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Caccia al cinghiale

18/01/2009 10.25.38

Sabato sono stato a camminare nei boschi tra il Valdarno ed i Monti del Chianti. La giornata era di sole e le morbide colline toscane mi hanno subito avvolto, materne come il seno di una madre. Anche in pieno gennaio era un trionfo di verde, quello scuro dei lecci, quello acceso dei cipressi, quello grigio-verde degli olivi. Un paesaggio modellato nei secoli dall'uomo, antichi casali di pietra, pievi romaniche, insomma gratificato e pacificato me ne andavo, quando vedo un cartello "attenzione! Zona di caccia al cinghiale! Il martedì, il sabato e la domenica, nei mesi da ottobre a gennaio, possono esserci battute in corso". La carrareccia in cui mi trovavo era molto tranquilla, erano le 11:30, ho pensato, per stavolta l'ho scampata. Non avevo fatto neanche 100 metri quando una colonna di fuoristrada mi viene incontro, è bastata una rapida occhiata per capire che erano cacciatori. Ne fermo uno per scrupolo e mi fa "Battuta di caccia al cinghiale, da mezzogiorno in poi". Accidentaccio, giornata rovinata!

Ho passato poi le ore successive a tentare di sfuggire alla zona dove era in corso la battuta, ma non ho potuto evitare di sentire, anche a grande distanza, il latrare dei cani, gli spari e quegli agghiaccianti urli bestiali che i cacciatori emettono ogni tanto, non so bene per quale ragione. Mi è tornato in mente un episodio simile, accaduto durante il viaggio "La Via Romea" con un gruppo Boscaglia, quando ci era toccato attraversare la zona di caccia ed eravamo passati molto vicino alla battuta. E anche lì urla, spari, odore di morte. Il disagio per me era stato forte, ma nel gruppo avevo osservato reazioni diverse. I toscani, abituati a respirare la caccia fin da bambini, non si erano scomposti più di tanto, altri stavano male, altri ancora dissero di aver avuto echi primitivi, della caccia tribale, riesumando forse il selvatico di Claudio Risè.

Purtroppo in quell'occasione non ci fu il tempo ed il modo di approfondire il dibattito, che quindi provo a lanciare on-line. L'argomento è di stringente attualità visto che in Toscana ci sono stati 4 morti solo a dicembre 2008. Umani, s'intende, perchè quelli animali nessuno li conta... A voi e mai capitato? Che effetto vi ha fatto? Qualcuno ha detto che per protesta anche i non vegetariani dovrebbero smettere di mangiare il cinghiale, forse non è una cattiva idea, ma servirà a qualcosa? Come convivere con questa piaga sociale?

Luigi Lazzarini

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Commenti

Sono presenti 7 commenti

Lo sapevate che... L’associazione “Initiative zur Abschaffung der Jagd” ha calcolato che ogni anno in Germania fino a 40 persone vengono uccise da cacciatori o con armi da caccia.

Anch'io sono una toscana, abituata a respirare caccia fin da piccina. Ricordo ancora con grandissimo struggimento i meravigliosi racconti di caccia del mio nonno. Era un grande, abilissimo cacciatore, in certi periodi la caccia è stata addirittura la sua fonte di sostentamento per la famiglia, eppure negli anni settanta fece la scelta di non sparare più. Non gli piaceva cosa stava diventando la caccia: adesso è troppo facile, diceva, ci sono certi che sparerebbero anche alle farfalle...e se non avessero quei cannoni non prenderebbero nemmeno un fagiano imbalsamato. Conosco ancora dei cacciatori e dei pescatori (perché anche la pesca è uccidere animali), quando mi capita di incontrarli in civile conversazione ci parlo volentieri, gli chiedo come scelgono le loro vittime, come funziona il meccanismo della selezione, come vengono stabilite le quote, quali tecniche usano. Sono argomenti che mi interessa affrontare perché sono lontanissimi dal mio modo di vivere e di pensare, ed è il confronto col diverso, con l'altro da sé, che a mio parere può accrescere la conoscenza. E ne vengono fuori conversazioni interessanti, si scoprono inaspettati scenari sulla vita intima dei pesci o sulle forti personalità degli animali selvatici, che a volte con coraggio indicibile affrontano uomini armati guardandogli negli occhi e riuscendo anche a piazzare qualche colpo (in cuor mio parteggio sempre per il cinghiale). Certo si tratta sempre di cacciatori e pescatori "coscienziosi", che non tirerebbero mai ad un lupo o non distruggerebbero mai un ambiente marino per catturare molluschi proibiti (i famigerati cannolicchi, la cui pesca indiscriminata ha provocato sfaceli nei litorali toscani). Cosa possa spingere delle persone a fare atti del genere è per me un mistero insondabile, non ho proprio la minima idea su cosa passi in quelle teste. Tutt'altra cosa è l'incontro, inevitabile girando per i boschi toscani, con i cacciatori armati: in quei casi provo una grandissima agitazione, che spesso sconfina nella pura e semplice paura. Non mi fido degli uomini armati, mi danno tantissima noia anche la polizia o i carabinieri quando li vedo a bordo strada con la mitraglietta in braccio, figuriamoci di un cacciatore, che magari può essere di quelli alticci o che sparano a tutto ciò che si muove. Quando penso alla magia insondabile di tutti gli incontri con gli animali selvatici che ho avuto la fortuna di fare in vita mia, dall'aquila che ha aperto le ali a due passi da me, al cinghiale nero che mi spiava da dietro un faggio, all'impettito cavaluccio marino che sembrava lievitare nell'acqua, a tutti gli altri che porto nel cuore, la cosa che mi verrebbe da sperare è la proibizione della caccia. Ma so che non è una soluzione. Ad esempio, dati i molti incidenti in montagna accaduti di recente, c'è chi ha proposto la proibizione delle escursioni sulle Apuane d'inverno. A me un cosa del genere provoca un moto di ribellione, ne vedo solo l'assurdità e l'inutilità, ed immagino che lo stesso varrebbe per i cacciatori se venisse proibita la caccia. Mi augurerei che ci fosse più preparazione, e riflessione, ed autonomia di pensiero per tutti gli uomini e le donne, in tutto quello che fanno, passioni del tempo libero comprese, ma visto come stanno andando le cose capisco che questa è la più inutile delle utopie. Una sola piccola, piccolissima, minuscola cosa penso di fare per convivere con questa piaga sociale, come dice Luigi: ho deciso che d'ora in poi, durante la stagione della caccia, andrò a camminare indossando un campanellino. Così spero di essere scambiata per un cane ed evitare di essere colpita "per sbaglio". Un saluto, elisa

E' capitato anche a me purtroppo, ultimamente troppo spesso, anche con le bimbe. Tornare indietro... giornata mezza rovinata per tutta la famiglia, per permettere a loro di spadroneggiare sul territorio mi ha sempre fatto un effetto orrendo, una volta ho anche chiamato i carabinieri e un'altra c'è stata una mezza rissa con 1 cacciatore che mi puntava il fucile addosso e il collega che gli abbassava la canna....insomma tutto abbastanza traumatico. Qualche riflessione sulla caccia, se posso, visti anche gli ultimi post. Sono nato in toscana con madre carnica, due posti dove la caccia, il bracconaggio, il "possesso" della natura sono di casa. Per dirne una, anch'io, che passavo 3 mesi lì d'estate, ho sparato e ucciso volatili, ho usato le reti ho teso con il vischio. Perchè? ...perchè lo facevano tutti, parenti, amici paesani, tutti, senza esclusione. Era così, da sempre e basta, senza discussioni. E di quelle mattine, lo confesso, ho anche qualche bel ricordo, ma anche molti ricordi orribili che non rieco a cancellare. Ma non è facile, vi assicuro, capire che è un errore, che stavo sbagliando. Ci vorrebbe un libro per spiegare, e nn posso farlo qui, ma per chi vuol capire ci sono i libri di mauro corona, lì c'è tutto! Insomma, per chiudere, l'arbitrio di levare la vita ad un altro essere vivente, oggi come oggi dove non occorre cacciare per dare da mangiare ai bambini, come una volta, non ha più alcun senso. ...la caccia di selezione? mah, anche a parere di wwf e legambiente nn serve a niente, la natura provvede, è assurdo pensare, ammazzando, di rimediare agli errori fatti in passato..ma una cosa ve la voglio dire: il cacciatore in fondo è, quasi, come noi! a lui piace la natura, la ama, piace uscire al mattino presto, camminare fuori dai sentieri battuti, respirare l'aria tersa di montagna, capire meglio degli altri i comportamenti degli animali in tutte le stagioni e apprezza immensamente il meraviglioso equilibrio che ad ogni sorgere del sole si ripropone ogni volta immutato ma, in più, vuole aggiungere qlcs di "proibito" e cioè essere Dio, vuole cioè, con il suo fucile, disporre a piacimento della vita che ha di fronte, ed è questo, solo questo, che se non cambia, nn farà mai smettere la caccia, più dei costruttori di armi nel bresciano e dei loro dipendenti con prole, più delle leggi della destra e della sinistra a favore dell'uccisione del fringuello, del sole che ride e del sole che piange. saluti, a.

Cara Elisa, sento nelle tue parole rassegnazione. Dici "visto come stanno le cose" non c'è speranza. Sarebbe bello invece reincantarci, come dice Serge Latouche. Perchè nel buio c'è speranza. Possiamo sperare in un mondo migliore, in cui non ci siano guerre, in cui non si uccidano gli altri esseri viventi, possiamo crederci e combattere per questo. Yes, we can. Se vogliamo vedere solo i segnali negativi, ci sono tante cose brutte. Ma ci sono anche tanti segnali positivi, basta coglierli e seguendoli contribuire a rafforzarli. Il cinismo del "tanto non può cambiare niente" è il miglior alleato dello status quo. Un caro saluto. Luca

Domenica 5 ottbre, alle ore 15.45, ci trovavamo, io, mio marito e mio cognato, a Civita di Bagnoregio, una bellissima cittadina in provincia di Viterbo, arroccata su uno sperone di roccia circondata dai caratteristici e spettacolari Calanchi. Stavamo percorrendo il sentiero naturalistico che dal paese antico conduceva ai Calanchi. Raggiunto uno dei punti panoramici del sentiero abbiamo cominciato a sentire colpi di fucile molto vicini a noi. Naturalmente abbiamo cercaro di renderci visibili e palesare la nostra presenza ai cacciatori urlando, anche perchè noi non eravamo in grado di vederli. I cacciatori (erano almeno due, accompagnati dai loro cani) hanno cominciato ad inveire contro di noi con un linguaggio scurrile e volgare, minacciandoci urlando che ci avrebbero rotto le ossa e che ci avrebbero inviato contro i loro cani. A questo punto hanno sparato con il fucile due colpi nella nostra direzione, facendo cadere i piombini a pioggia esattamente sopra le nostre teste! Abbiamo intuito dalle loro grida, che diventavano sempre più forti, che si stavano avvicinando. A quel punto, temendo per la nostra incolumità, siamo fuggiti tornando verso Civita di Bagnoregio. Prima di raggiungere Civita abbiamo chiamato il 112, segnalando quello che era appena accaduto. Tornando verso il paese abbiamo incontrato una guida escursionistica che stava andando a controllare il sentiero da noi appena percorso. Gli abbiamo raccontato la nostra disavventura. Ci ha riferito che purtroppo l’insicurezza causata dalla presenza di numerosi cacciatori è uno dei problemi che impedisce la fruizione turistica di quella spettacolare passeggiata. E’ evidente che i turisti disturbano l’attività venatoria e che sono visti come intralcio per la caccia. Questa inquietante gita domenicale si è conclusa nella caserma dei carabinieri di Bagnoregio, dove abbiamo effettuato la segnalazione ad una guardia di turno. Mi sembra evidente che solo persone equilibrate, controllate e responsabili dovrebbero avere la possibilità ed il potere di utilizzare un’arma che può provocare morte altrui. Amo la natura, le passeggiate, i sentieri ed ho viaggiato molto in Italia e all’estero e devo dire con rammarico che mai prima d’ora mi era capitato di trovarmi in pericolo, minacciata dai cacciatori, durante una passeggiata. Il sentiero è indicato sulla nota guida “A piedi nel Lazio” di Stefano Ardito. Michela - Roma

Anche quest'anno è finita!! Termina il 31 gennaio la stagione venatoria 2008-2009. Come al solito vi è stata una sequenza impressionante di fatti di sangue o altri incidenti di caccia: 36 morti e 71 feriti per episodi correlati all’impiego di armi da caccia o all’esercizio venatorio (circa la metà nel corso di battute di caccia al cinghiale); 2 morti e 6 feriti tra gente comune coinvolta ,anche se non stava praticando la caccia. In totale 38 morti e 79 feriti. Anche l’alto numero di cacciatori colpiti da infarto nella zone di caccia, mentre vagavano con armi cariche, dimostra la frettolosità degli esami medici per il rinnovo delle licenze, e l’inadeguatezza del Decreto del Ministero Sanità del 28/4/1998 sui requisiti psicofisici per esercitare la caccia, che nulla prescrivono o vietano in caso di malattie cardiovascolari. L’insufficienza dell’attività di vigilanza non riesce ancora a contrastare alcune importanti sacche di bracconaggio, come nella provincia di Brescia, nei laghi costieri pugliesi, in Sardegna e nelle lagune venete, compreso in special modo il Delta del Po, nelle piccole isole tirreniche e siciliane, ove imperversa l’abbattimento di specie protette, il mancato rispetto dei limiti di carniere, l’impiego di mezzi non consentiti (come trappole, lacci, uso di richiami acustici a funzionamento elettromagnetico). Ancora inattuato dalle Regioni il divieto di impiego di pallini di piombo nella caccia in zone umide, previsto dalla legge 66/2006 in applicazione del trattato AEWA. Sono sempre in corso due ulteriori procedure di infrazione comunitaria, avviate dalla Commissione UE, su violazioni da parte di 13 Regioni della Direttiva 79/409 CEE sulla protezione degli uccelli selvatici, per la caccia in deroga a specie protette (come fringuelli, peppole, passeri). Nel frattempo in Commissione Territorio/Ambiente del Senato si sta elaborando il testo unificato di una decina di proposte di /deregulation/ (quasi tutte del PDL), per aumentare i periodi di caccia, depenalizzare sia l’uccisione di specie protette, sia l’uso dei bocconi avvelenati e lo sparo dagli autoveicoli, e per incrementare la mobilità interregionale dei cacciatori di animali migratori. Tali proposte prevedono anche il permesso ai minorenni di andare a caccia e la limitazione della vigilanza venatoria alle sole zone protette, così che gran parte degli atti di bracconaggio resterà impunita (Lega Abolizione Caccia, Ufficio Stampa, 30 gennaio).

In 5 mesi un totale di 126 episodi di cronaca: con 41 morti e 85 feriti. Questi i numeri della stagione venatoria 2008-2009, che sono stati illustrati il 3 febbraio 2009 al Senato dall’Associazione delle vittime della caccia. I dati riguardano il periodo che va dal primo settembre 2008 al 31 gennaio 2009. Tra i cacciatori si contano 24 morti e 62 feriti, mentre tra la gente comune i morti sono stati 17 e i feriti 23. Il mese più pericoloso? Ottobre. All’interno dei singoli casi si distingue la munizione: quella spezzata (i comuni pallini) ha provocato 44 episodi, la munizione a palla unica (usata per gli ungulati) ha causato 36 incidenti. I minorenni coinvolti sono stati 12. Il mese con più vittime è stato ottobre (35). E l’intervento dell’elicottero è stato necessario per 24 volte. La regione in cui le doppiette hanno mietuto più vittime è stata la Toscana (17), poi la Sardegna (12) e il Veneto (10). Tra le province il triste primato spetta a Pesaro-Urbino (7), seguita da Cagliari (5) e Treviso (5) (http://city.corriere.it , 4 febbraio).

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