutt’ora il carattere di vere e proprie tempeste di neve che trasformano il paesaggio in un ambiente fiabesco. Un suono di clacson riconduce il mio essere alla ragione dei nostri convulsi tempi. Mi trovo sulla statale che conduce a Firenze ed il traffico mattutino non è male. Purtroppo sono costretto a concentrarmi alla guida dell’auto e quindi a lasciare sogni e speranze del mondo all’aria aperta sulle gelide nevi del Falterona. Non per molto tempo però. Ritornerò presto a trovarti, vecchio “Faltero”, ormai fai parte di me, mi sei penetrato nell’anima, in profondità, con tutta la tua magia.

Gianfranco Bracci

Cerca altri post con queste parole chiave: gianfranco braccifalterona

Commenti

Sono presenti 2 commenti

Bellissimo racconto, grazie per averlo pubblicato!

Magie appenniniche che non hanno nulla da invidiare a quelle delle Alpi. Sono due mondi diversi da non potersi paragonare e quindi non sono classificabili come più bello l'uno o l'altro. Per chi è "appenninista" questo racconto ha molti degli aspetti amati e quel gusto familiare e semplice di sentirsi a casa.

Pubblica un commento

I campi con l'asterisco (*) sono obbligatori.

 

Codice anti-spam

Per inviare il commento si prega di inserire inserire il PRIMO numero visualizzato.

   ▼

   ▲

Privacy

Informativa art. 13 D.lgs. 196/2003 Desideriamo informarla che il D.lgs. n. 196/2003 prevede la tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali. Secondo la normativa indicata, tale trattamento sarà improntato ai principi di correttezza, liceità e trasparenza e di tutela della Sua riservatezza e dei Suoi diritti. Ai sensi dell'art. 13 del D.lgs. n.196/2003, Le forniamo, quindi, le seguenti informazioni:- I dati da Lei forniti verranno trattati esclusivamente per finalità concernenti l'attività informativa del blog.- Il conferimento dei dati è facoltativo e l'eventuale rifiuto a fornire tali dati non ha alcuna conseguenza. - I dati da Lei forniti non saranno in alcun modo forniti a terzi.

Nota bene: l'amministratore di questo blog si riserva il diritto insindacabile di rimuovere i commenti che giudicherà inadeguati.

< Settembre 2010 >

L M M G V S D
  12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930   

Sempre aggiornato

Ricevi i post di questo blog direttamente sul tuo PC.

Feed Rss

Ultimi commenti inseriti

Inserito da Giuli La in (Considero Valore)
Inserito da Roberta Paris in (Considero Valore)
Inserito da terrazzano antonio in (Considero Valore)

Questo blog è stato creato da Alecsandria Comunicazione, Torna su, questo blog utilizza la licenza Creative Commons.

Privacy