Cabo Verde sodade
31/01/2008 11.46.48
A Figueira bassa sono le 3 e 30 a.m. e sta rieccheggiando il canto del primo gallo quando il suono insistente (e sgradevole) della mia sveglia mi strappa dal sonno. Non posso nemmeno tirarle il collo...
Non sento il profumo della cachupa. Apro gli occhi cercando le stelle e vedo un cielo di cemento. Inizio a sentirmi un poco depresso. Mi metto in cammino ma le gambe diventano di legno, si rifiutano di salire i gradini del treno e del metro'. Frugo nello zaino cercando una galletta ristoratrice e trovo solo un coriaceo computer.
Incrocio mille persone ma non incontro nessuno. Mi aggiro disorientato in un deserto straripante di superfluo. Orfano del getto vitale e tonificante di una doccia gelata spruzzata da un annaffiatoio e dell'onda rigeneratrice dell'oceano.
Cerco la mia guida: Luca, indicami il sentiero ! Dammi una mulattiera, la piu' ripida che conosci ! La fatica mi fara' sentire ancora in piena armonia col mio corpo. Ogni passo produrra' l'energia, la felicita' e la serenita' necessarie per i 10 successivi. Risbuchero' sopra le nuvole della 'civilta' ' per essere inondato dalla commovente bellezza di un altro altipiano di Norte (non delle ferrovie del norte !).
Ora ascolto Cesaria Evola. Mi lancio in una maccaronica traduzione che Luis e Momo supervisioneranno e correggeranno.
Partire per una terra lontana e' sempre stata la mia illusione
e ora sono la' fingendo di sorridere irritato e triste
vagando di mare in mare alla merce' dei venti
in cerca di un futuro tra le ombre del destino
Michele Reni
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Sono presenti 12 commenti
1 Inserito da Luigi Danna Il 31/01/2008 12.06.57
Anch'io ho un'idea del viaggio inteso come esperienza che si costruisce giorno per giorno, momento dopo momento. Le vacanze impacchettate ed infiocchettate in cui si viene recapitati e serviti in strutture troppo organizzate ed in luoghi in cui ci si deve per forza divertire conservano ben poco dello spirito del viaggiare. Il camminatore è sicuramente un buon viaggiatore, soprattutto se oltre a non lasciare tracce del proprio passaggio è capace anche di pensieri non invasivi. Credo che quando si viaggia il grande salto di qualità consista proprio nel percorrere e nell'osservare realtà diverse abbandonando il metro di giudizio troppo schematico e classificatorio della nostra società per lasciarsi invece "costruire" dai nuovi luoghi visitati, dalle nuove persone incontrate, dai contrattempi e dalle difficoltà che in gruppo si possono affrontare e superare con più facilità. Si viaggia e si cammina anche e soprattutto per far progredire questa sensibilità. In questo senso il viaggio a Capo Verde è stata un'esperienza davvero significativa. Un caro saluto, a presto. Luigi
2 Inserito da Donata Il 31/01/2008 12.07.59
Ciao a tutti...rieccoci nel nostro mondo di tutti i giorni. Ebbene sì lo posso dire, è veramente dura rientrare alla "normalità" dopo aver pestato i sentieri di Sao Antao. Comunque bisogna pur ricominciare...e l'augurio che faccio a tutti noi è di ricominciare alla grande. Un grosso bacio a tutti.... Donata
3 Inserito da Blogscaglia Il 31/01/2008 12.12.20
19/01
Una ruota rossa sventaglia conchiglie sparse tra i sassi. Ed è sera, tramonto di fuoco africano. Mi ritrovo con la mia anima vagabonda qui nel tepore di un salto. Mi sento a casa. Vorrei fosse così tutti i giorni, che la mia anima vagabonda potesse espirare e sorridere. Una danza si srotola dai ricordi di riccioli tepori del passato. Il ventre dell'Universo canta e sobbalza. E' felice.
20/01
St.Antao isola inaspettata, bella, profonda come le sue valli. Cammini ripidi, tortuosi, intestini della montagna aguzza, ricca di Humus, di umidità, di odori e sapori. Piante così diverse dall'abitudine. Ci si potrebbe dimenticare del mondo...magari...per un pò....e perdersi nel suono semplice dell'oceano che solletica un vulcano ghiroso. Ma chi sei anima che si muove dentro adesso in quest'intestino di rose e pietre dure? Forse preziose o solo seppellite?
21/01
Luna di una notte selvatica. Ventre della notte cade dentro e si addormenta. Poi mi abbandono e tutto si scioglie Luna che conforta nel transito di notti che chiedono l'orientamento mattutino. Spirito selvatico che anela, che ama, guida il mio ventre e il mio cuore. Cerchio e linea elementi primordiali Luna la mia colonna
22/01
Delicatezza, forza, sensiblità Mi sto innamorando del camminare. Mi apre il cuore ed ora posso Dopo tanti anni di lavori in corso si può riaprire. Coraggio. Era da anni che non sentivo più questa sensazione di fiducia e ottimismo, forza e desiderio. Passo dopo passo...con semplicità si vive, molto meglio. E' questione di coraggio e costanza nella fiducia.
23/01
Braccia di gestiba coprono pareti che come asini possiamo solo scalare a modo nostro. Stretti corridoi linfatici irrigano valli strette ed inaccessibili. E dal profondo del secco sgorga inaspettata acqua. Un verde coraggio sgorga e germoglia sotto un caldo sole costante In questa ribeira così sperduta e dimenticata Ma ancora così viva
24/01
A voi che vivete qui isola nell'isola A voi che sorridete A voi che apprezzate il sorriso A voi che conoscete il tempo quello della luce e quello della notte A voi la tribù dei piedi scalzi A voi che mi avete toccato il cuore Che dirvi, poco Non posso che ascoltarvi per imparare dalla vostra pace e pazienza lentezza e semplicità Grazie Potessi danzerei per voi Mi fate desiderare di tornare a danzare No tein problema Per voi quelli del "No Problema" Carpire un segreto che tenete nel vostro odore Come fare? Uomini, anch'io come voi o forse no? Testamenti da portare con se nello zaino leggero Mi mancherete Ed io cosa vi ho lasciato? Cosa vi posso dare in cambio? Il mio sorriso per voi è sincero Di più non credo abbiate bisogno.
Silvia Sighicelli
4 Inserito da Blogscaglia Il 31/01/2008 12.14.17
25/01
Fuori da una nuvola affiora la speranza come un'acacia bianca e spinosa sul tetto di un mondo possibile
27/01
In volo per Roma da Lisbona Camminare è costruttivo per la mia anima. Viaggio ora perchè ne ho bisogno. Ora è lo strumento migliore attraverso il quale poter imparare e conoscere parti di me. Mettere alla prova l'inconscio per svegliare energie interne assopite. E poi mettersi alla prova. Incontrare fuori dall'alienazione del quotidiano. E solo il camminare ora mi da una parte di me che in altri modi emerge solo a tratti. Capo Verde direi un viaggio molto viscerale, intestinale come lo srotolarsi a infinite curve di cammini e mulattiere.
30/01
Anche io di rientro, a gradi nella bassa imolese. Mi mancano le vie intestine di sant'Antao, i suoi dislivelli continui, le raggomitolate mulattiere che si snodano in un' isola senza tempo. Il fiato che riesco a rompere e sfiatare solo camminando, il cuore che si riempie e si svuota con vigore. Un ritmo che solo camminando trovo armonico dentro me. Ripartirei subito in cammino per mesi e mesi...vivendo ed incontrando esperienze e lavori strada facendo. Come si fa a stare fermi e far viaggiare il proprio respiro attimo dopo attimo come quando in cammino? Questi viaggi stanno diventando scuola per la mia anima. Una lenta trasformazione è in atto in me e ognuno dei viaggi che sto compiendo sono una scalpellata alla scultura che si vuole modellare nel mio animo. Affinchè un gesto concreto nella mia vita prenda vigore e viva.
Mi interrogo sul significato di relazione e viaggio, incontrare altre culture, ascoltare, osservare, usare gli altri e la natura per il nostro bisogno egoistico di sete urgente e continua. Ognuno a questo mondo vive il suo viaggio ma come tradurlo in un' armonica sinfonia più che in un assordante frastuono? Considero la natura incontaminata un gioiello raro. Come avvicinarmi a questo gioiello senza cambiarne la sua alchimia? Osservare soluzioni più primitive senza intaccarle per cercare un suggerimento o ispirazione per un domani migliore. Cercare di ritessere le perle della speranza strada facendo, perdute forse nella collana dei nostri avi chissà perchè e quanto tempo fa. Dobbiamo forse ritornare a essere nomadi per poi ricostruire una nuova stabilità? Una stabilità che oggi è più un fardello che un rifugio. Comunità che faticano eccessivamente a comunicare in mezzo ai meandri di nodi che si son creati in una tela che sempre più soffoca anzichè nutrire. Sant'Antao isola limite tra il primitivo e il contemporaneo, dove ancora si annusa l'odore di comunità isolate ma già pronte ad un domani esplosivo di novità tecnologiche. Eppure nelle loro collane rimane ancora salda la lentezza e semplicità del "NO PROBLEMA". Chiunque dei loro abitanti te lo ripete. Carpire un segreto che tengono nel loro odore. Eppure siamo uomini come loro o forse non più?
Vi saluto "boletas" sbiadite grigliate in un microonde di onde quasi equatoriali...ci si vede alla prossima ribeira...si proprio quella ...quella lì...quella dietro l'angolo che ci aspetta. Vi penso...sempre vi ricorderò...sicuramente a colazione....tra un granello di zucchero e una spalmata di burro a lunghissima conservazione.
La vostra acacia spinosa Silvia
5 Inserito da Daniele Il 31/01/2008 12.21.20
Non so per voi, ma per me rientrare da un viaggio come questo ove camminare non e' rumore e dove, come dice Chatwin il cammino e' la vera casa di ognuno e' sempre molto difficile. Come difficile e' dimenticare l'emozione che mi hanno trasmesso il brillare degl'occhi di quei bimbi quando hanno giocato con una semplice biro ed un aereo di carta enigmistica. Giochi che per loro sono stati come una carezza materna. Difficile e' anche riuscire a calarsi nuovamente in questa cosiddetta ''normalita'' dimenticando quei luoghi e ritmi nati sotto un cielo d'Africa. Ciao Daniele
6 Inserito da silvia sighicelli Il 31/01/2008 16.07.54
Era già nell'aria l'interrogativo della fuga fin dal primo approdo a Capo Verde. Gli zaini dispersi, forse fare il cammino senza alcun zaino sulla spalla, incontrare Orazio e l'altro ragazzo di Chieti, fuggiti dall'Europa per cercare asilo in altri territori. Orazio, ex bibliotecario, che fugge dall'Italia scegliendo di scrivere storie per bimbi e ragazzi che ci accoglie timido la prima notte a Ribeira de Paul, in un alberghetto dedicato a J.K. Jerome, Gli interrogativi di Luca sul fuggire di queste persone incontrate in luoghi così lontani. E poi calarsi nel cammino, dentro la meta della fuga. E aspettare. Rientro a Roma e in un negozio di cd, dove lavora un mio amico, gli chiedo il cd di Saba, italosomala. Lui mi presenta sul momento un' amica di questa cantante, una ragazza Italo africana che collabora con il manifesto che scrive racconti per bambini e si occupa tra le tante cose anche delle donne capo verdiane emigrate in Italia. Ci scambiamo gli indirizzi. Ricevo la prima telefonata da una mia amica e mi chiede di vedere al più presto Into the wild. Arrivo a casa ed Antonio senza sapere niente mi porta la sera al cinema appunto a vedere into the wild. Mi disorienta, mi emerge una certa rabbia e tristezza ben conosciuta nella mia storia passata. Gli anni in cui è ambientato il film ero in Canada, appena 18enne, che scappai dalla mia famiglia ma approdando in un'altra famiglia come scambio studio di un anno là. Al rientro in Italia lessi la notizia di questo Alex e mi colpì. Poi la mattina dopo il film sento mia sorella ed anche lei la sera stessa allo stesso orario ha visto il film. Ad ognuno colpisce qualcosa di personale in questo film. A mia sorella la contrapposizione solitudine-condivisione, a me la frase del nonno adottivo riguardo al perdono che porta amore e quando c'è amore si è baciati dalla luce di Dio, ad Antonio che secondo lui la condivisione con la ragazza cantante era una chiave importante, per la mia amica la forza di riuscire a riattraversare il fiume in piena. Leggo il blog camminarelento e scopro che è all'ordine del giorno questo film. Mi si accavallano le emozioni e le esperienza, troppo fresca dal rientro del cammino a ST.Antao. Cerco il mio quaderno, butto giù i pensieri e anzichè stare nel sacco a pelo vi scrivo. Lo stesso mi pare faccia Daniele, così Michele. Così credo ognuno di noi sia ancora in contatto. C'è ancora la sinergia del viaggio che nutre e che va oltre. Tu Morena che rompi il silenzio con una condivisione inaspettata e sorprendente. Questo film credo colpisca nel segno, come i viaggi colpiscono nel segno....perchè credo ci sia in tutti noi un segno che chiede di essere colpito e acceso. Ben vengano le esperienze che ci colpiscono dritto al segno. Quanto al segno della fuga che in me spesso ha pulsato, e tutt'ora continua a pulsare, mi trovo a riflettere sul come accenderlo senza fuggire da me stessa ma con tutta me stessa, cercando di far tesoro in vita di parecchie illuminazioni che ci girano intorno e da cui è facile fuggire. Non ho in merito dei pensieri sedimentati ma condivido con voi questo sito. Non so se sono d'accordo con queste citazioni ma contribuiscono all'approfondimento di un sentire che vorrei meglio comprendere e digerire. La mia generazione ha una bella gatta da pelare riguardo a tutto ciò. E non solo la mia di generazione. Osservando questo sito altri Orazio sono in giro per Capo Verde. Magari diversi e per motivi diversi. Non so se son d'accordo con loro ma neanche li conosco. E osservando bene questa pagina è dedicata alla fuga. Silvia http://www.cvfaidate.com/sogno.htm “In tempi come questi la fuga è l’unico mezzo per mantenersi vivi e continuare a sognare” (Henri Laborit) (Mediterraneo – Gabriele Salvatores) Chi non ha mai sognato di fuggire dalla propria realtà? Chi non sogna periodicamente una casetta, isolata sul mare, in un luogo caldo che non conosce inverno? Chi non sogna di smettere di correre, pagare l’aria che respira, l’acqua che beve, lo spazio sulla battigia? Chi non vorrebbe recuperare il rapporto umano con i propri simili? Salutare chi incontra, spendere lunghe ore in conversazioni futili, rivivere i ritmi della propria infanzia? E’ possibile? Forse sì. Ma solo a patto di rinunciare a molte delle “comodità” che ci accompagnano la vita e che consideriamo, ormai, normali e indispensabili. Non si può mediare. È luogo comune che “vivere bene sia solo uno stato della mente”. Ma forse è venuto il momento di usare la mente per prendere decisioni importanti. Qualcuno ha detto: “ Il sogno, così come la memoria, può trasformare le bugie in verità.” Nota: Vi preghiamo di frenare l'entusiasmo che può avervi suscitato questa pagina e, prima di prendere qualsiasi decisione, di leggere attentamente tutte le pagine a margine indicate. Grazie. "Quando non può più lottare contro il vento e il mare per seguire la sua rotta, il veliero ha due possibilità: l'andatura di cappa (il fiocco a collo e la barra sottovento) che lo fa andare alla deriva, e la fuga davanti alla tempesta con il mare in poppa e un minimo di tela. La fuga è spesso, quando si è lontani dalla costa, il solo modo di salvare barca ed equipaggio. E in più permette di scoprire rive sconosciute che spuntano all'orizzonte dalle acque tornate calme. Rive sconosciute che saranno per sempre ignorate da coloro che hanno l'illusoria fortuna di poter seguire la rotta dei carghi e delle petroliere, la rotta senza imprevisti imposta dalle compagnie di navigazione. Forse conoscete quel veliero. Si chiama Desiderio." (Henri Laborit - Elogio della fuga) http://www.cvfaidate.com/email.htm
7 Inserito da Luigi Il 07/02/2008 11.19.38
E' stato un viaggio che mi ha "costruito" più di ogni altro. Al di là dei piccoli-grandi crucci appena accennati, dal giorno del rientro avverto una particolare, inedita serenità. Mi sembra di osservare l'agitarsi della vita dalle alture un Chupador, ascoltando le voci e scrutando i movimenti delle sottostanti ribeiras verso cui sto per dirigermi, per entrare nel loro operoso micromondo, ma non subito... Vorrei gustare ancora uno di quei liquidi attimi di tepore-torpore... Não tem problema... Santo Antão è lontana, ma forse anche nel nostro turbo-mondo è possibile applicare il ritmo "slow" delle ribeiras. Quanta sensibilità nelle parole dei vostri messaggi, ossigeno nei pensieri di chi ha saputo vivere il viaggio respirando e camminando in profondità, senza pretendere di giudicare e di constatre ad ogni passo la diversità di un'isola isolata, ma meno estranea di quanto possa sembrare. La semplicità è un approdo. Nella loro essenzialità ed asciuttezza, erano davvero filosofiche, quelle gallette... Vi abbraccio tutti, siete fantastici!!! A presto Luis
8 Inserito da Silvia Il 07/02/2008 11.21.37
Bon Dia Non ci crederete ma disfando lo zaino(anch'io moolto lentamente) ho trovato un rimasuglio di galletta filosofica e mangiandola a colazione stamattina ha esordito come una lampada di aladino...ascoltando la radio parlano di un film documentario di una regista capoverdiana, americana da due generazioni. Il titolo "un portoricano un pò strano" racconta che esiste quest'arcipelago disperso nell'atlantico, che da generazioni emigrano all'estero e che quando raccontano di se la gente non capisce e non conosce questa sperduta realtà...al punto di essere scambiata per una sorta di portorico un pò strana.... Le gallette funzionano....chissà Igor quanti desideri potrai esprime....quante ne hai ancora? Purtroppo non funzionano per la mia memoria che ha già dimenticato il nome della regista.... Luis quel cielo stellato chi se lo scorda....e la codosissima stella che non finiva più di cadere?
9 Inserito da Sonia Il 07/02/2008 11.22.47
Ciao a tutti, mi sembra di vedere i tasti che danzano al ritmo incalzante dei vostri polpastrelli che vogliono raccontare le emozioni prima che sfuggano che vogliono condividere non solo ritmi panorami odori e sapori di un isola essenziale e quasi aspra eppur così generosa il respiro si spezza mentre il mio camminare trova il suo ritmo e i pensieri volano via, liberi pensieri che ritornano rigenerati dalla forza e dall'immensità dell'oceano, con un odore ed un energia nuova grovigli di antiche emozioni che si spezzano nel fragore delle onde e che il ritmo lento del cammino e qualche lacrima trasformano pian piano in ciotoli levigati che posso finalmente raccogliere, senza tagliarmi mi piace lasciarmi cullare dalla dolce fatica del camminare, lasciarmi sorprendere dagli scorci che si aprono improvvisi e gustare con gli occhi il fitto ricamo dei muretti a secco che impreziosiscono quest'isola e la mulattiera che si snoda sinuosa fra le Ribeire ........ anche sul mio schermo le parole si formano e sciovolano dolcemente ci sono dei momenti in cui camminare é voglia di parlare, di tutto e di niente, di me, del mio mondo, di chiacchierare, di approfondire e sviscerare ma mi sono ritrovata con persone riservate e attente a non dire troppo ho sentito l'armonia che viene dal condividere una profonda esperienza e di qualcuno ho anche intravisto la ricerca ma vi ho sentiti allo stesso tempo molto distanti. e ora che mi sono rituffata nel mio quotidiano scopro il vostro lato poetico e profondo di narratori navigati Stupendi doni preziosi i votri scritti Ma perchè non vi siete fatti riconoscere durante il viaggio???????? Un grazie di cuore e un abbraccio a tutti A presto Sonia
10 Inserito da Maria Lazzaro Il 07/02/2008 11.25.40
Per i sentieri di Santo Antao. Lungo l'impervio cammino cerco e assaporo la perfetta solitudine e, dimentica di me stessa e del mondo, mi lascio attraversare dal battito vibrante della terra. Terra aspra, battuta dal fragore delle onde, accarezzata dal soffio leggero dei venti. Terra di irregolari altezze e spaccature profonde, ferite che corrono tortuose fino al mare e inaspettati scorci di rigogliosa vita in mezzo a tanta arsura. Incessanti e sinuosi zig zag, tagli decisi nel profilo tormentato di pareti scoscese, frutto del lavoro paziente di chi, ponendo pietra su pietra, ci ha reso possibile il cammino. Notti di stelle lontane, di primordiale silenzio, di desiderata pace. Luce mattutina che torna a rischiarare il cuore. Presenze colorate lungo il pendio sassoso, compagni di cammino, discreti e forti, orme leggere, silenzi condivisi. Incontri fugaci, un saluto, un gesto, un'accoglienza semplice e vera. Pensieri, che corrono e scavano e tornano... tante e tante volte. Paesaggio interiore che non lascia spazio a facili scorciatoie, a sprazzi di sereno. Bruma densa che tutto avvolge e oscura. Giorni e giorni in cui duro è l'andare. E poi, al di là delle nuvole... le asperità svaniscono, lo sguardo può correre lontano, lo spazio si dilata, e per un attimo lo spirito si acquieta e trova conforto l'anima dolente.
11 Inserito da Michele Reni Il 07/02/2008 15.12.45
Vi butto un altro spunto di riflessione: la 'morabeza' (credo si scriva cosi') e' il sentimento che caratterizza gli emigranti di Cabo Verde. E' qualcosa di piu' rispetto alla 'sodade'. E' un profondo e consapevole senso di appartenenza alla terra alla tradizione alla famiglia da cui si proviene. E' un desiderio di tornare. E' un cordone ombelicale. Loro sono costretti ad andarsene ma desiderano ardentemente quel nulla che hanno lasciato, l'essenziale su cui noi abbiamo cercato di camminare in punta di piedi per non 'sporcarlo'. Penso a come siamo diversi noi, al nostro desiderio di fuga, al senso di non appartenenza, di estraneita' rispetto a cio' in cui siamo immersi, che ci risucchia come una sabbia mobile e che annulla i nostri aneliti vitali. Credo ancora sia necessario trovare il sentiero giusto nella realta' in cui c'e' capitato di nascere.
12 Inserito da Michele Reni Il 13/02/2008 15.36.00
Stamattina ho assaporato lentamente l'ultima galletta. Un vero viatico per il cammino. Il sapore di questo trekking persiste piu' a lungo del solito: mi sento ancora pieno di energia e di pensieri positivi. Tengo in vita le sensazioni pescando qua e la' nello zaino mistico che ho riempito a Cabo Verde : riordino le mie foto, cerco la ricetta della cachupa, leggo libri di Minneci (i miei bimbi si sono ribellati dopo una sola pagina...), esploro siti internet sulla Val d'Aosta, cerco un nuovo zaino seguendo i consigli di Luca (a proposito: la traduzione esatta e' falco pescatore non falco di palude !), aspetto foto e musica, vedo film di cui abbiamo discusso.... Gli spunti che nascono dal cammino percorso sembrano inesauribili. Ebbene, alla fine ho ceduto e mi sono sorbito Into the wild. Non posso dire che mi abbia deluso dato che non mi aspettavo molto: detesto preconcettualmente la filmografia statunitense cosi' satura di luoghi comuni e stereotipi, cosi' superficiale nell'affrontare ogni tematica che, per quanto seria, viene banalizzata e ridotta ad una favoletta per bambini della scuola materna. Regia scontata, con soluzioni tecniche discutibili ed errori grossolani (ma come si fa a camminare sulla neve senza occhiali da sole !?). Il racconto in se' offre diversi spunti di lettura e discussione. Si tratta certamente del racconto di un travaglio interiore e di una ricerca sofferta di se stessi ma anche di un totale rifiuto della societa' moderna con le sue regole insensate e le sue ipocrisie. Ci si trova il tema dell'eterno conflitto genitori-figli; quello dell'egoismo e dell'egocentrismo sterile, improduttivo e fine a se stesso che porta il protagonista all'autodistruzione; quello del fanatismo che, incapace di mediazione e di comprensione per gli altrui punti di vista, conduce a conflitti insanabili e al totale isolamento. Intristisce la figura dell'intellettuale incapace di parlare senza citare il pensiero di altri, privo di senso pratico e in balia degli eventi. Stupisce la pressoche' totale impreparazione con cui lo sprovveduto protagonista affronta la natura che non conosce e non impara a conoscere. Per questo motivo, e anche perche' buona parte del percorso si svolge su asfalto o rotaia, nelle case o in roulotte di persone piu' generose e disinteressate e perfino nel periodo in Alaska il rifugio prescelto e' la carcassa di un autobus, non ci vedrei un grande esempio di amore per la natura. Nemmeno mi pare si possa parlare di amore per la liberta' ma piuttosto di un'ostinata e improduttiva ribellione. C'e' una grande verita': che la felicita' deve essere condivisa. S. Antao non sarebbe stata cosi' bella se fossimo stati soli ! Insomma, un racconto ricco e stimolante. Forse mi leggero' anche il libro. Alla prossima ! Michele