<?xml version="1.0" encoding="ISO-8859-1"?><rss version="2.0"><channel><title><![CDATA[Camminarelento]]></title><link><![CDATA[http://camminarelento.it/default.asp]]></link><language><![CDATA[it]]></language><description><![CDATA[Camminarelento]]></description><item><title><![CDATA[Dal viaggio ai Sicani]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/316_1_Sicani_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Beh !! Che dire, tutto e' nato per colpa di Andrea Battino che mi ha parlato di Boscaglia un anno fa. Poi ci si e' messo il freddo e la neve a Cervia in gennaio a spingermi via.... e la mia curiosita' di guardare il sito: trekking sui Monti Sicani in sicilia. Una settimana. Un'orma.</p>
<p>Telefono..c'e' posto? l'ultimo !! E' fatta, si va !!</p>
<p>Mimose, mandorli e timolee in fiore. Orchidee selvatiche, asfodeli e sulle occhieggiavano dai prati d'un verde inaspettato. Il cuore rapito dalla bellezza dei luoghi e dalla cortesia ed ospitalita' della nostra guida: Nanni Di Falco.....</p>
<p>E' il mio primo viaggio con Boscaglia ed il battesimo e' stato piu' che buono. Ogni giorno cambiavamo valle; gli occhi si posavano su paesaggi differenti. Dall'eremo di S. Rosalia a circa 900 metri sotto la pioggia ed il vento, siamo passati ai marosi del mare di sicilia, baciati dal sole. Spiagge, aranceti, vigneti, terre incolte...paesi..hanno accompagnato questi nostri 6 giorni. In bocca non rimane l'amaro (come si suol dire) ma il dolce sapore del cioccolato con i cristalli di zucchero che si separa dal gusto dell'arancia e.. tanta voglia di ritornare.</p>
<p>Grazie compagni di viaggio, non piu' sconosciuti, che avete saputo ridere con me. Un gruppo fantastico, sempre pronto ad allungare la mano per rincarare la dose delle risate; ad aggiungere la battuta alla battuta. Ci siamo regalati ironia e simpatia . Per una settimana, la monotonia ha abitato altri luoghi e la scelta degli itinerari, merito della nostra guida, e' stata molto apprezzata.</p>
<p>Non ci siamo negati niente, nemmeno un'avventurosa attraversata di un corso d'acqua che poteva essere un problema, magistralmente affrontato dalla guida esperta e indigena. Beh !! che dire.... Viva le guide locali !! ed un invito a tutti di partire presto per la sicilia, per la sua natura, le sue prelibatezze culinarie e i suoi dolci cannoli al pistacchio. Grazie</p>
<p><em>Paoletta </em></p>]]></description><pubDate>Thu, 4 Mar 2010 9:41:18 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=316]]></link><category><![CDATA[Viaggi]]></category></item><item><title><![CDATA[Notizie dalla giornata dei sentieri 2010]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/315_1_giornata sentieri abruzzo_la boscaglia viaggi a pi_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Qui Abruzzo. Eravamo in 10, pochi ma tutti grandi lavoratori. C’era Maurizio da Caserta, Vittoriano e gli amici del Cai di Celano (Antonio, Germano, Agostino, Giuseppe, Pasquale, ) Alberto Liberati di Tagliacozzo, Corrado di Verrecchie, e il sottoscritto, dal Casale Le Crete . Tutti dall’Abruzzo, a parte Maurizio. Peccato che nessuno si sia unito a noi venendo da Roma, forse i romani sono andati tutti alla giornata nel Lazio.</p>
<p>L’obiettivo è stato raggiunto: abbiamo riaperto un sentiero bellissimo, che parte da Magliano dei Marsi e arriva a San Donato di Tagliacozzo, un sentiero usato in passato da contadini, pastori e boscaioli, in mezzo a quercete magiche e antiche tracce dell’uomo (muretti a secco, tracce di costruzioni). Lo consigliamo a tutti gli appassionati. Presto troverete on line anche la traccia gps del sentiero, se volete percorrerlo da soli o con amici. Ora il sentiero è pulito, ben transitabile e segnato con segni arancioni. Consente di collegare l’area di Tagliacozzo con il Monte Velino, senza passare dall’asfalto.</p>
<p>Lo abbiamo battezzato “Sentiero di San Biagio”, perchè passa da una vecchia masseria abbandonata con quel nome. Poi tutti a finire la giornata in allegria per una simpatica merenda a base di fiadoni, torte salate, mostaccioli e ... vino.</p>
<p><em>Luca Gianotti</em></p>]]></description><pubDate>Mon, 1 Mar 2010 11:7:35 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=315]]></link><category><![CDATA[Iniziative]]></category></item><item><title><![CDATA[Carcere per valanga? No grazie!]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/314_1_soccorso_alpino_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Allarme rientrato per lo scialpinismo e le escursioni fuoripista. L'emendamento proposto nei giorni scorsi al decreto legge sulla  protezione civile, che voleva un inasprimento delle sanzioni per chi provoca una valanga, arrivando fino a 3000 euro e al carcere nei casi  più gravi, è stato respinto da tutte le forze politiche in Senato. Furioso Guido Bertolaso, che l'aveva promosso.</p>
<p>Contro questo emendamento si erano espressi tutti i grandi dell'alpinismo, da Messner a Mondinelli, da Kammerlander a Simone Moro. "La  minaccia di multe e carcere per chi provoca una valanga è una reazione isterica"  ha dichiarato per esempio Reinhold Messner.</p>
<p>Anche il CAI ha preso dura posizione contro.  "La montagna è uno spazio di libertà e non di coercizione - si legge nel comunicato stampa del Cai -. Il Cai e il mondo della montagna non  possono accettare una norma che, forse dettata dall’emozione, costringe a casa alpinisti, sciatori ed escursionisti, e che porta una  militarizzazione delle Terre Alte. La libertà di accesso è uno dei capisaldi dell'alpinismo e della frequentazione della montagna".</p>
<p>Insomma, per Bertolaso un'altra sconfitta. Voi cosa ne pensate?</p>
<p><em>Luca Gianotti</em></p>]]></description><pubDate>Wed, 24 Feb 2010 15:2:10 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=314]]></link><category><![CDATA[Sicurezza in montagna]]></category></item><item><title><![CDATA[Il viaggio selvaggio]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/313_1_lupo ulula_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>C’è un nuovo stile di viaggio, praticato da pochi e in forme quasi clandestine, al quale non saprei dare nome migliore di «viaggio selvaggio». A volerlo spiegare, si fa prima a dire cosa non è. Non è trekking, essendo del tutto assente l’idea della prestazione sportiva, del mantenersi in forma. Non è turismo d’avventura, inteso come un’esperienza dove la natura è soprattutto l’occasione per mettersi alla prova e superare delle difficoltà (peraltro più apparenti che reali, dato che solitamente il rischio di farsi davvero male è minimo).</p>
<p>Non è neanche ecoturismo – anche se siamo già più vicini – cioè un viaggio che ha al centro l’esperienza della natura, per esempio nei grandi parchi naturali. Il «viaggio selvaggio» è piuttosto un viaggio interiore, alla riscoperta di spazi profondi e pressoché inesplorati della nostra anima, che ci riporta a tempi antichissimi quando l’uomo era davvero inscindibile dalla natura. Il «viaggio selvaggio» ha già i suoi riferimenti culturali, a cominciare naturalmente dal film Into the wild. Nelle terre selvagge (2007), che racconta la fuga di un giovane dal consumismo verso le terre estreme dell’Alaska; ma anche il poeta Gary Snider, autore diNel mondo selvaggio, che scrisse: «Come poeta coltivo i valori più arcaici che ci siano. Risalgono al tardo Paleolitico: la fertilità della terra, la magia degli animali, la visione di potere nella solitudine, l’iniziazione terrificante e la rinascita, l’amore e l’estasi della danza, il lavoro comune della tribù».</p>
<p>A modo loro sono della partita anche Jack London e Jack Kerouac naturalmente, e magari ancheHenry David Thoreau, il filosofo americano anticonformista che, nel 1845, si ritirò per due anni a vivere nei boschi sulle rive del lago Walden, in una casa costruita con le sue mani, per cercare un rapporto intimo con la natura e insieme ritrovare sé stesso (leggete Walden, ovvero la vita nei boschi).</p>
<p>Molto concretamente, quali potrebbero essere delle esperienze di «viaggio selvaggio»? La forma più alla portata di tutti può essere senza dubbio il «cammino profondo» (<a href="http://www.deepwalking.org">www.deepwalking.org</a>): viaggi a piedi in gruppo con una guida dove si fa ginnastica all’alba, si riscopre il silenzio (anche spegnendo il cellulare), si medita lungo il cammino sintonizzandosi sulla natura intorno.</p>
<p>È già più impegnativo il Parikarama (un termine buddhista che significa «girare in cerchio»), una pratica d’ispirazione orientale che consiste nel camminare in senso orario attorno a un luogo sacro, di solito una montagna. Si cammina per un giorno intero superando un dislivello anche notevole, da soli, partendo a una certa distanza l’uno dall’altro, così che chi segue trova tracce e messaggi di chi l’ha preceduto, sino alla condivisione serale delle esperienze. In queste e altre forme di «viaggio selvaggio » si rinuncia spesso a carte, bussole e orologi, cercando quasi di disorientarsi, o meglio di affidarsi al proprio istinto selvatico risvegliato perché ci conduca al luogo stabilito all’ora prevista, senza nessun ausilio esterno. Si attraversano così i luoghi guardandoli con mente sgombra da aspettative, senza nessuna conoscenza preliminare, come se li scoprissimo per la prima volta, ricreando spazi bianchi in mappe troppo dettagliate.</p>
<p>Una perfetta esperienza di «viaggio selvaggio» è infine senz’altro quella di Wolf Howling. Da qualche tempo, dopo essere stati vicini all’estinzione per la caccia implacabile dell’uomo, i lupi hanno fatto la loro ricomparsa nei boschi. I paesi sono sempre più spopolati, i prodotti naturali del bosco (ghiande, castagne) non vengono più raccolti, e diventano il cibo di animali, per esempio i cinghiali, che si riproducono rapidamente e sono poi facile preda dei lupi. Per controllare la consistenza dei branchi di lupi, si fa ricorso appunto alla tecnica dell’«ululato indotto», ovvero si riproduce con dei potenti amplificatori il verso del lupo e si ascolta se qualche branco risponde. Ci si muove nel buio, a notte fonda, dove la foresta è più folta: il senso dello spazio è completamente diverso, così come suoni e odori, e quando i lupi rispondono, il loro ululato provoca davvero emozioni profonde (per un assaggio virtuale <a href="http://www.searchingwolf. com/howls.htm">www.searchingwolf. com/howls.htm</a>).</p>
<p>Il «viaggio selvaggio» è alla fine soprattutto una forma di «egoismo saggio », se vogliamo, un allontanamento dai troppi vincoli della società umana per riscoprire la nostra dimensione naturale, per risvegliare la capacità di sentire ed emozionarci, di prenderci cura di noi, di essere artefici del nostro destino. <em>Claudio Visentin</em></p>
<p>(tratto da "Azione", il più importante settimanale della Svizzera italiana, con una tiratura di oltre 100.000 copie)</p>]]></description><pubDate>Tue, 23 Feb 2010 18:18:6 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=313]]></link><category><![CDATA[Turismo responsabile]]></category></item><item><title><![CDATA[Al tempo dell'anima]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/312_1_GeMiTo_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Il sottoscritto, Gianluca Bonazzi, uno dei partecipanti fissi al “Progetto Ge.Mi.To:  in cammino tra paesaggi ed economie”, crede nel fondamentale ritorno del tempo dell’ anima. La tessitura che sto, che stiamo creando insieme, come fossimo in una sorta di agorà greco, tanto intensa che a volte mi sembra di essere John Belushi quando vede la luce nel film "The Blues Brothers", mi pone la seguente riflessione.</p>
<p>Pensate che cosa significherebbe per tante altre persone, magari oggi preoccupate per mille giuste ragioni, raggiungere la seguente consapevolezza:  "Il cammino è entrato nella mia vita e getta una luce sul mio orizzonte." Sarebbe una vera rivoluzione culturale, ciò di cui l' Italia ha veramente bisogno: il principio della proposta, dell' ascolto, dell' accoglienza, del confronto si riprenderebbero il loro giusto spazio. Uno spazio però fatto anche di tempo, non più passivo e statico (“Io sono qui coi miei problemi e domani come starò?”), ma attivo e dinamico, che partecipa al divenire delle cose ed alla loro trasformazione (“Mi metto in cammino tutti i giorni per entrare nel flusso della vita.”)  Ogni autentico cammino in Italia deve pensare a rifondare il principio di comunità, a partire da sé stessi, perché ogni persona può esprimere una miriade tale di valori da essere plurale.  Questo è vedere come mezzo, come tramite il cammino per salvaguardare Paesaggio, Memoria, Cultura insomma, l' Italia che ci piace, l' Italia che definisco un piccolo continente, la nostra impareggiabile ricchezza.  Non tralascio l’ Economia, ma ne evidenzio l’ importanza nel prosieguo. Ripenso spesso al mitico film "Furore" di J. Ford, esemplare sul tema dell' emigrazione, di ieri, di oggi e di sempre. Per noi occidentali però ora c'è una variante decisiva, epocale. Non è più questione di spazi da cercare, come lo è ancora per i cittadini del sud del mondo.</p>
<p>Stante la nostra disillusione e la consapevolezza che è inutile in un mondo globale cercare la felicità in luoghi lontani, è il tempo, un tempo che stiamo cercando, diverso, alternativo, naturale, ma nel senso che comprenda tutta la natura e quindi anche l’ uomo, in un principio d’ insieme. Un qui e ora diverso, quindi. A nostro modo, anche noi siamo extracomunitari, cioè siamo fuori dalla comunità dello sviluppo illimitato/sfruttatore, ma invece di cercare uno spazio 'altro', desideriamo un tempo 'altro'.</p>
<p>Siamo diventati clandestini del tempo della modernità, perché non accettiamo di essere straziati dalla sua quotidiana catena di montaggio. Si deve fare strada la consapevolezza che l' economia, pur virtuosa, non basterebbe a colmare il nostro dolore, il senso della nostra inadeguatezza, come non ci riuscirebbe nessun altro aspetto di quelli enunciati, da solo. Quindi l’ Economia è da mettere insieme a Paesaggio, Memoria, Cultura, nella consapevolezza che ogni cosa è collegata alle altre. Ogni aspetto nella vita di una persona, come di una comunità, non è più o meno, ma insieme agli altri.</p>
<p>Bisogna ribaltare il concetto: "Sto/stiamo male, perchè l' economia non tira più!" in "L' economia non tira più, perchè sto/stiamo male!". Così in tale modo, si smetterebbe di offrire la sponda della predominanza su tutto all' economia. L' umano, fatto di anima, corpo e mente, come componente del naturale, insieme alla Natura, deve riacquistare la sua centralità. Non conosco altro luogo che il cuore dell’ anima che sappia donare, essendo in permanente cammino, ogni risposta ai tanti perché della nostra esistenza. Solo il tempo è verità dell’ uomo. Solo il tempo accompagna l’ uomo, dalla nascita alla morte, nell’elaborazione di una grande massima della nazione pellerossa:  “La terra è con te, l’ anima ti appartiene.”</p>
<p><em>Gianluca Bonazzi</em></p>]]></description><pubDate>Fri, 19 Feb 2010 12:16:11 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=312]]></link><category><![CDATA[Iniziative]]></category></item><item><title><![CDATA[Sogno la tribù]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/311_1_Avatar_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Visione di donne e uomini, dal nobile viso,</p>
<p>in cammino, in gruppo, fieri del loro essere liberi.</p>
<p>Solitari, ma insieme…contemporaneamente.</p>
<p>Non è di tutti la capacità d’amare.</p>
<p>Mille prove bisogna avere superato,</p>
<p>e sapere chi si è, cosa si vuole, come ottenerlo.</p>
<p>La scelta di condividere, quando sei consapevole delle tue ricchezze interiori.</p>
<p>Non è il bisogno degli altri, al contrario,</p>
<p>è il desiderio di donare, gratuitamente, per il gusto di farlo,</p>
<p>per il piacere che dà, alla fine di una lunga marcia,</p>
<p>il convivio con gli altri viandanti.</p>
<p>Quale errore è stato pretendere il comunismo per tutti,</p>
<p>o il volere convertire tutti alla stessa fede.</p>
<p>L’amore, quello per cui dai la vita stessa,</p>
<p>è per pochi eletti,</p>
<p>quelli che non temono il nuovo,</p>
<p>come non temono la morte.</p>
<p>Non c’è da aspettare un domani per riunire in cerchio</p>
<p>coloro che sentono impulso e volontà</p>
<p>di fare crescere una più alta coscienza umana.</p>
<p>Facciamolo ora.</p>
<p>Realizziamola ora l’unione degli spiriti nobili e libertari.</p>
<p>Il messaggio che l’amore trasforma va vissuto, praticato davvero.</p>
<p>Smettiamo di pensare alle improbabili rivoluzioni.</p>
<p>I comuni intenti sono al presente,</p>
<p>nella capacità di reincanto del mondo.</p>
<p>Diamo la mano a quelle donne e uomini</p>
<p>che già camminano risoluti, senza inutili domande,</p>
<p>fieri del loro essere liberi.</p>
<p>Comunque insieme.</p>
<p>TRIBU’.</p>
<p><em>Guido Ulula alla Luna </em></p>
<p>&#160;</p>]]></description><pubDate>Wed, 3 Feb 2010 12:55:36 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=311]]></link><category><![CDATA[Racconti lenti]]></category></item><item><title><![CDATA[Il mio angolo di resistenza]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/310_1_partigiani_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Avete mai sentito parlare di Nunatak? Nunatak è una rivista che esce 4 volte l'anno, insieme alle quattro stagioni meteorologiche. Come dice il sottotitolo è una rivista di storie, culture, lotte della montagna. Io la definirei una rivista anarchica, ma nel senso più vero del termine: una rivista che evidentemente non ha padroni, ma che dà voce a chi di voce ne ha sempre di meno. Dà voce alla voce della montagna e dei montanari. Ed è una rivista che ha sempre bisogno del sostegno dei suoi lettori. Non la troverete in edicola, ma in alcune librerie indipendenti, in alcuni centri sociali o biblioteche, insomma, una rivista che va cercata.&#160;</p>
<p>Sul numero di Nunatak dell'inverno 2010 ho letto questo bellissimo racconto ed ho pensato che sarebbe stato interessante condividerlo.</p>
<p>Per ricevere informazioni sui punti di distribuzione di Nunatak potete fare riferimento a questo indirizzo: nunatak@autistici.org</p>
<p>&#160;</p>]]></description><pubDate>Mon, 25 Jan 2010 15:33:59 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=310]]></link><category><![CDATA[Racconti lenti]]></category></item><item><title><![CDATA[Stanchi di Google? Nasce Ecosia!]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/309_1_Ecosia_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Google ormai è un monopolio nel sistema d'informazione, tutti lo usano come motore di ricerca, è un bel rischio per la pluralità. Anche se, a onor del vero, Google ha anche comportamenti virtuosi, come ribellarsi ala censura cinese o mettere in piedi un motore di ricerca delle persone scomparse nel terremoto che ha devastato Haiti.</p>
<p>Ma comunque la si pensi, se nasce un nuovo motore di ricerca con l'obiettivo di aiutare il clima e salvere le foreste, la notizia è doppiamente importante.</p>
<p>Si chiama <strong>Ecosia</strong>, è stato creato a Berlino nei giorni in cui a Copenhagen iniziava il vertice delle Nazioni Unite sul clima. Sinceramente tutti noi ci auguriamo che il destino di questo motore ecologico sia più roseo del “non-risultato” che i grandi del mondo sono riusciti a ottenere. Al momento, Ecosia si avvale purtroppo solo del supporto tecnologico di Bing e Yahoo e la qualità della ricerca non è ancora al livello del famosissimo Google. Se quest’ultimo partecipasse all’iniziativa allora le cose potrebbero davvero cambiare! Non è questione di aspettare ma di agire.</p>
<p>Ecosia è un motore di ricerca “tutto naturale” in quanto utilizza server alimentati da energia verde che quindi non producono CO2. Madre del progetto è un’organizzazione indipendente e privata che mira a far concorrenza al cliccatissimo Google. Per ogni ricerca effettuata con Ecosia si potranno salvare circa due metri quadri di foresta pluviale (una scritta ci mostra in “tempo reale” la quantità di foresta “risparmiata”). Come è possibile? Ecosia si basa su di un principio economico semplice e ormai consolidato ma il fine che lo muove è del tutto nuovo. Come ogni motore di ricerca, anche Ecosia otterrà un contributo economico dagli sponsor ogni qual volta gli utenti cliccheranno sui link delle aziende pubblicizzate, con la differenza – sostanziale – che l’80% del ricavato non finirà nelle tasche di pochi «fortunati» ma verrà devoluto per salvare la foresta amazzonica.</p>
<p>Secondo Christian Kroll, uno dei fondatori del progetto, “se solo l’1% degli utenti di Internet usassero Ecosia, ogni anno si potrebbe salvare una foresta pluviale grande quanto la Svizzera”.</p>]]></description><pubDate>Tue, 19 Jan 2010 11:3:0 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=309]]></link><category><![CDATA[Decrescita]]></category><category><![CDATA[Ambiente]]></category></item><item><title><![CDATA[Cardamomo da viaggio]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/308_1_cardamomo_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Il cardamomo è la “regina” delle spezie, secondo solo al pepe nero che né è il re, e principe lo zafferano. Anche se poco conosciuta e utilizzata da noi mediterranei dello stivale, è una delle spezie più stimate nel mondo. I frutti del cardamomo sono piccoli baccelli ovali di circa 1 centimetro di lunghezza e di colore verde pallido. Il baccello custodisce piccoli semi neri che racchiudono tutto il potenziale aromatico di questa preziosa spezia.</p>
<p>I semi del cardamomo hanno un sapore floreale e di limone, ricordando anche l’odore dell’eucalipto. La polvere che si ottiene dai semi macinati, insieme a quella della curcuma e dello zenzero, compongono uno degli ingredienti più utilizzati in India: il curry. Il cardamomo viene anche utilizzato per aromatizzare caffè medio orientali, tè turchi e natalizie bevande svedesi come il glogg.</p>
<p>L’aspetto più interessante per noi camminatori, è quello delle virtù medicinali. Premetto che è molto facile e leggero da trasportare (possibilmente in un piccolo astuccio con cotone idrofilo appena umido – tipo i contenitori dei vecchi rullini fotografici), il baccello custodisce perfettamente i semini quando occorrono per rimettere in ordine: alito, gola irritata, denti e gengive, singhiozzo, stomaco, gonfiore addominale, dissenteria. Solo estraendo dal baccello e masticando i preziosi semini si hanno tutti questi benefici. Senza trascurare la cosa più bella, eviteremo di ritrovarci durante il i nostri cammini, la bocca pasticciata da uno sgradevole sapore di chewing gum sintetico.</p>
<p>Qualche fonte attribuisce al cardamomo anche proprietà afrodisiache, e addirittura proprietà di potente filtro d’amore per conquistare il cuore della persona desiderata, se aggiunto in una pietanza o bevanda a lei/lui destinata …. mah!</p>
<p>buon cardamomo a tutti. <em>Maurizio Russo</em></p>]]></description><pubDate>Tue, 19 Jan 2010 10:31:11 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=308]]></link><category><![CDATA[Decrescita]]></category></item><item><title><![CDATA[Ecco il catalogo Boscaglia 2010!]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/307_1_copertina 2010 leggera_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>E’ arrivato a tutti i soci e a tanti amici della Boscaglia, le prime 2000 copie sono partite per posta prima di Natale, ma Boscaglia ne ha stampate altre migliaia di copie da distribuire alle fiere e spedire agli interessati ai viaggi a piedi.</p>
<p>Stiamo parlando del sedicesimo catalogo viaggi Boscaglia, quest’anno la novità è la riduzione delle pagine abbiamo dimezzato lo spazio per ogni viaggio, 2 viaggi per pagina per un totale di 92 viaggi, ma abbiamo raddoppiato le novità, ben <strong>21 viaggi nuovi</strong>!</p>
<p>Un catalogo più semplice, essenziale, con meno carta, più ecologico quindi e in linea con la nostra filosofia, ma con la stessa cura e attenzione di sempre. Ecco le novità sui viaggi: Nasce <strong>BimboTrek</strong>, è una linea di viaggi con gli asini dedicati ai bambini e alle famiglie con bambini: 6 viaggi sull’Appennino tosco-emiliano e in Abruzzo.</p>
<p>Una grande avventura di 15 giorni esplorativa sulle strade storiche d’<strong>Etiopia</strong>, un 4 orme nel cuore più selvaggio della <strong>Bulgaria</strong>, in Spagna sulla ruta dei <strong>Pueblos Blancos</strong>, la <strong>Croazia</strong> in barcatrekking.</p>
<p>Continua il <strong>Deep Walking</strong>, 5 proposte di viaggio improntate alla consapevolezza, alla sobrietà, per chi cerca in un viaggio a piedi anche una pratica di ricerca interiore. Nuovi viaggi nelle isole del Mediterraneo, i loro profumi e le loro genti autentiche: a Malta nell’isola di <strong>Gozo</strong>, sui Monti <strong>Sicani</strong> in Sicilia, nel sud della <strong>Corsica</strong> e nell’<strong>Iglesiente</strong> in Sardegna. La Toscana nei suoi luoghi meno conosciuti, tra le montagne del Casentino con 2 viaggi o l’Isola d’Elba con una nuova traversata a 4 orme.</p>
<p>Ma anche antiche vie di pellegrinaggio rivisitate, come la “nostra” Via Romea <strong>da Viterbo a Roma</strong>.</p>
<p>Alle attività di Boscaglia si è infine aggiunta quest’anno la gestione di un rifugio nel Parco delle Foreste Casentinesi: il <strong>rifugio Le Fontanelle</strong>. Un luogo dove alcuni nostri soci hanno potuto sperimentare un’esperienza di autogestione con cui hanno dato ospitalità agli escursionisti.</p>
<p>Se volete essere ancora più ecologici, il link qui sotto vi rimanda alla possibilità di scaricare il catalogo dal web. Se invece siete all'antica, e vi piace toccare le pagine, allora richiedetelo a <a href="mailto:info@boscaglia.it">info@boscaglia.it</a></p>
<p>&#160;</p>]]></description><pubDate>Mon, 18 Jan 2010 18:37:42 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=307]]></link><category><![CDATA[La Boscaglia: vita associativa]]></category></item><item><title><![CDATA[Sentieri di poesia]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/306_1_tes_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Domenica scorsa BoscagliaToscana ha organizzato, in collaborazione con l'associazione culturale giapponese Lailac di Firenze, una camminata poetica a Poggio Valicaia, il parco dove vive e lavora il nostro amico Iuri Pagliai, guida Boscaglia. Alessandro Vergari con la sua consueta delicatezza ci ha condotto per queste verdi colline, facendoci scoprire il mondo d'armonie e bellezza degli Haiku, un'antica forma di poesia giapponese ancora oggi utilizzata. Eccone uno:</p>
<p><em>Lontano dalla città sto camminando </em></p>
<p><em>Il silenzio del bosco riempie i miei silenzi </em></p>
<p><em>Il rumore di una foglia caduta. </em></p>
<p>E un altro :</p>
<p><em>Foglie d’autunno </em></p>
<p><em>Spiccano il grande volo </em></p>
<p><em>Rivolo di luce. </em></p>
<p>Poi una breve sosta nella casetta di Poggio Valicaia per il pranzo a base di o-bento (il pranzo al sacco tipico giapponese), la cerimonia del te in stile "obon-date" e lo scambio dei regali di natale fatti a mano da tutti i partecipanti...</p>
<p>E poi ancora dolci passeggiate e struggenti haiku:</p>
<p><em>Lontani rumori </em></p>
<p><em>Vento che muove dolcemente un albero </em></p>
<p><em>Il silenzio mi avvolge. </em></p>
<p>&#160;</p>
<p><em>Un passo dopo l’altro, </em></p>
<p><em>anche dopo uno scivolone, </em></p>
<p><em>il cammino prosegue. </em></p>
<p>Nonostante il freddo siamo tornati a casa pieni di:</p>
<p><em>Grazia, delicatezza, </em></p>
<p><em>armonia e bellezza, </em></p>
<p><em>eleganza giapponese. </em></p>
<p>Grazie Alessandro e grazie ad Hiromi-san e Yoko-san di averci accompagnato ! Per chi vuole vedere qualche foto e leggere tutti gli haiku composti nella giornata: http://lailac.forumattivo.com/eventi-f20/passeggiata-giapponese-t132.htm per avere qualche informazione in più su Lailac: www.lailac.it</p>
<p><em>Luigi Lazzarini </em></p>]]></description><pubDate>Wed, 16 Dec 2009 18:0:58 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=306]]></link></item><item><title><![CDATA[Aglio contro il raffreddore]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/305_1_29120084255231_aglio_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>E' bello curarsi con le cose semplici, senza ricorrere a medicine chimiche, senza coinvolgere le multinazionali farmaceutiche, ma ricorrendo ai "sani rimedi della nonna".</p>
<p>In una ricerca pubblicata nel 2001, e ripresa dall'Internazionale, alcuni scienziati britannici guidati da Peter Josling hanno seguito 146 adulti sani per 12 settimane, da novembre a febbraio. Chi ha ricevuto un integratore al giorno a base di aglio durante il periodo di studio (la metà del gruppo, 73 persone) ha avuto 24 raffreddori contro i 65 del gruppo placebo.</p>
<p>Chi ha preso l'aglio, insomma, ha avuto meno giorni di malattia ed è anche guarito prima. Pare che il principio attivo dell'aglio, l'allicina, blocchi gli enzimi coinvolti nelle infezioni batteriche e virali. La ricerca era limitata, però suggerisce in modo piuttosto inequivocabile che l'aglio aiuta a prevenire il raffreddore. Evviva l'aglio!</p>
<p><em>Luca Gianotti</em></p>]]></description><pubDate>Tue, 15 Dec 2009 11:3:32 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=305]]></link><category><![CDATA[Decrescita]]></category></item><item><title><![CDATA[Ai tempi di oggi andrebbe così ....]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/304_1_6e686219f34046c7d167f88ade41dde1_medium_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>25 dicembre 2009</p>
<p>"Trovato neonato in una stalla - La polizia e i servizi sociali indagano"</p>
<p>"Arrestati un falegname e una minorenne"</p>
<p>BETLEMME, GIUDEA - L'allarme è scattato nelle prime ore del mattino, grazie alla segnalazione di un comune cittadino che aveva scoperto una famiglia accampata in una stalla. Al loro arrivo gli agenti di polizia, accompagnati da assistenti sociali, si sono trovati di fronte ad un neonato avvolto in uno scialle e depositato in una mangiatoia dalla madre, tale Maria H. di Nazareth, appena quattordicenne. Al tentativo della polizia e degli operatori sociali di far salire la madre e il bambino sui mezzi blindati delle forze dell'ordine, un uomo, successivamente identificato come Giuseppe H. di Nazareth, ha opposto resistenza, spalleggiato da alcuni pastori e tre stranieri presenti sul posto.Sia Giuseppe H. che i tre stranieri, risultati sprovvisti di documenti di identificazione e permesso di soggiorno, sono stati tratti in arresto.</p>
<p>Il Ministero degli Interni e la Guardia di Finanza stanno indagando per scoprire il Paese di provenienza dei tre clandestini. Secondo fonti di polizia i tre potrebbero infatti essere degli spacciatori internazionali, dato che erano in possesso di un ingente quantitativo d'oro e di sostanze presumibilmente illecite.</p>
<p>Nel corso del primo interrogatorio in questura gli arrestati hanno riferito di agire in nome di Dio, per cui non si escludono legami con Al Quaeda. Le sostanze chimiche rinvenute sono state inviate al laboratorio per le analisi. La polizia mantiene uno stretto riserbo sul luogo in cui è stato portato il neonato. Si prevedono indagini lunghe e difficili.</p>
<p>Un breve comunicato stampa dei servizi sociali, diffuso in mattinata, si limita a rilevare che il padre del bambino è un adulto di mezza età, mentre la madre è ancora adolescente. Gli operatori si sono messi in contatto con le autorità di Nazareth per scoprire quale sia il rapporto tra i due. Nel frattempo, Maria H. è stata ricoverata presso l'ospedale di Betlemme e sottoposta a visite cliniche e psichiatriche.</p>
<p>Sul suo capo pende l'accusa di maltrattamento e tentativo di abbandono di minore. Gli inquirenti nutrono dubbi sullo stato di salute mentale della donna, che afferma di essere ancora vergine e di aver partorito il figlio di Dio. Il primario del reparto di Igiene mentale ha dichiarato oggi in conferenza stampa: "Non sta certo a me dire alla gente a cosa deve credere, ma se le convinzioni di una persona mettono a repentaglio - come in questo caso - la vita di un neonato, allora la persona in questione rappresenta un rischio sociale. Il fatto che sul posto siano state rinvenute sostanze stupefacenti non migliora certo il quadro. Sono comunque certo che, se sottoposte ad adeguata terapia per un paio di anni, le persone coinvolte - compresi i tre trafficanti di droga - potranno tornare ad inserirsi a pieno titolo nella società." Pochi minuti fa si è sparsa la voce che anche i contadini presenti nella stalla potrebbero essere consumatori abituali di droghe.</p>
<p>Pare infatti che affermino di essere stati costretti a recarsi nella stalla da un uomo molto alto con una lunga veste bianca e due ali sulla schiena (!), il quale avrebbe loro imposto di festeggiare il neonato. Un portavoce della sezione antidroga della questura ha così commentato: "Gli effetti delle droghe a volte sono imprevedibili, ma si tratta senz'altro della scusa più assurda che io abbia mai sentito da parte di tossicodipendenti."</p>]]></description><pubDate>Sat, 12 Dec 2009 17:46:48 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=304]]></link><category><![CDATA[Turismo responsabile]]></category></item><item><title><![CDATA[Festa del camminare Ragusa 2009]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/303_1_iuri_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Oggi il vento si insinua nel labirinto di vicoli e scale della città e intacca la "Kalura" accumulata e protetta nei giorni della festa. Una calura fatta di latitudine ma anche e soprattutto di cuore. Il popolo Boscaglia come il delta di un piccolo fiume, nasce in tanti luoghi d'Italia, si raccoglie e quando arriva qui, prossimo alla foce, di nuovo si dirama in ospitalità diffusa, vissuta, ritrovata e amata nell'Ibla Ragusana.</p>
<p>La mattina spuntano persone da ogni parte e ogni dove a ricostruire il letto del fiume che si incammina. Quì è già Boscaglia Sicilia che in lunga fila indiana ci dispone, alla scoperta di inattesa campagna; sempre come un corso d'acqua ci muoviamo, sinuosi, su e giù su altopiani carsici mossi ad onda: in salita di panorama e discese a "cava" dove l'acqua si avverte vicina e sostiene fioriture di macchia e crescita orgogliosa di melograni e agrumi. Monti Iblei sotto i nostri passi, campagna inattesa che stupisce e spiazza pregiudizi sul sud, di terra aggredita e offesa.</p>
<p>Qui è altra cosa. Un paesaggio di sorpresa in cui la mano dell'uomo tesse e cuce le pietre in architetture di confine, disegnando forme e trame di incantevole bellezza. Pietre che con il cambiare del sole fan gioco e tesoro di luce riflessa, scaldano gli occhi e arrichiscono le forme. Mi incanto davanti a pascoli verdi sul cui letto adagiate giacciono mucche bianche, bere e pezzate, aprono la strada alla masseria dentro la quale consumiamo il nostro pranzo. Scalda e delizia la ricotta appena fatta.</p>
<p>Nel cortile si mescolano i dialetti, gli accenti, le forme d'ozio e di relax. Si riparte dopo un bel gozzovigliare. Iris, calendule, borragine sono già a splendido fiore, inganni di stagione confondono l'ospite impreparato più di un fuso orario. Le forme che incontriamo hanno storia antica, araba e bizantina all'origine su cui altre dominazioni posero i loro domini forgiando caratteri e menti. A noi resta il contagio alla lentezza di chi ha fatto abitudine a corsa e promessa inconscia di schiavitù al tempo. Qui è semplicità conquistata e non scontata, senza bisogno di riempire, per vincere la fretta, la tentazione di competere e dimostrare riportando il gioco su un piano più umano.</p>
<p>Ritmo lento è : messa a fuoco di persone. La musica fa il resto alla sera sciogliendo la stanchezza in balli e risate animate da genti diverse e di anni distanti, che asssieme fan tutto un gioco di gambe. L'ospitalità diffusa dona spazio e riposo, distacco e concentrazione. L'Assemblea vola serena; ci sono viaggi presentati come doni d'amore, aprono il cuore e lasciano semi in attesa. Qualcuno forse è più un assolo. I banchini degli amici che provono a scrivere una storia pulita fanno contorno al nostro raduno. C'è aria di casa qui in Sicilia; a me sembra la stessa provata in estate in quella sorta di laboratorio di alchimie ben riuscite che si è dimostrato il rifugio Le Fontanelle di Boscaglia, sforzo di tante persone con obiettivo comune, insieme di diversità annodato nella stessa passione.</p>
<p>Scopro orgoglio di presenza e testimonianza in questa terra dove il lavoro diventa destino osato, occasione dura e generosa, ambizione di salvezza. La festa continua su altri terreni mediterranei, altre cave e rifugi, altre storie che si intrecciano e raccontano una gioia condivisa di camminare e scoprire sentieri, raccogliere i doni di una terra generosa. La Sicilia partorisce una sensazione nuova, il testimone della festa non può cadere, è sospinto e cerca mani e menti nuove per ripetere questa esperienza, per costruire una nuova occasione di leggerezza e passione con altra staffetta. Si apre a sorriso il passaggio sullo stretto, lascia ricordo di tramonto infuocato. Si chiude il sipario, al prossimo anno! Io intanto, nella vacanza lunga, faccio pace con questa terra.</p>
<p><em>Iuri Pagliai </em></p>]]></description><pubDate>Thu, 10 Dec 2009 10:50:52 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=303]]></link><category><![CDATA[La Boscaglia: vita associativa]]></category></item><item><title><![CDATA[Nasce BimboTrek]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/302_1_Silhouetteverde_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Bimbotrek è la nuova linea di viaggi a piedi con asini per bambini e per famiglie nata nell’ambito della Boscaglia. Uno spazio interamente dedicato ai bambini e alle bambine e alla cura della loro crescita; camminare con gli asini è un gioco, il viaggio nella natura è una scoperta nonché un’opportunità per diventare grandi ed è soprattutto un esercizio di felicità.</p>
<p>Per il 2010 sono in programma sei viaggi, di cui tre per famiglie e tre solo per bambini. I protagonisti: i bambini e le bambine, gli asinelli, le guide professioniste, i sentieri di Umbria, Abruzzo, Emilia Romagna e una Carta Boscaglia dei Diritti dei Bambini e delle Bambine (il diritto a esprimersi, a essere esploratori, curiosi, al sorriso, alle scelte, alle possibilità e il diritto a crescere).</p>
<p>Alla base di Bimbotrek c’è quindi un’idea forte: quella di contribuire a far crescere i bambini nella loro individualità la cui trama è intessuta di spontaneità, libertà, curiosità lungo una vacanza festosa e leggera. Camminare con gli asini è già un rallentare e, per i bambini, sarà il modo per entrare in contatto con se stessi e con la molteplicità dei cento linguaggi che hanno a disposizione.</p>
<p>Le Guide Boscaglia saranno lì ad ascoltare, captare quanto i bambini comunicheranno: con serenità, attenzione, con la fantasia che fa volare. “…I bambini felici hanno la bocca spalancata e occhi grandi. In ogni domanda c’è un desiderio di sapere e questo è un bell’inizio. In ogni riposta adeguata alle loro esigenze c’è per loro la consapevolezza che il mondo degli adulti è lì, con loro…”– dalla Carta Boscaglia dei diritti dei bambini.</p>]]></description><pubDate>Mon, 30 Nov 2009 12:46:7 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=302]]></link><category><![CDATA[Iniziative]]></category><category><![CDATA[La Boscaglia: vita associativa]]></category><category><![CDATA[Viaggi]]></category></item><item><title><![CDATA[Gli incontri della mia via Romea]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/301_1_SL702372_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Siamo partiti da Viterbo una bellissima e calda giornata autunnale di metà novembre, il ritrovo era incerto, tra Piazza del Plebiscito e il Palazzo dei Papi, metà gruppo era di qua, metà di là, segno di una integrazione forse difficile? Poi ci siamo riuniti e contati, eravamo in 20 a partire verso Roma! La prima giornata di cammino è breve, si parte dopo le 13 per arrivare in circa due ore a San Martino al Cimino, e l’incontro del giorno è con una donna del passato, donna Olimpia. Al Palazzo Doria Pamphilj infatti, chiediamo di poter visitare le stanze rinascimentali, e il responsabile dell’Azienda turistica locale ci racconta la vita di donna Olimpia, che da ragazzina per non andare in convento accusò il suo precettore di molestie sessuali, causandone la rovina, poi si sposò due volte e divenne la cognata di Papa Innocenzo X, fu chiamata la Papessa per i poteri che aveva, e per farsi perdonare fece nominare vescovo il precettore che aveva accusato ingiustamente, poi fece costruire San Martino coinvolgendo i più importanti architetti del Seicento, fino alla sua morte di peste proprio qui nel 1657.</p>
<p>Poi, dopo aver ascoltato questa storia di passione e potere, tutti in albergo e a cena da Saverio, un’ottima trattoria in cui le zuppe la fanno da padrone. La mia, di ceci e castagne, è fantastica! Il secondo giorno il cammino si fa serio. Sono 25 chilometri, non possiamo fermarci troppo a divagare. Prima si cammina sopra il lago di Vico, in una faggeta che dà il meglio di sé con i suoi colori autunnali, poi si cammina tra noccioleti, e ogni tanto una deviazione per raccogliere qualche “nocchia” me la concedo, così ho le tasche piene mentre cammino, e ogni tanto mi fermo a romperne qualcuna con un sasso.</p>
<p>L’ora di pranzo è passata da un pezzo, ma non ci decidiamo a fermarci per mangiare un boccone. Qualcuno è rimasto senz’acqua, pensava che lungo il percorso ci fossero tante fontanelle, strana idea... Allora entro in un cancello chiuso, ho visto che nella fattoria ci sono auto parcheggiate, altri del gruppo mi seguono. I contadini stanno mangiando, e ai nostri richiami subito non rispondono. I cani invece abbaiano. Poi sono costretti a uscire, e accendono per noi il motore che pompa acqua dal pozzo. Mentre riempiamo le borracce uno dei due ci racconta che lavorava all’Enea di Casaccia, il centro di ricerca sulle energie alternative e nucleari, poi ha fatto due scelte: è andato in pensione e ora fa il contadino. Rifletto che ha fatto la cosa giusta due volte!</p>
<p>Il sentiero prosegue e si entra nella necropoli etrusca di San Giulano, tra vie tagliate nel tufo e tombe di tutti i tipi, tra cui la tomba sulla cui parete laterale è impresso il bassorilievo di un cervo che viene azzannato da un lupo. E’ già metà pomeriggio e il buio si avvicina. E’ il mio turno (siamo due guide, io e Luca Nucci), devo portare il gruppo a Barbarano Romano per il Fosso di Neme, prima che sia buio. Ormai il percorso è quasi scomparso nella vegetazione, e si deve guadare il torrente varie volte, senza capire bene se il sentiero continua di qua o di là. Accelero. Ma una parte del gruppo fa fatica a tenere il ritmo dei primi, quindi sono costretto a continue soste per aspettare tutti. Sento che la situazione psicologica può degenerare, se non arriviamo prima del buio. Il buio fa uno strano effetto nell’uomo, scatena paure ataviche. Anche se ci sono due guide, anche se siamo a pochi minuti dalla “civiltà” dei lampioni e dell’asfalto, il buio fa paura, e non è notte fonda, sono solo le cinque di pomeriggio...</p>
<p>Arriviamo giusto in tempo, senza dover accendere le frontali, entrando a Barbarano dalla Porta Canale, dal buio del fosso al rassicurante centro storico medievale in pochi secondi. E nel gruppo scoppia la gioia: “Siamo salvi!”.</p>
<p>Il terzo giorno di cammino le previsioni sono le stesse: 25 chilomentri di cammino e arrivo probabile col buio. Si parte allegri, e fino a Civitella Cese è tutto un chiacchierare. Verso Civitella Carlo mi dice “Ho proprio voglia di un uovo crudo, come si faceva una volta”. Carlo è un romano con i capelli bianchi, un uomo gentile e sempre allegro, ha saputo invecchiare con spirito giovane. Poco dopo, nel piccolo centro di Civitella, chiede a una donna seduta davanti alla sua porta: “Non sa dirmi dove posso trovare un uovo di gallina fresco?”. La donna prima lo guarda stupita, poi, come se fosse la cosa più normale del mondo, chiama ad alta voce “Mariaaa, Mariaaa!”. Da una porta vicina si sente la voce di Maria “Che c’è?”, “C’è un signore che vorrebbe un uovo, ce l’hai?”. Maria è incerta, rientra, ma eccola uscire con un uovo delle sue galline, Carlo lo prende, e con un gesto rituale se lo beve all’istante. Poi cerca di pagare alla signora 40 centesimi, ma Maria non ne vuole sapere. Carlo insiste, e le dice “Mi dia un altro uovo, per favore. E accetti per due uova 40 centesimi”. Maria cede, porta un altro uovo e prende le monetine. Carlo prende il secondo uovo, si avvia lungo la strada e regala l’uovo che ha in mano a una vecchietta tutta vestita di nero poco più in là.</p>
<p>Riprendiamo il cammino, anche oggi è una giornata mite, si cammina in maglietta anche se è fine novembre, il sole è così caldo che c’è chi soffre ancora la sete... Ma c’erano le fontanelle in paese, perché non vi siete attrezzati? Boh...</p>
<p>Ora sono boschi, roverelle, poi prati, mucche al pascolo, maremmane con le corna lunghe. Dopo pranzo guida Luca Nucci, e ci porta dentro a una proprietà molto estesa, dove stanno costruendo un agriturismo, prati con mucche maremmane bellissime, più belle delle altre, fiere, corrono come animali selvatici, su questi prati verdi verdi che contrastano con le foglie gialle, rosse, marroni... Il temuto guado non c’è, l’acqua è bassa. Dopo il guado arriviamo a Monterano, città fantasma, con la fontana del Bernini in mezzo a un prato e la chiesa cinquecentesca in rovina, un enorme fico è cresciuto all’interno della navata, e dalle absidi crollate si vede un fantastico tramonto... momento magico in cui stiamo tutti fermi, ma che poco dopo paghiamo, perché gli ultimi due chilomentri sono quasi al buio, tutti corrono avanti come se il buio fosse sinonimo di morte, e siamo su asfalto, e siamo praticamente dentro al paese, ma lo stesso il buio di nuovo scompiglia tutto. All’ostello ben riscaldato ci sentiamo subito a casa, e ci buttiamo su birra e patatine per un aperitivo ristoratore.</p>
<p>Quarto giorno, stesso programma: 25 km e arrivo col buio. Da Canale Monterano entriamo nel bosco di Manziana, entriamo sotto un recinto che siamo costretti a passare strisciando per terra. Qualcuno protesta, non piace a tutti passare i recinti. Qualcun’altro invece è divertito, ama queste piccole avventure, i guadi, gli scavalcamenti di recinti, i passaggi azzardati nei fossi e nelle fratte, i sottopassi della ferrovia.</p>
<p>Il bosco, querce, nespoli, è quasi in piano e rasserena tutti. Anche le fontane sono occasione di pausa. Poi si esce dal bosco, e dopo la sosta al supermercato, eccoci di nuovo a superar cancelli per arrivare agli archi dell’acquedotto cinquecentesco, e alla sosta in un magnifico castagneto. Di nuovo in discesa, bel sentiero di fianco a un fosso fino alla strada che costeggia il lago di Bracciano. Arrivati al lago, sulle panchine, c’è chi vorrebbe fermarsi seduto a guardare le anatre e mangiarsi un gelato, ma il buio avanza e il buio, si sa, ormai è il nostro spauracchio!</p>
<p>Proviamo a camminare sul filo del bagnasciuga, anche se il procedere è più lento. Ma non piace, perché le acque ributtano sempre ciò che l’uomo butta, e quindi le coste sono sporche di rifiuti. Dopo qualche chilometro, ognuno prosegue per conto suo, e rimaniamo in sei o sette. Ritrovato l’asfalto, tutti a testa bassa a macinar chilometri verso Anguillara Sabazia. A un piccolo spiazzo, come per miracolo, ci ritroviamo tutti, o quasi. Luca, l’altra guida, ci offre i suoi fantastici biscotti al cioccolato, e via di nuovo a testa bassa sull’asfalto. Io, con un gruppetto oso e mi butto verso il lago, trovo una stradina più piacevole che ci porta a due chilomentri dal paese, quando arriva il buio, e qui ritroviamo gli altri che arrivano sulla strada principale, frontalini accesi, con Marco che urla perché vuol farsi sentire dalle auto. Improbabile!</p>
<p>Carlo ci aveva lasciato a metà tappa, aveva una vescica enorme sotto il piede, poverino. Lo ritroveremo in Piazza San Pietro. Giulio non sta bene da un paio di giorni, anche lui decide di tornare a casa, e rimaniamo in 18.</p>
<p>Il quinto giorno sembra nuvoloso, forse è l’umidità del lago, qualcuno dice, e infatti quando siamo a qualche chilometro, su grandi campi coltivati a broccoletti, tra tralicci dell’alta tensione, torna il sole. Attraversiamo la ferrovia, qualche proprietà privata, chiediamo il permesso in un’azienda agricola e il fattore ci risponde “Andate a Roma? Bravi, passate pure, ci sono un paio di recinti da passare, ma ormai sono semi-distrutti”. Infatti il primo è aperto, il secondo lo saltiamo. Ed entriamo nel cortile di un’altra fattoria, mentre due donne stanno giocando con una bambina bionda. Le rassicuro “Non vi spaventate, siamo solo pellegrini, andiamo a Roma e siamo in 18, ma passiamo in un attimo!”. Loro ridono.</p>
<p>Dopo un altro campo, apriamo un paio di cancelli e facciamo un altro incontro che mi colpisce: a passare nelle proprietà private ci si aspetta sempre di essere rimproverati. Ma stavolta finiamo dritti dritti in una pista da trotto, dietro a un’azienda agricola dove probabilmente addestrano cavalli da corsa. E sulla pista sta correndo un cavallo, con un giovane uomo nel sulky. L’uomo ci guarda, mentre noi attraversiamo la pista, ma prosegue con i suoi giri, incitando il cavallo col frustino. Ha un buffo cappello di feltro, sembra un elfo, il tempo che noi attraversiamo la pista per il lungo lui ci passa accanto 4-5 volte. Lo guardo meglio, sembra slavo o forse più lontano ancora, anche il cappello da elfo non è un cappello italico, chissà come ha imparato ad addestrare cavalli per il trotto, gliel’avranno insegnato qui, in azienda, o già lo faceva al suo paese? All’ennesimo passaggio, mentre il cavallo si fa distrarre dalla nostra presenza e rompe il passo, lui non si scompone, e senza rallentare ci fa un gesto categorico ma molto gentile, indicandoci l’uscita, che io già conoscevo, un piccolo passaggio tra i rovi di fianco a una cabina elettrica.</p>
<p>Ed eccoci a Galeria, altro paese fantasma, già distrutto dai saraceni nel IX secolo, e definitivamente abbandonato a fine Settecento. Tra le rovine, ormai ricoperte dalla vegetazione, un mulino, un ponte medievale, un castello, un campanile, alcune case, l’incontro più strano: soldati? Maschere sul viso, mitra in mano, tuta mimetica, non sono soldati, stanno giocando alla guerra... La prima reazione è di rabbia: arriviamo in un posto così carico di suggestioni, e voi ci fate paura e ci disturbate, andatevene! Si tolgono le maschere, sono poco più che bambini, e io che credevo fossero adulti! Pino gli chiede se i proiettili fanno male, loro dicono “Si, un po’, sono di ceramica”. Io guardo perplesso Pino, che sembra felice di questo incontro, pensando “Ma perché dai confidenza a questi guerrafondai?”.</p>
<p>Pino allora mi spiega, da psichiatra che si è sempre occupato di disagio giovanile: “Guarda che ti sbagli, se si gioca alla guerra da bambini e da adolescenti, da grandi si diventa pacifisti. Io lo trovo sano, come è sano per i bambini capire il pericolo, il disagio nasce nei ragazzi che sono cresciuti protetti dal pericolo, nella bambagia!”</p>
<p>Incasso il colpo e ammetto che ha ragione.</p>
<p>A Santa Maria di Galeria c’è un borghetto agricolo, costruito nel Seicento, per accogliere i contadini e le loro famiglie, quasi fossero una comune. C’è anche una chiesa, con affreschi del Quattrocento, mi colpisce la musica sacra e il dipinto di destra, con un grande asino che trasporta l’icona della Madonna sul basto.</p>
<p>Mentre io sono assorto in meditazione in chiesa, Marco e i goderecci del gruppo cercano di farsi dare un caffè dalla trattoria che sta nella piazzetta del borgo, ma il buon Marco, che si presenta con i suoi capelli lunghi e spettinati, fare dinoccolato al limite del traballante, zaino sulle spalle, viene scambiato (giustamente?) per un fricchettone e viene allontanato con le parole “Nooo...neeee, il caffè non te lo fo!”.</p>
<p>E siamo alla Storta, dalle suore Poverelle, uno degli ostelli dei pellegrini francigeni. Bella accoglienza, struttura semplice ma ci si sente a casa. Anche se le suore ci dividono in modo impari: i 12 uomini in uno stanzone tutti insieme, le 6 donne in due stanze, tre di qua, tre di là!</p>
<p>Ultimo giorno: si corre verso San Pietro, che c’è chi ha già la testa sul treno del ritorno, e c’è chi ha già la testa a casa... Ma non è giusto, l’entrata in Roma è il momento topico del viaggio, perché svilirlo così? C’è allora chi rallenta, e chi accelera, il gruppo sembra una fisarmonica. L’Insugherata è un parco dentro Roma, con le pecore che scappano al nostro arrivo. E dopo l’assalto al bar, eccoci a Monte Mario, ultimo angolo di verde, con il famoso affaccio sul cupolone, e anche oggi c’è il sole, una settimana di sole, incredibile... E qui eccoci come ciclisti in volata, in fila indiana, giù per la Trionfale, a succhiar le ruote di quello davanti, e poi a scartar semafori e cagnolini, Viale Leone IV, bastioni Vaticani, porta Angelica, siamo in Piazza San Pietro! Strette di mano, baci e abbracci, e c’è già chi corre via, dall’amore suo, mentre Carlo ci raggiunge in abiti civili, per farci conoscere la “sua” Roma.</p>
<p>E forse me lo immagino, ma sento che ognuno, in silenzio, anche se non vorrebbe darlo a vedere, dentro di sé si commuove.</p>
<p><em>Luca Gianotti </em></p>
<p>Se non ci credete, a quello che ho appena raccontato, guardatevi le foto di Pino e quelle di Patrizia!</p>]]></description><pubDate>Sat, 28 Nov 2009 12:51:41 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=301]]></link><category><![CDATA[Viaggi]]></category><category><![CDATA[Racconti lenti]]></category></item><item><title><![CDATA[Capitalismo, una storia d'amore?]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/300_1_capitalism_love_story_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Oggi voglio consigliarvi un film. Andate a vedere “Capitalism: a love story” di Michael Moore, vale assolutamente la pena! Ancora una volta è dagli Stati Uniti che ci arrivano le critiche più spietate al nostro sistema, ancora una volta è dagli Stati Uniti che tira il vento del cambiamento. Michael Moore è persona semplice ma geniale: niente intellettualismi, ma una analisi feroce di come il sistema capitalistico sia ormai marcio, e marcio dal cuore, cioè il mondo di Wall Street. E quindi vediamo come la speculazione porti il libero mercato ad approffittarsi dei giovani, con il caso del carcere minorile a gestione privata in cui due giudici corrotti (uno di origine italiana) condannavano gli adolescenti ingiustamente solo per far aumentare gli introiti dell’azienda. O il caso delle grandi multinazionali (Wall Mart, Nike, ecc.) che assicuravano i propri dipendenti per intascare il premio in caso di morte, augurandosi dunque che i propri dipendenti morissero. Poi il film passa alla ribellione a questo sistema. E parole come “rivoluzione”, “occupazione” o “autogestione” tornano prepotentemente di attualità, recuperate da soffitte polverose. E sorprende il discorso al congresso americano di una deputata che invita le famiglie sfrattate dalle banche perchè non più in grado di pagare il mutuo, invita tutte le famiglie americane in queste condizioni a occupare abusivamente le proprie case. Deputata democratica, non comunista! E sorprende ancora di più il caso degli operai che occupano una fabbrica che stava per chiudere, e dopo alcune settimane di occupazione il presidente degli Stati Uniti, Mr. Barack Obama in persona, fa una conferenza stampa in cui dice “io sto con gli operai, solidarietà agli occupanti”. E via con altri casi di cambio di prospettiva: fabbriche che passano all’autogestione, in cui manager e operai prendono lo stesso stipendio, ecc.</p>
<p>Ve l’immaginate qualcosa del genere in Italia? E assolutamente inimmaginabile. Ma è dal centro che il sistema comincia a scricchiolare, mai dalle periferie. E noi, in Italia siamo l’estrema periferia dell’impero.</p>
<p>Mi ricorda quando, nel lontano 1990, andai in Kirghizistan e Kazakistan per una spedizione alpinistica. Il muro di Berlino era già crollato da un anno e mezzo. E Gorbaciov ormai aveva completato la sua Perestroika, il suo rinnovamento e smantellamento del vecchio sistema sovietico. Ma in queste aree periferiche nessuno aveva ancora sentito parlare di tutto ciò, ci si comportava come se esistesse ancora il vecchio impero socialista, nessuno gliel’aveva ancora detto che il mondo era cambiato! In Italia è la stessa cosa, oggi.</p>
<p><em>Luca Gianotti </em></p>]]></description><pubDate>Wed, 4 Nov 2009 8:56:54 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=300]]></link><category><![CDATA[Decrescita]]></category></item><item><title><![CDATA[Appello per progettare l'alternativa]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/299_1_neve_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Anche tu puoi progettare l'alternativa</p>
<p>Se anche tu sei convinto che la triplice crisi, economica, sociale, ambientale, impone profonde trasformazioni di sistema, allora questo messaggio è per te. E’ l’invito ad aderire ad uno dei gruppi di discussione, che stiamo cercando di far nascere in ogni parte d’Italia. Il tema è come costruire una società capace di garantire il benvivere a tutti, nel rispetto dei limiti del pianeta. Un obiettivo ambizioso, ma non impossibile. Magari sei già impegnato nei Bilanci di giustizia, in un gruppo di acquisto solidale, in un’associazione ecologista, in un comitato di resistenza locale, in un consiglio comunale o nel sindacato.</p>
<p>Perciò siamo in difficoltà a chiederti di sobbarcarti quest’ulteriore fatica. Ma non si può farne a meno: senza una bussola, senza un’idea di società verso cui tendere, non si può affrontare neanche la politica del giorno per giorno. E’ ormai certo che per ripristinare l’equilibrio ambientale bisogna ridurre produzione e consumi, ma finchè il motore dell’economia rimane il mercato, l’arresto della crescita può comportare seri contraccolpi sociali. Non a caso, pur con i dovuti distinguo, fra gli oppositori della riduzione troviamo anche il sindacato e i partiti di sinistra, preoccupati per i posti di lavoro e il buon funzionamento dell’economia pubblica. Segno che questione ambientale e questione sociale sono due temi indissolubili, se affrontiamo l’uno senza preoccuparci dell’altro, non abbiamo futuro: saremo sempre osteggiati da tutti o tutt’al più derisi come dei don Chisciotte che combattono contro i mulini a vento. Tant’è Alex Langer diceva: “La conversione ecologica potrà affermarsi solo se apparirà socialmente desiderabile”.</p>
<p>L’unico modo per fare breccia nei movimenti di massa, per avere la gente con noi, è dimostrare che è possibile coniugare sobrietà con piena occupazione e sicurezze per tutti. Ma non basteranno delle mere affermazioni di principio, la gente ha bisogno di concretezza, vuole sapere come si ottiene il miracolo. In breve dobbiamo elaborare delle proposte di riorganizzazione economica e strategie di attuazione, questa è la sfida che dobbiamo raccogliere. Una sfida difficile da affrontare perchè i nostri obiettivi non si raggiungono con piccoli ritocchi. Al contrario richiedono un capovolgimento culturale nel nostro modo di concepire il rapporto con la natura, i diritti, il lavoro, la tecnologia, il mercato, la comunità, il benessere. Richiedono una revisione profonda del nostro modo di organizzare il tempo, le città, la produzione, la soddisfazione dei bisogni, i rapporti sociali, l’economia privata e l’economia pubblica. In una parola richiedono il ripensamento dell’intera architettura economica e sociale, ma da dove cominciare per l’abbozzo del nuovo progetto? Si potrebbe rispondere che la funzione di studio e progettazione va delegata agli economisti, dopo tutto loro sono gli specialisti del settore.</p>
<p>Ma una simile soluzione sarebbe una scorciatoia tanto illusoria quanto pericolosa. Illusoria perchè gli economisti, salvo eccezioni, sono troppo intrisi di cultura mercantile. Da loro non possono venire proposte che richiedono la capacità di lasciarsi contagiare da altre visioni del mondo, altri approcci alla vita, di guardare la realtà dalla prospettiva del benvivere inteso come soddisfazione di tutte le dimensioni umane, di trovare soluzioni che tengono conto della complessità dei bisogni, dei limiti del pianeta, dei diritti delle generazioni che verranno. Ma la delega agli economisti è anche pericolosa perchè è l’antitesi della democrazia. Democrazia significa comando di popolo, esiste solo se le decisioni portanti, quelle che danno forma alla società, sono prese da tutti. Niente influenza la nostra vita più dell’economia e niente è posto fuori dal nostro controllo più dell’economia, segno che il potere non appartiene al popolo, ma ai mercanti e al potere finanziario, l’alfa e l’omega di questo sistema.</p>
<p>Per necessità e per virtù, tocca a noi tutti, senza distinzione di professione, titolo di studio, incarico pubblico, provenienza culturale e politica, tirare fuori una nuova idea nuova di società e tracciare un percorso per farla avanzare. E’ un compito che possiamo assumerci, non richiede particolari attestati scolastici, solo chiarezza politica che si acquisisce con la discussione e il confronto. Del resto non si parte da zero, mentre alcuni hanno riflettuto e scritto in proposito, altri hanno sperimentato su piccola scala, le loro suggestioni e esperienze possono costituire delle basi di partenza. Il nodo da sciogliere, almeno in prima battuta, è piuttosto di tipo organizzativo: dobbiamo stabilire come attivare un processo di elaborazione diffuso capace di giungere a una sintesi condivisa. L’esperimento è nuovo, non c’è da meravigliarsi se il percorso non è tutto chiaro, l’importante è partire, strada facendo capiremo come proseguire il cammino. Il primo obiettivo è la costituzione di gruppi di studio, aggregazioni di poche persone che individuano i nodi, li affrontano, ipotizzano soluzioni applicabili a piccola, media e grande scala. Ci piacerebbe che ne sorgessero centinaia, addirittura migliaia, trasversali e diffusi su tutto il territorio, piccoli gruppi che si prendono un anno di tempo, o quello che serve, per ritrovarsi due o tre volte al mese e discutere una traccia condivisa a livello nazionale, una sorta di sciame che lo stesso mese si concentra sullo stesso tema.</p>
<p>Il tutto dotandosi di strumenti informatici per mettere le conclusioni dell’uno a confronto con quelle degli altri affinchè emergano assonanze, differenze, divergenze. E più avanti realizzare degli incontri regionali, addirittura nazionali, per dirimere i punti più controversi, formulare una piattaforma comune e mettere a punto delle strategie di transizione. Ma tutto questo è già troppo avanti, al momento ci accontentiamo di individuare chi condivide quest’ipotesi di lavoro ed iniziare il cammino. Perciò invitiamo chiunque voglia coinvolgersi in questo percorso a comunicarcelo, scrivendo un messaggio a gruppidistudio@cnms.it. Basta anche un’adesione telegrafica, l’importante è segnalare il comune e la provincia in cui si abita. A partire da questo censimento, ricontatteremo ogni persona per valutare la possibilità di formazione dei gruppi e stabilire, tutti insieme, come proseguire il cammino. Attendiamo fiduciosi le vostre adesioni per questa nuova avventura di partecipazione dal basso.</p>
<p><em>Francesco Gesualdi, Centro Nuovo Modello di Sviluppo</em></p>]]></description><pubDate>Wed, 28 Oct 2009 16:45:29 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=299]]></link><category><![CDATA[Decrescita]]></category></item><item><title><![CDATA[Il costruttore del nuovo]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/298_1_l-alba_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Questo testo&#160; mi sembra molto adatto alla nostra associazione... Alessandro Vergari</p>
<p>"Il costruttore del nuovo è colui che si avvicina senza aspettative.<br />
Nessuno conosce il punto di arrivo, ma ognuno sarà l’artefice dei<br />
piccoli passi quotidiani, quasi impercettibili, che portano lontano e<br />
costruiscono compiutamente il disegno che ancora non esiste.<br />
Il costruttore del nuovo è colui che vede cosa c’è da fare e non aspetta<br />
che qualcuno gli dica cosa fare, ma sapendo quali sono le sue<br />
caratteristiche e le sue professionalità si mette al lavoro senza che<br />
nessuno debba ringraziarlo per questo. <br />
Il costruttore del nuovo sa di non essere da solo a costruire la strada<br />
e che per questo usa molto il rispetto e mette in pratica ciò che ha<br />
imparato sino ad oggi essendo però disposto a cambiare in qualsiasi<br />
momento se questo agevola la realizzazione del nuovo.<br />
Il costruttore del nuovo è colui che partecipa ai processi decisionali<br />
perché il nuovo non ha gerarchie, ma è anche rispettoso del lavoro che è<br />
stato fatto dagli altri in precedenza e si inserisce armonicamente<br />
rispettando e essendo rispettato a sua volta.<br />
Il costruttore del nuovo non ama il potere che appartiene solo al<br />
“vecchio”, ma se necessario si mette in evidenza con puro spirito di<br />
servizio.<br />
Il costruttore del nuovo sta più nel cuore che nella mente.<br />
Il costruttore del nuovo sa che, proprio perché il nuovo ancora non<br />
esiste, dovrà affrontare e sostenere chi ancora non è in grado di<br />
supportare la sua “visione”<br />
Il costruttore del nuovo sa che vedrà molte persone avvicinarsi e molte<br />
allontanarsi <br />
Il costruttore del nuovo non si prende troppo sul serio ed è sempre<br />
disponibile a ridere e scherzare<br />
Il costruttore del nuovo non ha ostacoli perché è abituato a superarli<br />
Il costruttore del nuovo ha fiducia nei suoi compagni di viaggio<br />
Il costruttore del nuovo sa che ogni sua azione è importante e produce<br />
un effetto e per questo riflette bene prima di agire.<br />
Non è facile fare il “costruttore del nuovo”, ma non è nemmeno<br />
difficile, richiede solo di iniziare a pensare fuori dagli schemi ed<br />
essere ben disposti a intraprendere un viaggio comune in acque<br />
inesplorate.In ogni caso questo viaggio è una occasione di crescere<br />
insieme agli altri, alcuni sono pronti e altri ancora non lo sono perché<br />
il nuovo non è fatto per chi scappa da se stesso, perché il nuovo non<br />
siamo che noi che cambiamo insieme al mondo che ci circonda." Pierluigi Paoletti</p>]]></description><pubDate>Wed, 28 Oct 2009 16:22:21 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=298]]></link><category><![CDATA[Discussioni]]></category></item><item><title><![CDATA[Illuminata sulla via dell'Aspromonte]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/297_1_bova_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Non ho mai partecipato ad un blog e sono anche tecnologicamente primitiva e pigra, in poche parole uso internet solo quando e se non posso farne a meno. Ma vorrei, in qualche modo dare voce a pensieri e sensazioni che hanno reso il trekking in Aspromonte lungo il sentiero dell'Inglese qualcosa di veramente speciale per me. Decidete voi se può trovare spazio nel blog o altrove o anche nessuno spazio...a me va di farvi partecipi della mia esperienza (e quella degli amici di cammino) perchè qualcuno, forse incuriosito, possa voler provare le stesse cose.</p>
<p>Un viaggio i cui preparativi sono stati fatti in fretta e distrattamente per via dell’ossessiva necessità che ho di lasciare tutto in ordine e niente in sospeso, prima di cominciare qualcosa che per un po’ non sarà la routine quotidiana.</p>
<p>Una pausa dal lavoro che, spesso, nelle settimane precedenti la partenza ho pensato che forse non era il momento di fare visti i molti impegni cui assolvere nello stesso periodo. Più volte ho vissuto l’intima sensazione di sottrarmi colpevolmente al mio dovere.</p>
<p>Ma su tutto questo ha prevalso definitivamente un egoistico spirito di sopravvivenza del piacere più puro di fare quello che più mi piace: camminare.</p>
<p>E come molto spesso accade, l’istinto ha avuto ragione. Lasciatami alle spalle la capitale bella e frenetica, magica ed infernale, cosmopolita e campanilista, attraente ed insidiosa, ho cominciato il mio viaggio verso l’appuntamento con persone mai viste, unita a loro dal gusto comune del camminare.</p>
<p>Più mi avvicinavo al punto di partenza del trekking e più sentivo che qualcosa di veramente bello stava per avere inizio.</p>
<p>Ma tutto questo, in fondo, si vive e rivive generalmente all’inizio di ogni viaggio e lo si ricorda alla fine. Ciò che di diverso c’è stato questa volta è qualcosa di unico che non oso dire irripetibile per il semplice motivo che mi auguro di rivivere ancora le stesse emozioni negli stessi luoghi.</p>
<p>Non ho semplicemente fatto un trekking in Aspromonte, come fosse un Parco naturale come altri, o un posto dove non ero mai stata in altre occasioni. Ho vissuto una settimana avvolta nella magia di un’altra dimensione spazio-temporale. Una dimensione in cui ho visto posti incantevoli dove la natura va rispettata quando premia con i suoi frutti, ma anche quando sconvolge il territorio con la sua esuberanza.</p>
<p>Montagne antiche, alberi secolari, paesi incastonati come gioielli tra le valli, sui cocuzzoli, sulle pendici, mulini strategicamente vicini alle fiumare, meraviglie incontrastate del panorama aspromontino. Le fiumare, che viste dall’alto disegnano una rete di strade che porta al mare. Sembrano nascere dal ventre della montagna, per poi allargarsi, stringersi, dividersi fino a trovare sempre e comunque la via per giungere alla loro meta.</p>
<p>Si guarda alla fiumara con rispetto, si sceglie il punto giusto in cui attraversarla con ponderazione, consapevolezza e cautela. La fiumara detta legge. L’acqua che in essa scorre a regime torrentizio non si ferma davanti all’uomo. Spesso è l’uomo che deve fermarsi davanti a lei, come fanno gli asini che non vedendo il fondo preferiscono non attraversarla.</p>
<p>L’effetto magico che mi ha rapito non appena messo il piede sul suolo aspromontino, si è trasformato in una favola i cui protagonisti sono le persone che vivono in quei luoghi magici. Non parlo di elfi, gnomi, fate ed orchi, parlo di gente vera, ma tanto vera nell’animo e nel cuore che sembra incredibile esistere sul serio.</p>
<p>“E non può essere un caso sporadico”, ho pensato dopo la prima sera a Bagaladi, perché il giorno dopo ad Amendolea l’accoglienza di Ugo e degli amici dell’agriturismo “Il Bergamotto” ha rinnovato la piacevole sensazione di giungere in un luogo dove niente di male può accadere. Perché nell’aria c’è serenità, tranquillità, ottimismo. Nell’aria c’è il bergamotto che fa innamorare di sé chi lo conosce…come è successo ad Ugo ed un po’ anche a me attraverso le sue parole chiare, dirette, semplici, calme e sincere.</p>
<p>E che dire della piccola popolazione che mantiene viva Gallicianò?! Da lontano sembrava un paese disabitato, ma poi al nostro arrivo nella piazzetta, alla loquacità della proprietaria del bar si è unita la vivacità dei ragazzi che hanno dato vita ad un momento di musica e danza tradizionale indimenticabile, dove organetto, tamburelli e tarantella hanno innaffiato il pranzo meglio di un buon vino.</p>
<p>Ho avuto il piacere di toccare con mano la realtà della tradizione grecanica dove su tutto spicca la sua popolazione che tra mille difficoltà non vuole soccombere e lasciar morire una cultura così ricca di valori.</p>
<p>Il culmine di tutte queste sensazioni positive e del piacere di essere in quel territorio, è arrivato, per me, con la permanenza a Bova. Non un semplice paese di montagna, ma il cratere di un vulcano che erutta quotidianamente lapilli di generosità, bontà, accoglienza, disponibilità incondizionate, che ricadono sugli ospiti trasformandoli in amici con cui camminare, chiacchierare, mangiare, bere, suonare e danzare.</p>
<p>Non abbiamo conosciuto solo Andrea guida esperta, competente, amante ed orgogliosa della sua terra, ma con lui e grazie a lui abbiamo conosciuto una intera popolazione animata da una disponibilità antica, da una passione vera per il proprio territorio.</p>
<p>Gente che apre le proprie case a forestieri, che mette in tavola cibi sani, semplici e genuini con l’abbondanza di chi sa che a far del bene non ci si rimette mai. Paesi dove anche la nebbia ed il temporale non fanno paura, perché si aspetta rispettosamente che passino per riprendere la vita di tutti i giorni con semplicità e serenità, tutti insieme grandi e piccoli aiutandosi a vicenda.</p>
<p>È questo lo spirito che anima il tanto lavoro, non sempre facile, che fanno i ragazzi della Cooperativa “S.Leo” di Bova. Ragazzi che non si fanno scoraggiare e che credono di più in quello che fanno che nella insormontabilità delle mille difficoltà e problemi che devono affrontare. Ragazzi uniti dal comune amore per le loro tradizioni e dalla volontà di farle conoscere agli altri, per far sapere che c’è ancora un mondo buono ed onesto in cui credere.</p>
<p>Finchè ci saranno giovani così, anche gli anziani lasceranno più serenamente questa vita, consapevoli che non finirà con loro. Per tutto questo, grazie ad Andrea Laurenzano, ai suoi amici e collaboratori Angelo, Ugo, Biagio, Michele di Palizzi e poi a tutta la popolazione di Bova, esempio raro, per non dire unico, di sentimenti buoni e sinceri al di sopra degli interessi ed invidie di chi non vive e non conosce simile realtà.</p>
<p><em>Rosamarina</em></p>]]></description><pubDate>Sun, 11 Oct 2009 15:12:2 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=297]]></link><category><![CDATA[Viaggi]]></category></item><item><title><![CDATA[Siamo neoromantici?]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/296_1_per-mano_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Voglio riprendere coi tanti compagni di viaggio conosciuti (e che conoscerò) in Boscaglia, alcune riflessioni sulle problematiche del camminare e l’amore. E’ indubbio che chi si avvicina alla filosofia Boscaglia cerca “qualcosa di più” del trekking tradizionalmente inteso. C’è il camminare lento, è vero, come nucleo centrale, ma c’è anche un approccio ai luoghi e alle genti che attraversiamo molto particolare. C’è, secondo me, una ricerca continuo di UMANITA’, di relazioni personali significative, di scambio con lo straniero, di portare una voce “vogliosa di comunicazione”. Questo vale per chi incontriamo durante il cammino (chi ci ospita, altri viaggiatori, realtà socio economiche e culturali) e per gli incontri FRA noi del gruppo che cammina. Molte simpatie, amicizie e amori nascono nei nostri viaggi, perché il senso di apertura al nuovo, la convivialità, lo sforzo di uscire dagli schemi/gabbie della nostra vita ordinaria, lo favoriscono. Io credo che tutti noi, dopo anni di pratica di queste dinamiche “alternative”, dobbiamo inquadrare meglio il fenomeno di cui siamo attori. Una maggiore nostra consapevolezza di ciò che andiamo cercando, di ciò che siamo, non può che incrementare, rendere più ricche le esperienze che costruiremo assieme. Io chiamo la fase storica che abbiamo davanti NEOROMANTICA.</p>
<p>Intendo che la nausea del vivere tecnologico, frettoloso, stressante, burocratico, spersonalizzante, ha raggiunto dei limiti di tale insopportabilità che, se non vogliamo ammalarci tutti, dobbiamo ribellarci e praticare un’altra visione dello “stare al mondo”. L’ottica romantica della vita è centrata sull’essere umano e sulle sensazioni/sentimenti che si mettono in campo. Il Romanticismo dell’800 fu una risposta all’Illuminismo esasperato e vincente allora, un tentativo di non arrendersi alla dea Ragione. I successi che razionalità e scienza hanno conseguito nel ‘900, portano come conseguenza a una emarginazione delle parti creative, relazionali, emozionali del nostro essere. Queste parti possiamo definirle con una parola che ben sintetizza la complessità di quel sentire umano che va oltre il semplice programmare e controllare le situazioni: AMORE. Che è l’amore fra uomo e donna, ma anche l’amore per gli animali, le piante e la natura in generale, come l’amore per la pace e la giustizia ecc. E’ lo scarto fra noi e le macchine intelligenti. Il riprendere a camminare in un certo modo è stato un primo istintivo rifiuto dei comodi mezzi di trasporto meccanici.</p>
<p>Così, il viaggiare in un gruppo conviviale è la risposta alle nostre solitudini. Commuoversi a un tramonto, come ridere giocosi alla battuta di un compagno di strada, sono “cose reali”, altrettanto reali del consumismo dominante. Con la differenza che quest’ultimo è un surrogato, alla fine frustrante e vuoto, di quelle sensazioni di pienezza e felicità che un rapporto sano con la natura e fra esseri umani ci possono donare. Essere Neoromantici vuol dire reinserirsi in quel filone del pensiero umano che rivendica la soggettività come prioritaria, che non si arrende all’espropriazione dei sensi da parte di un IO cosciente che tutto vuole dominare. Noi camminiamo per risentire vivi tutti i nostri sensi (Il sapore del mondo – Un’antropologia dei sensi, David Le Breton, Raffaello Cortina Editore). Noi cerchiamo relazioni per perderci in quello stato amoroso, che tutti agognamo e di cui tanti hanno ormai ignoranza e paura. Non è un caso che tanti itinerari Boscaglia riprendono tour romantici dell’800 o le antiche vie di pellegrinaggio, entrambi tipi di viaggio in cui l’aspetto di conoscenza delle genti e del territorio e la valenza esistenziale e spirituale erano assolutamente in evidenza.</p>
<p>Propongo di aggiungere al nostro logo: “più lenti, più profondi, più dolci”, un “più amorosi, più Romantici”. Alex Langer, che ha formulato la prima frase, è morto suicida. Pur non conoscendo i suoi drammi interiori, abbiamo il diritto dovere di chiederci cosa gli è mancato per concludere così tragicamente la sua vita. Io credo si sia sentito SOLO. L’amore, in tutte le sue dimensioni…compreso l’amore per noi stessi… è l’unico antidoto alla depressione e all’infelicità che io conosca. Non a caso Serge Latouche propone come compito concreto a ognuno di noi, nel grande quadro di una decrescita felice dell’economia, quello di REINCANTARE IL MONDO, cioè di rimettere la POESIA al primo posto.</p>
<p>Che ne pensate?</p>
<p><em>Guido "ulula alla Luna"</em></p>
<p>&#160;</p>]]></description><pubDate>Tue, 8 Sep 2009 15:40:20 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=296]]></link><category><![CDATA[Discussioni]]></category></item><item><title><![CDATA[Raccogliere rifiuti mentre si cammina]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/295_1_trashPNG copia_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Ho già fatto 5 viaggi Boscaglia e a fine mese ne farò un sesto. Mi sono sempre trovato bene e mi ripeterò in futuro. In questi viaggi ho sempre trovato nuovi spunti di riflessione e opportunità per una crescita interiore e nei riguardi dell'ambiente. In una di queste riflessioni mi è balenata questa idea.</p>
<p>Vorrei suggerire un "gioco" che le guide Boscaglia potrebbero aggiungere al loro bagaglio di attività i cui coinvolgono i viaggiatori. Premessa: talvolta in montagna, lungo il percorso, si trovano, anche se di rado, piccole tracce del passaggio umano, rifiuti caduti involontariamente ai camminatori. Sarebbe carino quindi se le guide incentivassero la raccolta di queste tracce.</p>
<p>In pratica si tratterebbe di tenere a portata di mano un sacchetto di plastica, attaccato allo zaino, da riempire che le immondizie trovate lungo il cammino. Posta come un gioco non sarebbe di alcun peso e potrebbe far sviluppare una sensibilità che potrebbe propagarsi a tutti i camminatori, non solo Boscaglia. Inoltre penso sarebbe opportuno stabilire un criterio univoco riguardo le tracce organiche. Come vanno trattate le bucce, di banana, di mela, i semi, il pane e quant'altro? Si posso disseminare sul tracciato? vengono biodegradate dall'ambiente o no? A quali quote è possibile e a quali no? E come eventualmente disperderli? Nascondendoli sotto ad un sasso, buttandoli lontano dal sentiero? Sui sassi, sull'erba? Non sarebbe giusto se le guide dessero informazioni unificate su questo argomento? Forse è una osservazione stupida, non so.</p>
<p>A volte però un mucchietto di bucce lasciato in certi posti non è proprio bello da vedersi. Magari è anche un argomento che è già stato trattato sul sito, in tal caso mi scuso per la mia superficialità. Cordiali saluti.</p>
<p>Maurizio</p>]]></description><pubDate>Sun, 6 Sep 2009 8:29:42 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=295]]></link><category><![CDATA[Ambiente]]></category></item><item><title><![CDATA[Non sarà un 4000 metri, il monte Pachnes...]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/294_1_pachnes_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Non sarà un 4000 metri, il monte Pachnes. Ma arrivare in vetta, in una limpida e fredda mattina di ottobre 2008, è stato per me motivo di grande gioia. Il Pachnes è la cima più alta dei Monti Bianchi, a Creta.</p>
<p>Nella foto mi vedete gioire sulla cima insieme al mio amico Stelios Georgedakis,&#160;conosciuto da&#160;tutti quelli che in questi 10 anni hanno camminato a Creta con me. Lui e la sua bellissima famiglia, originaria di Agios Ioannis, dove ancora vivono il padre e la madre, in un villaggio in cui la strada asfaltata è arrivata da circa 10 anni e dove prima ci si muoveva a piedi portando i carichi con i muli. Villaggio di montagna e di montanari, siamo sotto lo Zeranokefala,&#160;vetta di 2000 metri, che anticipa il monte Pachnes e i sui 2453 metri, appunto.</p>
<p>Adonis, il fratello di Stelios, vive a Anopolis, perchè lì c’è la scuola per le sue due bambine, ma ogni mattina viene a mungere pecore e capre, perchè Iannis, il padre, ormai non ce la fa più. Stelios vive a Agia Roumeli, insieme a Claire, la sua dolcissima compagna francese. Lei è medico, attualmente è il medico del paese. Lui gestisce un ristorante e da poco ha anche alcune camere, vicino alla spiaggia. Ma Stelios è uomo di montagna, non di mare. E quindi appena può torna anche lui al villaggio, e da lì sale in montagna. Sapete come si chiama il suo ristorante? “Pachnes”, come la montagna!</p>
<p>Io accompagno gruppi a Creta da più di 10 anni, ho iniziato nel 1997, ma non ero mai stato sulla cima del Pachnes. E siccome a ottobre accompagno un gruppo in un itinerario inedito che vuole fare una grande traversata dai Monti Bianchi al mare, ho chiesto a Stelios di accompagnarmi.</p>
<p>Io e Fabiana stavamo esplorando altri sentieri di Creta, e il giorno precedente avevamo risalito i monti Bianchi dal mare di Sougia fino a Omalos, lungo una valle selvaggia veramente unica. La mattina molto presto eravamo partiti verso le vette, l’appuntamento con Stelios era nel primo pomeriggio, alle 15, al passo chiamato Piroù. Noi arrivavamo da Omalos, lui dal suo villaggio. Alle 15, dopo un bel dislivello di 1000 metri, eccoci a Pirou, pascoli, un paio di capanne di pastori, nessuno in giro. Di Stelios nessuna traccia. I telefonini non prendono, non c’è la linea. Sarà in ritardo? O avrà avuto un contrattempo?</p>
<p>Dopo aver aspettato una mezz’ora proseguiamo, perchè l’obiettivo, una capanna con acqua a 2200 metri, è ancora molto lontano e se aspettiamo troppo rischiamo di non arrivare prima del buio. Ma ci prende un po’ di scoramento, improvvisamente ci sentiamo stanchi e meno motivati. I passi si fanno pesanti, lassù. Il paesaggio è incredibile. Pietraie a perdita d’occhio, avvallamenti, doline, buchi, fenomeni carsici, è tutto calcare, ma il primo pensiero è solo uno: “sembra la luna”. Sembra anche la Majella, ma 10 volte più grande. La Montagna Madre al confronto diventa montagna figlia. Teniamo duro, e passo dopo passo saliamo. Tristi, perchè manca Stelios!</p>
<p>La fatica e il paesaggio mi ricordano ben altre imprese, compiute 20 anni prima, la traversata del grande ghiacciaio Vatnajokull in Islanda, le morene glaciali del Thien Shan... Ma eccoci: tutto corrisponde, una capannetta di pietra, che sdraiati ci si sta solo in due, e vicino una sorgente, fredda, buona, la salvezza! Tira vento, si rannuvola, ci laviamo il minimo indispensabile e poi ci rifugiamo nella capanna, nei nostri caldi sacchi a pelo invernali. Mangiamo dentro i sacchi a pelo, siamo vicini agli zero gradi, ma la stanchezza amplifica il freddo.</p>
<p>Dopo un po’ di tempo, ormai quasi addormentati, ecco un rumore nel buio, cos’è? Un animale? Urliamo “Steliooos!” E lui “Ela Luka! Ela Fabiana!”. E’ arrivato al buio, perchè all’appuntamento lui ha aspettato tanto, tanto più di noi, più fedele alla parola data che al proprio benessere. Stelios entra, si cambia, si asciuga dal sudore, si mette nel sacco a pelo e comincia lentamente a mangiucchiare i suoi viveri. Cerchiamo di capire cosa è successo. Dove abbiamo mancato l’appuntamento? Chi di noi era passato prima e chi dopo? Chi era in ritardo? O forse il posto era sbagliato? Non troviamo spiegazioni. Lui dice che alle 15 era a Piroù, noi pure. Possibile? Ci stringiamo, ora stiamo in 3 vicini-vicini, stiamo per addormentarci di nuovo, quando mi viene un grande dubbio: “Stelios, che ora fai tu?”. “Le 19”. Adesso capisco, accidenti! Il mio orologio fa le 20!” Stelios comincia a ridere: ”stamattina è scattata l’ora solare, anche in Grecia si mettono gli orologi indietro di un’ora, non lo sapevi? siamo europei anche noi! Tu sei passato all’appuntamento alle 14 non alle 15!!!”. Abbiamo riso tutti e 3 per mezz’ora!</p>
<p>Il giorno dopo l’alba è da alta montagna. Una luce che non si dimentica. Si parte subito in salita, la tappa per arrivare al villaggio di Agios Ioannis è lunga, lunga, lunga. La cima la raggiungiamo in un attimo, poco più di un’ora, un paesaggo incredibile, dalla cima si vedono entrambi i mari, tutte le valli, le gole, tutta Creta. In mano, nella foto, tengo un pezzo di ghiaccio, perchè lassù il freddo a Ottobre è già invernale.</p>
<p>Da qui, 2000 metri di discesa. Fuori sentiero, indescrivibile, ci vorrebbe un altro articolo per raccontarla. Arriviamo, si, ma stanchissimi. La gioia, i muscoli che mordono, la zuppa calda di lenticchie della mamma di Stelios, un paio di bicchieri di quel vino che a molti non piace, vino di paese, vino che sa di marsala, vino del Sud. <strong>Che gioia, e che pace!</strong></p>
<p><em>Luca Gianotti </em></p>
<p>Per chi vuole vivere un’avventura vera, quest’anno c’è la prima del viaggio “Dai Monti Bianchi al mare”, è un viaggio per camminatori esperti e allenati, è tra le 4 e le 5 orme, a Ottobre può far freddo, ci vuole attrezzatura tecnica da montagna. Ma poi, arrivati al mare, il clima cambia, si sta sulla spiaggia, si fa il bagno in un mare caldo dall’estate, spiagge tutte per noi... meritato premio di una trasversata fantastica. Ecco le informazioni sul viaggio: <a href="http://www.deepwalking.org/09_creta.php">http://www.deepwalking.org/09_creta.php</a>, ma per essere sicuri di trovare posto in aereo vi consiglio di prenotarvi al più presto!!</p>]]></description><pubDate>Thu, 27 Aug 2009 15:15:4 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=294]]></link><category><![CDATA[Viaggi]]></category></item><item><title><![CDATA[Cassin, l'alpinismo e la fretta maledetta]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/293_1_124326779e7c1778a14935d6925ac7da_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Riccardo Cassin ha salutato pochi giorni fa il mondo su cui era sbarcato oltre 100 anni fa. Una vita leggendaria con centinaia di prime, migliaia di salite e realizzazioni impressionanti sulle montagne di mezzo mondo. Una vita alpinistica costruita pezzo dopo pezzo mettendo insieme una passione indissolubile per la montagna ma anche fatica e sacrifici come solo i tempi eroici dell'alpinismo richiedevano.</p>
<p>Purtroppo altri due alpinisti italiani se ne sono andati in poche settimane durante questa dolorosa estate: Michele Fait e Cristina Castagna; due persone entusiaste, guidate dalla medesima, inarrestabile passione per la montagna e l'alta quota. Fatto salvo il naturale dispiacere - li conoscevo entrambi da un po' di tempo - ed il rispetto per il dolore di chi rimane, la scomparsa di due alpinisti giovani e attivi come Fait e Castagna, mi induce ad alcune riflessioni di carattere generale.</p>
<p>Riflessioni che vi porgo con tutta la delicatezza, l'umiltà e l'incertezza d'obbligo in questi casi.</p>
<p>La prima riflessione riguarda il tempo. E' innegabile che il tempo nell'alpinismo d'alta quota, così come nella quasi totalità delle attività umane, ha subito una compressione enorme, una verticalizzazione che vede l'asse x del tempo accorciarsi sempre più e quella dell'attività alpinistica y allungarsi in maniera inversamente proporzionale. Sono sempre di più gli alpinisti che concentrano attività, salite sempre più impegnative, complicate, rischiose in un tempo sempre più ridotto. Le tappe vengono bruciate: dalle Alpi all'Himalaya nel giro di un anno o al massimo due. Quindici o venti anni fa tentare un ottomila era roba da professionisti; tentarne più di uno a stagione era riservato a fuoriclasse dell'altitudine.</p>
<p>Ora, sempre più spesso, gli ottomila diventano due, tre a volte quattro a stagione - spesso con imponenti dispiegamenti di forze, diciamo così, "esterne", come negli ultimi casi delle scalatrici coreane. Ma l'esperienza non si accumula, l'istinto non si affina, la tecnica non si sviluppa in uno, due e nemmeno tre anni. L'alta quota richiede più spesso la pazienza del tentativo e della rinuncia, che non la furia nella ricerca di un successo accelerato; tentativi che ogni volta insegnano qualcosa, distillando esperienze che fanno il bagaglio di un alpinista preparato.</p>
<p>Cassin è arrivato al Gahserbrum IV dopo trent'anni di attività. Messner ha salito il suo prima ottomila nel 1970, l'ultimo nel 1986: sedici anni; Mondinelli il suo primo ottomila nel 1993, l'ultimo nel 2007: quattordici anni. Fausto De Stefani il primo nel 1983, l'ultimo nel 1998: quindici anni. Giusto per fare esempi conosciuti. Altri tempi direte. Forse, ma certi numeri raccontano più di tante parole. L'altra riflessione riguarda l'esposizione mediatica che si intreccia inevitabilmente con l'accelerazione di cui sopra.</p>
<p>Per "bucare", mediaticamente parlando, occorre esagerare e per farlo non vi sono che due modi: trasformare salite "normali" - per quanto in quota - in imprese epocali o, appunto, spingere sul gas e tentare ciò che non è mai stato tentato, rischiare ciò che non è mai stato rischiato (magari per oggettiva saggezza...). Anche in questo caso una gran parte degli alpinisti - che siano professionisti o dilettanti - è figlia di questi tempi mediatizzati e non fa altro che seguire un mainstream ormai difficilmente arrestabile. Con tutti i rischi che questo comporta.</p>
<p>Molto ci sarebbe da dire, mentre lo spazio non basta nemmeno ad iniziare un confronto su temi così impegnativi e che spesso oltrepassano il mondo autoreferenziale dell'alpinismo d'alta quota. Queste brevi note vogliono solo essere un piccolo spunto per riflettere su un alpinismo che avrebbe sempre più bisogno - come anche il resto del mondo - di una <strong>decrescita felice</strong>.</p>
<p><em>Manuel Lugli </em>(<a href="http://www.nodoinfinito.com">www.nodoinfinito.com</a>)</p>]]></description><pubDate>Fri, 14 Aug 2009 16:23:55 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=293]]></link><category><![CDATA[Sicurezza in montagna]]></category><category><![CDATA[Decrescita]]></category><category><![CDATA[Discussioni]]></category></item><item><title><![CDATA[Il Tour del Monte Bianco di Scheggia]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/292_1_Copia di monte_bianco_17-26_luglio_09_174_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Quest’anno al giro del MonteBianco hanno camminato con me nove simpatici soci e un piccolo/grande cane: Scheggia. Scheggia di nome e di fatto è il cane della Federica di Cremona, abituato a stare dietro alla sua padrona negli allenamenti per la maratona non ha avuto problemi di fatica ma viaggiare con un cane per posti tappa e rifugi potrebbe non essere semplicissimo.</p>
<p>Quando mi è stato chiesto se era possibile che partecipasse ho fatto una veloce verifica constatando che addirittura in certe strutture in teoria i cani non potevano entrare. Scheggia è piccolino pesa sui cinque chili ed è estremamente educato. Si sistemava sotto il letto della Federica anche nei dormitori più affollati senza fare il minimo rumore. Scheggia è abituato così e fuori o su un balcone avrebbe abbaiato tutta la notte.</p>
<p>Qualche gestore vedendolo ha arricciato il naso, ma saputo che altri Gite d’Etape lo avevano ospitato senza problemi per non essere da meno lo ha accettato. In un rifugio del CAF c’era un regolamento… ma anche li si è chiuso un occhio. In un rifugio privato è stato scoperto da un gruppo di Italiani che ci hanno chiesto se poteva stare in dormitorio: ma certo! Abbiamo attraversato anche dei Parchi e li è sempre stato al guinzaglio.</p>
<p>Abbiamo anche incontrato qualche scaletta e lì ha dovuto rassegnarsi a farsi imbragare. In pratica i timori iniziali si sono rivelati infondati. Alla partenza in Italia sembrava tutto più complesso alla biglietteria del bus per la Val Ferret, oltre al biglietto ci voleva anche museruola o gabbietta, fortunatamente l’autista non ha fatto storie. Alla frontiera Svizzera non siamo incappati nei terribili (?) doganieri ma comunque Scheggia aveva vaccinazioni e passaporto in regola.</p>
<p>Sul sentiero l’incontro con altri escursionisti era sempre reso simpatico dalla sua presenza. Qualcuno era incredulo del giro che stava facendo. Siamo abituati a pensare ai cani di piccola taglia come da salotto. Spesso era davanti a me e mi aiutava nello scegliere il lato del sentiero più comodo, sono rimasto ammirato da questa capacità di economizzare le energie. A cena Mariella, altra appassionata di animali a cui mancava la sua cagna rimasta a Firenze metteva sempre da parte qualche pezzo di carne per lui.</p>
<p>Il momento più bello? La salita al Col de Balme fuori sentiero, su per i pascoli tra i cespugli di rododendri,con Scheggia felice ad inseguire insetti ed annusare il vento freddo che portava il bel tempo.</p>
<p>Alla fine del giro ho ricordato uno dei miei primi trekking come guida dove partecipò un cane preso al canile che aveva paura di tutto e tutti, a distanza di anni ad una gita di BoscagliaToscana l’ho reincontrato molto più sicuro di sè con la sua padrona che mi spiegava quanto portarlo nei viaggi a piedi gli avesse fatto bene.</p>
<p><em>Maurizio Barbagallo </em></p>]]></description><pubDate>Sat, 8 Aug 2009 17:34:45 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=292]]></link><category><![CDATA[Viaggi]]></category></item><item><title><![CDATA[Lungo la valle del Draa]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/291_1_tramonto_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Una vacanza diversa per due ragazzi e un padre nel sud del Marocco a stretto contatto con la gente che vive nelle kasbeh.</p>
<p>&#160;Nella grande stanza il pavimento è quasi tutto occupato quando entriamo noi, dispensando salam alekoum a destra e a manca alla ricerca di un posto libero. Ci mettiamo a sedere e con pazienza aspettiamo lo svolgersi della cerimonia. Siamo stati invitati ad un matrimonio che si tiene nella kasbha di Beni M’Hamed e siamo stati divisi, io e mio figlio Niccolò, nella parte maschile della festa, mia figlia Gaia con le donne in un altra parte della grande costruzione di pisè dall’intonaco di un caldo color ocra. Sono un pò invidioso perchè le donne con i loro abiti tradizionali neri, ma abbelliti da mantelli con coloratissimi ricami di lana, con le loro mani e piedi tatuati di henna, con i loro argenti addosso e con le loro grida di yu-yu, mi sembrano più interessanti, ma la promiscuità dei sessi qui sembra assolutamente proibita. Addirittura il futuro marito non ha ancora visto la sposa visto che viene da un villaggio diverso. Lei ha 15 anni e lui poco più di venti. Il caldo è opprimente perchè il grande stanzone ha solo delle finestre piccole, ci sono quasi un centinaio di uomini e la jellaba che mi hanno donato, benchè di cotone leggero, ho dovuto metterla sopra il pantaloncini e la maglietta che gia indossavo. Passa una mezz’ora e poi arriva il tè con l’immancabile aggiunta della menta che, sebbene bollente e zuccheratissimo, lo rende più fresco. Ancora mezz’ora di caldo asfissiante e poi passano con una brocca e un recipiente di acciaio a lavarci le mani per il successivo banchetto dove il cibo è portato su piccoli vassoi attorno al quale, sempre a sedere, si mettono 6-8 uomini. Tajine di manzo con prugne, una sorta di spaghetti conditi con zucchero a velo e una spruzzata di mandorle tostate e poi un rinfrescante vassoio di melone e anguria. Chiedo a Abdu come mai si fanno i matrimoni in un periodo così caldo – mi immagino soprattutto il disagio delle donne e infatti poi vengo a sapere che mia figlia ha sofferto moltissimo il caldo – ma mi risponde che è il periodo migliore perchè i tanti parenti invitati non hanno bisogno di coperte per dormire, dal momento che poi il matrimonio si protrae per più giorni. Una soluzione senz’altro pratica!</p>
<p>Poco prima del tramonto donne e uomini escono nello spiazzo davanti all’abitazione dello sposo, una piccola banda suona tamburi e flauti e i ragazzi e gli uomini, tra cui il futuro marito, io e mio figlio tirati un pò a forza, diamo sfoggio della nostra abilità danzante, mentre tutte intorno e a debita distanza, le donne in nero, ma dagli occhi attenti, incitano con i loro gridi.</p>
<p>E’ questa divisione che forse ci soprende di più a noi occidentali. Niente coppie a giro, solo uomini o donne, quest’ultime quasi mai da sole, nessuna effusione in pubblico, anche i pranzi separati... Facciamo amicizia per strada con una giovane che, stranamente non è velata e si permette persino di rivolgerci parola. Scopriamo, davanti ad un tè offerto a casa sua, che è una giovane separata, ma suo marito non le da nulla per la figlia e probabilemente non è ben vista dai vicini. E’ appena tornata da tre mesi di lavoro in Spagna a raccogliere fragole ed è sicuramente tornata con un altra ottica di vita.</p>
<p>Siamo arrivati a Tagounite, a pochi chilomentri dalla frontiera con l’Algeria, dove il confine non separa che sassi calcinati dal sole di un hamada infinita, solo perchè qui ci abita una guida escursionistica mia amica, Abdou che da anni ormai porta, camminando, turisti alla scoperta del suo paese e del sud del Marocco. Ci racconta del suo viaggio tra le tombe dei marabutti, uomini santi o sante, le cui tombe, ben riconoscibili per la piccola cupola, sono ancora meta di frequenti pellegrinaggi. La tradizione vuole che prendendo un oggetto, un sasso o un legno presso la tomba e poi dormendoci insieme, aiuta a ricordare il sogno fatto e ad avere un messaggio propiziatorio per la propria vita. Anche un altro viaggio fatto con una carovana di dromedari verso una oasi santa, sembra affascinante, anche perchè la notte si dorme in tenda e gli altri componenti marocchini della carovana animano con i loro canti e la loro musica la notte tra le dune. I villaggi sorti ai margini dei palmeti sono l’altra grande attrazione della zona ed ecco le kasbeh, le fortezze, gli ksar, i villaggi fortificati e gli agadir, i granai, costruiti solo di pisè, un impasto di sassi, argilla e paglia essiccata, ma con una grande abilità che consente di innalzare anche case a più piani, utilizzando per i solai tronchi di legno di palma o di tamerice. Nei labirintici corridoi che si sonodano al suo interno c’è davvero sapore di medioevo. Nei lunghi passaggi illuminati solo da aperture dal soffitto, ci sono porte di legno consumate che danno su antri flebilmente illuminati da lampadine di pochi watt, odore di legna e di stalla, sguarid fugaci di donne in costume che si ritirano subito alla vista di un turista... non è facile farci l’abitudine. I</p>
<p>l paese moderno è invece costituito solo una fila di abitazioni lungo la strada principale, il mercato che si tiene due volte la settimana, qualche ristorante, il parcheggio dei taxi e dei furgoni per i villaggi delle vicine oasi, due hamam e le solite stazioni di gendarmeria e dell’esercito vista la vicinanza dell’Algeria con cui il marocco non ha vissuto momenti molto sereni, sopratutto una ventina di anni fa, dopo la famosa Marcia Verde che portò all’occupazione del Sahara Spagnolo e alla guerra con i Saharawi, che ancora oggi non ha trovato una risposta soddisfacente per entrambe le parti. Ma è la vicina oasi formata dal fiume Draa che è la vera attrattiva di questo lembo di Marocco. Nato alle pendici delle montagne dell’Alto Atlante, in questi giorni di giugno stranamente coperte da imponenti cumoli temporaleschi, il fiume percorre tutte le fasce climatiche del mediterraneo partendo dai boschi di cedro a quelli di leccio per poi passare alla macchia mediterranea sempre più scarsa fino ad arrivare alla steppa vera e propria. Nel suo corso però arricchisce ogni singola valle, ogni pianura nei suoi pressi, di una preziosa linfa vitale che fa crescere una striscia di palme da dattero lunga centinaia di chilometri, all’ombra delle quali popolazioni berbere e arabe hanno per secoli tratto il loro sostentemento con una agricoltura semplice, ma molto produttiva, grazie anche all’aiuto di una profonda e sistematica opera di canalizzazione, abilità che fu portata anche sui desertici contrafforti della Sierra Nevada, in Spagna e che ancora oggi è usata nei paesi dell’Alpujarra. In alcune kasbeh di questa vallata è possibile ancora vedere la mellah, il quartiere che fino agli anni successivi alla seconda guerra mondiale era abitato dagli ebrei, una colonia numerosa e miracolosamente risparmiata dalle deportazioni grazie all’appoggio dell’allore re del Marocco che si oppose fermamente alle richieste del governo collaborazionista di Vichy, ma che preferì, appena possibile, ritornare nella neonata nazione di Israele. Di questa fiorente comunità non è rimasto che il retaggio dell’artigianato trasmesso agli arabi, soprattutto di argenteria, e qualche muro annerito e spoglio di una vecchia sinagoga, anche se ogni tanto qualche ebreo marocchino ritorna a vedere la kasbah dei propri padri. E’ il tramonto. Anche oggi, verso i monti dell’Atlante, torreggianti cumoli nembi, tuonano e lampeggiano.</p>
<p>Il Draa, gonfio dalle piogge dei giorni scorsi che avevamo incontrato attraversando le montagne, è arrivato anche qua, a centinaiadi chilometri di distanza, riempiendo i canali che sembravano secchi da secoli. La gente è in fermento; si rattoppano gli argini, si aprono le varie chiuse per regolare l’afflusso dell’acqua nei vari campi dalle zolle spaccate, i bambini giocano con l’acqua fangosa. Niccolò, ribattezzato Said dai ragazzi della kasbah, approfitta dell’ultima luce per continuare una partita a calcio, uno sport che per fortuna accomuna tutti i ragazzi del mondo, Gaia, chiamata Sena, si fa rifinire, da una paziente ragazza, i tatuaggi alle mani e ai piedi con l’henna per un ricordo della Valle del Draa che potrà portare anche in Italia e durerà ancora per due settimane, mentre spero che tutto quello che abbiano visto gli rimanga per sempre. E io? Da una duna di sabbia che guarda verso il Sahara profondo, verso Timbouctu, che un cartello indica a 50 giorni di marcia, mi ricordo di una storia letta tempo fa dove si racconta l’incontro di un turista con un tuareg, dove il primo, pavoneggiandosi per la sua impresa, dice al tuareg che ci ha messo solo 7 giorni di viaggio ad attraversare tutto il deserto, e il tuareg gli risponde: “e gli altri 43 giorni cosa hai fatto?”, e aspetto il sole che scompaia, che compia un altro giro, mentre la mia vita in questo viaggio, ne ha fatto un altro.</p>
<p>La valle del Draa si può esplorare con l’Associazione la Boscaglia che promuove viaggi a piedi e che in questa occasione si appoggia alla guida descritta nel testo e che da anni ormai organizza viaggi anche nel resto del Marocco: Abdou Belfaiza.</p>
<p><em>Alessandro Vergari </em></p>]]></description><pubDate>Wed, 5 Aug 2009 10:56:47 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=291]]></link><category><![CDATA[Turismo responsabile]]></category><category><![CDATA[Viaggi]]></category></item><item><title><![CDATA[In gruppo sulla Francigena]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/289_1_RdM301cover_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Sulla Francigena si cammina da soli, oppure con pochi e fidati amici:&#160;secondo le statistiche fornite dall’Associazione Europea Vie Francigene, che ha monitorato il passaggio da Fidenza, in provincia di Parma, dai 300 camminatori del 2007 si è saliti ai 700 del 2008, mentre è rimasta invariata la percentuale dei camminatori solitari: sono stati il&#160;&#160;65%, mentre il 35%&#160;ha viaggiato&#160;in gruppo.</p>
<p>Cosa spinge questi ultimi a vivere un’esperienza che per molti è intimista, condividendola con altre persone, spesso sconosciute? La Boscaglia, l’associazione che da 15 anni pratica la cultura del camminare lento, organizza ogni anno viaggi a piedi sui tratti più belli della Francigena. Abbiamo chiesto ad alcuni partecipanti le loro motivazioni.</p>
<p>Alla domanda del perchè ha scelto di camminare sulla Francigena nel tratto da Fidenza a Sarzana, <strong>Silvana Zampone </strong>- venuta &#160;dalle Langhe - &#160;ha risposto: “Volevo provare una strada di pellegrinaggio. Ho scelto di farlo con un gruppo organizzato perché il valore aggiunto della condivisione di momenti belli con altri mi fa preferire questo modo di viaggiare.”</p>
<p><strong>Alessandra Rossi</strong> di Milano invece dice: “Ho trovato quello che cercavo: avevo scelto il tratto delle via Francigena perché non mi interessava tanto fare un giro in montagna, ma camminare da un luogo a un altro, da un paese all'altro, con tutto il fascino di percorrere la stessa strada già percorsa da tanti altri prima di me – vedendo non solo prati, boschi ma anche piazze, chiese, castelli. Non sono riuscita e non riesco a identificarmi nella figura del pellegrino – ci vuole uno spirito, una fede che non ho – sono più attirata dall'idea del viandante, dello spostarsi a piedi con ritmi e tempi, senso della misura e della distanza ben diversi da quando ci si sposta in auto o con altri mezzi. Ed il fatto di farlo assieme ad altre persone, animate da uno spirito simile ma nello stesso tempo sconosciute, ha aggiunto interesse al percorso. Camminando i miei pensieri si sono fermati o meglio si sono dileguati e ho ritrovato una visione più positiva, pulita, leggera, attiva“.</p>
<p><span id="1248954358675S" style="display: none">&#160;</span><strong>Maria Rita Schiavone</strong> è venuta dalla Sicilia per percorrere la Francigena, era il suo primo viaggio a piedi: “Ho scelto la Francigena in coincidenza con la Pasqua perché cercavo un’esperienza spirituale, ripercorrere il pellegrinaggio cristiano. Mi sono iscritta a un viaggio in gruppo perché non ero documentata, non avrei saputo farlo da sola”.</p>
<p>A proposito del grado di soddisfazione,&#160;&#160;<strong>Silvana Zampone </strong>confessa: “Sono rimasta parzialmente delusa perché abbiamo camminato troppo, le tappe erano troppo lunghe e non c’era il tempo per visite storiche o momenti spirituali. Mi aspettavo più contatti umani con persone del posto che ci introducessero nella storia e nella spiritualità della Francigena”.</p>
<p>Per <strong>Alessandra Rossi</strong>: “è stata per me davvero una bella esperienza, era la prima volta che facevo un trekking con Boscaglia e mi sono trovata davvero bene. E diciamolo pure, per me è stata anche un po' una sfida, non ero affatto sicura che ce l'avrei fatta a camminare per tanti giorni di seguito – invece giorno dopo giorno, senza preoccuparmi troppo della meta ma più del percorso, ascoltando le gambe più o meno stanche, le ginocchia più o meno doloranti sono andata avanti e mi sono ritrovata in fondo molto meno provata di quanto pensavo sarei stata! Ho apprezzato la scelta del percorso, degli alloggi, ma soprattutto la filosofia del camminare!”.</p>
<p>La siciliana <strong>Maria Rita&#160;</strong> racconta: “Non ho trovato gli aspetti spirituali che cercavo, mi aspettavo un cammino più immerso nella natura, speravo ci fosse più tempo per fermarsi ad ascoltare i suoni della natura, c’era un po’ la fretta di arrivare anche a causa del maltempo, sul passo della Cisa ci siamo trovati in una nevicata... e poi i tratti di asfalto mi hanno disorientata dalla meditazione e dall’ascolto della natura, riportandomi al quotidiano. Ma mi sono ritagliata momenti di spiritualità, rimanendo in coda al gruppo, in silenzio, o facendomi accarezzare dal vento, piccoli momenti di magia!”</p>
<p>Da queste interviste emerge anche un&#160;altro dato&#160;: la maggioranza degli iscritti a questi viaggi di gruppo sono donne!</p>
<p><em>Luca Gianotti (tratto dalla Rivista della Montagna n. 301)</em></p>]]></description><pubDate>Thu, 30 Jul 2009 13:49:4 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=289]]></link><category><![CDATA[Viaggi]]></category><category><![CDATA[La Boscaglia: vita associativa]]></category></item><item><title><![CDATA[La guida è dentro]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/288_1_massimo2_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Quando ritorni da un viaggio a piedi, non hai finito una settimana di lavoro.</p>
<p>Quello, è per chi pensa che fare la guida sia un lavoro.</p>
<p>Ho appena finito il viaggio dall'Appennino al mare e sono qui con il "magone" (eufemismo reggiano che sta per malinconia).</p>
<p>Sono qui con addosso l'odore e l'umore vissuti di 8 giorni 8 con persone che con me hanno condiviso tutto. La notte e le stelle, la stalla e gli asini; passi e sorpassi sorrisi e gesti che sono baci dati al vento. Essere guida è un accompagnare ma è anche un essere accompagnati poichè sono coloro che si mettono nel tuo sapere che ti danno la forza per dire vacca boia sono un pezzo importante di questo peregrinare.</p>
<p>Essere guida in Boscaglia è ancora di più; perchè chi viaggia Boscaglia non cammina solo; penetra nell'essenza del viaggiare. Ogni volta che accompagno un gruppo Boscaglia mi tocca dire " che bell' insieme di viaggiatori, simpatici" ogni volta è così. Non può essere un caso.</p>
<p>Faccio la guida.</p>
<p>Ma non è un lavoro, un lavoro lo si abbandona ogni tanto, si ci stacca da lui.</p>
<p>Io sono guida sempre. Cè l'ho dentro questa voglia di portare avanti, fare andare, vedere e conoscere. Ho un bubbone nella pelle che mi fa essere guida e mi marchia anche quando non sono nei viaggi. Devo stare attento, se qualcuno mi chiede una informazione per strada rischio di accompagnarlo e fargli leggere la cartina (suvvia Montanari lo hai fatto anche con la vecchietta che ti ha chiesto dell'ufficio postale).</p>
<p>E adesso sono qui, vacante tra stanza e cucina in un pomeriggio di caldo periferico di una città che può essere ovunque. Mi ribolle il sangue, frizza di lambrusco; si perchè tra pochi giorni riparto; viaggio Boscaglia. Conoscerò persone nuove che saranno amici come lo sono tutti quelli che ho accompagnato fino ad ora; la famiglia dei viaggiatori mi aggiunge nuovi spazi e sorrisi: Ci saranno momenti di parole, silenzi tra i faggi, pensieri davanti a un crinale.</p>
<p>Passi e ripassi a dire di ciò che bello c'è.</p>
<p>Che lavoro fai? Mi chiedono spesso. Come puoi spiegare che la dimensione lavoro non esiste? Ti guardi e devi cercarne una. Preferisco rispondere come sempre: sono un cercatore di orizzonti, raccolgo attimi sospesi tra nuvole e fiori , cerco le storie nascoste tra radici e tronchi cavi, porto avanti il passo per toccare epidericamente un pezzo di mondo che intorno a noi lievita e gravita.</p>
<p>Erro laddove il cuore batte e non è sempre a nord. Ho notato che alcune persone non capiscono.</p>
<p>Ci sono di quelle che addirittura ridono.</p>
<p>Vabbè,</p>
<p><em>Massimo Montanari </em></p>]]></description><pubDate>Thu, 30 Jul 2009 11:41:29 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=288]]></link><category><![CDATA[Turismo responsabile]]></category><category><![CDATA[La Boscaglia: vita associativa]]></category></item><item><title><![CDATA[Pensieri dal trekking solidale in Abruzzo]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/287_1_santeusanioleggera_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Era da tempo che mi parlavano dei Monti della Laga, della bellezza del Gran Sasso e per me che sono abituata a camminare nel Parco era un pò un tradimento del mio Abruzzo e perció mai preso troppo in considerazione. Ci sono arrivata per ripiego, perché non è andata in porto la Maiella…e non ho mai fatto un viaggio più azzeccato di questo.</p>
<p>Ci siamo trovati nei silenzi del camminare, nelle sonore risate serali, attorno al tavolo di un rifugio e nelle camerate – a bisbigliare nella notte ai russatori. Nei ritmi accelerati dettati dalle grandinate improvvise e a pascolare su un monte inventando giochi, quiz e scrittura creativa.</p>
<p>A volte salendo di quota, combattendo con la neve, con Luca burbero e attento, che riesce a mandare al diavolo affettuosamente ed è un mistero…</p>
<p>Gli ultimi giorni toccando i paesini, bellissimi e feriti. Che c’è stato un terremoto lo senti perché il paese è vuoto e mentre cammini da solo a caccia di madonnine ti trovi davanti ad uno sbarramento della protezione civile che è come un muro di Berlino, che se passi sei perseguibile penalmente. Cosí abbiamo letto con Noél e cosí siamo tornati indietro. E poi non si parla d’altro, nei bar e nei ristoranti …di quello che hanno fatto, di quello che ricostruiranno, di quello che non faranno mai. La sera a Pietracamela un vigile del fuoco mostra immagini di case crollate di un piano, delle macerie, è l’Aquila …</p>
<p>Si sente una profonda lacerazione in questi paesi, il dolore. Le montagne ci consolano, perché sono belle e maestose, perché vediamo gli equilibri precari delle rocce appese e gli sdrucciolamenti delle pietraie e ci camminiamo sopra con costanza e affetto. E così camminando sembra di compiere un’impresa magica, che unisca gli opposti della bella Val Maone fiorita di peonie e pulsatilla e delle macerie dell’Aquila, che si sanino le ferite, che inizi la ricostruzione.</p>
<p><em>Luisa Belli</em></p>]]></description><pubDate>Thu, 16 Jul 2009 20:28:51 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=287]]></link><category><![CDATA[Viaggi]]></category></item><item><title><![CDATA[L'Abruzzo nel cuore e nel libro]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/286_1_santeusanioleggera_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>racconto della libreria viaggiante di asinodays nelle zone colpite dal sisma</p>
<p>1a parte</p>
<p>Lunga e diritta correva la strada diceva Guccini.</p>
<p>Ma da Reggio Emilia a Arezzo non è poi mica così. Lascio le ultime curve di un autostrada disegnata da un ubriaco e arrivo nella città toscana dove nella classica piazzola degli incontri cè la Marta che mi aspetta. Il problema non è tanto la Marta che mi aspetta da un po, ma i 5 scatolini 5 di libri raccolti nei paesi del Casentino che si aggiungono ai tanti già caricati lungo la via Emilia. Ci portiamo appresso 2000 libri frutto di un abbraccio che dal forum si è espanso in ogni dove. vacca boia se siamo contenti... forti gli asinari eh? Pressiamo il tutto sulla jeep e riprendiamo il nastro afaltato che porta laddove il dolore ha cancellato i sorrisi. Non diritta ma lunga è la strada. Da Ciucolandia fanno squillare il cell. "dove siete quando arrivate e dai e dai vi aspettiamo e dai e daiiiiiii" Nastro d'asfalto fa scorrere il paesaggio e quando arriviamo a Tagliacozzo in quello che è già Abruzzo profondo saluto dal finestrino il casale dell'amico Luca Gianotti e La Boscaglia, posto tappa fondamentale degli asinari italiani. Saluto con la mano bambina, ma non possiamo fermarci Cristina da Ciucolandia chiamaaaaa.</p>
<p>Dopo 7 ore di auto e molti CD a balla, ho bisogno di un asino! E vacca boia se ne trovo!!!! Ne trovo almeno 80 sulla collina del suonatore Jones! Nella spoon river delle orecchielunghe laddove i recinti separano linee rette di erbe belle come i prati del paradiso. Che terra ragazzi! Ciucolandia è un abbraccio è un trovarsi tra amici intorno a un mondo di asini. Bella Ciucolandia! Quando ci arrivi sei sempre a casa. Il ritrovare Capociuco Cristian ci fa bene, anche se nella combiriccola manca il vignalone, elemento indispensabile di bevute all'ombra del Gran Sasso. ma siamo qui. per loro siamo qui. Dopo il doveroso bicchiere vinesco partiamo subito perchè Cristian vuole farci capire subito il casino che cè di li a pochi kappa emme. Gli lasciamo volentieri il volante e partiamo alla volta dell'altopiano di Navelli per iniziare a fare il piano operativo. Cristian ci racconta l'odore di polvere e cacca che si respira nella paura di questa gente e della terra che balla anche in questo momento. Se a Ciucolandia il serpente sottoterra non è arrivato, di la dal passo il paesaggio cambia. Passiamo paesi vuoti dentro e colorati intorno delle tende blu della protezione civile, lungo la strada le prime macerie sono una cartolina d'avviso per dirci che adesso non si scherza più. Nei prossimi 20 km siamo forse l'unica auto "civile" che si incunea tra camion dei vigili del fuoco, ambulanze e tutta una serie di auto soccorso che fanno della strada un luogo di intervento in movimento Cristian guida e racconta, ci sentiamo addosso le scosse io e Marta siamo senza parole, dal finestrino macerie e tristezza si mescolano a un territorio ferito.</p>
<p>- dove andiamo Cristian' - gli chiedo</p>
<p>- andiamo a Onna -</p>
<p>- ha! però! Giochiamo duro subito eh?-</p>
<p>- E' li che cè il campo operativo della Coldiretti a cui faccio riferimento per le operazioni in loco -</p>
<p>Onna, quel che era del paese è li davanti a un cumulo di sassi vecchi buttati li dalla terra severa che ha ballato più di un ubriaco a fine serata. Cè odore di morte. Il campo della Coldiretti è un piazzale pieno di grattacieli di casse d'acqua e vestiti, pannolini e frutta; un supermarket senza le mura. La gente arriva, col volto teso e scende a patti con l'orgoglio raccattando quel che serve. Il coordinatore ci dedica la sua sapienza di chi sta operando fin dal primo maledetto scossone, ci racconta della situazione degli animali ci spiega che la situazione nelle campagne è abbastanza tranquilla; a parte circa 500 pecore ancora vaganti senza padrone, ma la vigilanza del sindacato degli agricoltori fa si che tutto si stia normalizzando e ci dice che è meglio che pensiamo ai bambini in quanto le forze della Coldiretti sono tutte in campo e veicola il nostro volere verso le tendopoli. Ci indica su un foglio i campi in cui dovremmo andare per portare un po di sorriso a chi ancora non lo ha nemmeno nelle tasche. Ripartiamo per un primo giro di ricognizione per capire ciò che ci aspetta; in una stradina di campagna veniamo fermati a un posto di blocco. Ci fermano e ci tengono li. Abbiamo facce poco belle, mandiamo avanti la Marta, lato gentile di questa anomala spedizione. Poi Cristian parlamenta un po, ci salva il suo parlare indigeno; controllano i documenti, ci chiedono chi siamo. Già. chi siamo? Nessuno! Siamo noi, con un nessuno nella tessera e molto nel cuore. siamo asinari, amici dei bimbi siamo... siamo la <strong>libreria viaggiante</strong> ! (inventiamo il nome sul momento) da quel momento in poi è il nostro documento. Un fuoristrada, tre individui poco convenzionali e adesivi che parlano di noi (asinodays, raglio.com. asinerie varie stampate già da tempo sulla mia auto). L'agente in divisa è un po severo e io mi rintano in auto poichè il mio aspetto non è proprio angelico. Dopo accurati controlli e verifiche in centrale.. ci fanno passare dopo averci comodamente detto che in giro cè gente poco affidabile... (ma va! Davvero ?) Proseguiamo a vedere le ferite della terra, le macerie aumentano il dolore anche, lo stupore eccome!</p>
<p>Nei paesi non si entra, cordoni di forze dell'ordine lo impediscono, si gira al largo la strada è continuamente impegnata da mecerie e camion dei pompieri che cercano di abbracciare case e palazzi con funi e travi per contenere i crolli. Il giorno intenso volge al termine. Per oggi basta e avanza eccome. Ritorniamo a Ciucolandia, abbiamo bisogno di un orecchia d'asino da accarezzare e due coccole a quattrozampe. L'accogliente asineria ci regala una serata con le stelle e un (un, insomma forse anche 2 o forse 3 anzi direi 5) buon bicchiere di vino di razza. Si parla di asini anche per esorcizzare un po i monologhi di tutti che ultimamente qui, è solo terremoto e paura. Ci offrono una stanza... Ma sai com'è , si decide per la tenda Che la terra tremi perbacco. Noi qui nel sacco a pelo per stanotte sarà un domani certo. Bastardo di un terremoto, stanotte non ci freghi. Gli asini ragliano ne sta per arrivare una. va bè. A tutto ci si abitua.</p>
<p><strong>2a parte</strong></p>
<p>E'l'alba di un giorno nuovo quando partiamo con Cristian al volante per raggiungere le tendopoli. Strade tortuose, pendii infiniti e montagne che sembrano piombarti addosso. Ore di strada per accorgerti che il terremoto viaggia molto e arriva ovunque. Attraversiamo i primi paesi vuoti e silenziosi e ci rechiamo subito nei campi tende dove al nostro arrivo i bambini corrono verso quello che hanno percepito essere un mezzo zeppo di cose per loro. L'arrivo alle tendopoli è un momento speciale. Entriamo silenziosi aspettiamo che il cordone di body gard in versione pettorine gialle ci venga incontro con sospetto come sempre - chi siete da dove venite e cosa volete? - siamo.... beh insomma siamo noi, abbiamo libri per i bambini - di che organizzazione fate parte? E 'dagli all'etichetta!</p>
<p>Che palle ragazzi, sembra che il post terremoto debba essere suddiviso tra le varie caritas umanoidi e ognuno debba avere la sua fetta. Evitando esfogazioni al fegato cerchiamo con calma di far capire che siamo un gruppo di animatori che hanno da consegnare personalmente ai bambini libri e materiale educativo - ha va beh, lasciateli li. Saranno portati in magazzino dal nostro personale - eh, no baby. I vostri magazzini son come il mercatino di porta portese se li lasciamo li chissà dove vanno. Si può parlare con il responsabile del campo ? Grasssssie. - mah... sa qui bisogna organizzarsi sa, qui... - che due maroni! i campi grandi (quelli con centinaia di tende) sono come le caserme, ci lasciano un po di orticaria addosso. Ce ne andiamo. Troppo protagonismo. siamo vicino a Onna il paese che non cè più, ammasso di polvere e morte di sassi violentati e vite spente; poco più in la delle macerie sorge una delle tendopoli più grandi, la tendopoli al top delle classifiche quella dove tutte le tivì sono sempre li, quella dove tutti i poltronai del governo vanno a farsi riprendere e dispensano pacche sulle spalle e promesse, quella dove cè la tenda della psicologia di gruppo quella dove gli animatori hanno un programma sbandierato all'altoparlante e dove i bambini non possono uscire e se lo fanno devono essere accompagnati dagli animatori. vietato giocare al pallone! E'un immenso fit village ragazzi miei. E' lo spettacolo servito e pronto per gli italiani in poltrona lontano da qui. Optiamo per quelli piccoli, abbiamo già capito che nelle tendopoli più "famose" sono tutti impegnati a farsi vedere che tutto scorre tranquillo per le troupe delle tivi sono li ha catturare ogni novità; storciamo il naso davanti ai tanti pomodori in doppiopetto. Scappiamo ripresi da una troupe del tiggì che vuole filmare la libreria viaggiante. Il gesto dell'ombrello impedisce la ripresa. Via, oltre tutto ciò sulle ali della libera interpretazione degli eventi</p>
<p>Scegliamo l'anonimato dei piccoli villaggi laddove poche tende sono la cornice di un umanità più tollerante meglio gestita o meglio autogestita. Arriviamo in valle Subequana; centinaia di ettari verdi a contorno di monti che grattano le nubi; piccoli villaggi in silenzio anche prima del sisma figuriamoci ora. Qui l'aria è diversa. niente tivì niente pennivendoli reporter niente doppiopetti. Siamo a casa! Arriviamo in tendopoli piccole quasi un camping familiare, poche tende raccolte nel campetto dietro la piazza. Qui niente body gard e niente vitelloni con radiolina. Autogetione. Che meraviglia. I bambini corono liberi senza recinti, le anziane del paese autogesticono la cucina e i pochi men in divisa sono quasi confusi tra el pueblo. Non si fa la fila per mangiare, la tavola è unica ed è di tutti. Non ci sono tende riservate e nemmeno psicologi a disposizione. qui sembra una comune egualitaria. Qui non arriva nessuno nemmeno una qualche tenda in più che non farebbe male. Poca gente pochi voti; semplice no? Nessuno ci chiede chi siamo ci chiedono solo se vogliamo un cofeee. i bambini salgono sulla jeep, scartabugliano libri, cercano ciò che piace chiedono Harry Potter, Batman , le cronache di Narnia ecc e noi.. cè li abbiamo perbacco eccome. Siamo squinternati e spettinati ma ne abbiamo di ogni. Si instaura subito un amicizia dura a dimenticare; pochi minuti, ma intensi si scambiano tra noi emozioni palpitanti stracci di vita segmenti di vissuto che si intersecano tra le pagine dei libri.</p>
<p>Al campo di Goriano Valli alcuni bambini ci regalano un serpente di gomma: si chiama Spavento. Ci mettiamo a giocare, ci raccontiamo le nostre vite. Mettiamo Spavento sul cruscotto e da li in poi starà li con noi in questo peregrinare. Partiamo. Altra strada, tornanti curve panorami che non finiscono altri campi piccoli, ma pieni di umana comprensività e orgoglio. A Succiano davanti ai resti della chiesa parrocchiale, Mimma una signora sugli anta ci chiede una moto, un modellino per il figlio. L'abbiamo. Ma non qui rimasta a Ciucolandia. Torneremo perbacco, dovessimo rifare i 100 kappa emme anche solo per uno spillo! Torneremo.</p>
<p><strong>3a parte </strong></p>
<p>Si continua a viaggiare laddove un saluto sincero sa di vino genuino. L'Abruzzo seppur ferito ti conquista, ma anche la nostra libreria viaggiante conquista un po tutti. Arriviamo al campo di Pizzoli, uno di quei campi da serie "A" dove tutto è ligio al dovere e dove i bambini dietro ai recinti ci riportano nella lontana Gaza. Cè una terra di libertà li di fronte ma i bambini delle tendopoli vicino alla città non vi possono andare. Proprio dove avevano allestito un campo da calcio ora i vigili del fuoco stanno ruspando le ultime erbe per fare posto alla ghiaia per un futuro parcheggio.</p>
<p>Ci accordiamo con i simpatici animatori che ci organizzano un incontro per uno spettacolo pomeridiano del giorno dopo; ci sono molti bimbi è oramai è difficile contenerli tutto il giorno con i genitori impegnati a fare le file nelle tende ufficio dove devono stendere le dichiarazioni di danni. Eh, si perchè il terremoto è anche questo. E' maledettamente burocratese e le file sono peggio di quando gli uffici erano ancora integri. Ripartiamo alla volta di un altra zona periferica dell'Aquila in una valle dove ci sono altri campi piuttosto piccoli del comune di Tornimparte.</p>
<p>Arriviamo al campo centrale di Sassa che è piuttosto grande lì troviamo un assessore (Pasquale) che qui ringraziamo pubblicamente che dimostra come dovrebbe essere la politica per i cittadini. Pasquale ci accompagna nel campo, ci fa parlare col sindaco e ci toglie dai capoccia della protezione (a volte poco) Civile che urlano di lasciare i libri nei magazzini (e daglieee) L'assessore e il sindaco ci spiegano che ci sono oltre 27 campi tenda in quel comune dal territorio vasto e sperduto in piccole frazioni e borgate: ci sono molti bimbi isolati tra poche tende e la situazione e di difficile coordinamento. pochi volontari arrivano lassù e sarebbero lieti venissero distribuiti libri per tenere un po impegnati i piccoli ospiti attendati per forza. ben! Abbiamo trovato un altra mission.</p>
<p>L'indomani di buon mattino partiamo per la valle di Tornimparte e iniziamo il giro tra i piccoli centri. I paesi chiusi dentro sono alimentati solo dai piccoli gruppi di tende (al massimo 8) che accolgono i pochi abitanti rimasti (molti sono scappati nelle vacanze forzate al mare dove sono stai messi a disposizione alberghi della riviera pescarese). I piccoli campi sono la nostra casa, sembra di essere qui da sempre ed è proprio qui che l'Abruzzo ti abbraccia tra una moka di caffè spontaneo e sincero e il sorriso degli abitanti che ti accolgono da amico di sempre. Vi abbracceremmo tutti se potessimo! Meravigliosa gente dall'occhio aperto e sguardo attento mai domo alla sorte e mano serena che apre le vene dell'amicizia. Il lungo giro tra i campi tende mette a dura prova l'archivio disponibile della libreria e i titoli richiesti cominciano a scarseggiare e una buona mano allo svuotamento degli scatoloni cè lo da il campo di Camarda piccolo paese alle porte della città ma già in disparte quel tanto da non essere periferia ma già montagna.</p>
<p>Ci arriviamo tardi a Camarda ma il luogo è suggestivo è il campo è diverso. lo sentiamo subito nell'aria che Camarda è un qualcosa di nuovo. Un campo grande con oltre 100 tende ma rimasto sotto una forma di autogestione popolare democraticamente partecipativa. Ci piace Camarda. Ed è qui infatti che troviamo un gruppo di donne combattive che vogliono ripristinare la scuola la biblioteca e la ludoteca. Sono incavolate con la protezione civile perchè mancano tende alcune famiglie ancora non le hanno e quindi non si può avere una tenda nemmeno per le attività ricreative. Ma la loro fame di libri è alta tant'è che svaligiano davvero la libreria e la jeep sorride a un così leggero peso nel cassone! Scende la notte, si narra di qualche scossetta ma ormai è un onda che passa e che va. Cè altro da fare, cè da tornare a Capestrano e rifornirsi di libri. Al giro di sole nuovo gli asini ci svegliano con qualche goccia di pioggia maleducata che non si risparmia, così nelle tendopoli aggiungiamo anche un po di fango. Ma si, va là. Tutto fa trandy in questo terremoto dai mille colori Cristian rimane con gli asini che si lamentano della sua assenza e io e Marta partiamo per un altro tour.</p>
<p>Torniamo a Succiano perchè dobbiamo dare la moto a Mimma! E' che! Mica ci scordiamo noi! La troviamo li che quasi ci aspetta Missione compiuta . L'infante oggi giocherà con la sua due ruote in miniatura. togliamo un altra piccola crepa nei cuori di qualcuno. dispensiamo gli ultimi libri nella valle e scendiamo a Pizzoli dove abbiamo appuntamento per lo spettacolo. Il grande tendone di Pizzoli ci accoglie con i bimbi che arrivano ad assistere e l'ora di animazione coinvolge un po tutti. Alla fine dobbiamo addirittura autografare i libri che regaliamo! L'influenza dei media è così forte che qui sembra di essere in una ripresa del grande fratello dove il reality è più vero della finzione finta della tv quotidiana. Gli animatori del campo ci dicono che è arrivato materiale librario ancora da spacchettare e che sarebbe meglio lo prendessimo noi. Siiiiii! Manna dal cielo! La libreria viaggiante si riempie di nuovo! Abbiamo ancora altro da distribuire evitando il sold out. Aspettiamo Thomas. Il nostro asinaro sudtirolese che sta tornado con il camion gru. Un bell'abbraccio sotto il cielo d'Abruzzo sancisce l'amicizia tra asinari che unisce idealmente tutto lo stivale. Chiacchieriamo di gusto si parla d'asini ovviamente. Torniamo a Ciucolandia sulle vie di un tramonto dal color zafferano di Navelli. Un raglio ci accoglie Siamo a casa ancora. Domani è l'ultimo giorno. ci sarà tempo per le lacrime Stasera cè il vino buono che è doveroso per le nostre gole secche di polvere e aria sismica 'Notte asini, 'notte Ciucolandia oasi benefica dove l'unica tenda è la nostra.</p>
<p><strong>&#160;4a e ultima parte</strong></p>
<p>il sole dell'ulitmo giorno nostro abruzzese ci saluta un po timido ma va bene così. se non altro la guazza inizia a lasciare il passo ai fiori che allargano i petali e gli asini di CIUCOLANDIA si rotolano felici. E' un bel giorno per piangere lacrime di saluti. Sitamo preparando i libri, un ultimo censimento prima di ri-partire per le tendopoli, che dal cell della Marta la protezione civile in forza al campo di Sassa ci chiede se possiamo andare nelle tendopoli a est dell'Aquila in una zona remota isolata e lontana da ovunque.</p>
<p>Una tenda alla fine del mondo laddove gli echi di nessun grido rimbalzano a valle. Siamo richiesti! eh si, piccola soddisfazione in una tragedia grande un mondo. soddisfazione di sapere che se non altro le radioline dei volontari gracchiano di tutto. E quindi anche di noi. Immediatamente rulliamo Cristian sul sedile della jeep e l mettiamo al posto del nostro gps ideale. Portaci laddove ci vogliono Capociuco! La zona in cui ci dirigiamo rasenta le pendici dei monti più alti della cornice aquilana e il Gran Sasso è li che pare di toccarlo. La strada avanza tortuosa, l'asfalto si abbarbica a praterie d'altura. Arriviamo in una tendopoli di cui non ricordo il nome, poichè è solo una tappa intermedia di ciò che è il nostro obiettivo. Lago di Campotosto. 1500 mt più in alto del mare.</p>
<p>Zona deserta di praterie che sembra la Mongolia e anche un po di Islanda; il mondo ala fine del mondo insomma. Dopo tante ma tante salite e curve si si spiana l'altopiano immenso del lago in una cornice da favola e viene da chiedersi come il terremoto si sia scomodato di venire fin quassù. Attraversiamo il lago sul lungo ponte e di fronte a noi il campo di Masciano ci apre con un colore diverso; le tende blu bollino ufficiale del ministro del'interno lasciano il posto alle tende bianche della croce rossa svizzera. Il campo è millimetricamente ordinato ovviamente gli svizzeri che sono notoriamente maniacali in questo non rispettano l'italica fantasia. le tende composte e ordinate di quel bianco che più non si può, ospitano gli ultimi abitanti rimasti quassù a governare le greggi dal pelo spettinato.</p>
<p>Ci viene incontro Alessia, splendida visione soave in cui l'occhio mio e di Cristian appoggia gentile per un commento che aprirebbe un dibattito all'interno di questo racconto. In breve tempo la jeep è circondata dagli ospiti del campo e distribuiamo libri per adulti in quanto qua i bambini sono un lontano ricordo. Due pastori analfabeti ci chiedono un libro di quelli dove si possa guardare le figure. Diamo loro i libricini per bimbi, in un gesto consapevole di tenerezza; il terremoto pianifica il tempo di tutti e anche chi non pò leggere almeno ha nel libro un compagno sincero. Alessia ci offre un caffè nel riparo di un magazzino e mentre distribuisco libri a due ragazzini sbucati da un qualche angolo di questo ameno posto, trovo Marta che parla di cavalli in quanto questa splendida ambasciatrice è anche cavallara. chiacchieriamo di cavalli anche se il mi oarrivo ovviamente porta il discorso sugli asini che quassù sono un ricordo perduto nel tempo chell'acqua del lago si è portato via.</p>
<p>Alessia ci parla dell'università che sta frequentando a l'Aquila, degli amici persi per sempre, di un ala dell'edificio che non cè più La morte arriva in diretta anche per noi dalle bocche di chi l'ha vissuta tanto per non dimenticarci che questa tragedia è più vera di qanto cerchiamo di no nfare caso. Il sole quassù in questo altopiano scende prima, le luci del paese lontano si accedono e la strada per rientrare è tanta. L'ultimo goccio di caffè saluta un piccolo mondo antico e una splendida creatura che forse è venuta fuori dalle acque, una Venere dai capelli sciolti che il vento pare far volare verso quello che per noi l'immagine più dolce di questo tribolare. Ci aspettano a Camarda.</p>
<p>attraversiamo gli immensi campi vicino a Campo Imperatore in un paesaggio che a ragione viene considerato tra i più belli d'Italia; immense praterie d'altura sono circondate da rigagnoli di acqua mista a neve sciolta e il padre dei monti il grande Sasso è li a tenerci d'occhio con la sua mole impetuosa. Cavalli da tiro girano liberi è la Marta asinara ma ancora in odor di cavalli ci obbliga a una sosta per accarezzare un po queste splendide creature che commuovono anche il sottoscritto famoso per essere un pasdarran degli asini.</p>
<p>Scendiamo velocemente verso valle e Camarda ci aspetta. la nostra tendopoli preferita ci accoglie come sempre. Ci liberano una tenda appositamente e prepariamo il teatrino mentre la lunga fila per la cena carica l'ambiente di tensione. Verso le 20 un gruppo di ragazzi pescaresi, volontari e libertari organizza all'improvviso una mega grigliata di arrosticini accolta da un boato da stadio. alle 21.30 in una sera fredda e umida il calore della tenda accoglie tutti i ragazzini del campo: siamo stretti, il pubblico cè! Anzi direi tenda esaurita. La sera volge al termine quando ci offrono gli arrosticini che mangiamo in piedi vicino al fuco in quella che ormai è diventata una festa popolare dove tutti chiacchierano e bevono, un esorcismo di massa contro la tristezza del momento e va bene così, perbacco! Lasciamo tutti i libri rimasti (pochi a dir la verità) a Franca la maestra che sta lavorando a riaprire la scuola nelle tende e la biblioteca. Ci scambiamo i recapiti per stare n contatto poichè la riapertura della scuola sarà il proseguo di questo viaggio insieme agli amici di asinodays. Salutiamo con il groppo in gola. Ciao Camarda. Sarai una tendopoli ma per noi sei casa. Ciucolandia al buio ha l'aspetto di un posto diverso; la valle ci accoglie con un cielo stellato e un sapore di essere felici di arrivare. E'mattina triste quella della partenza. Si staccano le scritte dalla jeep si mette via gli scatolini vuoti ricordo di un libro che c'era. si saluta Ciucolandia al raglio di Mario che agitato sembra che capisca il nostro partire.</p>
<p>Ciao Abruzzo. ferita aperta Non è stato bello ciò che terra tremante ti ha fatto Ma è stato bello poter essere li ha condividere con te un dolore che abbiamo cercato di cacciare via almeno per poco. Per quello che vale di noi per quello che vale di questo racconto. Un grazie di cuore a tutti gli amici di asinodays che hanno contribuito che ci sono stati vicini e che sono, e saranno vicini ai ragazzi di Ciucolandia. Rimanete con noi perchè non abbandoneremo ciò che la strada del libro ha aperto. Ora che le luci si spengono le tende rimangono. Rimaniamo anche noi Grazie</p>
<p><em>Massimo Montanari (guida Boscaglia) </em></p>]]></description><pubDate>Thu, 16 Jul 2009 20:13:44 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=286]]></link><category><![CDATA[Racconti lenti]]></category></item><item><title><![CDATA[Il rifugio val bene una nottata]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/285_1_rifugio_sole_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Come andare a vedere il nuovo rifugio della Boscaglia? Con una camminata notturna! Ecco l’idea e in breve è messa in pratica con qualche telefonata e un giro di mail parte per avvisare i soci Boscaglia della Toscana. Siamo, come si dice qui, alle porte con i sassi, perché l’invito arriva il giorno prima della partenza, ma il sabato sera, a mezzanotte, 4 avventurosi si ritrovano con il sottoscritto poco prima della Fonte del Borbotto, a monte di Castagno d’Andrea, per partire con la loro escursione notturna al lume di luna, che è quasi piena e che tramonterà fra circa 4 ore, dandoci quindi il tempo di una bella camminata.</p>
<p>La strada forestale è larga e ci camminiamo bene anche senza l’ausilio delle torce elettriche, ma quando i faggi sono troppo fitti e la luna è dietro il crinale, si cammina guidati dall’istinto più che dagli occhi. Le lucciole ci fanno compagnia, insieme a qualche rospo e al rumore di qualche scoiattolo(?) che si rincorreva sui rami degli alberi. Solo lungo il sentiero per salire al Monte Falco abbiamo dovuto accendere la luce perché il sottobosco era veramente nero e il fondo troppo sconnesso per rischiare di avanzare al buio. Sull’ampio crinale soffia il vento e stracci di nubi coprono a tratti la luna e le stelle. L’erba è piegata e luccica sotto uno spesso strato di rugiada e ci fa cambiare idea sul dormire così all’aperto; bisogna trovare un posto più asciutto. Continuiamo così lungo il crinale, con la stella polare dietro di noi e il triangolo estivo sopra e le luci di paesi lontani sotto di noi. Lontano, a oriente, dei lampi si susseguono uno dietro l’altro illuminando l’orizzonte, in silenzio, perché il suono dei tuoni è troppo lontano per arrivare fino a noi. La luna è tramontata quando arriviamo presso il rifugio Città di Forli, è tardi per entrare dentro e poi volevamo bivaccare sotto le stelle, e così stendiamo il materassino accanto al muro in una zona riparata dall’umidità della notte e ci infiliamo nei nostri sacchi a pelo per una breve, ma meritata dormita.</p>
<p>L’alba ci sorprende con una pioggerellina che ci bagna il viso, ma che è dovuta più alla condensa delle nuvole che a una perturbazione vera e propria e infatti, poco dopo, appaiono i primi squarci di azzurro tra ne nubi. Un caffè al bar del rifugio, dove ci conoscono già, e poi via verso la meta della nostra escursione di cui si favoleggiano le magnifiche prime colazioni. La giornata si è fatta di nuovo bella e quando arriviamo al rifugio troviamo un gruppo di una 20 di boy scout che si sono accampati nei pressi, non sapendo che era aperto, altrimenti ne avrebbero approfittato, e facciamo conoscenza di Elena e Martina che da qualche giorno hanno iniziato a gestire il rifugio.</p>
<p>Ci raccontano che ancora molte persone non sanno che il rifugio è aperto, ma che proprio oggi, Alessandro dovrebbe mettere dei cartelli che ne segnalano la presenza e la nuova attività e ci portano una magnifica colazione a base di torta casalinga, pane bio, marmellatine sfiziose, caffè e latte che ci rimettono al mondo. Ci raccontano anche dei ghiri e delle danze notturne di questi simpatici animaletti, ma che presto partiranno per una tournee nel bosco, perché altrimenti sono tutte “notti bianche” e poi andiamo al “belvedere”, un prato poco lontano che si affaccia alla grande scarpata rocciosa settentrionale del Falterona. Il rientro avviene sulla stessa strada che avevamo fatto di notte ed è incredibile come possa cambiare completamente la percezione del percorso, la sua distanza, le difficoltà, i suoni. Incrociamo gitanti domenicali, ciclisti, coppie di una certa età e tante famiglie a fare un picnic per sfuggire alla calura della pianura, ma i nembocumuli s’ingrossano e il tuono inizia ad avvertire che presto pioverà di nuovo.</p>
<p><em>Alessandro Vergari</em></p>]]></description><pubDate>Tue, 7 Jul 2009 11:22:7 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=285]]></link><category><![CDATA[La Boscaglia: vita associativa]]></category></item><item><title><![CDATA[9 bambini 4 asini, per non parlar del cane!]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/284_1_204_1_toffiefigliechiccolo_big_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Questa l'allegra carovana che ha partecipato alla "prima" che ha inaugurato la nuova proposta Boscaglia di viaggi a piedi per bambini e ragazzi. Un avventura di oltre 60 km tra il crinale dell' alto appennino modenese e l'Appennino reggiano nel cuore del parco nazionale dell'appennnino tosco emiliano, in un territorio caraterizzato dalla mole del monte Cusna (Il Gigante dell'appennino). Le guide: io voce scrivente Massimo Montanari e come fida spalla al mio fianco... Yuri Pagliai quel giusto mix tra lambrusco e Chianti o se preferiamo tra pici e erbazzone. Il viaggio è stato un intercedere tra emozioni e risvolti di avventura che solo i bambini sanno condire con la giusta dose di spettacolarità pronta a esplodere a ogni curva di livello. Un andare avanti dove il camminare è un crescere, dove il passo lento a fianco dell'asino amico è un esplorare i cieli della narrativa del paesaggio dove il linguaggio delle immagini si mischia all'avventura dell'assaporare le radici di una terra bagnata dall'acqua e di un cielo lì a portata di braccio. Il palcoscenico appennino ha spalancato la scenica e i sipari si sono aperti in una platea dominata dall'emozione dell'essere immersi in un avventura in cui lo abbiamo visto addosso. Siamo cresciuti tanto. Perchè noi siamo una Boscaglia; piccoli cespugli che crescono e ricoprono un terreno di germogli. La prima notte in tenda senza la mamma, il silenzio dei prati alti dove fili d'erba si muovono spinti dalle lucciole dispettose; e lassù, lassù le stelle. Occhiolini lucidi che salutano l'alone di nonna Luna sorridente. Il canto delle cicale, le chitarriste della natura per niente sfaticate (anche loro sempre dalla parte del torto, poverine) il lontano grufolare di cinghiali impettiti e il bramito mattutino del capriolo curioso. La colazione del mattino, tazza caliente in mani rattrappite con occhi languidi di uno sguardo che cerca il nuovo che c'è intorno per accorgersi che oggi si è cresciuti ancora un po'. Il fuoco della sera che balla e si muove e racconta di fate, elfi e folletti di sogni bambini. I sentieri che tagliano le foreste come un nastro che avvolge i suoni di una musica diversa in cui mamma acqua corre e zampetta tra sassi e discese. Le orecchie lunghe di Gigi, Gastone Ginevra, Gradisca e la piccola Libera e il loro essere asini nell'essenza. Sette giorni di cammino (circa 60 km) a conoscere un mondo che ha solo bisogno di essere percorso. Un itinere tra monti e tramonti, per conoscere cime e radici di montagne, i cuori dei grandi alberi le rughe segnate sulla fronte di cortecce severe, foglie birichine fuggenti all'alito di vento e i mille orizzonti che cambiano a ogni respiro. E il regalo ricevuto dalle infinite strade dei sentieri: un cane. La Glenda, buffo spinone abbandonato e sanguinante nei piedi che ha trovato in noi boscaglia bambina una nuova casa. E' stato bello tenere a battesimo questa esperienza Boscaglia che apre orizzonti nuovi per la nostra associazione; un guardare avanti per regalare un emozionalità pregna di linguaggi di pace e di libertà laddove il linguaggio bambino attinge nel pennello di una fantasia colorata e variopinta per poter essere trasmessa in forme e sostanze nuove e dove i piccoli esploratori possano trovare nel calamaio delle tonalità in passi e cammini un percorso che li porti a vivere un orizzonte più sereno. La boscaglia siamo noi ma noi siamo Boscaglia. Un grazie ai bambini; da loro c'è sempre da imparare; un grazie agli asini per la pazienza e per essere maestri del linguaggio della lentezza; un grazie ai genitori che ci hanno creduto, ai bambini che lo hanno voluto e soprattutto a Boscaglia che lo ha permesso cioè... insomma grazie a noi tutti che siamo Boscaglia.</p>
<p><em>Massimo Montanari</em></p>
<p>&#160;</p>]]></description><pubDate>Tue, 30 Jun 2009 17:58:8 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=284]]></link><category><![CDATA[Viaggi]]></category></item><item><title><![CDATA[Estate: è tempo di tende!]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/281_1_099804_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>La tenda è un oggetto fondamentale della vita all’aria aperta. Ci permette di scegliere quando e dove vogliamo fermarci. Avere una buona tenda nello zaino è una scelta di libertà che ci permette di non essere schiavi dei rifugi o delle strutture ricettive in genere. In zone selvagge dove non esiste la ricettività escursionistica è fondamentale.</p>
<p>Una buona tenda ci permette di accamparci nei posti più belli e anche di risolvere problemi come i bivacchi nei freddi locali invernali di certi rifugi o in grotte. I miei primi approcci alle tende risalgono a molti anni fa quando la tenda per eccellenza era la canadese con i pali metallici. Ricordo con divertimento le discussioni per la divisione della paleria, del catino e del sovratelo che più ingombranti e pesanti toccavano ai grandi della pattuglia di adolescenti boy-scout. Per risparmiare sul peso nei campi mobili si dormiva in dieci e più in una tenda da sette. La mia tenda canadese a due posti che ho usato negli anni successivi ha vissuto avventure straordinarie con montaggi in condizioni meteo proibitive. Fine ingloriosa ebbe tale tenda: travolta dalle mucche mentre ero ad arrampicare.</p>
<p>La scelta della tenda da acquistare è importante. Una buona tenda può durare parecchi anni e con una manutenzione ordinaria mantenersi efficiente. Nelle interviste che ho effettuato per capire quali tende siano più usate mi sono imbattuto in tende che hanno 17 anni e più (Salewa Sierra Madre e Pamir Ferrino). Nella scelta della tenda bisogna tener conto dell’uso che se ne farà mediando tra i vari modelli che privilegiano solamente alcuni aspetti tecnici. Una tenda molto leggera normalmente è poco spaziosa e dobbiamo valutare se il gioco vale la candela se poi non abbiamo spazio almeno per lo zaino nelle absidi. Così una tenda 4 stagioni adatta anche per i mesi invernali spesso non è abbastanza areata. Se la nostra attività escursionistica è prevalentemente quella del "trekking itinerante" dovremo scegliere i modelli più leggeri e più comodi e veloci da montare. Chi di voi si è ritrovato a montare il campo sotto la pioggia e/o con vento forte sa cosa voglio dire. Al momento dell’acquisto l’ideale sarebbe provare a montarla per verificarne subito le caratteristiche e la comodità anche in base alla nostra morfologia e altezza.</p>
<p>Il peso a persona delle tende (effettuata la divisione) va da un minimo di 1000 gr per le più tecniche(Salewa; Camp; North Face) ai 1300 gr (Salewa) 1333 Bertone fino ai 1525gr (Ferrino);1550 (Nface.)</p>
<p>Sicuramente la marca con miglior rapporto qualità prezzo è <strong>Salewa</strong>: possiedono tende Salewa le guide Luca Gianotti , Luigi Lazzarini ,&#160; Iuri Pagliai e Pierluigi Cosola. I modelli sono rispettivamente&#160;la Blanca,&#160; la storica Sierra Leone e la Sarec. La Sierra Leone di Salewa è stata la tenda più venduta dal negozio Climb di Firenze. Tutti si dichiarano soddisfatti della scelta dichiarando montaggi comodi e veloci leggerezza nel trasporto e spazio interno soddisfacente. I nostri le usano in media da 5 anni.</p>
<p>Se saliamo con i prezzi andiamo su modelli decisamente ai vertici, e la marca è una: <strong>North Face</strong>. A titolo di esempio Maurizio Russo ha un Modello Condor (2 posti 3 stagioni) marca The North Face del 2004 dal montaggio comodo e velocissimo. Non ha mai avuto problemi, sempre riparato da freddo e vento con la giusta manutenzione ordinaria, mai straordinaria. Buonissima aerazione. La Condor è fuori produzione e ora è stata sostituita dal modello MANTA RAY 23 che pesa 2,750 Kg.</p>
<p>A un gradino inferiore rispetto a North Face e Salewa ma comunque discrete troviamo anche <strong>Bertone, Camp, Coleman e Ferrino</strong>. Summertime (Ferrino) di Matteo Nobili (socio Boscaglia) da più di 10 anni è una tre stagioni, 3 posti, pesa 3,5 kg, comoda e veloce da montare (il modello nuovo dovrebbe essere anche più comodo), doppio telo, tiene bene la pioggia e con i 2 absidi e la doppia porta in estate è molto molto fresca. Il modello nuovo pesa di più e dovrebbe tenere anche meglio il freddo visto che ha la falda a terra. Per qualche altro socio la scelta Ferrino ha portato problemi come la rottura delle stecche il secondo anno (modello Geo 4) ad onor del vero subito prontamente sostituite. Tralascerei assolutamente le tende economiche e da supermercato e/o quelle che si montano in due secondi (Quetchua) ma poi sono ingombranti e per richiuderle ci vuole molto ma molto di più. <em>Maurizio Barbagallo</em></p>]]></description><pubDate>Mon, 15 Jun 2009 16:11:46 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=281]]></link><category><![CDATA[Attrezzatura e materiali]]></category></item><item><title><![CDATA[Magica Corsica (2009)]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/280_1_IMG_1249.JPG_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>S'innamora la campagna</p>
<p>E' rinasce ogni verdura.</p>
<p>Da la piaghja a la muntagna</p>
<p>L'aria hè lìmpida è pura.</p>
<p>Ogni cosa invigurisce</p>
<p>Ciò chì hè natu di natura.</p>
<p><em>&#160;&#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; u pueta Minicale</em></p>
<p lang="it-IT" align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm">&#160;Quest'anno sono stato veramente fortunato, ho percorso gli amati sentieri della Corsica tra Mare e Monti con un gruppo di persone speciali, che hanno reso questo viaggio meraviglioso. Volevo innanzitutto ringraziarli per aver partecipato con il cuore e l'allegria, camminando sereni sotto il sole cocente come mai, sempre pronti a condividere gioie e fatiche del cammino. Grazie a Corrado, Davide, Elisa, Fabrizio, Federica, Gianfranco, Marina, Marzia, Nadia, Nazzareno, Olli, Paola, Roberto e alle 2 Silvie. Un gruppo che aveva già fatto quasi 100 viaggi con la Boscaglia e in cui si respirava il nostro spirito in tutto, nelle attenzioni, negli argomenti di conversazioni, in quel qualcosa di inesprimibile che ci riempe l'animo, ci rende felici e desiderosi di ripartire ogni volta. E che al rientro fa dire a qualcuno:  “Inutile dire che ho una nostalgia fortissima, il rientro dai trek è sempre duro, ma questa volta è stato devastante, sono stata troppo bene! Non riesco  proprio a riprendermi, non è facile mettere una 'pietra' sopra ad una  così bella esperienza...”  Eh già la Pietra non c'è più e così gli scherzi, i bagni nel Fango, le spiagge ed i boschi di pini larici, la macchia odorosa e quella deliziosa “arba dell'ascensione”, che ricopre le pietre ovunque. E così la terrazza di Bussaglia , quel leccio magico a Punta Literniccia da cui si vedeva mezzo mondo e non ci sono più “pippoli” a Girolata.  Ma a tutti noi restano quei colori, quella luce e quell'energia della terra corsa e a me resta una dolcezza nel cuore, un po' malinconica come la musica corsa che sto ascoltando mentre scrivo.  Ecco per tutti le foto del nostro viaggio, naturalmente i commenti sono più che graditi!</p>
<p><em>Luigi Lazzarini</em></p>
<p><a target="_blank" href="http://picasaweb.google.com/luigi.lazzarini/CorsicaTmm2009?feat=directlink">per scaricare le foto clicca qui</a></p>]]></description><pubDate>Wed, 10 Jun 2009 10:26:14 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=280]]></link><category><![CDATA[Viaggi]]></category></item><item><title><![CDATA[Tutti a Berceto e poi al Rifugio Fontanelle!]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/279_1_pellegriniincammino_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Due eventi per ritrovarsi tra i tanti amici di Boscaglia: il festival Passoparola a Berceto dal 30 maggio&#160;al 2 giugno&#160;e poi, finito il festival, un rapido spostamento sempre in Emilia, al Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, per l’inaugurazione del Rifugio Fontanelle.</p>
<p>&#160;Il 2 giugno prossimo infatti aprirà il Rifugio Le Fontanelle nei secolari boschi del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.</p>
<p>Ecco il programma:</p>
<p>0re 9 partenza di due escursioni di avvicinamento al Rifugio, una dal versante toscano e una dal versante emiliano. Entrambe le escursioni termineranno al rifugio Fontanelle verso le 13.</p>
<p>DALL’EMILIA: Ritrovo alle ore 9 in località Tre Faggi (m. 950), posta sulla statale prima di Campigna (al km 30). Salita per il Bidente di Celle Dislivello in discesa: m. 180 Dislivello in salta: m. 620 Km 10 Itinerario che risale le famose "Ripe toscane" fino alla località Pian del Grado; si percorre la strada forestale; la seconda parte si svolge su sentiero. Accompagna: Alessandro Benazzi</p>
<p>DALLA TOSCANA: Ritrovo ore 9 al parcheggio sotto la Fonte del Borbotto (da Dicomano si segue la strada del passo del Muraglione fino a San Godendo da dove si va a Castagno d’Andrea. Da Castagno si prosegue per la sterrata fino all’ultimo parcheggio prima della sbarra.) Dalla Fonte del Borbotto saliamo nella conca della Gorga Nera un luogo mitico dell’immaginario popolare per la presenza di fantasmi e rumori. Scavalcata la cresta raggiungiamo le sorgenti dell’Arno e da lì il lago degli Idoli dove nel 1838 fu rinvenuto da una pastorella un bronzetto etrusco il primo di una lunga serie di ritrovamenti condotti in vari periodi da archeologi veri e improvvisati. Dal Lago degli Idoli con ripido percorso risaliamo sul crinale e toccato il Monte Falco(1657m) il tetto della Romagna, scendiamo a Piancancelli e da qui al nostro Rifugio delle Fontanelle. Finita la festa di Inaugurazione del rifugio torniamo alle auto in circa un’ora per la comoda sterrata che scende da Piancancelli al Borbotto. Ore 4 Dislivello in salita circa 650 mt Dislivello in discesa circa 350 mt Accompagna: Maurizio Barbagallo</p>
<p>Ore 13 ritrovo al Rifugio, assaggi di specialità toscane ed emiliane, formaggi, salumi, vino, sono bene accetti dolci tipici portati da voi! Sono bene accetti anche interventi creativi, musica, land art...</p>
<p>Ore 16 saluti, auguri e abbracci!</p>]]></description><pubDate>Fri, 22 May 2009 10:25:43 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=279]]></link><category><![CDATA[Iniziative]]></category></item><item><title><![CDATA[Invaders]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/278_1_invaders-2_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p><i>Un racconto inedito che ci fa riflettere sui pericoli del turismo...</i></p>
<p>Tutt’a un tratto provo una strana sensazione di disagio.  Poi capisco: sono sbarcati di nuovo gli alieni multicolori, stanno passando rumorosamente, hanno invaso questo tranquillo baretto che dà sugli scogli, si lanciano selvagge urla di richiamo, e intanto guardano.  Ci guardano.  Mi guardano.  Travolti dal vociare degli alieni, inchiodati dal loro sguardo, i ragazzi e i vecchi del paese, seduti ai tavolini o affacciati al muretto che guarda il porticciolo, sono ammutoliti.  Gli occhi dei turisti mordi-e-fuggi si posano su rocce barche case persone, stendono su tutto una patina uniforme e gelatinosa che immobilizza ogni cosa e trasforma il paesaggio in un blocco compatto, incolore inodore insapore…  Ci risiamo: è la fase uno, congelamento del paesaggio in ogni suo dettaglio    inanimato o animato.  Ed ecco scattare la fase due: devastante. Risucchio e fagocitazione di ogni possibile qualità carattere particolarità del luogo, fino a lasciare un enorme straziante guscio grigiastro al posto di case muretti vigne sole ombra gatti persone. Anche i suoni finiscono nell’orrendo frullino aspirante: sciabordio delle onde, cinguettii, chiacchiere, sussurri amorosi, perfino il tenue ronzio dei pensieri, e i pensieri anche loro inesorabilmente risucchiati.  La sensazione di disagio si fa acutissima, insopportabile.  Un forestiero corpacciuto e trafelato mi sta fissando con i tipici occhi sbarrati, e senza smettere di lanciare agli altri della tribù richiami gutturali.  Sento che mi è sempre più difficile muovermi.  Provo ad alzare una gamba: non ci riesco.  Provo ad assumere un’espressione intelligente: mi è più difficile del solito.  Ingaggio un’estrema, disperata battaglia difensiva: contraccambio l’occhiata dell’invasore, lo fisso con aria di sfida.  Non si scompone, allarga ulteriormente gli occhi, che mi attraversano iniziando a inchiodarmi alla sedia, al muretto, alla roccia. Sotto la potenza irresistibile del suo sguardo sono ormai paralizzato, annichilito, fra un attimo formerò un blocco unico con gli altri malcapitati, coll’intero paesaggio.  E ora l’alieno ingrana l’altra marcia: il risucchio!  Fisionomia, abbigliamento, barba, occhiali, tic nervosi, così come pensieri emozioni ricordi…tutto quello che io sono di dentro e di fuori mi si sta staccando di dosso per finire nell’insondabile terrificante buco nero che indovino dietro il bianco dei suoi occhi.  E’ la fine…  O meglio lo sarebbe se io non disponessi di un’arma segreta, ignobile ma risolutiva: passare al nemico.  Con le poche residue energie riesco ad afferrare da sotto il tavolino lo zainetto. Freneticamente estraggo la macchina fotografica e - colpo di fortuna - due cartoline con tanto di francobollo che avevo scordato di imbucare.  Appena in tempo.  Il turista ha un sussulto: rapidamente disattiva risucchio, congelamento, sguardo e sempre vociando tira dritto verso il branco dei suoi.  Salvo! Ad occhi chiusi mi abbandono per alcuni istanti ad una dolce sensazione di sollievo.  Poi, zainetto in spalla, macchina fotografica a tracolla, cartoline ben visibili in mano, mi alzo e mi avvio verso il paese, lanciando occhiate imbarazzate e colpevoli ai gusci vuoti dei ragazzi e dei vecchi, agli scheletri dei gatti, alle macerie delle case, ai cespugli e alle rocce ridotti a fragile cartapesta, a quell’informe cavità nerastra in cui si è trasformato il mare.</p>
<p>Bepi Campana</p>]]></description><pubDate>Thu, 14 May 2009 22:1:43 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=278]]></link><category><![CDATA[Racconti lenti]]></category></item><item><title><![CDATA[La ballata degli eroi]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/277_1_fossadicelano_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Gli amici del CAI di Celano, con cui camminiamo e con cui dividiamo tante passioni, sono accorsi per primi a Fossa, uno dei paesi distrutti dal terremoto, e lì stanno gestendo il campo tende. A Fossa hanno trovato persone splendide con le quali condividono con gioia e in sintonia. Gli abitanti di Fossa, per ringraziarli, hanno composto questa ballata, che Germano ci chiede di pubblicare, nella speranza che molti di voi visitino Fossa per portare la loro solidarietà a questi uomini fantastici e a queste donne fantastiche.</p>
<p><em>Luca Gianotti</em></p>
<p>&#160;</p>
<p><strong>La Ballata Degli Eroi</strong></p>
<p>Sulla groppa delle montagne gli uomini non conoscono compromessi, li ho visti infiammarsi negli occhi, ardere d'Amore e Forza ineffabili.</p>
<p>Nei giorni delle case distrutte, quando ognuno è solo, con i piedi sulla terra, arrivarono carichi di braccia, cuori e dignità, ogni mattina come la prima, ogni abbraccio come l'ultimo. Caricarono sulle spalle il dolore di ogni pietra, di ogni  muro offeso dal tremore, strinsero le mani, dure come tenaglie, a trattenere tutto quello che si scioglie e cade.</p>
<p>Ogni sera una promessa di tornare, perchè col buio scende il freddo dentro e fuori, e allora la promessa vale oro: "siamo lì dietro l'angolo della montagna, fate un fischio e torneremo ad ogni ora". E il mattino silenzioso e surreale riprendeva forma quando i loro volti e i nostri si incrociavano sul dovere di rimettere a posto ogni cosa, al ritmo di ogni sussulto della terra.</p>
<p>Dio delle alte Vette, dei Massicci modellati sotto il cielo, ho capito quello che hai da dirmi: quando tuoni col tuo suono agghiacciante siamo tutti assieme a spoezzare il pane e versare il vino, come hanno fatto loro, senza divise, senza questioni, con l'unica ragione di portare avanti il quotidiano lì dove i giorni non sembrano più gli stessi.</p>
<p>Sulla groppa delle montagne gli uomini non conoscono compromessi, duri, nelle loro rughe, hanno insegnato l'Amore e la forza ineffabili.</p>
<p>25 APRILE 2008 - GLI AMICI DI FOSSA AL CAI CELANO.</p>]]></description><pubDate>Tue, 28 Apr 2009 12:14:47 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=277]]></link><category><![CDATA[Racconti lenti]]></category></item><item><title><![CDATA[La Boscaglia inaugura il suo primo rifugio!]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/276_1_rifugiobn_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Un’altra attività per l’Associazione La Boscaglia: Il 2 giugno prossimo aprirà il Rifugio Le Fontanelle nei secolari boschi del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Le linee guida della gestione Boscaglia saranno  ispirate all’ecologia nei suoi diversi aspetti: a cominciare dai pasti che saranno <b>biologici</b> o biodinamici, il più possibile provenienti dal territorio circostante (a <b>km 0</b>) e dove ciò non fosse possibile con prodotti del mercato equo e solidale. Accanto a esperimenti di economia non monetaria (ospitalità in cambio di lavoro, economia di scambio, campi di lavoro), vi sarà una particolare attenzione al rapporto con il territorio. Saranno costruite reti di collaborazione con gli abitanti del luogo, con i gestori di altre strutture ricettive e con gli enti locali affinché solidarietà e valorizzazione del territorio diventino obbiettivi comuni. Al <b>Rifugio</b> <b>saranno tenuti corsi</b> di <b>formazione</b> su temi legati all’escursionismo, in inverno sicurezza in montagna, escursionismo con le ciaspole, in estate corsi di riconoscimento piante officinali e a uso culinario, come fare il sapone in casa, camminate meditative, settimane di immersione nella natura. In inverno si valorizzeranno le attività quali lo sci da fondo escursionistico e le passeggiate con le ciaspole. In estate il camminare, ma anche l’ospitalità per gruppi con mountain bike, cavallo, gruppi di scout, ecc. Per l’ecosistema intorno al rifugio: i sentieri saranno tenuti puliti e, se il CAI avrà bisogno di una collaborazione, anche segnati. Organizzeremo giornate di pulizia e <b>manutenzione sentieri</b>, cosa che del resto già facciamo, in cui promuovere la partecipazione di volontari che tutti insieme, in modo conviviale, ripuliscano tratti di sentieri infrascati, con rifiuti, ecc. La presenza costante di escursionisti consapevoli e attenti come sono i nostri soci e come saranno i nostri ospiti garantirà un controllo per la tutela ambientale e un deterrente per tutte quelle azioni illegali che spesso si sviluppano in mancanza di presenze umane: bracconaggio, taglio illegale, percorrenza di sentieri con mezzi motorizzati non autorizzati, raccolta dei frutti del sottobosco ecc La Boscaglia, forte dei suoi 15 anni di esperienza nella valorizzazione del camminare a piedi, gestirà il Rifugio puntando a farlo diventare un <b>luogo di aggregazione</b> e cultura, di sensibilizzazione sui temi della natura e del camminare lento per un turismo più responsabile, sostenibile, etico. Un’ottima opportunità per tutti gli escursionisti che potranno fruire del Rifugio e viverne l’ospitalità come momento profondo di conoscenza della natura e di rispetto per l’ambiente  Periodi di apertura del Rifugio Le Fontanelle: dal 2 giugno al 15 settembre e  un mese in inverno. Il resto   dell’anno o su prenotazione o fornendo le chiavi per l’autogestione di gruppi. Posti letto: 20 in camerata + 2 in matrimoniale con bagno privato Come raggiungere il Rifugio Le Fontanelle: Il Rifugio è in provincia di Firenze ma è ubicato vicino al confine tra le province di Firenze, Arezzo e Forlì Cesena. Si raggiunge il Passo della Calla nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi e da lì pochi chilometri fino alla Burraia: un sentiero in 20 minuti conduce al Rifugio le Fontanelle.</p>]]></description><pubDate>Fri, 24 Apr 2009 11:15:39 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=276]]></link><category><![CDATA[La Boscaglia: vita associativa]]></category></item><item><title><![CDATA[Un pericolo per il camminatore: le zecche]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/275_1_zecca_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br />
Le zecche sono un argomento delicato, si rischia o di fare del terrorismo psicologico o dall’altro minimizzare un problema che purtroppo c’è. Perchè alcune morti in Italia per colpa delle malattie di cui le zecche sono portatrici ci sono, e non sempre si riconoscono come tali. Ma c’è anche tanta paura inutile, cerchiamo quindi di approfondire l’argomento, grazie a una serie di documenti pubblicati dalla regione Emilia Romagna che vi rendiamo leggibili in allegato.<br />Le opinioni sono molte (anche dentro la Boscaglia), ma i medici del centro della Regione Emilia Romagna che studia le zecche pensano che parecchie di queste opinioni siano sbagliate, anzi, a volte dannose.<br />Quanto sono diffuse? Come fare se una zecca si attacca a qualcuno di noi durante un trekking? Come toglierla, senza farsi prendere dal panico? Come tenere monitorato il soggetto per accorgersi se ci possono essere pericoli?<br />Pochi per esempio sanno che “le probabilità di infezione sono basse se la zecca resta attaccata alla cute per meno di 36-48 ore” e di solito la zecca si scopre nel giro di poche ore.<br />Vi invito dunque prima a leggere i documenti e poi a raccontare la vostra esperienza.<br /><span style="font-style: italic;">Luca Gianotti</span><br />
]]></description><pubDate>Wed, 1 Apr 2009 11:19:29 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=275]]></link><category><![CDATA[Sicurezza in montagna]]></category></item><item><title><![CDATA[La seconda giornata dei sentieri (2009): resoconto]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/271_1_Immagine 2_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br />Domenica mattina primo marzo 2009, nonostante le previsioni meteo sfavorevoli, un nutrito gruppo di soci e simpatizzanti era presente  davanti alla Porta Campana a Castelfranco di Sopra ai piedi del massiccio del Pratomagno in provincia di Arezzo. Il Pratomagno è una montagna molto conosciuta dai Toscani che però spesso ne percorrono solo i sentieri più frequentati. Molti sono stati almeno una volta in “vetta” o hanno percorso il lungo crinale erboso pochi ne conoscono i suggestivi sentieri nascosti.  
Con lo spirito di fare conoscere a più escursionisti questa zona ci siamo cimentati nel miglioramento e nella segnatura del nostro sentiero che è utilizzato nel viaggio da Firenze ad Arezzo.
Dopo un veloce car pooling alle 10 eravamo già all’opera,  presto lungo la prima parte dei 5 km del percorso si snocciolavano i partecipanti.
Iuri Pagliai come sempre in prima linea si è dedicato a segare i tronchi caduti sul sentiero mentre altri con roncole e efficacissime forbici da potatura facevano il resto. 
Il  grosso del lavoro era al termine del percorso quando abbiamo dovuto rintracciare il tracciato originario e dipingere numerosi segni bianco rossi. Proprio in quella fase ha iniziato a piovere in modo più deciso. Nel ritorno abbiamo potuto verificare l’efficacia della segnatura e in certi punti l’abbiamo perfezionata. 
Oltre alla pioggia anche la temperatura si era abbassata, dopo un caffè nel circolino di Pulicciano ci siamo spostati all’Alimentari di Marziano a Casa Biondo sopra Pian di Sco’ dove abbiamo constatato quanto sia vero il detto: chi ha Pane (e prosciutto, pecorino, sbriciolona) spesso non ha i Denti (un locale riscaldato).  Dopo il primo bicchiere di vino passava anche il freddo e  terminate le libagioni iniziavano i saluti e le partenze. 
Grazie a tutti.]]></description><pubDate>Mon, 9 Mar 2009 10:46:35 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=271]]></link><category><![CDATA[Iniziative]]></category></item><item><title><![CDATA[La città fa male al cervello]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/270_1_ny_capodanno1.jpg_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br />
Pubblichiamo un interessante articolo tratto dal numero della scorsa settimana della rivista Internazionale. L'articolo originale è di JONAH LEHRER del Boston Globe (USA).<br />________________________<br /><br />La città è sempre stata il motore della vita intellettuale. Senza la metropoli forse non avremmo avuto la grande arte di Shakespeare o di James Joyce. Perfino Einstein fu ispirato dai treni dei pendolari. La città moderna, però, è anche un luogo profondamente innaturale. <br />Gli scienziati hanno comin ciato a studiarne gli effetti sul cervello e i risultati sono illuminanti: vivere in un ambiente urbano compromette i nostri processi mentali elementari. Dopo aver passato qualche minuto in una strada affollata, si riducono le nostre capacità mnemoniche e il nostro autocontrollo. <br />&quot;La mente è una macchina limitata&quot;, spiega <span style="font-weight: bold;">Marc Berman,</span> psicologo dell'università del Michigan e autore di un nuo vo studio che ha misurato i deficit cogni tivi causati da una passeggiata in città.
Il problema delle metropoli è l'assen za di natura, che invece ha un effetto sor prendente mente positivo sul cervello. Gli studi hanno dimostrato, per esem pio, che i pazienti guariscono più in fretta se dalla loro finestra vedono degli al beri, e le donne che vivono nelle case popolari riescono a concentrarsi meglio se il loro appartamento affaccia su un giardino. Sembra che anche un accenno di natura, come un viale alberato, sia salutare per la mente. <br /><br />Questa ricerca arriva proprio nel momento in cui gli esseri umani stanno superando una soglia im portante: per la prima volta nella storia, la maggior parte della persone vive in un ambiente urbano. Le città sono talmente piene di stimoli da costringerci a rifoca lizzare costantemente l'attenzione per non far ci distrarre da cose irrilevanti, come un'insegna lampeggiante. Questo tipo di percezione controllata - in cui dobbiamo decidere di continuo a cosa prestare attenzione - costa energia e sforzo.
Gli ambienti naturali, invece, non richiedono lo stesso sforzo cognitivo. <br /><br />In uno studio pubblicato a dicembre del 2008, Berman ha dato a degli studenti dell'<span style="font-weight: bold;">università del Michigan</span> dei ricevitori gps e li ha mandati a passeggiare in un orto botanico o nelle strade affollate del centro di Ann Arbor. Poi li ha sottoposti a una serie di test psicologici. Quelli che avevano camminato in città erano di umore peggiore e hanno totalizzato me no punti nei test sull'attenzione e la me moria di lavoro. È bastato mostrargli la foto di una scena urbana per provocare delle difficoltà misurabili, almeno in confronto alle immagini della natura.
L'intensità della vita di città non com promette solo la concentrazione: inter ferisce anche con l'autocontrollo. Du rante una passeggiata per una strada affollata, il cervello è aggredito da molte tentazioni: iPod, maglioni di cachemire in saldo, scarpe con i tacchi alti. Per resi stere, dobbiamo usare la corteccia pre frontale, una parte del cervello che si trova subito dietro agli occhi. Purtroppo è la stessa area responsabile dell'attenzione diretta, che è già impegnata dalla passeggiata in città. E quindi è meno ca pace di esercitare l'auto controllo. Così aumentano le probabilità di ritrovarci con delle scarpe che non ci servono.
<br /><br />&quot;Penso che le città rivelino la reale fra gilità di alcune delle nostre funzioni mentali 'più alte&quot;', sostiene <span style="font-weight: bold;">Frances Kuo</span>, responsabile del Laboratorio del paesaggio e della salute umana all'<span style="font-weight: bold;">università dell'Illinois</span>. La vita in città può anche causare la perdita del controllo emotivo. Kuo ha scoperto che negli appartamenti con vista sul verde la violenza domestica è più rara. Questi dati si aggiungono a un lavoro precedente in cui si dimostrava che gli aspetti dell'ambiente urbano, co me affollamento e rumori improvvisi, possono causare anche l'aumento del l' aggressività. Un cervello stanco a causa degli stimoli della vita di città perde la calma più facilmente.
Visti i problemi causati dalla vita urbana, perché le città continuano a cre scere? E perché, anche nell'era di inter net, continuano a essere il centro della vita intellettuale? I ricercatori dell'<span style="font-weight: bold;">Istituto di Santa Fe</span> hanno usato degli algo ritmi per dimostrare che i tratti urbani che riducono l'attenzione e la memoria - come l'affollamento - sono legati an che all'innovazione. La &quot;concentrazione delle interazioni sociali&quot; è una delle fonti principali della creatività urbana. La co sa difficile è trovare il modo per attenua re i danni psicologici della città conservando i suoi benefici.]]></description><pubDate>Fri, 27 Feb 2009 16:22:24 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=270]]></link><category><![CDATA[Discussioni]]></category></item><item><title><![CDATA[Gli Altimetri]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/269_1_suunto-vector_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>L'altimetro è uno strumento prezioso per attività quali l'alpinismo, il trekking e i viaggi nella natura. La maggior parte degli altimetri si basano sulla misurazione della pressione atmosferica per poter determinare l'altitudine. Questo perché la <em>pressione atmosferica ha una caratteristica: più si sale in quota, più diminuisce</em>. </p><p><strong>Calibrare l'altimetro e il barometro</strong> </p><p>Mentre siete seduti davanti al computer e leggete questo testo, la pressione atmosferica che vi circonda cambia perché cambia fisicamente l'aria che vi circonda (umidità, caldo e freddo). Dal momento che la pressione dell'aria cambia con il cambiare del tempo, avrete bisogno di calibrare e ricalibrare il vostro altimetro e barometro per essere sicuri di avere valori accurati durante l'escursione. I barometri mantengono la calibrazione, in quanto lo strumento misura costantemente i cambiamenti di pressione atmosferica. Invece un altimetro non manterrà la calibrazione nello stesso modo ed interpreta i cambiamenti di pressione atmosferica come cambiamenti di altitudine. </p><p>Per questo è importante calibrare spesso l'altimetro, anche più volte durante la stessa escursione se le condizioni atmosferiche non sono stabili. Più spesso calibrerete il vostro computer da polso e più accurati saranno i valori. La calibratura si fa con l'uso di una cartina topografica; quando siete sicuri di essere in un determinato punto, (partenza, punti quotati tipo chiese, rifugi, etc) potete desumere la quota per poi riportarla sul vostro altimetro. Anche durante il percorso riconoscere i luoghi dove vi trovate vi permetterà di tarare più spesso l'altimetro e avere una maggior sicurezza sul vostro posizionamento anche davanti a continui cambiamenti del tempo. </p><p><strong>Perchè l'altimentro è affidabile?</strong> </p><p>Chi frequenta la montagna o ama il trekking, sa che nel corso degli anni il paesaggio cambia e con esso cambiano anche i corsi dei fiumi, le strade, le case, i sentieri (non sempre certo, ma qualche volta si). Tuttavia le quote restano più facilmente invariate perché i tempi di erosione delle montagne sono significativamente lunghi e non circoscrivibili alla media della nostra vita. Questo significa che molto probabilmente a distanza di anni, ripassando da uno stesso sentiero potranno essere cambiate alcune cose ma difficilmente sarà variata la quota. Questo spiega l'importanza di un altimetro, specie in condizioni non ottimali di visibilità (nebbia, neve, pioggia) quando non è facile individuare punti per orientarsi. Naturalmente questo è uno strumento utile a chi ama andar per boschi, sia per lavoro che per passione. </p><p><strong>Quali altimetri comprare?</strong> </p><p>Oggi c'è una buona scelta. Si va da semplici orologi da polso muniti anche di altimetro e barometro oltre che di termometro che possono costare intorno ai 100\150 euro e sono meno delicati di un altimetro. Oppure si sale fino a 300 euro per un discreto prodotto fino ai 500 per l'eccellenza nel settore. Ci sono anche alcune funzioni accessorie che possono tornare utili. Ad esempio il trend della pressione che può essere utile per avere un’idea della tendenza meteo, i dislivelli percorsi, l’alimentazione solare, la pressione a livello del mare, la bussola, la temperatura. L'errore tollerabile per un altimetro, secondo la mia esperienza, deve stare intorno a 20 metri, non oltre. Naturalmente i più precisi arrivano ad errori di pochi metri. </p><p>Parliamo di tre marche e altimetri diversi per cominciare. La marca per eccellenza più competitiva in questo settore è la Suunto. Il modello che prendo in considerazione è, nella gamma Suunto, Suunto Vector, prezzo accessibile (180-200 euro) con precisione intorno ai 5 metri, trend barometrico che serve per fare previsioni atmosferiche abbastanza buone e quindi poter scegliere in anticipo, spia della batteria, batteria sostituibile dall'utente, retroilluminazione quando è buio, pressione a livello del mare (molto importante per capire l'andamento metereologico generale), bussola di precisione, range di altitudine, etc. Altri modelli un po' più cari sono il Suunto X-Lander (290 €) e infine il Suunto Observer (a partire da 350€), con taratura a 1 metro e maggior precisone e affidabilità degli altri, insieme ad altre funzioni aggiuntive (molto utile è la pressione riportata sempre a quella sul livello del mare). La Suunto ha anche il modello Lumi pensato al femminile (250 €), simile per prestazioni al modello Vector. </p><p>Altra marca, Casio PROTREK PRW1300 1ver con un costo intorno ai 180\200 euro. Funzioni abbastanza simili ai precedenti anche se meno precise, alimentazione solare, bussola digitale, dislivello totale per escursione, etc. </p><p>Infine, un prodotto che può essere accessibile a tutti, Oregon RA123, pensato per tutte le attività sportive all'aria aperta. Indica l'altitudine e la pressione atmosferica e può funzionare come bussola digitale e torcia. Altri punti di forza sono l'indicazione delle previsioni meteorologiche e il prezzo, 70 euro! Naturalmente, prestazioni, precisione e affidabilità non sono confrontabili con gli altri altimetri prima illustrati, in quanto risultano inferiori. </p><p><em>Iuri Pagliai</em> </p>]]></description><pubDate>Thu, 19 Feb 2009 9:57:19 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=269]]></link><category><![CDATA[Attrezzatura e materiali]]></category></item><item><title><![CDATA[Io e la giubba in Falterona]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/267_1_brames_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Da Gianfranco Bracci, creatore di tanti sentieri compreso la Grande Escursione Appenninica (qui in foto insieme a Messner) riceviamo questo racconto che volentieri pubblichiamo. </p><p><em>“Per rendere il paesaggio, il paese vergine che il fiume docile a valle solo riempie del suo rumore di tremiti freschi, non basta la pittura, ci vuole l'acqua, l'elemento stesso, la melodia docile dell'acqua che si stende tra le forre dell'ampia rovina del suo letto, che dolce come l'antica voce dei venti incalza verso le valli in curve regali: poiché essa è qui veramente la regina del paesaggio”. Dino Campana, CantiOrfici</em> </p><p><strong>Una notte d’incanto</strong> </p><p>La sera è una di quelle che non si dimenticano facilmente. L’anno è il 1987, il mese è quello di Aprile, siamo sotto Pasqua ed io, dopo aver lasciato l’auto nel piazzale del piccolo rifugio del Borbotto, mi accingo a camminare da solo, “io e la giubba” (io e la mia giacca), come dicevano i vecchi toscani quando volevano sottolineare di essere proprio soli. Sono le undici di sera e, come da progetto mentale, dopo aver cenato con degli amici all’Osteria di Castagno D’Andrea dell’amico Roberto, ho preso l’auto e sono arrivato in pochi minuti alla sbarra, oltre la quale si procede solo a piedi. Vado a realizzare un piccolo sogno: la salita in notturna ed in solitaria del Monte Falterona, ancora innevato. La notte è magnifica, rischiarata dal chiarore del disco lunare, quella sera particolarmente grande e pieno. Non tira un’alito di vento e la neve, ormai cristallizzata dal clima primaverile, crocchia sotto i miei passi, permettendomi di camminare tranquillamente senza ghette ne ramponi, il piede non scivola minimamente, quasi per terra ci fosse della carta vetrata. Dopo aver sperimentato la luce frontale, provo a spengere ogni forma di luce artificiale, affidandomi alla magia dei chiaro-scuri lunari. La scelta risulta felice e camminando godo del semplice ed atavico piacere di camminare aguzzando gli occhi. Salendo sento benissimo l’affanno del respiro ed i battiti del cuore, tanto il silenzio è perfetto. Sebbene conosca il sentiero a menadito, tradito dal riflesso della neve ed emozionato dalla particolare esperienza, mi fermo a riflettere per continuare o meno in una direzione o nell’altra. Non riesco ad orientarmi, mi concentro bene e poi rincuorato, riconosco un familiare tratto del percorso. Attraverso le cime dei faggi, ancora privi di foglia, le stelle brillano come tante lampadine lontane. Ogni tanto mi giro indietro, quasi venissi seguito da chissà chi. Poi scollino il primo crinale, quello che guarda verso Firenze ed il chiarore della città, soffuso, lontano ma ben visibile attrae subito la mia attenzione. Mentre salgo al ritmo dei bastoncini e dei miei passi, penso a tutti coloro che nel passato han fatto la medesima esperienza: viandanti, soldati, partigiani, semplici montanari che andavano a lavorare il bosco, carbonai intenti nel loro difficile mestiere. </p><p><em>“Bisogna incessantemente arrampicarsi o scendere per gli Appennini... A vederli da lontano, così ripuliti, li avrei creduti più educati di quel che sono in realtà. Sono al contrario rustici e selvaggi quanto mai..”.</em> <strong>Charles De Brosses</strong> </p><p>Con alcuni di questi viaggiatori o semplici lavoratori del passato, sento di condividere delle sensazioni uniche…inzuppate di fascino e magia. Non ho paura, anzi le tenebre, appena penetrate dalla soffusa luce lunare, mi accolgono in una specie di grembo materno, nel quale mi sento stranamente protetto…a casa mia. Ancora pochi ripidi tratti ed ecco arrivare l’abetina sommitale, situata appena prima della croce di legno della cima. La piantata risale agli anni sessanta ed i forestali che l’anno messa a dimora non hanno tenuto conto del terribile vento di tramontana che spira su questo tratto appenninico: il risultato è un piccolo disastro. Le conifere non sono mai cresciute più di tanto ed ogni anno qualch’una viene piegata dal peso della neve e schiantata dal fenomeno della galaverna. Insomma questa piantata era inopportuna. Faccio pochi metri ed anche le luci contrapposte del Casentino e del Mugello si presentano allo sguardo. Che spettacolo! Certamente ancora più suggestivo di quello diurno. E poi…come si vedono bene i paesi delle due sub-regioni! Scavo una buca nella neve e vi dispiego uno speciale telo impermeabile che avevo riposto nello zaino. Mi ci distendo dentro, al riparo anche della pur leggera brezza notturna. Insaccato nella giacca di piumino volgo lo sguardo verso lo stellato. Gli astri visibili sono tantissimi. Grazie alla particolare limpidezza dell’aria, brillano con forza, lontani ma possenti. La luce lunare regala un’aura di romanticismo all’intera notte. Mentre ammiro il creato mi perdo in meditazioni e riflessioni varie, finché cado in un grande nulla…quasi in estasi e mi addormento come un bambino che non teme ne il lupo nell’orco. Il chiarore dell’aurora ed il freddo pungente che l’accompagna mi riportano nel mondo degli uomini. Riconducono la mente all’infanzia degli anni Cinquanta e Sessanta, quando in casa non avevamo nessun tipo di riscaldamento se non una stufa economica a legna. Andavamo a letto con lo scaldino pieno di brace e di notte, quando mi svegliavo, sentivo una gran faccia fredda. </p><p><strong>alba inusuale</strong> </p><p>Incuriosito mi alzo in piedi. Uno sbadiglio, una stiratina e mentre mi preparo un po’ di thè caldo con l’aiuto di un fornellino a gas, assisto ad uno spettacolo eccezionale quanto ricorrente: il sorgere del sole. La”palla rossa” viene su dalle brume della Romagna, dal Mare Adriatico e, anche se solo per pochi minuti, la sagoma del Monte Falterona crea una lunghissima ombra triangolare che, dal lato opposto, arriva fino alla pianura di Firenze. Preso dall’emozionante momento scatto alcune fotografie con il cavalletto che mi permette tempi d’esposizione lunghi. Il paesaggio è veramente irreale e la magia del momento mi coinvolge completamente. Non capisco bene se sto sognando oppure, come credo, sto vivendo invece un momento irripetibile della mia esistenza. Un istante di comunione completa con la natura e le sue più antiche manifestazioni. Col calore dei raggi solari che ormai mi illuminano con forza, questa magia sembra svanire, in punta di piedi, come del resto se n’era arrivata. La luce da radente diventa diffusa ed il paesaggio, sebbene illuminato meglio, perde d’incisività, appare privo di quel fascino primigenio che lo caratterizzava. Anche l’astro solare, prima rosso vivo, adesso è d’un bianco accecante…inguardabile! Mangio un po’ di biscotti e rifletto sui tanti misteri della vita. Sento d’aver fatto il pieno di sane emozioni e, scendendo canto come un miracolato. Uno scalpiccio nella neve m’induce a girarmi indietro. Curiosi quanto me, due caprioli si fermano a guardarmi ed a studiare le mie mosse. Appena prendo la macchina fotografica, i due ungulati imboccano velocemente la via del pendio. Un istante ed i loro culetti bianchi scompaiono nell’ombrosità della foresta. Felice di aver incontrato queste due creature del bosco esclamo: “buongiorno amici!” e riprendo la discesa calpestando una neve che crocchia, quasi canta, sotto gli scarponi. Stavolta taglio ogni tornante del sentiero saltando giù per la massima inclinazione. Forse voglio imitare i due animali selvatici e comunque, in questo gioco infantile, mi diverto tantissimo. Salto dopo salto “atterro” vicino alla strada forestale ricoperta di neve e ghiaccio che in breve conduce al piazzale del Borbotto dove ho lasciato l’auto. Poi un rumore: …”<em>la melodia docile dell'acqua che si stende tra le forre dell'ampia rovina del suo letto, che dolce come l'antica voce dei venti incalza verso le valli in curve regali…” </em>lo zampillio della sorgente situata appena sotto il piano stradale mi rammenta la soffice poesia del poeta che meglio d’ogni altro ha decantato l’Appennino: Dino Campana. Grazie ai suoi versi seppe descrivere in maniera pittorica l’ambiente fatto d’arenaria e faggio di questi poggi, della Falterona, come lui usava chiamare la montagna. Nel rientrare in auto penso all’attrazione che questa montagna esercita su di me e su tanti altri appassionati. Vi ritorno ogni anno, più volte, in ogni stagione. Eppure non mi stanca mai; al contrario, mi appare sempre diversa…quasi avesse un “armadio” pieno d’abiti nuovi, tutti speciali, tutti diversi, e li indossasse giorno dopo giorno, per essere sempre bella ed originale. Ci sono tante montagne sacre nel mondo come ad esempio il Kailash in Tibet, consacrata a quattro antiche religioni, oppure il Monte Sinai degli ebrei e il Mauna Kea dei polinesiani e tante altre ancora. Ebbene anche il Falterona è una di queste. Non molti sanno che questo monte indossava fin dal lontano passato le vesti di montagna sacra per le popolazioni appenniniche degli opposti versanti, cioé gli Etruschi. Le bellissime statuette votive rinvenute alla metà dell’Ottocento in località <em>Lago degli Idoli</em>, prossima alle sorgenti dell’Arno, e che oggi troviamo esposte in alcuni dei musei più prestigiosi del mondo, testimoniano che questo popolo raggiungeva in pellegrinaggio zone ancor oggi selvagge, per cercare il <em>laghetto dei miracoli</em>, le cui acque si pensava avessero qualità taumaturgiche. In effetti, una spiegazione scientifica attribuisce al creosoto, una sostanza originata dalla macerazione dei faggi caduti nelle acque stagnanti del piccolo lago (adesso il laghetto non esiste più se non come località topografica), tali proprietà. La montagna con i suoi 1654 metri di quota è insieme al vicino Monte Falco (1658 m), il rilievo maggiore della porzione d’Appennino situata tra il Monte Catria in Umbria ed il Corno alle Scale, ai confini fra Toscana ed Emilia. Gli antichi abitanti della Tuscia attribuivano con certezza a quell’ombroso poggio ricoperto d’alberi, sacralità particolari ed intrinseche dovute all’essere il <em>padre</em> del fiume Arno, le cui acque bagnavano centri etruschi di grande importanza. Situato nelle vicinanze delle più antiche vie trans-appenniniche, questo monte era temuto e rispettato anche dai viandanti che ne percorrevano i sentieri, a causa delle mutevoli condizioni meteorologiche che nel periodo invernale assumevano ed assumono tutt’ora il carattere di vere e proprie tempeste di neve che trasformano il paesaggio in un ambiente fiabesco. Un suono di clacson riconduce il mio essere alla ragione dei nostri convulsi tempi. Mi trovo sulla statale che conduce a Firenze ed il traffico mattutino non è male. Purtroppo sono costretto a concentrarmi alla guida dell’auto e quindi a lasciare sogni e speranze del mondo all’aria aperta sulle gelide nevi del Falterona. Non per molto tempo però. Ritornerò presto a trovarti, vecchio “Faltero”, ormai fai parte di me, mi sei penetrato nell’anima, in profondità, con tutta la tua magia. </p><p><em>Gianfranco Bracci</em> </p>]]></description><pubDate>Sat, 7 Feb 2009 9:27:5 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=267]]></link><category><![CDATA[Racconti lenti]]></category></item><item><title><![CDATA[Storiella per viandanti]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/266_1_420036700_t_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Un uomo camminava per una strada con il suo cane. Si godeva il paesaggio, quando ad un tratto si rese conto di essere morto. Si ricordò che anche il cane che gli camminava al fianco era morto da anni. Si chiese dove li portava quella strada. </p><p>Dopo un poco giunsero a un alto muro bianco che costeggiava la strada e che sembrava di marmo. In cima a una collina s'interrompeva in un alto arco che brillava alla luce del sole. Quando vi fu davanti, vide che l'arco era chiuso da un cancello che sembrava di madreperla e che la strada che portava al cancello sembrava di oro puro. Con il cane s'incammino verso il cancello, dove ad un lato c'era un uomo seduto a una scrivania. Arrivato davanti a lui, gli chiese: - Scusi, dove siamo? - Questo è il Paradiso, signore, - rispose l'uomo. - Uao! E non si potrebbe avere un po' d'acqua? - Certo, signore. Entri pure, dentro ho dell'acqua ghiacciata. L'uomo fece un gesto e il cancello si aprì. Non può entrare anche il mio amico? - disse il viaggiatore indicando il suo cane. - Mi spiace, signore, ma gli animali non li accettiamo. </p><p>L'uomo pensò un'istante, poi fece dietro front e tornò in strada con il suo cane. Dopo un'altra lunga camminata, giunse in cima ad un'altra collina in una strada sporca che portava all'ingresso di una fattoria, un cancello che sembrava non essere mai stato chiuso. Non c'erano recinzioni di sorta. Avvicinandosi all'ingresso, vide un uomo che leggeva un libro seduto contro un albero. - Mi scusi, - chiese. - Non avrebbe un po' d'acqua? - S&#283; certo. Laggi&#367; c'è una pompa, entri pure. - E il mio amico qui? - disse lui, indicando il cane. - Vicino alla pompa dovrebbe esserci una ciotola. Attraversarono l'ingresso ed effettivamente, poco pi&#367; in là, c'era un'antiquata pompa a mano, con a fianco una ciotola. Il viaggiatore riempì la ciotola e diede una lunga sorsata, poi la offrì al cane. Continuarono così finchè non furono sazi, poi tornarono dall'uomo seduto all'albero. - Come si chiama questo posto? - chiese il viaggiatore. - Questo è il Paradiso. - Be', non è chiaro. Laggi&#367; in fondo alla strada uno mi ha detto che era quello il Paradiso. - Ah, vuol dire quel posto con la strada d'oro e la cancellata di madreperla? No, quello è l'Inferno. - E non vi secca che usino il vostro nome? - No, ci fa comodo che selezionino per noi quelli che, per convenienza, lasciano perdere i loro migliori amici. </p><p><em>Mia zia mi invia questa storia che sembra proprio adatta a noi viandanti. Con cordialità </em></p><p><em>Gabriele </em></p>]]></description><pubDate>Thu, 5 Feb 2009 11:30:56 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=266]]></link><category><![CDATA[Racconti lenti]]></category></item><item><title><![CDATA[La seconda giornata dei sentieri]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/264_1_219_2_puliziasentierilight_big_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Anche quest'anno, <strong>domenica 1 marzo</strong>, ci troveremo in diversi luoghi d'Italia, per la seconda <strong>Giornata dei Sentieri</strong>. Questa iniziativa è nata per la salvaguardia e il ripristino dei sentieri in Italia, un veicolo di comunicazione e spostamento lento sempre più in disuso e in stato di abbandono. Ci sono sentieri che univano paese a paese, mulattiere percorse da asini, tratturi per la transumanza, stradelle per pellegrinaggi o viaggi antichi. Una vasta rete di sentieri in Italia che non sono affidati alla manutenzione del Club Alpino e che quindi versano in cattive condizioni, rischiando di scomparire nella macchia, di franare, o peggio essere invasi da rifiuti. Chi cammina tanto è giusto che si faccia carico dei sentieri... Invitiamo dunque tutti i camminatori, soci e non soci, ai quali si chiede una giornata di lavoro insieme. </p><p>Si comincia dalla valle di Gombola, <strong>provincia di Modena</strong>, il regno del magico asinaro Massimo Montanari, che ci propone di ripulire la mulattiera che va dall'antico castello all'asineria. Questo sentiero è stato aperto da centinaia di bambini che, con le simpatiche asinelle dalle orecchielunghe, hanno trasformato una traccia di caprioli vicino al torrente Torella. Con il contributo dei camminatori della Boscaglia, cercheremo di sistemarlo e renderlo praticabile a tutti, tra gli altri al primo gruppo di genitori con bambini e asini che partirà quest'estate per il viaggio “Il gigante dell'appennino”. </p><p>Si continua in Toscana, in <strong>provincia di Arezzo</strong>, dove Maurizio Barbagallo c'invita a ripulire l'antico percorso che collega la Badia medioevale di Soffena con l'eremo di Gastra. Siamo nel Pratomagno, sull'itinerario “Firenze – Arezzo”. Questo sentiero ha un valore storico, perchè collega la zona dei borghi montani aretini, con le zone archeologiche fiorentine come il Poggio della Regina, è viabilità antica con tratti lastricati. </p><p>Concludiamo con la <strong>Sicilia</strong>, dove Nanni e Turi, i nostri amici di Kalura e tutti i siciliani che vorranno unirsi a loro, andranno a ripulire il sentiero della Cava di Santa Domenica. Il percorso è nel cuore di Ragusa, anzi è l'accesso ideale per Ragusa Ibla, lo splendido borgo barocco, che costituisce la parte più vecchia della città. Qui l'obiettivo è di rivitalizzare un parco urbano e farlo conoscere come itinerario a piedi. Vi aspettiamo, per ringraziare insieme i sentieri che calpestiamo tutto l'anno. </p><p>Per iscrizioni alla II° Giornata dei Sentieri Boscaglia: <a href="mailto:info@boscaglia.it">info@boscaglia.it</a>  / fax 055.71880359 tel 0823.465961 / lun-ven (9-13) (14-18) </p>]]></description><pubDate>Tue, 3 Feb 2009 9:29:56 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=264]]></link><category><![CDATA[Iniziative]]></category></item><item><title><![CDATA[Scarpe da trekking: scelta e sondaggio]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/263_1_scarponi_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Per chi dovesse acquistarli per la prima volta o per chi vede i propri collaudati e fedeli scarponi cedere alle ingiurie del tempo o all’usura, riportiamo qui alcune note utili per la scelta. </p><p>Gli scarponi da escursionismo possono essere raggruppati sostanzialmente in tre gruppi: </p><p>- tradizionali scarponi in cuoio: ben alti sulla caviglia, pesanti e molto rigidi, richiedono li si utilizzi a lungo prima di adattarsi alla forma del piede ma assicurano un eccellente sostegno e, se adeguatamente ingrassati, grande impermeabilità; </p><p>- scarponi medi: meno rigidi e più leggeri rispetto ai precedenti, tomaia meno pesante (ad es. in nabuk), tagliati più o meno bassi sulla caviglia per favorire un po’ la mobilità ma comunque dando un buon sostegno; </p><p>- scarponcini leggeri: tomaia in tessuto e/o pelle, sono particolarmente flessibili e leggeri, solitamente meno impermeabili ma più traspiranti, danno poca protezione e sostegno alla caviglia e quindi il rischio di slogature è molto alto; per questo motivo ne sconsigliamo l’uso e nei trekking Boscaglia non vengono accettati partecipanti con scarpe basse. </p><p>Si tratta di scarpe molto diverse tra loro, e nella scelta entreranno in gioco più fattori: </p><p>- il tipo di escursioni che vorrete affrontare;</p><p>- le vostre caratteristiche fisiche; </p><p>- il costo; </p><p>- questioni etiche. </p><p>Per terreni molto facili e per <strong>escursioni brevi</strong> è opportuno scegliere una scarpa leggera, molto traspirante per allontanare l’umidità dal piede e ridurre la probabilità che si formino vesciche. Ricordate anche che il peso portato in più ai piedi è molto più gravoso a livello tendineo-muscolare di quanto non sia quello portato nello zaino. </p><p>Per <strong>trekking lunghi</strong>, con zaini pesanti, su terreni accidentati, è invece indispensabile avere un buon sostegno della caviglia, una certa rigidità e buona impermeabilità. Impermeabilità e traspirazione dipendono dal materiale usato per la tomaia (pelle pieno fiore, pelle Nabuk, cordura o altri materiali sintetici), dalla presenza o meno di uno strato interno di materiale impermeabile e traspirante (<strong>ma attenzione</strong>: Gore-Tex, Aquafoil o simili tendono ad usurarsi molto rapidamente; meglio una fodera interna in <strong>pelle</strong>), dalla sigillatura tra suola e tomaia, dal numero e dalla tipologia di cuciture, dalla presenza del rinforzo a soffietto per la linguetta. La mescola ed il disegno del battistrada che costituiscono la suola (per lo più Vibram) garantiranno una buona tenuta anche su terreni difficili, mentre intersuola (in EVA o in poliuretano) e inserti ammortizzanti servono ad assorbire parte delle sollecitazioni. Per quanto riguarda le vostre caratteristiche fisiche, saranno determinanti la forma dei piedi (e spesso piede destro e piede sinistro hanno esigenze diverse, tanto per complicare le cose!), il grado di sostegno necessario, eventuali problemi particolari (cui spesso si può sopperire grazie a plantari anatomici specifici). </p><p>Venendo ai costi, a titolo indicativo riteniamo che per degli scarponi di livello medio la spesa sarà compresa tra i 100 e i 150 euro, tra i 150 e i 200 euro per un prodotto di livello alto. Il nostro consiglio è di considerare l’acquisto dello scarpone come un investimento fondamentale; prodotti di livello basso potrebbero avere vita brevissima, magari un solo trekking, e possono anche lasciarvi a metà, e comunque sono poco affidabili. Un prodotto di qualità, con la dovuta attenzione vi potrà durare anche dieci anni o più. Tra le marche migliori, vi consigliamo <strong>Scarpa</strong> su tutti, e poi La Sportiva, Meindl, Lowa, Trezeta. </p><p>Per ultima ma non ultima, la questione <strong>etica</strong>. C’è chi preferisce in ogni caso evitare i prodotti di origine animale, e allora sceglierà i materiali sintetici; chi vorrà tener conto di quanto i materiali sintetici inquinino e sarà portato a scelte diverse. Utile per la decisione sarebbe conoscere la reale impronta ecologica di ciò che acquistiamo, ma non è cosa facile; non ci pare che nessuna azienda fornisca dati precisi sull’impatto ecologico della propria produzione (come invece sta facendo Patagonia per alcuni suoi capi). Quindi per intanto potremmo premiare il “made in Italy” non solo per orgoglio nazionale e per la qualità, ma anche per il rispetto dei lavoratori e la riduzione dell’impatto dei trasporti. Verifichiamo con attenzione dove i nostri scarponi sono stati prodotti, allora, e anche le altre informazioni che ci danno le Aziende, pungolandole a fare meglio. </p><p>Al momento dell’acquisto scegliete un negozio ben fornito, fatevi consigliare da una persona tecnicamente preparata e provate più modelli, a lungo, indossando le calze che userete durante i trekking (la scelta delle calze giuste è fondamentale: vedi). Tenete anche conto del fatto che durante un giorno di cammino i piedi tendono a gonfiarsi. Le stringhe vanno allacciate in modo da tenere fermo il collo del piede, per evitare scivolamenti in avanti e movimenti eccessivi del piede (si avrebbe poco sostegno ed alta probabilità di formazione di vesciche); le dita vanno lasciate invece ben libere di muoversi, per favorire la circolazione. In negozio provate a simulare le sollecitazioni che si hanno in discesa o in salita, magari su un piano inclinato; dopo l’acquisto usate gli scarponi dentro casa prima che all’aperto: potreste accorgervi di qualche inconveniente e restituirli. </p><p>Infine fate alcune camminate di rodaggio prima di affrontare trekking impegnativi, sia per ammorbidire la scarpa sia per abituare il piede. Se avete avuto la fortuna di trovare gli scarponi che davvero fanno per voi, abbiatene cura: seguite scrupolosamente le indicazioni del produttore per la pulizia e per il mantenimento dell’impermeabilità (uso di grasso, di liquidi o spray specifici, etc) e resistete alla tentazione di metterli a scaldare troppo vicino al fuoco quando vi troverete in un bivacco di montagna: il calore elevato è nemico di qualsiasi materiale! </p><p><em>Eleonora Moretti</em> </p><p><strong>SONDAGGIO</strong>: lanciamo un sondaggio per vedere i camminatori che marche di scarponi usano. <strong>Vi preghiamo di rispondere qui</strong>: <a href="http://www.boscaglia.it/sondaggi/scarponi.htm">http://www.boscaglia.it/sondaggi/scarponi.htm</a> </p><p />]]></description><pubDate>Sat, 31 Jan 2009 17:55:10 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=263]]></link><category><![CDATA[Attrezzatura e materiali]]></category></item><item><title><![CDATA[Calze da trekking: quali scegliere?]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/262_1_icebreaker_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Le calze: se ai neofiti possono sembrare articoli poco importanti, chi cammina già da un po’ sa quanto la scelta della calza giusta può fare la differenza, tanto più se si tratta di un trekking di più giorni. Le innovazioni tecniche di questi ultimi decenni hanno cambiato fisionomia all’attrezzatura di montagna non trascurando neanche le calze da trekking. </p><p>Tutti conosciamo le <strong>calze tradizionali</strong>: spesse, di lana un po’ ruvida e non troppo sagomate, con solo l’impronta del calcagno. Ci sono ancora alcune ditte che le producono, come un calzificio italiano, <span style="FONT-WEIGHT: bold">Mondo Ideale</span>, con lana biologica nostrana e una certa percentuale di alpaca per renderle più morbide. Se qualcuno vi fosse legato per motivi sentimentali sono adatte al massimo per uscite in giornata non impegnative e in ogni caso sono sconsigliate per escursioni impegnative e trekking di più giorni. Le calze da cammino moderne sono differenti sia nella forma che nei materiali utilizzati per la loro realizzazione. </p><p>Nuove tecniche di tessitura riescono a dare calze che ricalcano fedelmente la sagoma del piede; si adattano ad essa aderendovi perfettamente, riducendo così la possibilità che si formino pieghe nel tessuto e zone di frizione dovute al distacco delle calze dal piede. Inoltre hanno cuciture piatte sopra le dita e zone di rinforzo e ammortizzazione nelle aree di maggiore sfregamento tra piede e scarpone che, oltre a rendere le calze più robuste, proteggono maggiormente il piede, riducendo il rischio che si formino <span style="FONT-WEIGHT: bold">vesciche</span>. Entriamo ora nella questione materiali. Come per i capi di abbigliamenti anche per le calze si è aperto un dibattito tra chi considera migliori le fibre sintetiche e chi, anche grazie alle nuove tecnologie, ha riscoperto i materiali naturali. Da parte mia sono a favore della lana e per questo ho cercato di capire quali sono i pro e i contro del suo utilizzo e quali vantaggi essa da rispetto alle fibre sintetiche. </p><p>In questi ultimi anni sono state scoperte un gran numero di <strong>fibre sintetiche</strong>, differenti per composizione, spessore e funzione; alcune garantiscono sostegno, altre traspirazione, altre ancora mantengono costante la temperatura del piede. Queste fibre vengono in genere combinate insieme e dislocate in parti diverse delle calze in funzione del loro specifico utilizzo per creare calze composite dalle mille specificità e gli utilizzi più disparati. </p><p>Alcune aziende sono invece andate nella direzione opposta cercando nuove tecniche di filatura e tessitura per valorizzare la<strong> lana</strong> come materiale tecnico di origine naturale; in particolare la lana merinos delle pecore neozelandesi, che racchiude in se tutte le caratteristiche delle varie fibre sintetiche. Innanzitutto le calze di lana merino hanno un ottimo comfort sulla pelle grazie all’utilizzo e alla lavorazione speciale della lana merino da cui si riescono ad ottenere fili molto lunghi e sottili; ciò rende le calze molto leggere e morbide ed evita il prurito che ci viene in mente quando pensiamo alla lana. Inoltre hanno un potere traspirante molto elevato, e maggiore di quello delle fibre sintetiche, grazie alla struttura stessa della lana. Questo determina diversi vantaggi. Anche durate una camminata impegnativa il piede risulta asciutto e non si ha quella fastidiosa sensazione di umidità. La temperatura del piede risulta sempre costante per cui queste calze possono essere utilizzate, con spessori differenti, sia in estate che in inverno. In più l’elevata traspirazione mantiene piuttosto asciutte anche le calze e per questo vengono ridotte al minimo irritazioni e allergie, date da sfregamento e umidità. Ciò limita molto anche la crescita dei batteri che causano il cattivo odore di calze e piedi per cui è possibile indossarle per diversi giorni senza che si formino cattivi odori. </p><p>Per ovviare a questo stesso problema alcune ditte hanno brevettato una fibra sintetica che contiene argento che, rilasciando ioni, ha un’azione antibatterica. In ogni caso, da quello che so, l’effetto non è paragonabile. Di contro si ha che le calze di lana merino, in generale, sono <strong>più delicate</strong> di quelle sintetiche e si usurano più facilmente. Anche per questo motivo spesso la lana viene combinata con fibre sintetiche di rinforzo e questo rende le calze più robuste e resistenti. Anche nel lavaggio è consigliabile un po’ di attenzione in più visto che le nuove calze di lana hanno un costo più elevato delle altre. </p><p>Sul mercato ci sono diverse aziende che utilizzano lana merino nelle calze, sia come unico materiale sia integrata con fibre sintetiche. Tra queste le principali sono <span style="FONT-WEIGHT: bold">Icebreaker</span> e <span style="FONT-WEIGHT: bold">Smartwool</span>. Che hanno percentuali di lana tra il <strong>70 e l’80%</strong>. Altre ditte come la <span style="FONT-WEIGHT: bold">Thorlo</span> invece hanno una percentuale di lana molto più bassa, circa il 30%. </p><p>In sintesi le caratteristiche che una buona calza da cammino deve avere sono: Ottima vestibilità e aderenza al piede che deve essere assecondato nei movimenti. Confort sulla pelle che eviti irritazioni e arrossamenti. Traspirabilità in modo che il piede resti sempre asciutto anche durante intensa attività fisica. Isolamento termico che mantiene costante la temperatura del piede. Spessore adeguato alla stagione e al tipo di attività che si ha in programma.<br /><br /><span style="FONT-STYLE: italic">Laura Lorenzetti </span></p>]]></description><pubDate>Thu, 22 Jan 2009 13:31:39 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=262]]></link><category><![CDATA[Attrezzatura e materiali]]></category></item><item><title><![CDATA[Caccia al cinghiale]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/261_1_fucile1_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Sabato sono stato a camminare nei boschi tra il Valdarno ed i Monti del Chianti. La giornata era di sole e le morbide colline toscane mi hanno subito avvolto, materne come il seno di una madre. Anche in pieno gennaio era un trionfo di verde, quello scuro dei lecci, quello acceso dei cipressi, quello grigio-verde degli olivi. Un paesaggio modellato nei secoli dall'uomo, antichi casali di pietra, pievi romaniche, insomma gratificato e pacificato me ne andavo, quando vedo un cartello &quot;attenzione! Zona di caccia al cinghiale! Il martedì, il sabato e la domenica, nei mesi da ottobre a gennaio, possono esserci battute in corso&quot;. La carrareccia in cui mi trovavo era molto tranquilla, erano le 11:30, ho pensato, per stavolta l'ho scampata. Non avevo fatto neanche 100 metri quando una colonna di fuoristrada mi viene incontro, è bastata una rapida occhiata per capire che erano cacciatori. Ne fermo uno per scrupolo e mi fa &quot;Battuta di caccia al cinghiale, da mezzogiorno in poi&quot;. Accidentaccio, giornata rovinata! </p><p>Ho passato poi le ore successive a tentare di sfuggire alla zona dove era in corso la battuta, ma non ho potuto evitare di sentire, anche a grande distanza, il latrare dei cani, gli spari e quegli agghiaccianti urli bestiali che i cacciatori emettono ogni tanto, non so bene per quale ragione. Mi è tornato in mente un episodio simile, accaduto durante il viaggio &quot;La Via Romea&quot; con un gruppo Boscaglia, quando ci era toccato attraversare la zona di caccia ed eravamo passati molto vicino alla battuta. E anche lì urla, spari, odore di morte. Il disagio per me era stato forte, ma nel gruppo avevo osservato reazioni diverse. I toscani, abituati a respirare la caccia fin da bambini, non si erano scomposti più di tanto, altri stavano male, altri ancora dissero di aver avuto echi primitivi, della caccia tribale, riesumando forse il selvatico di Claudio Risè. </p><p>Purtroppo in quell'occasione non ci fu il tempo ed il modo di approfondire il dibattito, che quindi provo a lanciare on-line. L'argomento è di stringente attualità visto che in Toscana ci sono stati 4 morti solo a dicembre 2008. Umani, s'intende, perchè quelli animali nessuno li conta... A voi e mai capitato? Che effetto vi ha fatto? Qualcuno ha detto che per protesta anche i non vegetariani dovrebbero smettere di mangiare il cinghiale, forse non è una cattiva idea, ma servirà a qualcosa? Come convivere con questa piaga sociale? </p><p><em>Luigi Lazzarini</em> </p>]]></description><pubDate>Sun, 18 Jan 2009 10:25:38 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=261]]></link><category><![CDATA[Ambiente]]></category><category><![CDATA[Discussioni]]></category><category><![CDATA[Sicurezza in montagna]]></category></item><item><title><![CDATA[M'illumino di meno 13 febbraio 2009]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/260_1_logo_millumino2009_large-150x150_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>"Dopo il successo delle passate edizioni, Cirri e Solibello, i conduttori del programma in onda tutti i giorni su radio2 dalle 18 alle 19.30, chiederanno nuovamente ai loro ascoltatori di dimostrare che esiste un enorme, gratuito e sotto utilizzato giacimento di energia pulita: il risparmio. L’invito rivolto a tutti è quello di spegnere luci e dispositivi elettrici non indispensabili il 13 febbraio 2009 dalle ore 18." (<a href="http://milluminodimeno.blog.rai.it">http://milluminodimeno.blog.rai.it</a>) </p><p>Cosa possiamo fare noi camminatori, che solitamente facciamo lunghi trekking, quale impegno possiamo prendere per la giornata del 13 febbraio? Quale piccola, gratuita ed enorme iniziativa possiamo mettere in pratica? Andare a piedi al lavoro, non utilizzare gli ascensori e le scale mobili? Lancio il quesito e attendo le vostre proposte. </p><p>Scegliamo un impegno, e facciamolo tutti insieme! </p><p><em>Maurizio Russo</em> </p>]]></description><pubDate>Thu, 15 Jan 2009 18:34:0 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=260]]></link><category><![CDATA[Ambiente]]></category><category><![CDATA[Decrescita]]></category><category><![CDATA[Iniziative]]></category></item><item><title><![CDATA[Sterminatori di orsi e di lupi]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/258_1_lupouccisovilla_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>La foto si commenta da sè. Ad appena un chilometro dal Casale Le Crete, dove vivo, pochi giorni prima di Natale hanno trovato un lupo maschio di circa 4-5 anni ucciso a pallettoni. L’hanno ucciso e poi l’hanno trascinato fin davanti al fontanile nell'abitato di Villa San Sebastiano Nuova, a Tagliacozzo (L'Aquila). Secondo i primi accertamenti del comandante provinciale della Guardia Forestale, Domenico Tascione, l'animale è stato colpito con una fucilata alla schiena in un luogo diverso da dove è stato ritrovato, e poi trascinato per un lungo tratto fino all'abitato. Al momento in montagna non ci sono animali al pascolo, quindi l'ipotesi fatta è quella di un'uccisione dimostrativa, una sfida o lo sfregio di un bracconiere. L'uccisione del lupo segue di pochi giorni il ritrovamento nella zona della Riserva della Duchessa, a pochi chilometri da qui, di un orso marsicano morto: la Forestale in questo caso ha ricostruito i movimenti dell'animale, inviato come il lupo presso l'Istituto zooprofilattico di Teramo per gli accertamenti del caso. L'orso nei giorni precedenti al ritrovamento si era recato oltre i 1.700 metri in una tana per svernare, per poi ridiscendere verso valle in modo repentino forse a causa dell'avvelenamento che ne ha procurato la morte. </p><p>Ormai queste notizie non fanno più scalpore, rimangono confinate sui giornali locali dell’Abruzzo. E’ in corso da qualche tempo un nuovo fortissimo attacco contro la fauna selvatica, orsi, lupi, grifoni, simbolo della conservazione della natura, simbolo della lotta della natura per sopravvivere all’ <strong>homo destructor</strong>. Saremo dunque ricordati come la generazione che ha estinto l’orso marsicano, come la generazione che non ha fatto niente per impedirlo, come la generazione che ha assistito in silenzio. Bell’onore di fronte alle generazioni future! </p><p>Intanto, sulla rivista del CAI “Lo Scarpone” di Gennaio, un escursionista di quella associazione lamenta il fatto che il progetto di salvaguardia degli orsi nel Trentino è da condannare, perchè lui vuole sentirsi sicuro quando va in montagna!  La presenza degli orsi lo spaventa, anche se non si è mai registrato negli ultimi 150 anni un solo caso di attacco di orsi a umani. E nella sua lettera invita a “trovare presto una soluzione al grosso problema della presenza dell’orso nelle montagne venete”. (Fortunatamente il CAI ha preso le distanze). Un consiglio, caro Lucio del CAI di Vicenza, vieni in Abruzzo, qui la soluzione l’hanno trovata, gli sparano e li avvelenano, e, se vuoi, te lo insegnano anche! </p><p><em>Luca Gianotti </em></p>]]></description><pubDate>Sun, 11 Jan 2009 15:49:20 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=258]]></link><category><![CDATA[Ambiente]]></category></item><item><title><![CDATA[Il video di Elisa sul CamminAmare]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/256_1_111_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br />
R<span style="font-style: italic;">iceviamo e volentieri pubblichiamo la recensione di Roberto, video regista di professione, al video di Elisa sul CamminAmare in Liguria. Elisa Nicoli, socia Boscaglia, ha camminato la scorsa estate al fianco di Riccardo Carnovalini lungo le coste liguri. Il video è uscito con il numero 100 di Altreconomia, solo per gli abbonati, a dicembre 2008. </span><br /><br />Il tema del documentario appare chiaro dalla prima scansione dei luoghi visitati: il cemento avanza nella costa ligure e così le edificazioni di case, porti, alberghi, strade, posteggi, servizi commerciali si intensificano indisturbate, sostenute, a volte, pure dall’amministrazione pubblica. Il racconto si apre e si chiude con brevi riflessioni personali sul camminare. Il patchwork di voci nel finale sottolinea un’intenzione ed un proposito dell’autrice che però risulta mancante: camminare avvicina le persone, si superano imbarazzi e tensioni, si scoprono e si abbracciano con il cuore e gli occhi, oltre che con i passi, i luoghi che si attraversano. <p /><p>Il camminare, e la scoperta di come questa lenta e meditata scelta, non solo fisica e turistica, può significare per sé e per gli altri con cui si decide di fare questo tragitto di vita insieme, non c’è, e resta solo la sua sincera intenzione. Un’immagine che spesso ritorna dà la misura di questa mancanza e il limite di questo lavoro: il gruppo, sparso, incerto, indefinito appare e riappare continuamente di spalle, allontanandosi dall’attenzione dell’autrice, dalla nostra attenzione. Il percorso, il tragitto non è dato, non è esplicitato, non è messo in evidenza con nessun elemento grafico e così per chi non conosce questi luoghi, la confusione avanza durante la visione. </p><p>Volendo offrirsi come un lavoro per tutti e non solo per gli addetti ai lavori o a chi già conosce quei luoghi sarebbe stato meglio dare qualche informazione grafica e visiva maggiore. Considerando che i luoghi visitati e mostrati sono numerosissimi la scelta forse migliore sarebbe stata quella di giocare più sulla qualità che sulla quantità: poche tappe e uno sviluppo del racconto limitato a questi per arricchirli di riflessioni, di incontri, di tempi e di spazi. Tra tutti Vado, ma anche il momento intorno a Genova, sono forse i momenti più intensi del racconto. Lo spettatore non ha il tempo di affezionarsi ai diversi e numerosi interlocutori e attraverso questi ai vari quadri visivi e paesaggistici del territorio. Abbandonare il percorso da maratona e la sua urgenza di dire, di mostrare, di denunciare avrebbe giovato proprio al racconto, alla capacità visiva, alla volontà di denuncia. Questo anche per non trovarsi a sorridere o a restare disorientati nel momento in cui appaiono le cartoline sul “waterfront” e abituati come si è a vedere di peggio, viene in mente che tutto sommato l’intervento non dispiace. La critica nasce proprio dalla forte convinzione che progetti che raccontano il camminare, i suoi piccoli e meditati gesti, le forze ed energie in gioco, la capacità di scoprire sinceramente il territorio sono necessari, sono richiesti, si aspettano. </p><p>Un grazie di cuore a Elisa per quello che ha fatto con tutte le difficoltà che si immaginano abbia avuto e un grazie ad Altreconomia che ha fatto bellissimo dono di fine anno ai suoi abbonati. </p><p><em>Roberto Manzone</em> </p>]]></description><pubDate>Sun, 11 Jan 2009 10:5:20 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=256]]></link><category><![CDATA[Discussioni]]></category></item><item><title><![CDATA[Pasquale, la Basilicata e il latte crudo]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/254_1_latte_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br />
<p>Carissimi amici, ho letto nell'ultimo Camminareinforma l'informazione sul tentativo di &quot;frenare&quot; la diffusione del consumo di latte crudo acquistabile sfuso dai distributori automatici alimentati direttamente dai produttori locali. </p><p>Io sono Pierluigi Cosola, la guida che fa il viaggio a Matera. Chi ha fatto quel viaggio non potrà non ricordare per la sua disponibilità e simpatia la figura di Pasquale, l'allevatore che gestisce l'agriturismo in cui si dorme fuoricittà. Pasquale è il primo (e credo ancora l'unico) distributore di latte crudo in Basilicata e uno dei primi in Italia. Da quando è partita questa storia è arrivato a distribuire fino a quasi quattrocento litri di latte al giorno, ha comprato e installato una seconda macchinetta, ha comprato un furgone usato per il trasporto del latte, sta pensando, se continua il successo di questa iniziativa, ad assumere un dipendente. Con questo sistema riesce a vendere direttamente al consumatore, facendolo risparmiare, il suo ottimo latte fresco ad un prezzo due volte e mezzo superiore a quanto glielo comprano i grossi distributori. Pasquale è un vero imprenditore, nella depressa Basilicata, un meridionale caparbio e tenace. Non chiedetegli la storia di questa avventura, perchè vi terrà fermi un'ora a raccontare l'odissea che ha richiesto la realizzazione di questa impresa: un autentico calvario durato quasi tre anni di certificazioni che non bastavano, analisi ed esami mai sufficienti, viaggi infiniti negli uffici a inseguire burocrati che neanche sapevano di cosa stava parlando, autorizzazioni che non arrivavano; tutto questo con la macchina già acquistata ferma inutilizzata fuori di casa. </p><p>Sono veramente scandalizzato, questo tentativo in atto è proprio una porcheria. Vi invito tutti a firmare e diffondere la petizione segnalata nel Camminareinforma, il cui link, per coloro ai quali fosse sfuggita, è il seguente: <a href="http://www.ipetitions.com/petition/consorziotutelalattecrudo/index.html">www.ipetitions.com/petition/consorziotutelalattecrudo/index.html</a></p><p> Se siamo camminatori responsabili, responsabili anche dei territori che attraversiamo e delle persone che li rendono vivi vivendoci, non possiamo rimanere indifferenti. </p><p>Vi ringrazio e saluto tutt</p><p style="font-style: italic;">Pierluigi Cosola </p>]]></description><pubDate>Wed, 17 Dec 2008 9:54:3 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=254]]></link><category><![CDATA[Decrescita]]></category></item><item><title><![CDATA[Il catalogo 2009: 92 proposte di viaggio]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/253_1_copertina LB bassa risoluzione_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>La Boscaglia, forte dell’esperienza maturata in 15 anni di attività, presenta il suo catalogo dei viaggi a piedi 2009 con 92 proposte di trekking. Della novità del Deep Walking abbiamo già parlato. Altre novità riguardano i <strong>viaggi avventura</strong> nelle terre più selvagge del Mediterraneo: un viaggio esplorativo nelle <strong>Alpi Giulie</strong> e poi il Paese delle Aquile (<strong>Albania</strong>), i Monti Bianchi (<strong>Creta</strong>) e il Gran Tour del Toubkal, l'Alto Atlante (<strong>Marocco</strong>). Ma Boscaglia propone ai camminatori di scoprire per la prima volta anche le <strong>Isole Azzorre, il Gargano</strong> con un itinerario inedito legato al pellegrinaggio di San Michele. Ancora con lentezza nell'Italia minore tra Viterbo e Roma (la <strong>Via Clodia</strong>) e sul <strong>Tratturo</strong> Pescasseroli Foggia attraverso Abruzzo-Molise-Puglia. </p><p>E per finire, una novità importante, un <strong>trekking con gli asini per bambini e uno per famiglie (bambini e genitori insieme),</strong> per andare incontro alle persistenti richieste di tanti genitori appassionati e dare loro la possibilità di continuare a viaggiare camminando e per proporre ai bambini esperienze inusuali per conoscere nostra madre Terra. La fascia d’età è quella dai 7 ai 13 anni. </p><p>La Boscaglia ha 1.200 soci e sono tanti i nuovi camminatori che si aggiungono ogni anno. Il <strong>CamminareInforma</strong>, la newsletter quindicinale che aggiorna sulle iniziative Boscaglia e più in generale su ciò che avviene nel mondo del naturale, ha raggiunto i 15.000 lettori. Inoltre, tante le collaborazioni nel 2008-2009: con la provincia di Parma per la realizzazione del Festival del Camminare “Passoparola”, con AITR (Associazione Italiana Turismo Responsabile) sulla sostenibilità del turismo, con Terre di Mezzo per la manifestazione Fa’ La Cosa Giusta e altre iniziative. </p><p>La Boscaglia continua inoltre a proporre i viaggi a piedi con l’<strong>asino</strong>, perchè chi ama camminare lento trova nell’asino il perfetto compagno di viaggio: camminare con l’asino è un rallentare, è una terapia anti-stress, è una terapia dell’anima. I viaggi Boscaglia sono nell’ottica del turismo responsabile, minimo impatto sull’ambiente e sulle persone, ricadute economiche distribuite alle piccole realtà, tante attenzioni verso i luoghi attraversati. Il catalogo, in distribuzione gratuita, si può richiedere in segreteria: Tel 051.6264169 oppure <a href="mailto:segreteria@boscaglia.it">segreteria@boscaglia.it</a> </p><p><strong>Se l’avete già ricevuto, cosa ne pensate?</strong> </p>]]></description><pubDate>Tue, 16 Dec 2008 11:20:47 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=253]]></link><category><![CDATA[La Boscaglia: vita associativa]]></category></item><item><title><![CDATA[Novità: nasce il Deep Walking o Cammino Profondo]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/252_1_copertina bassa risoluzione_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br />
<p>Nasce il DEEP WALKING o Cammino profondo, un nuovo modo di camminare e viaggiare a piedi. Un viaggio a piedi che è anche una pratica di ricerca interiore. Dall’esperienza Boscaglia una vera novità. </p><p>Vi presentiamo una grande novità per il 2009: il catalogo dei viaggi a piedi Deep Walking – Cammino Profondo. Viaggi per chi cammina cercando profondità e consapevolezza, sobrietà e disintossicazione. </p><p>Ecco le caratteristiche principali di questi viaggi: </p><p>- Sono viaggi itineranti </p><p>- ci si sveglia presto e si fanno esercizi fisici tipo Qi Gong <strong>prima di colazione</strong>; si va a letto presto </p><p>- si fanno <strong>letture </strong>lungo il cammino </p><p>- si <strong>praticano l’ascolto</strong>, l’empatia, la condivisione </p><p>- pasti <strong>vegetariani </strong></p><p>- con <strong>camminate consapevoli</strong>; si sperimentano pratiche di <strong>meditazione</strong>; si prova a praticare un percorso di <strong>crescita interiore</strong> </p><p>- alla convivialità, seppur importante, qualche volta si sostituisce la pratica del <strong>silenzio</strong>, per esempio durante qualche pasto, o durante qualche cammino </p><p>- si <strong>rispetta la vita</strong> in tutte le sue forme; si cerca di essere attenti a tutti gli aspetti ecologici, di turismo responsabile, di scelte di consumi che facciano il <strong>meno male possibile alla Terra</strong>; si riflette sul nostro impatto di viaggiatori </p><p>- <strong>cibo e alcool</strong> sono<strong> limitati</strong> e si fanno piccole prove di astinenza (per esempio per un giorno non bere vino e alcool) </p><p>Sono trekking in cui si pratica la sobrietà e il cibo è vegetariano, perché una settimana in cui depurarsi mangiando cibo sano non può che far bene e in cui l’obiettivo è vivere con gioia e con gioia stare in gruppo, in cui il silenzio è una proposta ma ci sono tanti altri momenti per parlare…in cui le pratiche proposte sono appunto una proposta, per cui si può partecipare con spirito libero, senza dogmi e senza dover aderire a nessuna scelta di vita. </p><p><strong>Viaggi che sono anche una pratica di ricerca interiore</strong> per un nuovo modo di viaggiare e di essere, per un cammino che sia pace, pace ad ogni passo. Il catalogo Deep Walking – Cammino Profondo è una selezione interna dei viaggi Boscaglia, associazione che da 15 anni propone viaggi a piedi nella natura e lavora per la diffusione del camminare lento. Dopo 15 anni di esperienza nella diffusione del camminare, ora Boscaglia lancia il cammino profondo. Per maggiori informazioni potete consultare il sito: <a href="http://www.camminoprofondo.it" target="_blank">www.camminoprofondo.it</a> </p>]]></description><pubDate>Tue, 9 Dec 2008 14:42:57 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=252]]></link><category><![CDATA[La Boscaglia: vita associativa]]></category></item><item><title><![CDATA[Viaggi a piedi di 4 e 5 orme]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/251_1_Corsica20082_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br />Nel 2009 ci sono novità per chi è interessato ai viaggi più impegnativi della Boscaglia, perché abbiamo deciso di migliorare e chiarire meglio la classificazione. L’obiettivo è che i camminatori vengano indirizzati sempre più a viaggi adatti a loro, senza incomprensioni o errori di comunicazione.
Per far questo abbiamo introdotto di nuovo i viaggi a 5 orme, per differenziare maggiormente i diversi gradi di difficoltà.
I viaggi a 5 orme sono quelli per ottimi camminatori, con dislivelli sui 1.300 metri di salita al giorno, con possibilità anche di arrivare a 1.700 in salita e 2.000 in discesa, necessaria attrezzatura molto tecnica, grande esperienza e molta sicurezza.
Inoltre, chi non ha mai viaggiato con Boscaglia verrà indirizzato dalla segreteria a iniziare con viaggi più facili, massimo 3 orme. Se proprio il camminatore si sente all’altezza dei viaggi più difficili e faticosi, deve dimostrare di esserne all’altezza. Per far questo deve rispondere a un questionario scritto, pensato proprio per i viaggi a 4 e 5 orme, in cui spiegare quali esperienze passate ha, che attrezzatura ha, ecc. Una commissione interna formata da guide professioniste valuterà i questionari.
Infine, consigliamo a tutti quelli che vorrebbero fare viaggi a 4 e 5 orme e non hanno mai fatto esperienze come queste, una bella prova pratica: prendere lo zaino, riempirlo con 16 kg di roba e camminare un giorno in montagna con dislivelli di 1.000 metri in salita a buon passo. L’autoselezione verrà da sé.
Questa maggior selezione consentirà di avere gruppi più omogenei e camminatori più felici!
Cosa ne pensate?

]]></description><pubDate>Mon, 24 Nov 2008 17:19:22 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=251]]></link><category><![CDATA[La Boscaglia: vita associativa]]></category><category><![CDATA[Sicurezza in montagna]]></category><category><![CDATA[Viaggi]]></category></item><item><title><![CDATA[Camminare e amore]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/250_1_249_1_fabiano_danaelettra1_small_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br />
Cara Boscaglia,<br />ti scrivo per raccontarti un aspetto del camminare in gruppo di cui si parla poco &quot;ufficialmente&quot; , ma molto &quot;dietro le quinte&quot;. Lo faccio perchè mi è successo, credo che succeda ad altri, sono convinto sia una cosa bella e importante nel percorso della nostra vita, per cui....è utile parlarne tutti quanti assieme. In uno dei trek con voi, <span style="font-weight: bold;">mi sono innamorato di una compagna di strada</span>, è nata una nostra storia e ciò ha innescato una trasformazione profonda della mia esistenza. Un vero shock: mi sono proprio rimesso in movimento. Anzi, oserei dire, col senno di poi, che dietro il bisogno di muovere i piedi con altri (già lo facevo da solo e con un amico) c'era l'urgenza, ancora non consapevole, di riprendere il viaggio, di rimettersi in discussione, come voglia di <span style="font-weight: bold;">cambiare</span>, voglia di nuovo e, più o meno consciamente, voglia di nuovi incontri. Mi ero avvicinato a questo trek col solo desiderio di una full immersion nella natura, tanto più che ero riuscito a convincere il mio amico a venire con me. Al punto d'incontro mi ero addirittura un po' scocciato per la netta sproporzione donne/uomini del gruppo: temevo avrebbe fatto perdere un po' d'avventura all'esperienza, a favore di troppa socialità. Così non è stato: le compagne sono state non solo piacevoli, simpatiche e stimolanti, ma anche e sempre all'altezza delle situazioni. Mai avrei pensato...all'imprevisto! Non ero un single alla ricerca esplicita di nuove conoscenze, per cui non mi interessava, nè vi propongo dibattito, l'ampio e sacrosanto fenomeno dell'usare i gruppi per far nascere storie. Mi affascina di più ragionare sulle dinamiche che certi eventi consentono, anzi obbligano, a fare. <span style="font-weight: bold;">Vivere assieme</span> per diversi giorni, condividendo tutto, facendo tribù, ci fa uscire da schemi e abitudini rigidi che ci costruiamo durante tutto l'anno, ci predispone ed espone ad ogni &quot;fulmine a ciel sereno&quot;, ci rende liberi di sperimentarci, di tornare bambini in un certo senso, di rischiare cose che mai avremmo pensato. L'aprirsi alla scoperta è una delle caratteristiche che più ci stimola a viaggiare. Scoperta del paesaggio, delle sensazioni, del metterci alla prova, usando l'agire col cuore (il coraggio)....che è poi il medesimo ingrediente della dimensione amorosa. La vicinanza e l'intimità che si creano inevitabilmente nel viaggiare assieme con la modalità Boscaglia (semplicità, essenzialità, convivialità, scherzosità, condivisione....il sudaremangiaredormireassieme), sembrano fatti apposta per favorire quel clima che porta all'invito del dio <span style="font-weight: bold;">Eros</span>: Sono convinto da tempo che a salvare il mondo, e noi con lui, dalla distruttività che oggi lo devasta dalle radici, sia la riscoperta dell'amore, nel senso alto e ampio del termine. Solo l'amore (per noi stessi, per le cose che ci circondano, per gli altri esseri umani, per quell'unica persona che sentiamo possa capirci e accettarci fino in fondo) può vincere l'individualismo e la solitudine, che sono i presupposti programmati che sottendono la nostra società dei consumi e del profitto. <span style="font-weight: bold;">L'amore è riscoprire il nostro lato mammifero</span>, affettivo, solidale, caldo, energetico, spontaneo, salutare; è il non controllare più tutto con la testa; è il lasciare uscire e imparare a governare il complesso e ricco mondo delle nostre emozioni; è accettare la sfida della felicità, che non è il semplice sopravvivere agli eventi, ma lo sforzo continuo di essere presenti a noi stessi e in sintonia col tutto che ci circonda. L' amore è un viaggio, <span style="font-weight: bold;">L'AMORE E' IL VIAGGIO</span>. Per questo tante persone riscoprono l'amore per il viaggio: per le profonde analogie tra le due dimensioni, perchè il praticare uno predispone all'altro, perchè quando le otteniamo entrambe ci sembra veramente di toccare il cielo con un dito. Non sono fantasie romantiche queste (e se anche lo fossero, che male c'è, se servono a donare gioia?): io le ho vissute, ne sto cogliendo i frutti, credo molti altri abbiano vissuto, vivano o aspirino a vivere esperienze del genere. Dircelo apertamente, raccontarcelo, non toglie nessuna magia, anzi, ci può rendere consapevoli che viaggiare non è solo avere l'attrezzatura adatta, la disponibilità mentale adeguata, ma è anche e soprattutto un darsi nuove chances esistenziali, su aspetti come l'amore o la spiritualità che nella vita ordinaria releghiamo spesso all'ultimo posto. C'è un luogo comune che sostiene che il viaggiatore, e specialmente il camminatore, è un solitario. Credo ci sia del vero...lo ritrovo anche in me. Aggiungerei però che è un solitario alla disperata ricerca dell'amore, quell'amore che nella sua vita stanziale non abita più con lui. Sarebbe bello poter scambiare opinioni con tutti voi su queste tematiche. Ringrazio la Boscaglia per avermi aiutato a comprendere e praticare meglio strade della vita più ricche e degne d'essere vissute.<br /><br /><span style="font-style: italic;">Guido &quot;ululaallaluna&quot;</span><br />]]></description><pubDate>Mon, 17 Nov 2008 13:52:56 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=250]]></link><category><![CDATA[Discussioni]]></category></item><item><title><![CDATA[Trekking per bambini e bambine]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/248_1_trekbambiniasini_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Andando anche incontro alle persistenti richieste di tanti soci e non soci genitori, dal 2009 La Boscaglia organizzerà trekking per genitori insieme ai loro bambini e viaggi solo per bambini/e. </p><p>È un’operazione non semplice per comprensibili motivi logistici, organizzativi ed economici, ma sicuramente di notevole significato; per dare la possibilità ai genitori di continuare a viaggiare camminando e per proporre ai bambini esperienze inusuali per conoscere nostra madre Terra. </p><p>La fascia d’età sarà indicativamente quella dai 7 ai 13 anni, ma saranno valutate attentamente al momento dell’iscrizione l’esperienza e le possibilità dei singoli. In futuro potranno essere creati più sottogruppi per età. </p><p>Si inizierà con due proposte di viaggio con una guida che da tempo lavora con i bambini, Massimo Montanari, e con la preziosa compagnia dei suoi asini. Siamo inoltre disponibili a organizzare viaggi per gruppi precostituiti di famiglie. Responsabile di questo nuovo settore sarà Francesca Benassai, a cui diamo il benvenuto e a cui facciamo gli auguri. </p><p>Cosa ne pensate? </p>]]></description><pubDate>Sun, 2 Nov 2008 9:27:37 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=248]]></link><category><![CDATA[La Boscaglia: vita associativa]]></category></item><item><title><![CDATA[Decrescita e sviluppisti]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/247_1_caroli_36___maurizio_pallante_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br />Ho appena finito di leggere "<span style="font-weight: bold;">Un Programma Politico per la Decrescita</span>" a cura di <span style="font-weight: bold;">Maurizio Pallante</span> e, come sempre mi capita per i suoi libri, ho avuto un brusco scossone di coscienza. Sono rimasto colpito dalla sua capacità di sintetizzare in poco più di 30 pagine tutto il paradigma della decrescita e l'ossatura fondamentale del suo programma politico. Non storcete il naso alla parola politica, perchè qui si parla di Politica: "l'arte di governare le società".<br />Il libro è organizzato in 3 parti: <br />Parte 1 - "Tasselli di un Rinascimento possibile", dove sono rimasto affascinato dall'eloquenza di<span style="font-weight: bold;"> Roberto Burdese</span> nell'illustrare l'assurdità dell'attuale modello di consumo alimentare. Ancora colpito e agghiacciato dal racconto della vicenda No-tav del valsusino <span style="font-weight: bold;">Marco Cedolin</span> e di come questa storia possa essere assunta a simbolo della critica alla società costruita sul mito della crescita.<br />Parte 2: "Amministratori pubblici per la decrescita", è dedicata alle buone pratiche, che sono più diffuse di quello che pensiamo.<br />Parte 3: "Ciò che non siamo, ciò che non vogliamo" è una feroce critica a quello che viene chiamato '"ambientalismo del fare", molto in voga in certi ambienti politici oggi.<br />La lettura di questo libro non risparmia qualche arrabbiatura e anche qualche magone. Ma forse riuscirete a guardare la realtà che ci circonda con occhi nuovi e avrete qualche strumento in più per <span style="font-weight: bold;">smascherare "gli sviluppisti</span>".<br /><br /><span style="font-style: italic;">Luigi Lazzarini</span><br />
]]></description><pubDate>Mon, 27 Oct 2008 15:31:44 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=247]]></link><category><![CDATA[Discussioni]]></category><category><![CDATA[Ambiente]]></category><category><![CDATA[Decrescita]]></category></item><item><title><![CDATA[IL SENTIERO RIPRISTINATO]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/246_1_IMG_0604_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br />Pochi giorni fa, con un gruppo Boscaglia lungo l'<span style="font-weight: bold;">Antica Via Romea</span>, ho ripercorso quel sentiero che abbiamo ripulito e risistemato la primavera scorsa. Era quel tratto lungo il <span style="font-weight: bold;">fiume Conca</span>, tra Montecerignone e Case Nanni, che, in una splendida domenica di marzo, tanti volontari avevano restituito ad un utilizzo escursionistico. Ero molto curioso di vedere come aveva  passato l'estate, se la vegetazione lo aveva riconquistato, se i nostri interventi avevano resistito alle intemperie ed ai vandalismi. Sono felice di dirvi che il sentiero è ancora in buone condizioni, le piante stanno ricrescendo (soprattutto i prugnoli...), ma nel complesso è ben praticabile, i segnali sono al loro posto, il ponticino costruito da Iuri sul fango funziona perfettamente e, drenando l'acqua, non si è mosso di un centimetro. Solo i cartelli hanno subito il vandalismo umano, uno è stato strappato e solo l'altro, il più lontano dalla strada è sopravvissuto a testimoniare le nostre fatiche. <br />In questi giorni Luca sta percorrendo il sentiero lungo il trekking “Majella, la transumanza e gli eremi” e aspettiamo di sapere se anche in Abruzzo, a Bolognano il lavoro dei volontari Boscaglia ha ripristinato il sentiero in modo stabile.<br />Per il 2009 vorremmo che questa iniziativa, la nostra associazione che ringrazia questi sentieri di esistere e di permetterci di percorrerli, si ampliasse. Il 1 marzo 2009 ci sarà la <span style="font-weight: bold;">Seconda Giornata dei Sentieri</span>, si apre quindi da subito la caccia ai tratti da ripulire, vi ricordiamo che devono essere sentieri la cui manutenzione non è affidata al CAI, lungo un trekking Boscaglia.  Se ne conoscete qualcuno segnalatecelo!<br /><br /><span style="font-style: italic;">Luigi Lazzarini</span>]]></description><pubDate>Mon, 13 Oct 2008 11:59:31 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=246]]></link><category><![CDATA[Iniziative]]></category></item><item><title><![CDATA[Perché il telefonino no?]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/245_1_telefongsm_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Come molti di voi sanno, nei viaggi Boscaglia è vietato usare il telefono cellulare durante il giorno, si può usare prima di iniziare a camminare e alla sera arrivati alla fine della tappa. Perché? Perché il cellulare allontana dall’obiettivo che si cerca di raggiungere in un viaggio a piedi: immergersi nel qui e ora della natura selvaggia. Anche isolarsi ascoltando la musica con le cuffiette nelle orecchie ha le stesse controindicazioni. </p><p>Il bello dei viaggi Boscaglia è lo spirito di gruppo che si forma dopo poche ore, quando le persone si immergono completamente nel loro qui e ora, condividendo con gli altri partecipanti al viaggio tutti loro stessi nel presente. Una telefonata in questa situazione allontanerebbe le persone tra di loro, si interporrebbe un filtro. </p><p>E poi abbiamo dovuto, noi guide, essere drastici perché stava diventando veramente una situazione assurda. Abbiamo così deciso di far firmare ai partecipanti una presa di consenso sul fatto che il telefonino è vietato durante il giorno, pena l’allontanamento dal viaggio stesso. Se siamo arrivati a questo, potete immaginare che eravamo belli esasperati!</p><p> Ma ancora di recente c’è chi questa regola la firma, ma non la condivide. Come quelli che al cinema parlano durante il film, come quelli che rispondono al cellulare in chiesa, o a teatro. Non è solo cattiva educazione, è proprio che molte persone non accettano di sottoporsi a questa limitazione. E’ un regola difficile da far accettare. C’è chi si ribella: “non accetto di avere regole!”. </p><p>Come se questo telefonino ormai fosse “sacro”. Si, sacro. E ancora si scatenano polemiche. Ma La Boscaglia, che di questa scelta ne fa un fiore all’occhiello, è chiara: se ti va di camminare a queste condizioni partecipa ai nostri viaggi; se non ti va, vai a camminare con altri. Sembra una scelta drastica, e in effetti lo è. So per certo di persone che non camminano con Boscaglia per questo vincolo. Ma è la nostra scelta! So anche di persone che camminano con Boscaglia proprio perché con altre organizzazioni dà loro fastidio l’uso che viene fatto dei cellulari. Cosa ne pensate? </p><p><em>Luca Gianotti</em> </p>]]></description><pubDate>Thu, 2 Oct 2008 15:7:18 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=245]]></link><category><![CDATA[Discussioni]]></category><category><![CDATA[La Boscaglia: vita associativa]]></category></item><item><title><![CDATA[Cannabis Rock]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/244_1_gpmotti_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br />
A metà degli anni '70 il mondo dell'alpinismo, almeno in Italia, era regolato dalle antiche, rigide e se vogliamo nobili norme che erano il frutto di un approccio classico, direi quasi accademico alla montagna. Era il mondo del <span style="font-weight: bold;">CAI</span> degli antichi maestri, di Gervasutti e di altri nomi illustri, delle grandi scalate e delle vette su cui apporre la bandiera nazionale. Erano ancora gli anni in cui nei regolamenti del CAI c'era scritto che gli allievi dovessero dare del lei ai maestri e cose di questo tipo. Bene, in quegli anni, all'interno della scuola del CAI <span style="font-weight: bold;">Gervasutti</span> di Torino, un gruppetto di uomini, che si formarono intorno alla figura carismatica di <span style="font-weight: bold;">Gianpiero Motti</span>, misero in discussione tutto questo mondo di regole. Misero in campo cioè quello spirito libertario che il '68 aveva portato con sé e lo adattarono all'alpinismo. Motti scrisse un articolo sull'annuario del CAI che s'intitolava &quot;<span style="font-weight: bold;">I Falliti</span>&quot; ( di seguito il link per acquistare il libro che contiene anche questo articolo), che rappresentava un vero e proprio manifesto di rottura col mondo dell'alpinismo classico, come loro lo avevano conosciuto. Prendendo ispirazione dagli alpinisti californiani, dei cui scritti Motti era un lettore e traduttore, trasformarono in alcuni casi indelebilmente il modo di arrampicare e di intendere l'alpinismo. Introdussero le scarpe leggere di gomma in risposta ai &quot;vecchi scarponi&quot;, esaltavano il gesto tecnico soprattutto dal punto di vista estetico stando meno attenti all'aspetto dell'impresa. A questo gruppo di persone, chiamato &quot;<span style="font-weight: bold;">Nuovo mattino</span>&quot;, non interessava conquistare le vette alpine e piantare su di esse la bandiera della sezione CAI, piuttosto lo affascinava l'idea di aprire nuove vie, di sfidare il pericolo. Qualcuno di loro ogni tanto si faceva qualche canna, ed allora le vie venivano chiamate &quot;cannabis&quot; oppure &quot;dei nani verdi&quot;. Altri per andare in montagna la sera prima rubavano la benzina da qualche automobile parcheggiata e questo non può far altro che generare simpatia nei confronti di quel manipolo di nuovi alpinisti.<br />Questo potenziale però, rappresentato soprattutto dall'abilità tecnica degli alpinisti (<span style="font-weight: bold;">Motti, Grassi, Galamte</span> tra gli altri), non si trasformò in atto. Come si lamenta nel film <span style="font-weight: bold;">Roberto Bonelli</span>, fortissimo atleta, non portarono quell'esperienza in alta montagna, non la condivisero col mondo classico e quindi in qualche misura tutto si rese vano. Chissà se questo fu un bene o un male. Purtroppo questo fermento di idee ad un certo punto si interruppe, o forse si ruppe solo la magia che accompagnava quel fermento, come al solito perché con quel giocattolo qualcuno perse la vita.<br /><br />Su questa storia che francamente io non conoscevo è uscito da qualche tempo un bel film in dvd di <span style="font-weight: bold;">Franco Fornaris</span>, si chiama &quot; <a href="http://www.ibs.it/dvd/8017229495502/franco-fornaris/cannabis-rock.html" target="_blank">Cannabis rock - Gli arrampicatori che vissero il nuovo mattino</a>&quot;. E' un documentario della durata di un'ora che racconta quegli anni attraverso la voce degli alpinisti che ne furono protagonisti e di qualche voce fuori dal coro. Spero che qualcuno che ha conosciuto queste persone o quel movimento, per sentito dire o per esperienza personale, condivida con noi quello che sa e quello che sente.<br /><br /><span style="font-style: italic;">Alessandro Guardabassi<br /><br />ps: abbiamo aggiunto oggi, 13 ottobre, il pdf da scaricare con il testo completo dell'articolo di Gian Piero Motti..buona lettura e grazie ad Elettra per averci fornito il materiale<br /></span>]]></description><pubDate>Mon, 15 Sep 2008 13:8:35 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=244]]></link><category><![CDATA[Discussioni]]></category></item><item><title><![CDATA[Sardegna selvaggia fra mare e bacu]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/243_1_calasisinelight_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br />ARRIVARCI. Senza pensare agli eventi passati. Concentrato sullo spaesamento, unica condizione per ritrovarsi. PROVARCI ad essere felice. Nonostante innumerevoli baraonde, caotici e insensati chilometri di questa italia. Specchio d’un mondo destinato alla catastrofe. L’ultima speranza pare sia nella poesia, in quella che emigra dal suolo natio e in quella che viene urlata al vento, alle nuvole e alle rocce annichilenti di questa sardegna persa. Un’immagine mi rimane di questa giornata d’arrivo. Lo sforzo instancabile dello scarafaggio che rotola la palla di sterco: m’è sembrata la nostra terra trasportata chissà dove dal nero insetto kafkiano. Se è dal letame che nascono i fiori, dal nero della notte ricomparirà l’alba?<br /><br /><br />Raro, ma bello, che dal frammento dell’ultimo sogno mi sia risvegliato piangendo. Un semplice cagnolino che si prendeva cura  di un cucciolo ferito. L’immagine potente della CURA, qui, in sardegna selvaggia, dove la dea Madre Terra la fa ancora da indiscussa padrona. E poi il passo dell’attenzione, in silenzio, con i compagni di viaggio, cogliendo l’energia delle pietre e delle erbe, donando l’energia della nostra consapevolezza. E poi, un banale incidente, che mi fa zoppicare e rendere conto della nostra assoluta fragilità. E poi, il bagno nel mare del primo sole d’aprile, dopo che solo ieri era nevicato. Sensazioni forti, dalla gioia al dolore, dalla condivisione più totale con l’altro,  all’intimo ascolto del nostro autentico essere. Le storie umane si mescolano alla rinfusa, fanno da eco ad animali e piante che resistono in quest’angolo di mondo all’assalto del non senso consumistico. ARRIVARCI, PER POI RITROVARSI. Questa è la canzone che mi danza in cuore, fra il suono delle onde e gli uccelli che salutano il tramonto.<br /><br /><br />U PINEDDU resiste. E’ fatto di ginepro contorto e forte come la roccia che lo circonda. Ha il volto del cristo, quello più sofferente, quello con la corona di spine sul capo. Ci rimanda all’ancestrale, a un legame con la Madre Terra sanguigno e sofferto, ma ancora così tanto aderente al nostro vero essere. istintivo, non certo cerebrale. Il posare il piede al suolo come il sigillo dell’imperatore. L’ho sempre saputo che questo è il modo giusto di camminare. Rispettando a ogni passo la deità da cui proveniamo, suggendone l’energia vitale che è sola fonte di salute e profonda felicità. La vera preghiera che recita il viandante attento è questo andare per il mondo, concentrato e grato d’avere l’onore di partecipare consapevolmente, che vuol dire saggezza dei sensi, alla meraviglia del creato. <span style="font-style: italic; font-weight: bold;">(Continua...se vuoi leggere il racconto completo scarica il documento di seguito)</span><br style="font-weight: bold;" />
]]></description><pubDate>Sun, 31 Aug 2008 15:19:27 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=243]]></link><category><![CDATA[Viaggi]]></category></item><item><title><![CDATA[Neo-camminismo?]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/240_1_la_boscaglia_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br />Su Repubblica qualche giorno è uscito un articolo di Francesco Merlo sul camminare. <span style="font-style: italic;">“Sono tornati di moda i sentieri e le boscaglie, i lungofiumi e le tane, e pare che solo gli scarponi  penitenziali offrano ancora una tiepida emozione vacanziera  (...)  </span><span style="font-style: italic;">non c' è "l' incontro" per chi non si converte alla dilagante moda filosofica del trekking, per chi non si accoda ai milioni di giovani che teorizzano e praticano il faticoso viaggio a piedi, hanno i loro autori di riferimento, i loro storici e i loro poeti, e ovviamente anche giornali in tutte le lingue, siti Internet, mercatini dell' usato</span><span style="font-style: italic;"> (...) “Camminare diventa sia l' uscita (temporanea) da una società dove l' anidride carbonica è il profitto e sia una passione nostalgica e poetica fatta di arcaismi reazionari e di banalissimi proverbi cinesi come questo: «Il vero miracolo non è volare nell' aria né camminare sull' acqua, ma camminare sulla terra», epigrafe d' ingresso della "Boscaglia", agenzia italiana che da tredici anni organizza viaggi a piedi. (...)</span>.<br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">Il camminare ormai legittima aggregazioni culturali, fonda protocolli e alimenta ideologie, è la risposta al malessere dello stare al mondo, surroga la sfera fideistico-religiosa. “</span><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;"> (...) Non so se tutta questa specie di "neo-camminismo" dei giovani occidentali sia davvero la nuova frontiera del "ribellarsi è giusto", sicuramente è pessimismo storico, è fare penitenza, è un camminare per camminare una stoica (e stolida?) sentenza di condanna della modernità occidentale</span>.<br /><br />Che camminare fosse diventato (anche) una moda ce ne eravamo accorti da un po' di tempo, moda che forse abbiamo contribuito ad alimentare. Il fenomeno della Francigena di quest'anno ne è uno degli esempi più lampanti. Tuttavia avevamo sempre creduto che il camminare fosse comunque un gesto positivo, una chiave di cambiamento, un aprirsi ad uno sguardo sul mondo nuovo, più sano, una terapia dalla civiltà occidentale. Per cui il leggerne come di una nuova moda, con tutti gli accessori tipici delle sette post-industriali, con suo bagaglio cultural-filosofico, il suo linguaggio per adepti ci ha un po' disturbati, ci è sembrato svilente della ricchezza di quello che abbiamo sempre vissuto.<br />Merlo è dissacrante, tuttavia un piccolo dubbio ci è venuto. E se avesse un po' ragione? <br /><span style="font-style: italic;">Luigi Lazzarini</span><br /><br />
]]></description><pubDate>Fri, 29 Aug 2008 15:32:7 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=240]]></link><category><![CDATA[Discussioni]]></category></item><item><title><![CDATA[Il glorioso rimpatrio 2008]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/239_1_06_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br />Lo sapete chi sono i valdesi? Dopo la settimana di cammino nelle loro valli io adesso posso dirmi uno dei più grandi esperti in Italia di storia, tradizioni e religione valdesi. E come me lo sono tutt* i/le partecipanti al trekking che ripercorre le ultime tappe del viaggio che riportò alla fine del '600 i Valdesi nelle loro valli piemontesi dopo anni di persecuzioni ed esilio, oltre alla guida Maurizio Barbagallo che per la prima volta affrontava in gruppo questo percorso. Per raccontare meglio lo spirito del viaggio pubblichiamo di seguito il diario di viaggio di Yanez, un camminatore "grullo". Le prime righe del racconto le potete leggere direttamnete qui sotto, mentre il racconto completo lo potete scaricare (formato .doc) di seguito.<br /><span style="font-style: italic;">Alessandro Guardabassi<br /><br /></span><span style="font-weight: bold;">Il rimpatrio dei “grulli”</span><span style="font-style: italic;"><br />Da Salbertrand a Torre Pellice sulle orme del Glorieuse Rentrèe<br />di Yanez<br /><br /></span>Ci sono momenti nella vita in cui un uomo si fa delle domande ed è tenuto a darsi delle risposte. Da troppo tempo, recandomi a lavoro, passavo davanti ad un cortile nel quale stazionava un cane con una catena al collo: “poveraccio – pensavo tra me e me - che vita da cane!”, per l’appunto. Appena svoltato l’angolo però nasceva spontaneo un paragone tra la condizione della povera bestiola e la mia: schiavo alla stessa maniera e forse di più, perché consapevole della faccenda. La cosa che però mi spinse a riconsiderare tutta la mia vita fu una in particolare: il carnet da dieci caffé (di cui uno in omaggio) del bar “My Chef” della stazione di Milano Lambrate. Non c’è niente di più angosciante, ve l’assicuro, del possedere un abbonamento di questo tipo. Certo ci sono quelli della metrò, del treno o del parcheggio per l’auto. Ma quello del caffé, in una stazione ferroviaria, luogo di partenza per elezione, è qualcosa che ti segna dentro e che non può passare sotto silenzio. Condannato fino ad esaurimento dei talloncini ad affacciarmi a questo bancone, sgomitando nella ressa, senza poter nemmeno ordinare qualcosa di diverso dal caffé.  E così, in una giornata di inizio luglio, decisi di cambiare la mia vita, ed il tutto avvenne con un gesto simbolico ed eclatante: presi il carnet, acquistato il giorno  prima, lo strappai con insolita calma in mille pezzi e lo dispersi fuori dal finestrino del treno che correva verso Treviglio, sbattendomene allegramente dei risvolti poco ecologisti dell’atto. <span style="font-style: italic;">(per continuare la lettura scarica il racconto completo che trovi qui sotto)<br /></span>]]></description><pubDate>Wed, 27 Aug 2008 10:21:6 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=239]]></link><category><![CDATA[Viaggi]]></category></item><item><title><![CDATA[Volete risparmiare (poco, poco di) elettricità...]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/238_1_frigo1_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><span style="font-weight: bold;">Volete risparmiare (poco, poco di) elettricità ogni giorno (però)</span><br /><br />Consiglio di fare un po’ di manutenzione al nostro frigorifero.<br />Una buona dissipazione del calore che il nostro bravo elettrodomestico toglie ai nostri cibi, viene spedita alla griglia che è  posta sul retro del nostro utile elettrodomestico.<br />Vi consiglio di togliere per 10 minuti l’energia al frigorifero e eliminare con un’aspirapolvere o se volete con una scopettina, la polvere che sicuramente troverete.<br />Fate attenzione a non lasciare residui della scopettina o della spazzola dell’aspirapolvere, tra le lamelle del dissipatore.<br />Se ne avete la possibilità, vi consiglio di non accostare troppo il vostro frigorifero al muro, almeno per il periodo estivo. La maggiore distanza tra la griglia di dissipazione e il muro,permetterà più circolazione d’aria e quindi meno consumo di elettricità da parte del nostro elettrodomestico.<br />Altra cosetta da fare per aumentare l’efficienza, pulire accuratamente la guarnizione della porta del frigorifero e la parte dove la guarnizione aderisce.<br />Questa ulteriore attenzione, eviterà che residui di grasso e/o piccole impurità  facciano uscire il prezioso freddo che il nostro elettrodomestico/frigorifero, produce con tanta fatica.<br />Rimetette la spina e…..<br />….. fresche, gustose ed attente bevute.<br /><span style="font-style: italic;">Maurizio Russo</span>
]]></description><pubDate>Thu, 26 Jun 2008 10:20:10 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=238]]></link><category><![CDATA[Ambiente]]></category></item><item><title><![CDATA[Pane per pigri]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/237_1_paneconalessandro2_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Farsi il pane in casa è una pratica rilassante, ci concede dello spazio di lentezza per meditare serenamente su noi stessi e il risultato è incredibilmente soddisfacente. Risparmiamo non solo soldi, ma anche risorse energetiche e imballaggi. </p><p>Per chi comunque continua a dire “non ho tempo” c’è la soluzione: il pane senza impasto*. Ingredienti: • 500 g di farina • 2,5 g di lievito di birra fresco (o 1 grammo di lievito di birra liofilizzato) • 1 cucchiaino abbondante di sale • 350 ml d’acqua tiepida. </p><p>Lavorazione: Sciogliere il lievito nell’acqua tiepida. In una ciotola grande con coperchio ermetico mescolare la farina col sale. Unire l’acqua col lievito, mescolare velocemente con le mani o con una forchetta. L’impasto è molto morbido e appiccicoso. Chiudere la ciotola e lasciar lievitare l’impasto a temperatura ambiente (circa 20°C) dalle 18 alle 24 ore. Il giorno dopo l’impasto sarà aumentato di volume e apparirà come un blob molliccio e alveolato. Rovesciare il blob su un piano abbondantemente infarinato. Spolverarlo con altra farina, quindi tirare quattro lembi di impasto e ripiegarli su se stessi. Coprire e lasciar riposare per circa 15 minuti. Trascorso questo tempo si può cospargere la superficie dell’impasto con semini a piacere (sesamo, girasole, zucca, papavero, …), semolino, mais, … </p><p>Ritrasferire il blob nella ciotola (che andrà chiusa) o in un canovaccio (in cui l’impasto verrà arrotolato) e far proseguire la lievitazione per altre 2 ore. Pre-riscaldare il forno a 230°C e mettervi dentro a riscaldare una pirofila dai bordi alti e col coperchio (la pirofila può essere in qualsiasi materiale, ghisa, pirex etc.). Rovesciare il blob (attenzione: è molle e scappa da tutte le parti) nella pirofila bollente. Coprire col coperchio e infornare per circa 30-40 minuti sempre a 230°C. Poi rimuovere il coperchio e continuare la cottura per altri 10-15 minuti. Sfornare la pagnotta e lasciarla raffreddare prima di tagliarla. </p><p><em>elisa nicoli</em> </p><p>* l'idea del "no-knead bread" è di Jim Lahey, della Sullivan Street Bakery di Manhattan, New York </p>]]></description><pubDate>Fri, 6 Jun 2008 13:40:34 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=237]]></link><category><![CDATA[Decrescita]]></category></item><item><title><![CDATA[Incontro a Bomarzo]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/236_1_Bomarzo_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Innanzi tutto un saluto ai partecipanti : Ilaria, Cristina, Raffaella, Elisabetta, Daniela,Adele, Marisa, Pasquale e Brunella, Samuele e Laura. Quattro giorni sono pochi e comunque in 4 giorni di cose ne sono successe parecchie! Spero di rivedervi presto. </p><p>Volevo raccontare di un incontro che abbiamo avuto durante il viaggio. Il primo contatto nella splendida faggeta sulla sommità del Monte Cimino: una signora molto distinta non più giovane ma di età indefinibile, dall’accento tedesco mi chiede informazioni sui sentieri. Due giorni dopo nel “Parco dei Mostri” la incontriamo nuovamente, sembra incuriosita dal nostro tentativo di interpretazione Alchemica. Nel pomeriggio mentre ci stiamo dirigendo verso San Nicolao rieccola, torna indietro non essendo riuscita a individuare il sentiero. La invito ad unirsi a noi e in breve raggiungiamo il primo dei così detti Sassi del Predicatore, è entusiasta delle “scoperte”, non capisce come mai gli enti locali se ne interessino così poco, io a differenza di lei penso che sia quasi un bene. Rispetto ad un anno fa ho dato una qualche ritoccata alle strutture dove siamo ospiti e all’itinerario, ho cercato di entrare più in sintonia con i luoghi come mi ha consigliato Pietrusco (vedi blog Bomarzo 2007) . Abbiamo azzeccato una trattoria a Bomarzo e anche le persone mi sono sembrate più gentili e disponibili. </p><p>Qualche cambiamento si nota anche da parte degli interventi degli enti pubblici, addirittura un’aula verde nella faggeta del Cimino! (un po’ troppi cartelli ) Ma torniamo alla misteriosa signora. A ciascuno di noi racconta qualcosa di se: a qualcuno dice di essere di Strasburgo, qualcun altro viene a sapere che vive a Roma, dice di essere una storica dell’arte. Sulla strada del ritorno si distrae e non ricorda dove ha lasciato l’auto, dopo 2 km se ne rende conto, intanto inizia a piovere, il gruppo arriva al B&B e io la riaccompagno alla macchina. Scopro che è una Fiat Panda Young 900 uguale alla mia, lei ne è entusiasta : ha girato la Turchia, il Marocco, la Siria, il Sahara con il Pandino : è eccezionale , se ci sono problemi meccanici in qualunque parte del mondo la possono aggiustare, i ricambi costano poco.. mi racconta che la pompa della benzina si può bloccare quando fuori ci sono 50 gradi ma poi riprende a funzionare… Siamo perfettamente d’accordo le racconto, dei 300.000 Km fatti con la mia. </p><p>Ma le sorprese non finiscono qui: quando le chiedo dove è alloggiata mi dice che se non trova dove dormire nel bagagliaio ha tenda e fornellino .. sul sedile accanto al guidatore una scatola con libri, pigne, foglie, fiori.. Una perfetta viaggiatrice di fine 1800. E’ attirata da nostro modo di viaggiare a piedi e così le faccio vedere il catalogo 2008 di Boscaglia. Lo studia con attenzione vuole qualcosa di impegnativo e veramente selvaggio… dopo un attento esame ha scelto un bel 4 orme con Luca Gianotti: Corsica Nord in Libertà . Ci diamo appuntamento per la mattina di domenica per venire con noi a vedere le misteriose rovine di Santa Cecilia. Domenica non si fa vedere. Non sappiamo nemmeno il suo nome. Chissà se la rivedremo in Corsica, comunque la stoffa della viaggiatrice Boscaglia sembra ci sia tutta. </p><p><em>Maurizio Barbagallo</em> </p>]]></description><pubDate>Fri, 6 Jun 2008 9:19:41 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=236]]></link><category><![CDATA[Viaggi]]></category></item><item><title><![CDATA[CamminAmare Liguria 2008]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/235_1_logo liguria_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><span style="font-weight: bold;">20 giorni di cammino lungo le coste, per parlare di un altro turismo, di un altro “sviluppo”, di un altro “benessere”</span><br /><br />Dal 7 luglio al 25 luglio 2008 chiunque si può aggregare in tutta libertà al progetto CamminAmare Liguria 2008, un'idea nata da Alex Muzi Falconi, improvvisamente scomparso a inizio maggio e Riccardo Carnovalini, camminatore e fotografo, amico di lunga data dell'associazione La Boscaglia. Si tratta di un cammino in 19 tappe, da Marina di Carrara ai Balzi Rossi di Ventimiglia, che ripercorre in parte il CamminAmare del 1985, quando Riccardo camminò per 4.000 km lungo le coste italiane, da Trieste a Ventimiglia. Dopo più di 20 anni affiancherò Riccardo nel cammino, filmando con la telecamera tutto l'evento, per realizzare un documentario dal tono propositivo, non di denuncia, che possa far emergere la profonda contraddizione tra la bellezza del territorio ambientale e culturale ligure e gli interventi dell'uomo spesso    mascherati dalla parola “riqualificazione”.<br />Non è solo una proposta di turismo leggero, dal basso impatto ambientale, curioso delle peculiarità locali e interessato alla condivisione di un'esperienza. Vogliamo creare una massa critica che cammini di tappa in tappa, per conoscere e far conoscere lo stato ambientale dell’arco costiero ligure, promuovendo i progetti che prevedono un uso sostenibile del territorio. Riccardo realizzerà fotografie che proporranno il confronto fra le foto di oggi e quelle di Italo Zannier degli anni ‘70, pubblicate nel volume “Le coste d’Italia” dell’Eni.<br /><br />Lungo il cammino sono organizzati degli incontri con la popolazione, gli enti locali, i giornalisti, le associazioni a Marina di Carrara, La Spezia, Sarzana, Monterosso, Genova, Imperia, Sanremo. L'evento è sponsorizzato dalle Ferrovie dello Stato, con il patrocinio delle associazioni Wwf, Vas, Italia Nostra, Marevivo e il sostegno di La Boscaglia e Il Raggio Verde. Tappa dopo tappa, si uniranno anche alcuni personaggi pubblici per fare da testimonial del cammino. Ci saranno, fra gli altri, Alberto Asor Rosa, Maurizio Maggiani, Nicoletta Salvatori, Maurizio Pallante, Stefano Ardito, Paolo Rumiz, Sylvie Coyaud, Giuseppe Cederna. <br /><br />Tutta l’iniziativa è strutturata per essere effettuata lasciando l’automobile a casa e per spostarsi con il treno. Le partenze e gli arrivi delle tappe saranno dalle stazioni ferroviarie. Sono previsti 55 appuntamenti con i CamminAmanti, in corrispondenza anche delle stazioni ferroviarie intermedie.<br /><br /><span style="font-style: italic;">elisa nicoli</span>]]></description><pubDate>Wed, 28 May 2008 12:56:23 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=235]]></link><category><![CDATA[Iniziative]]></category></item><item><title><![CDATA[Nizza-San Remo 2008: i fiori e i profumi]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/234_1_nizza_sanremo_2008_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br />
<span style="font-style: italic;">30 marzo - 5 aprile 2008 </span><br /><br />Capita che alcuni soci Boscaglia siano anche bravi fotografi. <br />Nel Nizza Sanremo che si è svolto quasi un mese fà c’erano Maurizio Rossi da Prato e Paul Veugelen dal Belgio.<br />Le foto di Maurizio si possono vedere <a href="http://picasaweb.google.it/mrz.rossi/2008AprileBoscagliaDaNizzaASanRemo" target="_blank">cliccando qui</a> <br /><br />Le foto di Paul <a href="http://www.veugelen.com/nice-sanremo2008/prive/index.html" target="_blank">cliccando qui</a><br />e sul <a href="http://www.veugelen.com" target="_blank">suo sito</a> dove ci sono anche tantissime foto dei suoi numerosi trekking.<br /><br />Maurizio Rossi ha documentato anche magnificamente il <a href="http://picasaweb.google.com/mrz.rossi/TourMonteBianco2007" target="_blank">Giro del Monte Bianco 2007</a> da guardare per chi volesse partecipare al viaggio 2008.<br /><br /><span style="font-style: italic;">Maurizio Barbagallo</span><br /><br />
]]></description><pubDate>Wed, 7 May 2008 17:24:51 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=234]]></link><category><![CDATA[Viaggi]]></category></item><item><title><![CDATA[THE SAD SMOKY MOUNTAINS]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/233_1_fumogenibarattolo170_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br />
Un'azione civile e un'opera d'arte<br /><br />In occasione dell'ascesa del monte Everest con la fiaccola olimpica (nella prima settimana di maggio 2008, alle ore 13) si vuole ascendere contemporaneamente le montagne simbolo dell'alpinismo, specie  nelle Alpi, quali Monte Bianco, Monte Rosa, Cervino, Monviso, etc. e accendere sulle loro cime un fumogeno di colore rosso*. L'azione va documentata con apparecchio fotografico o telecamera digitale. Lo scopo di questa scultura socioambientale concepita e diretta da Alberto Peruffo, un artista vicentino, è lanciare un segnale d'allarme agli uomini di buona volontà, un segnale di sostegno alle persone che combattono quotidianamente per i diritti fondamentali dell’uomo e dell’inalienabile suo ambiente.<br /><br />A <a target="_blank" href="http://www.antersass.it/sadsmokymountains/list00.htm">questo indirizzo </a> si può consultare la lista delle montagne già individuate per compiere l'opera d'arte e si può inserire il proprio progetto di ascensione.<br /><br />In un’epoca di crescenti soprusi e insostenibili ipocrisie, come quelle emerse dalle incombenti <span style="font-weight: bold;">Olimpiadi di Pechino</span>, dove si violano i diritti fondamentali del popolo tibetano e dei lavoratori, o si irretisce la più alta montagna della Terra soggiogandola alle esigenze del gioco commerciale, olimpico, divenuto gioco perverso, simbolo non più di libertà e finitezza, ma di onnipotenza e autocompiacimento, di ciò che si può creare all’interno di un circuito costruito per il piacere e la gloria dell’uomo, spesso violando i limiti stessi della natura umana o manipolando le condizioni naturali in cui agiamo, costruendoci false libertà.<br /><br />Esprimere il proprio dissenso con l'arte. Con una creatività libera e documentabile, una rete di reti che si passerà informazioni, immagini, documenti per costruire un’opera d’arte il cui scopo civile è superiore ad ogni altro scopo, una scultura sociale fatta sul paesaggio per rimarcare l’indissolubile <span style="font-weight: bold;">alleanza tra l’uomo e l’ambiente</span>, tra l’uomo e l’altro da sé, sia esso paesaggio animale-vegetale-minerale o un suo simile, un se stesso riflesso sull’altro e la cui violazione proclama la morte di entrambi.<br /><br />Una seconda ascensione è prevista alle 13, la mattina dell'8 agosto 2008, giorno dell'inaugurazione delle Olimpiadi di Pechino, su tutte le cime di montagne, colline o rilievi importanti dal punto di vista panoramico, compreso costruzioni artificiali, come grattacieli et similia.<br /><br />* <span style="font-weight: bold;">1 set di fumogeni SMOKE 2 o SMOKE 3</span> di colore rosso si può acquistare in qualsiasi punto vendita dedito al mare, o armerie, cartolerie, ferramenta, etc. Il costo varia da 1,5 a 10 euro al fumogeno. Si consiglia di acquistarne almeno un paio a persona (una cinquina nel caso si trovasse il fumogeno di tipo più piccolo, SMOKE 1 o altri a miccia, i quali vanno accesi tutti insieme per creare un effetto consistente) e si fa obbligo di riportare a valle gli involucri che racchiudono la miscela naturale di nitrato di potassio e zucchero (miscela con cui si costruiscono i fumogeni).<br /><br /><span style="font-style: italic;">rielaborazione di elisa nicoli</span>
]]></description><pubDate>Thu, 24 Apr 2008 12:12:29 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=233]]></link><category><![CDATA[Ambiente]]></category><category><![CDATA[Discussioni]]></category></item><item><title><![CDATA[Panni stesi al vento: folklore o ambientalismo?]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/232_1_bucato_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br />In Nord America vige da anni il divieto di stendere i panni all'aperto. Leggi dettate probabilmente dall'associare la biancheria stesa in pubblico al degrado. Come vengono asciugati allora? La quasi totalità degli statunitensi impiega asciugatrici elettriche, che garantiscono un ottimo risultato in pochissimo tempo. Unico difetto, l'enorme dispendio di energia elettrica, in quanto consumano più di un frigorifero. <br /><br />È nato così un movimento che fa dell'esposizione dei panni al sole un atto politico ambientalista per il "Right to Dry" (diritto di stendere) e quindi per l'abrogazione di queste leggi (<a href="http://www.laundrylist.org" target="_blank">www.laundrylist.org</a> <http:>). Stendere i propri panni in pubblico può anche rappresentare simbolicamente un modo per superare la tendenza al rinchiudersi nella propria dimensione privata.
<br /><br />Non solo negli USA si sta diffondendo questa pratica. In Canada la Toronto Hydro, l'ente che fornisce l'energia elettrica a tutto l'Ontario, ha lanciato un concorso e ha messo in palio 75 mila funi per stendere i panni. In Gran Bretagna nel primo quadrimestre dello scorso anno le vendite di fili per stendere e stenditoi portatili sono salite del 150 per cento e la vendita di mollette è cresciuta del 1000 per cento.
L'Italia ha una sua tradizione di panni stesi al vento, che a Napoli assumono addirittura un carattere folkloristico. Solo Silvio Berlusconi al G8 di Genova si vergognò del bucato sugli stenditoi e obbligò i cittadini a nasconderlo dentro casa.<br /><br /><span style="font-style: italic;">Fonte: la Repubblica (19/04/2008), rielaborazione elisa nicoli</span></http:>]]></description><pubDate>Wed, 23 Apr 2008 18:32:22 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=232]]></link><category><![CDATA[Decrescita]]></category></item><item><title><![CDATA[Perù: troupe accusata di aver contagiato una tribù]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/231_1__42749707_family_bbc203i_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br />La notizia è del 26 Mar 2008 e sembra incredibile. E' stata diffusa da Survival International, l'organizzazione internazionale che si batte per i popoli tribali. E' una notizia che ci fa riflettere su cosa voglia dire a volte fare informazione a tutti i costi e sull'opportunità o mneo di "conoscere". E' sempre necessariio conoscere? Entrare in contatto con popoli tribali può avere conseguenbze per questi ultimi devastanti e fino a che punto ci si può spingere?<br /><span style="font-style: italic;">Alessandro Guardabassi<br /><br /></span>Nell’Amazzonia peruviana imperversa una violenta polemica sulle attività di una troupe della compagnia televisiva britannica <span style="font-weight: bold;">Cicada Films</span>. Indiani del posto, funzionari governativi e scienziati indipendenti accusano la produzione di essere penetrata nelle terre di alcune comunità di Indiani che vivono in assoluto isolamento nonostante fosse stata ammonita di non farlo. Secondo le testimonianze degli Indiani coinvolti, il contatto avrebbe provocato un’epidemia di malattie respiratorie che hanno ucciso quattro persone e ne ha lasciate molte altre in gravi condizioni.<br /><br />La Cicada Films respinge risolutamente le accuse: “Respingiamo categoricamente la responsabilità di aver introdotto (sic) le malattie respiratorie di cui si è riferito poiché al nostro arrivo abbiamo trovato persone già ammalate, con sintomi e segni di problemi respiratori”.

La troupe era apparentemente alla ricerca di location per un reality TV chiamato “World’s lost tribes” che andrà in onda su <span style="font-weight: bold;">Discovery Channel</span>.

Secondo Glenn Shepard, un antropologo americano che si trovava presso Yomybato, una comunità degli Indiani Matsigenka, contemporaneamente alla visita della troupe, la produzione era contrariata dal fatto che gli Indiani fossero “occidentalizzati”. In una dichiarazione scritta, l’antropologo riferisce la delusione della produzione: “I loro pantaloncini, i ragazzi che giocano a calcio, la scuola… Semplicemente, non possono funzionare”.<br /><br />Glenn Shepard afferma anche che la troupe aveva deciso di risalire ulteriormente il fiume per raggiungere i villaggi degli Indiani isolati nonostante lui stesso li avesse avvertiti che, a causa dell’isolamento e della loro mancanza di difese immunitarie nei confronti delle malattie occidentali, il loro viaggio rischiava di mettere seriamente in pericolo la vita delle tribù.

Secondo una dichiarazione della FENAMAD, l’organizzazione regionale indiana, la troupe avrebbe effettivamente risalito il fiume e provocato un’epidemia d’influenza e numerosi decessi. La FENAMAD accusa la produzione di “minacciare la vita degli Indiani isolati” e chiede che sia impedito alla Cicada Films di entrare di nuovo nella regione.

La troupe della Cicada “aveva ottenuto unicamente il permesso di visitare la comunità di Yomybato” ha risposto la direzione del Dipartimento governativo delle Aree protette. “Questo permesso escludeva formalmente la possibilità di raggiungere gli <span style="font-weight: bold;">Indiani isolati</span> o contattati di recente… [ma] il permesso non è stato rispettato e la troupe della Cicada è risalita [fino alle sorgenti del fiume], nella zona strettamente protetta”. Il dipartimento ha anche precisato che alla troupe verrà impedito di entrare nuovamente nell’area.<br /><br />La Cicada Films era già stata oggetto di polemiche per aver girato un documentario sugli Indiani dell’Ecuador che, stando alle deposizioni, avrebbe scatenato un attacco da parte di Indiani Waorani non contattati.

“Le accuse non corrispondono ai fatti realmente accaduti” ha replicato la Cicada Films alle dichiarazioni della FENAMAD. “Non abbiamo mai risalito il fiume, non siamo mai andati nella località in questione e certamente non lo abbiamo fatto al momento dell’epidemia; epidemia che, in ogni caso, non è stata confermata ufficialmente”.<br /><br />Stephen Corry, Direttore di <span style="font-weight: bold;">Survival International,</span> ha commentato oggi: “Questa polemica mostra chiaramente come la corsa all’audience dei reality televisivi possa minacciare gli interessi e la salute dei popoli indigeni. Dopo il successo riscosso della serie “Tribe” della BBC2, che ha presentato in modo rispettoso i popoli indigeni sul piccolo schermo, su questo soggetto sono proliferati programmi bizzarri ed estremi. I principi essenziali da rispettare sono la sensibilità e la correttezza dell’informazione, requisiti che sembrano proprio mancare a certe società di produzione televisive”.]]></description><pubDate>Mon, 21 Apr 2008 16:17:57 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=231]]></link><category><![CDATA[Discussioni]]></category></item><item><title><![CDATA[Le api stanno scomparendo.]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/230_1_apeprimopiano_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br />Le api attraversano il momento peggiore della loro lunga storia sul pianeta Terra. Da qualche anno da più parti nel mondo, soprattutto in Europa e negli USA, gli apicoltori stanno assistendo ad un vero e proprio sterminio di massa. Si parla dell'<span style="font-weight: bold;">80%</span> della popolazione apistica morto. Molti non si rendono conto dell'importanza di questo insetto nella catena alimentare e nell'ecosistema. Fu Einstein a dire: "Se le api dovessero scomparire dalla faccia della terra, gli esseri umani avrebbero solamente quattro anni di vita. Niente più api, niente più impollinazione, niente più piante, niente più animali, niente più uomo”. Senza pensare alle cause devastanti per il resto della biosfera.<br /><br />Le popolazioni di api in <span style="font-weight: bold;">Germania</span> sono crollate simultaneamente dal 25% all’80% in differenti aree. <span style="font-weight: bold;">Polonia, Svizzera e Spagna</span> stanno riportando gli stessi declini. Gli studi dicono che le api non muoiono nei pressi degli alveari. Qualcosa fa perdere loro l’orientamento e non riescono più a rientrare, mentre gli alveari esauriti non vengono depredati del miele da altri insetti, cosa che invece accade normalmente quando le api muoiono durante l’inverno. Questo suggerisce molto chiaramente il manifestarsi di una tossina velenosa che li tiene lontani. In molti casi, gli scienziati hanno trovato evidenza di quasi tutti i tipi di virus delle api conosciuti, nelle api sopravvissute negli alveari dopo che molte delle altre erano sparite. Alcune avevano circa cinque o sei infezioni diverse allo stesso tempo, ed erano infestate da funghi, un segno, dicono gli esperti, che il sistema immunitario degli insetti sta collassando.<br /><br />Uno <span style="font-weight: bold;">studio dell’università di Jena</span>, effettuato dal 2001 al 2004, ha indicato che le tossine di una variante geneticamente modificata del mais, progettata per respingere gli insetti nocivi, una volta entrata in contatto con un parassita, ha provocato un ” declino significativamente più forte nel numero di api” del normale. <span style="font-weight: bold;">OGM</span> quindi alla base di questi enormi problemi? Forse sì: secondo Hans-Hinrich Kaatz, professore all’università di Halle in Germania orientale e direttore dello studio, la tossine batteriche presenti nel cereale geneticamente modificato, possono avere ”alterato la superficie degli intestini dell’ape, indebolendoli sufficientemente per permettere che i parassiti guadagnino l’entrata — o forse è stato in un altro modo. Non lo sappiamo.” Kaatz era disperatamente determinato a continuare gli studi ma il finanziamento gli è stato tagliato.<br /><br />Altri studi indicano i <span style="font-weight: bold;">cambiamenti climatici</span> e la crescente presenza di <span style="font-weight: bold;">onde elettromagnetiche</span> (dovute all'uso-abuso dei cellulari), come le cause principali dell'aumento della vulnerabilità delle api e soprattutto della perdita del loro senso dell'orientamento.<br /><br /><span style="font-style: italic;">Alessandro Guardabassi</span><br />]]></description><pubDate>Fri, 18 Apr 2008 11:8:38 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=230]]></link><category><![CDATA[Ambiente]]></category></item><item><title><![CDATA[L'ultima chiamata di Leo Hickman]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/229_1_leolightbulbchung_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br />Se vogliamo continuare a viaggiare, allora dobbiamo compensarne l’impatto, non pagando un’azienda affinché pianti un albero per conto nostro, ma inquadrandolo nel contesto del nostro carbon budget e cercando di operare delle riduzioni in altri ambiti della nostra vita, come l’uso dell’automobile e l’energia che consumiamo in casa. […]<br /><br />Ritengo che sia questo il modo di <span style="font-weight: bold;">affrontare tutte le emissioni inquinanti</span>, non solo quelle collegate alle nostre vacanze: tutto ciò che facciamo o compriamo, fra cui attività «non essenziali» come le vacanze, dovrebbe riportare sull’etichetta del prezzo il costo implicito in termini di emissioni inquinanti. […]<br /><br />Un modo di fare le vacanze più ponderato e rispettoso si è già ampiamente diffuso senza che molti dei suoi praticanti conoscano neppure l’espressione alla moda con cui viene indicato, slow travel o slow tourism. […]<br /><br />Lo slow travel è un atteggiamento per cui <span style="font-weight: bold;">i turisti rinunciano agli impulsi</span> e alle tentazioni a cui normalmente si lascerebbero andare senza la dovuta considerazione, concentrandosi invece sulla qualità anziché sulla quantità delle esperienze offerte dalla vacanza. […]<br /><br />Lo <span style="font-weight: bold;">slow traveller</span> potrebbe per esempio stabilire un piano triennale che tenga conto sì del desiderio di fare una vacanza meravigliosa, ma anche di viaggiare con il minor impatto e la maggior cautela possibili. In pratica, nel primo anno potremmo fare un viaggio in aereo verso una meta lontana. Nell’anno successivo potremmo visitare un paese o una regione vicini in treno, in un raggio di mille chilometri. Il terzo anno potremmo trascorrere le vacanze nel nostro paese o nella nostra regione. Se tutti adottassimo questo approccio, ridurremmo notevolmente le emissioni inquinanti. Per esempio, un viaggiatore in treno da Londra al Lake District (circa 450 km) produce un quarantesimo delle emissioni di anidride carbonica che un solo passeggero produce viaggiando in aereo da Londra verso la Florida.
Questo metodo ci permette anche di viaggiare in luoghi lontani e perciò di aiutare le comunità che, non importa come, sono diventate dipendenti dal turismo, ma implica anche che questi viaggi diventino qualcosa di speciale da assaporare e ricordare, senza quella «normalità» che rischia di renderli simili a qualunque altro prodotto della nostra società «usa e getta».
Abbiamo quindi la responsabilità di pensare alle nostre vacanze in modo originale, incoraggiando il turismo a essere una forza positiva, anziché il terribile male che ho visto con i miei occhi affliggere così tanti luoghi e in modi così diversi. Sembrano esserci molte idee per ridurre l’impatto negativo del turismo, ma ciò che manca a questa potente industria è il tempo. Per molti splendidi luoghi, questa è sicuramente l’ultima chiamata.

<br /><br /><span style="font-style: italic;">(da Ultima chiamata di Leo Hickman, ed. Ponte alle grazie)</span>]]></description><pubDate>Wed, 9 Apr 2008 10:7:24 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=229]]></link><category><![CDATA[Turismo responsabile]]></category></item><item><title><![CDATA[Progetto "la casa della Boscaglia"]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/228_1_casa_big_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Un paio di mesi fa è nata da alcuni di noi un’idea: la casa della Boscaglia. Che non è una sede, perchè la Boscaglia non ha bisogno di sedi. Ma un luogo in cui poter sperimentare e approfondire pratiche di vita consapevole e comunitaria. La casa della Boscaglia era il luogo da costruire insieme, per costruire insieme! </p><p>Non solo un rifugio, non solo un luogo dove organizzare attività, ma anche <strong>luogo di vita</strong>. Perché nella casa Boscaglia qualcuno di noi potrebbe andarci a vivere, per periodi brevi o lunghi. E sperimentare una forma di vita comunitaria. </p><p>Ma il gruppetto che in questi due mesi si è incontrato per parlare è in un momento di difficoltà, ci sembra ci manchino le forze, forse siamo ancora troppo pochi per avere le energie giuste per crederci veramente. </p><p>Abbiamo bisogno di altri contributi, di sostegno, di persone che vogliano impegnarsi, persone che credono che La Boscaglia possa avere anche una Casa. </p><p><strong>A che punto siamo?</strong> Abbiamo visto alcuni luoghi, ma nessuno è piaciuto a tutti noi. Abbiamo ricevuto alcune proposte da esterni, alcune vogliamo approfondirle, altre non ci sembrano interessanti. </p><p>Vorremmo dedicare <strong>una giornata</strong> a questo argomento, una giornata in cui tutte le persone interessate si ritrovino, per parlare delle nostre aspirazioni, idee, aspettative. Voi cosa ne pensate? </p><p>Se siete interessati/e scrivete qui e/o direttamente  a <a href="mailto:info@boscaglia.it">info@boscaglia.it</a> </p><p />]]></description><pubDate>Wed, 2 Apr 2008 18:41:44 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=228]]></link><category><![CDATA[La Boscaglia: vita associativa]]></category></item><item><title><![CDATA[Prometto di diminuire i voli aerei…]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/225_1_airplane_pollution_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>C’è chi sceglie di vivere in modo gentile, e di ridurre l’uso dell’aereo. Perché l’aereo ha un costo ambientale enorme, e recenti studi dicono che sarà in futuro il pericolo maggiore per l’inquinamento e l’effetto serra. </p><p>L’inquinamento di un volo aereo da Londra a Dubai è di 180 tonnellate di anidride carbonica in un solo viaggio. Corrisponde all’inquinamento dalle normali attività quotidiane - guidare l'auto, riscaldare la casa, mangiare, ecc. - di 18 europei medi in un anno intero. E non è solo l’anidride carbonica, ma c'è anche il vapore acqueo, che pare essere peggio...</p><p>Per adesso l’unica strada è l’autodisciplina. La nostra generazione, che ricorre avidamente all’aereo senza essere consapevole dell’impatto arrecato all’ambiente, si trova di fronte a una scelta difficile: continuare ad andare in vacanza dall’altra parte del mondo oppure limitare questa attitudine, anche se, metaforicamente parlando, qualcun altro ci ruberà il posto in aereo. E’ un sacrificio che vale la pena affrontare o non ha alcun senso? </p><p>In Inghilterra è nata una comunità on line di chi promette di non usare l’aereo. Si chiama Low Fly Zone. Ci sono due tipi di promesse, oro e argento. Se firmi la promessa d’oro, ti impegni a non usare l’aereo per un anno, se non per un’emergenza personale o familiare. Firmando una promessa argento, prometti di non usare l’aereo per vacanza ma solo per lavoro nel corso del prossimo anno. Hanno già promesso in migliaia, compreso il vescovo di Londra, che nel gennaio 2007 ha firmato la promessa d’oro. </p><p>Voi sareste disposti a promettere? </p><p><em>(notizia tratta dal libro di L.Hickman “Ultima chiamata” Ponte alle Grazie)</em> </p>]]></description><pubDate>Fri, 28 Mar 2008 16:2:26 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=225]]></link><category><![CDATA[Decrescita]]></category><category><![CDATA[Ambiente]]></category><category><![CDATA[Turismo responsabile]]></category></item><item><title><![CDATA[Per disinfettare le ferite basta l'acqua]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/224_1_mani_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Disinfettare le ferite con antisettici di formulazione chimica ne rallenterebbe la guarigione, pulire le ferite con l'acqua potabile del rubinetto invece non aumenta il tasso di infezioni: questo è quanto emerge da una recente revisione Cochrane.</p>
<p>Non si sa però, se sciacquare la ferita prima di medicarla sia in qualche modo utile rispetto a non toccarla del tutto: non ci sono prove infatti che il lavaggio riduca il tasso di infezioni o aumenti il tasso di guarigione delle ferite. Il risciacquo delle ferite è una pratica comune tra i clinici. Non tutti concordano, però, sul tipo di prodotto da utilizzare.</p>
<p>Le recenti ricerche hanno dimostrato che gli antisettici di formulazione chimica rallentano la guarigione delle ferite. Molti clinici, di conseguenza, hanno proposto di utilizzare la soluzione salina. Altri, però, temono che questa possa lavare dalla ferita i promotori della crescita e gli altri agenti antibatterici che combattono l'infezione e propongono quindi di utilizzare l'acqua del rubinetto o acqua bollita. Quest'ultima, inoltre, avrebbe il vantaggio di essere più economica e reperibile rispetto alla soluzione salina.</p>
<p>Per cercare di arrivare a fondo di questa questione, i ricercatori della Cochrane Collaboration hanno esaminato i risultati di undici studi clinici che confrontavano i tassi di infezione e di guarigione delle ferite trattate con diversi regimi di pulizia. Queste le loro conclusioni: negli adulti, le ferite pulite con l'acqua del rubinetto sviluppano meno infezioni di quelle pulite con la soluzione salina; non c'è differenza invece quanto a tassi di infezione, tra le ferite risciacquate con acqua del rubinetto e di quelle non pulite. In caso di fratture esposte,infine, non c'è nessuna differenza tra pulire le ferite con soluzione salina, acqua distillata o acqua bollita.</p>
<p>"Nello scegliere se pulire o meno le ferite con acqua del rubinetto devono comunque essere tenuti in considerazione anche altri elementi quali: la qualità dell'acqua, la natura della ferita e la condizione generale del paziente" avverte l'autore principale della revisione, Ritin Fernandez del Centre for Applied Nursing Research di Liverpool BC, in Australia.</p>
<p>(da&#160; <a target="_blank" href="http://www.bambinonaturale.it"><u><font color="#0000ff" size="2">www.bambinonaturale.it</font></u></a>)</p>]]></description><pubDate>Fri, 28 Mar 2008 14:23:52 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=224]]></link><category><![CDATA[Sicurezza in montagna]]></category><category><![CDATA[Decrescita]]></category></item><item><title><![CDATA[Perché non accompagnerò gruppi a Socotra]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/223_1_Socotra-Albero-Sangue_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Socotra (Yemen) – Siamo su quest’isola vergine per il trekking, quest’isola così naturalisticamente ricca di paesaggi diversi (gole, montagne, altopiani, zone aride, deserti, dune costiere) e di alberi soprendenti (sangue di drago, alberi bottiglia, euforbie giganti, alberi dell’incenso…). Gli abitanti dei villaggi sono ospitali e accoglienti verso i pochi turisti occidentali. E noi che siamo i primi ad attraversare l’isola in un trekking lungo, ci accolgono nelle case, e ci rifocillano con tè e riso. </p><p>Ma <strong>non</strong> accompagnerò gruppi a fare trekking su quest’isola. </p><p>Perché? </p><p>Perché dobbiamo cominciare a fare qualche passo indietro. </p><p>Me ne sono reso conto definitivamente nel momento in cui siamo arrivati sulla costa Nord dalle parti delle dune di Arher. Enormi dune bianco-argento, appoggiate a una scogliera rocciosa alta più di 200 metri. Enormi dune bianche come la neve che scendono fino al mare. Ma stanno costruendo una strada che percorrerà tutta la costa di Socotra. Una strada larga come un’autostrada. Con ponticelli per far fluire le acque piovane ogni 200 metri. Una strada che è una ferita sulle dune, un taglio rosso sulla pelle bianco latte. A pochi metri dal mare. Immaginatevi questa spiaggia prima incontaminata e ora camion e camion che vanno e che vengono, con i pochi turisti occidentali a tuffarsi in quel mare azzurro tra il rumore rombante e l’odore del gasolio. </p><p>Chi ha causato tutto questo? Noi, portatori di una delle epidemie più terribili del secolo, il turismo. </p><p>Turismo naturalistico: decine di fuoristrada giapponesi vecchi e inquinanti che portano i turisti (in gran parte italiani, guarda caso!) da una parte all’altra dell’isola, per vedere questa o quella spiaggia, gli alberi endemici e strani, le pozze di acqua smeraldina nelle oasi di palme in fondo a profonde gole, ecc. <strong>Non è contraddittorio tutto ciò?</strong> </p><p>E allora io non voglio sentirmi complice della distruzione di Socotra, che è proprio agli inizi del suo sviluppo turistico. E quindi mi tiro indietro. Quest’isola, uno degli ultimi paradisi naturali al mondo, non mi vedrà tra quelli che contribuiranno al suo svilimento. Costruiranno strade, alberghi, villaggi turistici, faranno arrivare aerei carichi di cibo e di persone, lasceranno rifiuti, inquineranno le acque dei torrenti e del mare. </p><p>Ma noi non ci saremo. </p><p><em>Luca Gianotti</em> </p>]]></description><pubDate>Mon, 17 Mar 2008 9:22:52 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=223]]></link><category><![CDATA[Turismo responsabile]]></category><category><![CDATA[Ambiente]]></category><category><![CDATA[Decrescita]]></category><category><![CDATA[Viaggi]]></category></item><item><title><![CDATA[In calo le attività all'aria aperta]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/222_1_transeremi_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>CRESCE il numero di persone che passano le loro giornate davanti a computer e televisori e crolla la percentuale di chi fa attività fisica all'aria aperta o visita parchi naturali. La causa di questo processo di involuzione? Si chiama progresso e per alcuni fa male male alla salute e alla natura. È questo il preoccupante allarme lanciato dai risultati di una studio condotto da due ricercatori americani, Oliver R. W. Pergams and Patricia A. Zaradic, e pubblicato dal Proceedings of the National Academy of Sciences. </p><p>Il tempo passato in casa a guardare il mondo da uno schermo corrisponde a una progressiva perdita di contatto con l'ambiente esterno, in particolare con la natura e con le problematiche riguardanti l'ecologia e la conservazione ambientale. La biofilia, ovvero l'amore per piante ed animali, sarebbe stata dunque definitivamente rimpiazzata dalla videofilia, passione per tutto ciò che appare su uno schermo, dai film ai videogiochi, dai programmi televisivi ad internet. "Non capiamo come tutto questo possa far bene all'ambiente - hanno sottolineato i due ricercatori - non capiamo come le generazioni future, diminuendo il contatto con la natura, possono continuare a provare interesse nella conservazione". </p><p>I dati emersi dallo studio condotto da Pergams e Zaradic fanno riflettere: la percentuale di visite ai parchi naturali statunitensi è diminuita del 23% e le passeggiate sulla catena dei monti Appalachi sono scese del 18%. Simili i numeri che emergono dall'analisi del contesto giapponese: dal 1991 al 2005 le visite ai parchi naturali sono diminuite del 18%. Analizzando le varie percentuali i ricercatori hanno documentato un calo che va dal 18 al 25 % nelle attività svolte all'aria aperta. Lo studio è stato condotto seguendo l'andamento di quattro variabili: visite a vari tipi di parchi negli Stati Uniti, in Giappone e Spagna, numero di licenze di caccia e pesca richieste negli Stati Uniti, indicatore di tempo trascorso in campeggio e indicatore di tempo trascorso facendo trekking. I numeri emersi registrano un calo in tutte e quattro le variabili con una percentuale che va dal - 1% al -3,1% ogni anno. Il declino corrisponde naturalmente al progresso tecnologico registrato nel decennio '89-'90 soprattutto negli Stati Uniti e in Giappone. </p><p>E allora, con questo quadro quali saranno le conseguenze? Preoccupanti sia per l'impatto ambientale che per la salute dell'uomo. La progressiva sostituzione di attività all'aria aperta, come passeggiate in bicicletta, corse e picnic, con attività sedentarie e videofilia comporterebbe seri problemi alla forma mentale e fisica, soprattutto per quanto riguarda i bambini. "La videofilia - ha aggiunto Pergams - è una delle cause dell'obesità infantile ma anche delle difficoltà di socializzazione, di concentrazione e può perfino compromettere i risultati scolastici". </p><p><em>da Repubblica.it</em> </p>]]></description><pubDate>Thu, 28 Feb 2008 14:24:50 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=222]]></link><category><![CDATA[Ambiente]]></category></item><item><title><![CDATA[Perchè c'è chi lascia i rifiuti nei boschi?]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/221_1_rifiutibosco_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Incontro una baita, intorno immondizia. Lungo questo cammino è un continuo avvicinarsi e allontanarsi dalla “civiltà”. E la civiltà qui è più vicina. La civiltà che parcheggia l’automobile a poche centinaia di metri da queste panchine. E continua comunque a rimanere scollegata dagli alberi, dai prati, dalle ombre e le luci tra i rami. Non si sente parte della bellezza, fa troppa paura scoprire di essere della stessa essenza della vita naturale. E così non si tutela l’armonia, ci si tiene lontani mettendo i nostri scarti a barriera. Un segnalare il nostro passaggio di esseri umani civilizzati, per poter continuare a sentirci diversi e superiori. Un’àncora di bruttezza e disequilibrio, incapaci di ascoltare profondamente il richiamo che ci ha comunque portati in questi luoghi più veri del cemento e della lamiera. </p><p><em>Elisa Nicoli</em> </p>]]></description><pubDate>Thu, 28 Feb 2008 14:13:35 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=221]]></link><category><![CDATA[Ambiente]]></category></item><item><title><![CDATA[15 febbraio, M’illumino di meno, un’ora di cammino]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/220_1_Milluminodimeno_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>15 febbraio, un’ora di cammino per tutti! </p><p>Come ogni anno, tradizionale appuntamento con "M'illumino di meno" e con Caterpillar per la decrescita e il risparmio energetico. </p><p>La Boscaglia ha aderito all'iniziativa, e nell'adesione abbiamo fatto questa proposta che rivolgiamo a voi tutti: se tutti i nostri lettori (12.000 persone) venerdì 15 febbraio si impegnassero a camminare un'ora in più (per andare al lavoro… oppure in alternativa alla palestra…oppure una bella passeggiata nel parco o sulla spiaggia… oppure per andare al cinema, o per comprare il pane, ecc.) il conto sarebbe 12.000 ore di energia risparmiata (auto, riscaldamento, luci in casa, ecc.). Non sappiamo quanti kilowatt possono essere, ma una bella cifretta. E poi una camminata di un'ora in più rispetto agli altri giorni a chi non fa bene? </p><p>E già che ci siamo, festeggiamo anche il 25 febbraio, Giornata della Lentezza, con questa camminata ad alto risparmio energetico e a basso contenuto di velocità.</p><p> Forza, allora, segnatevelo sulle agende, il 15 febbraio ci si vede in cammino! Poi, ognuno di noi potrà raccontare la sua camminata e quello che ha risparmiato sul blog della Boscaglia. </p><p>Avanti col gioco! </p><p><em>Luca Gianotti</em> </p>]]></description><pubDate>Mon, 11 Feb 2008 18:16:56 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=220]]></link><category><![CDATA[Iniziative]]></category><category><![CDATA[Ambiente]]></category><category><![CDATA[Decrescita]]></category><category><![CDATA[La Boscaglia: vita associativa]]></category></item><item><title><![CDATA[2 marzo Giornata dei sentieri]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/219_1_puliziasentierilight_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Abbiamo lanciato la Giornata dei sentieri, si terrà il 2 marzo. </p><p>La Boscaglia organizza viaggi a piedi da 14 anni, e di sentieri ne ha percorsi molti; si sta trasformando in associazione di promozione sociale, e tra i suoi obiettivi ora c’è anche questo. Chi cammina tanto è giusto si faccia carico dei sentieri… </p><p>L’invito dunque è rivolto a tutti i camminatori. A loro si chiede una giornata di contributo, in termini di lavoro, ogni anno. Quest’anno è la prima edizione e si sono scelti due sentieri da ripristinare. Ma il prossimo anno i sentieri e le regioni coinvolte saranno molti di più. </p><p>Vorremmo avere un commento di voi camminatori: vi piace l’idea? La trovate giusta? Se si, intendete partecipare? E se non intendete partecipare, perché? </p><p>Ovvio che i sentieri vanno tenuti puliti tutto l’anno, non solo un giorno all’anno, ma questo giorno diventa motivo di aggregazione, di lavorare insieme, di condividere un modo di essere. </p><p>Esiste una vasta rete di sentieri in Italia che non sono affidati alla manutenzione del Club Alpino e che quindi versano in cattive condizioni, rischiando di scomparire nella macchia, di franare, o peggio, di essere invasi da rifiuti. </p><p>In particolare, il sentiero nel Parco Nazionale della Majella è utilizzato da decenni dagli abitanti del paese (o meglio, da alcuni di loro…) per buttarvi i rifiuti dalle finestre… ed è un sentiero molto importante perché è l’unico che collega Bolognano e il versante della Valle dell’Orta con il cuore del parco. La Boscaglia ci passa ogni anno nel suo viaggio “La transumanza e gli eremi”, e ogni anno i camminatori rimangono scioccati. E’ ora di passare all’azione! </p><p>Il sentiero nelle Marche invece, lungo l’antica Via Romea, è invaso dai rovi e dalla vegetazione. Per mille anni sono passati pellegrini e viandanti, ora non si passa più. Perché di pellegrini e viandanti ce ne sono pochi, e tutti si muovono in auto… a parte noi, che lì passiamo col viaggio “L’antica Via Romea”. E’ ora di passare all’azione anche lì! </p><p>Quindi, fateci sapere se ci sarete. Perché se quest’anno la Giornata dei sentieri ha successo il prossimo anno abbiamo intenzione di proporla in tutte le regioni d’Italia.</p><p><em> Luca Gianotti</em> </p>]]></description><pubDate>Mon, 11 Feb 2008 14:3:27 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=219]]></link><category><![CDATA[Iniziative]]></category><category><![CDATA[La Boscaglia: vita associativa]]></category><category><![CDATA[Ambiente]]></category></item><item><title><![CDATA[Perché viaggiare, dunque...]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/218_1_MassimoZamboni_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Perché viaggiare, dunque, e di quali transiti parlare… </p><p>Non tanto dei viaggi necessari dei perdenti, I dannati della terra, che viaggi non sono ma fughe per la vita; cerchiamo di essere onesti, non ci scompigliano più di tanto, ché chi vi scrive e chi mi legge non può ora altro che patire con loro dal nostro comfort, dissertando. […] </p><p>Più impolitica l’avversione per la categoria dei viaggiatori, della quale diffido, per il suo campare di aneddoti e di vite altrui. Diffido della loro supposta unicità, oggi che perfino l’inquietudine è industrialmente riproducibile, e se ne vendono le uniformi; diffido del loro sentirsi cittadini del mondo, a loro agio dovunque, perché che condizione sarebbe l’agio dovunque? Non mi fido di quelle inquietudini che non piantano alberi, o allevano animali; delle inquietudini che non sono, letteralmente, “radicali”. Non riconoscere l’esproprio dal senso dello stare, che subiamo quotidianamente e pure fatichiamo a comprendere, fa di noi dei profughi in esilio confortato, distratti da mille percorsi sulla crosta terrestre, in un viaggiare orizzontale che non si approfonda mai. Un esproprio così rapido da non essere percepito dal nostro occhio, tarato al massimo sul decimo di secondo; o così rallentato ed estenuante da non stimolare un sistema nervoso che non può più cogliere lo sgretolarsi delle montagne o la deriva dei continenti. “<em>Una mattina mi son svegliato e ho trovato l’invasore</em>”, ricordate? </p><p>È il quotidiano, l’ambito del viaggio. Deve esserlo. Non l’esperienza forte, straordinaria, non l’insolito o l’altro ma il già nostro, l’intimo, il “tutti i giorni”. E che il nostro quotidiano sia meta degna dei viaggi nostri, e ancor di più di quelli altrui. </p><p>Ma è solo questa la scelta, <em>viaggiare o essere viaggiati</em>? </p><p>Vivere delle residenze altrui, delle loro essenze, o essere giardinieri e architetti dei propri territori, qualunque essi siano, e accudire e proteggere culture e radici per quelli che non hanno più le loro, ai quali esibire con fierezza ciò che noi possediamo? Come sarebbe crescere coltivando entrambe le tensioni, e che ogni viaggio fosse un colpo d’occhio nuovo, vivificante, capace di donare senso e allargare le radici solide; e che ogni stanzialità fosse forte, piena, aliena dal rimpianto per quello che non si è mai visto? Viaggiare così non sarebbe scoprire l’altro ma <em>scoprire l’altro in sé</em>, esplorare paesaggi interiori, disporsi al cambiamento, con semplicità, <em>volentieri</em>. </p><p><em>Massimo Zamboni</em>, &quot;In Mongolia in retromarcia&quot; </p>]]></description><pubDate>Thu, 7 Feb 2008 15:54:24 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=218]]></link><category><![CDATA[Discussioni]]></category></item><item><title><![CDATA[Un modo semplice di risparmiare acqua... lavandosi]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/217_1_lavarsimani_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>ingredienti: acqua, sapone, una bacinella e un secchio. </p><p>Ogni volta che ci laviamo, anche solo le mani, per quanta attenzione si faccia, buttiamo via almeno un litro d'acqua. A casa nostra abbiamo adottato questo metodo, durante l'estate siccitosa, che ormai è diventata una sana abitudine: prima di accendere il rubinetto, mettiamo la bacinella nel lavandino. Poi ci laviamo le mani, o il viso, il collo... in seguito l'acqua viene versata nel secchio, e quando questo è abbastanza pieno, invece di tirare la catena dello sciacquone, lo usiamo per il gabinetto. Crediamo di risparmiare così anche 20-30 litri al giorno. Che fanno 600-900 al mese...senza smettere di lavarci! Per chi è ancora più virtuoso, si può riutilizzare l'acqua del risciacquo delle verdure (usando una bacinella nel lavello della cucina) e riciclare l'acqua dopo aver fatto il bagno. </p><p>ciao </p><p><em>Concetta e Fabio</em> </p>]]></description><pubDate>Fri, 1 Feb 2008 14:16:17 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=217]]></link><category><![CDATA[Decrescita]]></category></item><item><title><![CDATA[Sentieri nel ghiaccio]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/215_1_dinoesibillaalbarco1916jpg_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Leggendo un altro libro molto interessante, I monti orfici prestatomi per caso dall’amico Ennio - e che vi consigli per conoscere meglio il poeta Dino Campana, ma anche per percorrere in maniera diversa i sentieri nell’Appennino Tosco Romagnolo - ho trovato il rimando ad una altro libro di cui non sapevo l’esistenza, ma che parlava di una camminata molto particolare che a suo tempo aveva colpito la mia immaginazione. </p><p>Il libro in questione è Sentieri nel ghiaccio, di Werner Herzog, Guanda 1980. Herzog, famoso regista tedesco di film estremi in questo libro racconta del viaggio intrapreso nell'inverno del 1974 allo scopo di raggiungere la sua amica Lotte Eisner (studiosa del cinema tedesco) ricoverata in un ospedale di Parigi e si articola in una serie di avventure, scoperte, incontri in una &quot;terra di nessuno&quot; fatta di luna park deserti, parcheggi, rottami e paesi &quot;con un po' d'industria, miseri turchi ed una sola cabina telefonica&quot;. Un Europa, quella in cui cammina Herzog, fatta di strade, boschi, bufere di neve, villaggi disabitati che fa da scenario alla testimonianza d'affetto dell'autore per l'amica, dove il viaggio a piedi è una sorta di preghiera evocativa di salvezza per l’amica malata, ed è bello pensare di poter guarire qualcuno con il proprio cammino se questo è fatto con profonda consapevolezza. </p><p>Interessante una postfazione al libro dove si dice “anche in Herzog la &quot;solitudine del singolo&quot; costituisce la pietra di paragone del rapporto con la società e la natura che lo circonda, ma Handke a lungo andare trasforma la sua &quot;solitudine&quot; in apertura, speranza, disponibiltà. Herzog impersona, forse, a maggior ragione un eroe &quot;wertheriano&quot;, una figura &quot;smarrita e dolente&quot; che non disdegna momenti di allucinazione e di alterazione della sua identità. Particolare attenzione rivolge ad una umanità (e una natura) dolente ( dallo zoppo che arranca da solo su una strada in salita, ad un corvo che ha perso un ala) che ,come nei suoi film, si aggira in un ambiente spesso distratto ed ostile”.Vi lascio con un brano della fine del libro quando Werner finalmente incontra la sua amica; &quot;insieme, ho detto, faremo un fuoco ed arrostiremo i pesci. allora lei mi ha guardato (la Eisner) con un lieve sorriso e poichè sapeva che ero uno che andava piedi e perciò un indifeso, mi ha compreso. Per un solo istante, senza peso, per il mio corpo esausto è passato un soffio di dolcezza. Ho detto: apra la finestra, da qualche giorno so volare&quot;. </p><p>Qualcun altro ha qualche libro da consigliare? </p><p><em>Alessandro Vergari</em> </p>]]></description><pubDate>Fri, 18 Jan 2008 12:36:16 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=215]]></link><category><![CDATA[Discussioni]]></category></item><item><title><![CDATA[A Natale in cammino nella Penisola Sorrentina]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/214_1_luigi lazzarini_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br />Una delle sensazioni più particolari è stata lasciare Santa Maria in Castello, il giorno di Natale, in mezzo ad una nebbia fittissima con il sottofondo dalla messa cantata, che amplificata anche fuori dalla chiesa, ci ha accompagnati per ore in mezzo alla montagna.<br />La penisola è così, meraviglioso balcone di limoneti e sentieri a picco sul mare, ma anche  momenti surreali, quando poi al pomeriggio, raggiungendo S.Agata dei due Golfi abbiamo incontrato sulla strada una slitta con 4 ragazzi vestiti da Babbo Natale, che con musiche e campanelli regalavano caramelle.<br />La partenza dell'itinerario è dalla Badia di Cava, maestosa abbazia dell'anno mille, incastrata in una valle stretta, umida e boscosa, salendo verso il Santuario dell'Avvocata incontriamo anche un po' di neve, ma presto i panorami si aprono, laggiù c'è Cetara e inizia la costiera amalfitana. Al primo terrazzo ci mangiamo qualcosa, il sole scalda e ci svestiamo un po', ci accorgiamo di essere arrivati al Sud. La vegetazione mediterranea completa questa sensazione: lecci, olivastri, carrubi, ginestre.<br />Dal santuario ci affacciamo su Maiori e, scendendo, cominciamo a capire perchè dicono che qui è tutta 'na scalinatella... Il giorno dopo infatti sarà tutta una scala, da Maiori a Minori, da Ravello a Atrani.<br />La salita a Ravello è particolamente bella, dalla Villa Romana di Minori, si prendono le scale e dopo un'infinità di gradini, si arriva alla Chiesa di San Michele Arcangelo, poi tra androni e il tunnel sotto Villa Ruffolo si sbuca finalmente nella piazza. Ravello è costruita in una posizione fantastica ed infatti è piena di ville stupende, perchè tanti signori inglesi nell'ottocento se ne innamorarono. Villa Ruffolo è un luogo incantato, che mescola l'architettura medioevale a quella moresca, ha una serie di giardini pensili, straboccanti di fiori a picco sul mare, nel chiostro arabo una musica celestiale ci ammalia e pensiamo a Richard Wagner che in questi giordini trovò l'ispirazione per il giardino di Klingsor, nel secondo atto del Parsifal. In sua memoria nelle terrazze ancor'oggi si suona la sua musica.<br />Anche il duomo di Ravello è un gioiello raro, c'è un pulpito ed un ambone interamente coperti di mosaici, sono opere cristiane antichissime, con echi bizantini.<br />La discesa ad Atrani è sempre su scalinate, ripide e panoramiche fino al Paese Presepe, questo minuscolo borgo di pescatori è incastonato in una stretta valle ed era sede della classe dirigente del Ducato di Amalfi, nel periodo delle Repubbliche Marinare. Si spiegano così l'enorme numero di chiese e cappelle, dovute alla munificenza della nobiltà locale. Tanti sono i presepi che illuminano le viuzze e fanno capolino passeggiando per il paese.<br />Visto che siamo in un covo di pescatori non ci facciamo sfuggire l'occasione di una bella scorpacciata di pesce, sarago alla griglia, fritto di paranza e bianco di Tramonti, che è un vino della penisola, lo fanno su vicino al valico di Chiunzi.<br />La mattina di buon ora attraversiamo Amalfi, visto l'affollamento di turisti, ben presto l'abbandoniamo per dirigerci verso il selvaggio Vallone delle Ferriere, ma non prima di aver visitato il piccolo e delizioso Museo della Carta. Nella valle dei Mulini che sovrasta Amalfi, fin dal secolo XII, si produceva carta, anzi carta bambagina, attraverso la macerazione degli stracci e secondo le tecniche che gli amalfitani avevano appreso dagli arabi. Nel museo si possono vedere, ancora funzionanti, gli strumenti per la produzione della carta, presse, filtri e marchingegni vari, che venivano mossi dalla forza dell'acqua.<br />Risalendo la Valle incontriamo parecchie antiche cartiere diroccate, con le caratteristiche grandi finestre che servivano per asciugare la carta al vento.<br />Sotto l'enorme arco di un vecchio rudere abbandoniamo la Valle dei Mulini e ci inerpichiamo per un sentiero che costeggia la Riserva Integrale del Vallone delle Ferriere. Nel visitare la costiera amalfitana dal mare non ci si rende conto delle maestose e imponenti montagne che la attraversano a pochi chilometri dal mare, in questa giornata ci sembrerà di aver cambiato continente, tanto diverso è l'ambiente naturale: canyon grondanti acqua, cascate, boschi di castagni verticali e sentieri ghiacciati immersi nella faggeta.<br />Arriviamo a San Lazzaro a notte oramai fatta e ci facciamo rinfrancare da una sfogliatella alla crema, insieme ad un caffè, buono come solo a Napoli sanno fare.<br />Il giorno dopo ci attende uno dei sentieri più famosi della costiera, il sentiero degli Dei, da Bomerano a Nocelle, quattro ore di percorso aereo, sospesi tra cielo e mare, accarezzati dal vento sopra Furore, Praiano e poi scale e ancora scale... fino a Positano.<br />Che si rivela un po' troppo “veneziano” per i nostri gusti, nel senso che è pieno di negozi per turisti e l'atmosfera non ci piace, così riprendiamo le nostre amate scale verso Santa Maria in Castello. Rupi di calcare e falchi roteanti assisteranno alla nostra salita, fino alla “Sorgente del Melo” l'agriturismo che ci ospiterà per due giorni. Ci accolgono i belati delle capre e gente che sta ancora mangiando (è l'anti vigilia). In questo piacevole luogo verremmo viziati da mille leccornie dalla squisita ospitalità della famiglia che gestisce la fattoria. Gli gnocchetti ai funghi, i ravioli, la carne alla griglia, i dolci, il vino, tutti prodotti fatti in casa che ci hanno fatto sentire “a casa” durante il Natale, anche se eravamo lontani.<br />Non ci resta che raggiungere la punta della penisola, dopo Sant'Agata dei Due Golfi,si risale il Monte Costanzo e ci s'incammina su questo lungo e spoglio crinale, verso Punta Campanella. La montagna è brulla e battuta dai venti, c'è una vegetazione bassa e diversa, arbusti semi-tropicali che non abbiamo incontrato prima. Alla nostra sinistra la Baia di Ieranto e la penisola che si allunga sul mare come un artiglio, all'orizzonte l'isola di Capri, i faraglioni, che vista da lontano non sembra affatto un luogo mondano. Il cielo è coperto, ci coglie una malinconia, andiamo verso finis terrae, verso la fine del viaggio, raggiunto il Faro c'incamminiamo un po' tristi verso Termini... il paese da cui parte l'autobus e da cui torneremo a casa.<br />Ci restano negli occhi le terrazze piene di alberi di limoni e mandarini, il riverbero del sole sul mare lontano mentre sferzati dal vento camminiamo sul sentiero.<br /><span style="font-style: italic;">Luigi Lazzarini<br /><br /></span>Natale nella Penisola Sorrentina è anche un trekking della Boscaglia, per maggiori informazioni<br /><a href="http://www.boscaglia.it/programma/2000.htm">http://www.boscaglia.it/programma/2000.htm</a><span style="font-style: italic;"><br /><br /></span>
]]></description><pubDate>Tue, 15 Jan 2008 11:11:5 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=214]]></link><category><![CDATA[Racconti lenti]]></category></item><item><title><![CDATA[Capodanno da orsi e da lupi 2008]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/213_1_Capodanno2008_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Carissimi Amici, ecco il link con le foto del nostro capodanno da orsi e da lupi!!!! Grazie per averci guidati, accompagnati e spesso seguiti.... </p><p><a href="http://www.flickr.com/photos/22432943@N02/">http://www.flickr.com/photos/22432943@N02/</a> </p><p>Un abbraccio </p><p><em>Laura </em></p><p>Un saluto da Francesco, Luca e Francesca! </p><p>Torino</p>]]></description><pubDate>Tue, 15 Jan 2008 8:31:41 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=213]]></link><category><![CDATA[Viaggi]]></category></item><item><title><![CDATA[Cacciatori impazziti/2]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/211_1_fotouna_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Mentre Antonella subiva un'intimidazione mafiosa, un gruppo Boscaglia si trovava coinvolto negli stessi giorni, a pochi chilometri di distanza, nella Riserva Regionale Zompo Lo Schioppo, sempre in Abruzzo, in un'altra vicenda grave. </p><p>Ecco la lettera mandata alla Direttrice della Riserva, Rita Rufo: </p><p>Gent.li responsabili della Riserva Zompo Lo Schioppo, vi scrivo per raccontarvi l'escursione compiuta in data 29 dicembre 2007 nella riserva. Come ogni anno, porto gruppi della Boscaglia in giro per l'Abruzzo e anche a Zompo lo Schioppo. Ma quest'anno ho visto cose che mi hanno preoccupato non poco. </p><p>Siamo partiti in 17 dal laghetto Enel per il sentiero 5, e dove finisce la sterrata e inizia il sentiero (poco prima delle Scalelle, a pochi metri da un cartello di Divieto di caccia bucherellato da spari) c'erano 3 fuoristrada parcheggiati, di cacciatori, con i carrelli porta cani, gli adesivi "Associazione Italiana Libera Caccia" e altre amenità. Provo a telefonare alla Riserva, per capire se è utile segnalare la cosa, ma c'è inserito il fax, dunque nessuno era in ufficio. Poco dopo la Madonna del Cauto 3 cani da caccia in piena perlustrazione, quelli con il campanellino, probabilmente una battuta al cinghiale in piena regola nel cuore della Riserva! Poco più avanti, andavamo in direzione del Rifugio Tassiti, sentiamo degli spari provenire proprio dalla parte del Cauto. Arrivati a valle, alla fine del sentiero dalla parte della Fossa, un'altra jeep scende dalla strada chiusa con sbarra (sicuramente avevano le chiavi) con un enorme cinghiale sul cofano. Lo esibivano senza nasconderlo. Gli abbiamo allora chiesto ragioni, hanno risposto che nella Riserva è consentito cacciare agli abitanti del luogo. </p><p>Non sappiamo se questo è vero oppure no, sta di fatto che mi sono sorti molti dubbi se continuare a frequentare con gruppi la vostra/nostra bella Riserva, portare persone in mezzo a spari e al pericolo di essere impallinati non è tra le mie priorità, e forse allora sarebbe meglio dirottare le escursioni della Boscaglia verso altri Parchi. </p><p>Tanto più che tanti anni fa con la Direttrice Rita Rufo si parlò di una possibile gestione da parte nostra del Rifugio Ara di Campolongo, in cambio appunto di monitoraggio e pulizia dei sentieri. Il Direttivo della Riserva ci risposte di no, perchè affidare il rifugetto a noi voleva dire togliere lavoro ai ragazzi del paese di Morino; e ovviamente il Rifugio è ancora chiuso, noi non l'avremmo mai gestito a scopo di lucro, era solo per motivi di pubblica utilità, che se si vuol far lucro non si viene a Zompo Lo Schioppo! </p><p>Spero questa mia possa esservi utile, e sinceramente gradirei una risposta, soprattutto in merito all'affermazione che nella Riserva è consentita la caccia agli abitanti di Morino. Cordiali saluti. </p><p>============================== </p><p><em>Luca Gianotti <br>Accompagnatore di Media Montagna <br>Maestro di Escursionismo Regione Abruzzo Collegio Guide Alpine Abruzzo <br>Associazione La Boscaglia viaggi a piedi</em> </p>]]></description><pubDate>Sun, 13 Jan 2008 9:3:50 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=211]]></link><category><![CDATA[Ambiente]]></category></item><item><title><![CDATA[Cacciatori impazziti!]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/210_1_bigliettovsc2_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Antonella Provenzano e Marco gestiscono un bed&amp;breakfast (<a title="www.bricioledi.com" target="_blank" href="http://www.bricioledi.com">www.bricioledi.com</a>) a Santa Maria in Valle Porclaneta, nel Parco Regionale Sirente Velino, in Abruzzo, e pochi giorni fa sono stati vittime di un vero e proprio avvertimento mafioso: di notte sono arrivati vicino alla loro macchina, con alcuni grossi fuoristrada, hanno trascinato l'auto e l'hanno sbattuta violentemente contro un muro, fino ad accartocciarla completamente. L'auto ora è da rottamare.</p>
<p>A parte il danno economico, pensate il tormento interiore di Antonella, che è socia e amica della Boscaglia: "Che interessi ho toccato? A chi ho pestato i piedi?". Perchè Antonella e Marco sono impegnati anche nella lotta per la salvaguardia della chiesetta romanica di Santa Maria, un capolavoro del romanico unico in Italia, che rischia scempi assurdi.</p>
<p>Ma le voci di paese (nei paesi alla fine le voci arrivano...) portano le indagini in altra direzione: è ormai quasi sicuro che siano stati alcuni cacciatori, perchè Antonella e Marco sono impegnati contro la caccia, ed espongono davanti al loro casolare cartelli in cui invitano i cacciatori a non sparare per la sicurezza dei turisti presenti. Vi ricordiamo che siamo all'interno di un Parco in cui è vietato cacciare!</p>
<p>I cartelli esposti sono un'iniziativa di "Vacanze senza caccia", a cui "Briciole di" aderisce: <a href="http://www.vacanzesenzacaccia.org">www.vacanzesenzacaccia.org</a></p>
<p>Ovviamente esprimiamo solidarietà ad Antonella e Marco, e invitiamo tutti i nostri amici a fare altrettanto. La battaglia contro la caccia sta inasprendo i toni, come dimostra anche l'altra notizia arrivata sempre oggi...</p>
<p><em>Luca Gianotti</em></p>
<p>&#160;</p>]]></description><pubDate>Sun, 13 Jan 2008 8:53:32 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=210]]></link><category><![CDATA[Ambiente]]></category><category><![CDATA[Discussioni]]></category><category><![CDATA[Sicurezza in montagna]]></category></item><item><title><![CDATA[Con lo zaino in spalla]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/209_1_scarpecinesi_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br />Quello che segue è un interessante racconto tratto dall'ultima pagina de il manifesto (del 5 gennaio). Ve ne consiglio la lettura per avere un altro punto di vista su ciò che noi giudichiamo giusto o ingiusto, democratico o antidemocratico e sul concetto di noie  voi. Buona lettura.

<div class="pezzofirma">di <span style="font-style: italic;">Chang Ya-Fang</span></div>
<br />Adoro la sensazione dello zaino addosso. Una sensazione dinamica, energetica e quasi magica che mi spinge a curiosare altrove.<br /><div class="pezzotesto"><p>La radice di questa sensazione dovrebbe risalire ai tempi della mia
infanzia, a una volta che avevo letto un racconto illustrato per bambini intitolato «Vado a Praga da solo». A dire la verità, non mi ricordo di preciso la storia, solo vagamente il protagonista, un bambino di nove anni desideroso di prendere il treno per andare a trovare sua zia a Praga. Per questo primo viaggio della sua vita aveva
preparato uno zaino, ed è quello che mi aveva impressionato: conteneva una camicetta gialla, una mela rossa, e una tavoletta di cioccolato marrone! Non so cosa mi abbia attratto, forse i colori, o forse il profumo che mi pareva di sentirne uscire... Comunque sia, è stato l'inizio della mia educazione sentimentale allo zaino. Immaginavo che
un giorno, quando fossi stata abbastanza grande per andare altrove da sola, avrei anch'io preparato uno zaino come il suo. Uno zaino che
contiene colori e profumi voleva dire un'indipendenza colorata e profumata!<br />È stato quando avevo vent'anni che mio padre, di ritorno
da un viaggio d'affari, mi ha regalato uno zaino. È stato a vent'anni che ho fatto il mio primo viaggio da sola, con lo zaino che mi aveva
regalato papà.<br />Un po' di anni dopo quel mio primo viaggio, con lo stesso zaino sono partita per l'Italia. Certo non mi bastava più portare solo la camicetta, la mela e il cioccolato. L'amore per la lettura s'era allargata dai racconti per bambini a quelli del mondo adulto. E in fondo allo zaino stavano i libri di Calvino. <br /></p><p>Per leggere il racconto completo scaricalo qui sotto in formato .doc.<br /> </p><p><strong>Chang Ya-Fang</strong>
è nata a Taiwan nel 1973. Vive a Pesaro dove è Lettrice di lingua
cinese presso l'Università degli studi di Urbino. In Italia, è stata
collaboratrice del «Dizionario Universale Cinese» (uscirà a marzo 2008)
e collabora con la rubrica «Italieni» del settimanale Internazionale.
Ha tradotto in cinese «Sei una bestia, Viskovitz» di Alessandro Boffa
(Garzanti 2002). A Taiwan, è stata redattrice presso la casa editrice
Haojiao. </p></div>
]]></description><pubDate>Mon, 7 Jan 2008 16:6:17 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=209]]></link><category><![CDATA[Racconti lenti]]></category></item><item><title><![CDATA[Il paesaggio italiano è a rischio!]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/207_1_aeroporto_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Vorrei richiamare la Vostra attenzione: il paesaggio italiano è a rischio di selvaggia e totale trasformazione! Per iniziare accenno al problema della crescita del traffico aereo, di cui nessuno parla. Si vuole far crescere aeroporti come funghi. Pensare che se non c'è la valutazione d' impatto ambientale, i progetti non partono, è troppo semplicistico...ecco l' elenco dei luoghi dov'è previsto la costruzione ex-novo di un' aereoporto o l' ampliamento di quello esistente: Vicenza, Bolzano, Malpensa, Ampugnano (Siena), Fano, Viterbo (nella pregiata zona termale del Bulicame) </p><p>Le linee aeree saranno assicurate da Ryan Air, piccolo colosso che sta diventando grande, ma poi mantiene in stato di precarietà i suoi dipendenti. Ricordo che la ricaduta in termini di inquinamento è più importante che per le auto. Infatti si porta dietro degli aspetti indiretti: cementificazione e aumento del traffico nelle zone circostanti. Ricordo poi le assurde e imponenti esenzioni fiscali per quanto riguarda il kerosene per aerei. Non dimentichiamo però le questioni Val di Susa, il Mose, gassificatori in mare, elettrodotti, nuove ed impensabili autostrade, antenne telefoniche dappertutto...ma più di tutto la costruzione della Via Emilia Bis! Questa non è incredibile? A Roma domenica è terminata una mostra fotografica immortalata da un catalogo Electa dal titolo significativo: "Atlante italiano - rischio paesaggio". Alle lobbies imprenditoriali/politiche/mediatiche che stanno dietro questi progetti vien da sghignazzare che qualcuno pensi che la V. I. A. basti da sola per fermarli. La maggior parte della gente oggi in Italia è voltata da un' altra parte, dove punta lo schermo televisivo. Soltanto in caso di ricorso alla Corte Europea, che ovviamente dà ragione agli oppositori ai progetti, ha senso parlare di V. I. A. Da bambino, mi ricordo che l' Italia era definita il Giardino d' Europa. Eravamo primi come arrivi stranieri. Ora non lo sento più dire, guarda caso e siamo stati superati da Spagna e Grecia. Anche il Portogallo mi sembra che incentivi meglio un turismo di qualità. E quando i paesi dell’ est si sistemeranno, saremo superati anche da loro. Senza pensare al senso di bellezza inquinata che ci deprime lo sguardo. Stiamo affondando, ma chi cerca di avvisare i naviganti si becca su di tutto. E allora brindiamo, tanto almeno c’è il calcio, siamo o no campioni del mondo...? Non è il caso che la Boscaglia informi di più e meglio, in qualche modo da studiare, su quello che io chiamo "Il paesaggio italiano: una vera emergenza!"? Scusate il tono forte, ma è la passione per il tema del paesaggio che mi ha spinto a farlo. </p><p><em>Gianluca Bonazzi</em> </p>]]></description><pubDate>Thu, 20 Dec 2007 14:46:57 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=207]]></link><category><![CDATA[Ambiente]]></category></item><item><title><![CDATA["La Boscaja" alla festa dell'Altraeconomia di Roma]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/206_1_altraeconomia_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br />Per il terzo anno consecutivo saremo con uno stand (oddìo, chiamarlo stand forse è troppo, diciamo con un banchetto), alla festa dell'Altraeconomia di Roma. Gli anni scorsi ci avevano lasciati un pò perplessi: ci sembrava strano che in una realtà viva come Roma una festa di questo tipo si fosse ridotta ad essere niente di più di un mercatino del biologico e dell'equo e solidale. Ci avevano parlato in effetti di un ridimensionamento vistoso rispetto alle mille attività organizzate negli anni precedenti, dovuto a molti fattori che non staremo qui a discutere. Fatto sta che quest'anno la festa sembra essersi rinnovata, complice anche la location: la neonata Città dell'Altraeconomia, primo esempio in Europa di spazio interamente dedicato al mondo variegato dell'economia "altra". In più quest'anno la Festa è di stampo regionale (infatti si chiama "prima festa regionale...."), perché è organizzata insieme alla Regione Lazio. Qui sotto c'è la possibilità di scaricare il programma in formato doc, ma noi speriamo di vedervi ed incontrarvi alla Festa.<br /><br />14, 15, 16 Dicembre 2007<br />Città dell'Altra Economia<br />largo Dino Frisullo<br />Campo Boario (Testaccio)<br />Tutti i giorni dalle ore 10.00 alle ore 22.00<br />Ingresso gratuito<br />]]></description><pubDate>Thu, 13 Dec 2007 11:58:37 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=206]]></link><category><![CDATA[La Boscaglia: vita associativa]]></category><category><![CDATA[Turismo responsabile]]></category></item><item><title><![CDATA[L'Italia a piedi? No, solo ferma.]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/205_1_05_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br />
Sono bastati pochi giorni di <span style="font-weight: bold;">blocco degli autotrasportatori</span>  per evidenziare<br />quanto sia delicato il sistema che abbiamo nel corso dei  decenni creato e su cui si basa la nostra economia, su cui si fondano le  nostre vite. Se i camion non percorrono per pochissimo tempo quei migliaia  di chilometri che permettono loro di far fare avanti e indietro alle merci,  le auto non camminano più, i supermercati si svuotano, i giornali entrano  nel panico mediatico, il governo s'incazza ed i partiti cavalcano strumentalmente la protesta o la attaccano altrettanto  strumentalmente.<br />Ma la verità è solo una: è un <span style="font-weight: bold;">sistema energivoro</span> basato  sull'abuso delle risorse e sullo spreco. Pensate quanto tempo avrebbero  impiegato i trasportatori a raggiungere  gli stessi obiettivi se la  nostra economia fosse basata su <span style="font-weight: bold;">scambi di economia locale</span>,  sull'<span style="font-weight: bold;">autoproduzione</span> non solo di beni ma anche di energia. Beh, io dall'alto  del mio serbatoio casualmente pieno sghignazzo guardando le strade di Roma  mezze vuote e spero che momenti come questi facciano pensare di inasprire  la critica verso questo modello di sviluppo e facciano guardare a quel  momento in cui il petrolio costerà così<br />tanto da non permetterci più di  poterlo consumare (e speriamo che questo accada prima che il pianeta sia  troppo caldo per poter sopravvivere). A proposito, alcun dati che fanno  riflettere: dal 2002 ad oggi il prezzo di un barile di petrolio è più che  triplicato, passando da 25 a 90 dollari nello scorso ottobre. Perché costa  così caro? Perché probabilmente si è toccato il famoso <span style="font-weight: bold;">picco</span>, con buona  pace degli sviluppisti: la produzione mondiale di petrolio ha toccato il  suo apice nel luglio del 2006 con 86,1 milioni di barili al giorno, un  record mai più raggiunto. Per adesso anzi il declino di<br />produzione procede  all'andatura dell'1% l'anno. Il picco è già passato?<br /><br /><span style="font-style: italic;">Alessandro  Guardabassi</span>
]]></description><pubDate>Wed, 12 Dec 2007 13:22:5 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=205]]></link><category><![CDATA[Discussioni]]></category><category><![CDATA[Decrescita]]></category></item><item><title><![CDATA[Boicottiamo il Myanmar?]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/203_1_birmania45-thumb_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br />
Vorrei raccontarvi di quando sono stata in Birmania a Capodanno 2004, subito dopo lo tsunami.<br />Solo io, di tutto il gruppo di 12 persone, sentivo il peso della dittatura sulla testa... e vedevo le donne lavorare come bestie... e gli uomini, accucciati ai bordi delle strade, come in attesa che succedesse qualcosa. Io mi sorprendevo e mi  arrabbiavo e  non capivo come i miei compagni ridessero, ammirassero i bellissimi monumenti, fotografassero i monaci in giro per le città intenti alla questua quotidiana, comprassero souvenir, senza emozione o al massimo con un &quot;poveretti&quot;. <br />Più di tutto mi sorprendeva l’accompagnatore italiano, eccellente fotografo, che, al quinto viaggio, continuava a scattare foto ai tramonti struggenti, ma non parlava né con, né delle persone.<br />La ragazza che ci faceva da guida mi rispondeva sottovoce, su mia sollecitazione, lontana da tutti, con mezze parole, non fidandosi neppure dell’autista. <br />In giro non si vedevano poliziotti, per cui non si notava la presenza ferrea del regime: solo la notte di capodanno sono arrivati in molti ai bordi della piscina dell’hotel, vestiti di verde, forse a controllare i fuochi artificiali allestiti per gli stupidi turisti occidentali.<br />Sono tornata dal viaggio con un groppo allo stomaco, con un senso d’insoddisfazione che non sapevo collocare né giustificare e che solo ora, dopo la ribellione, ha avuto una risposta. <br />Da subito mi ero ripromessa di non tornare più in Birmania fino a che non fosse caduta la dittatura e da subito avevo sconsigliato il viaggio a possibili, superficiali, impreparati ingenui turisti (come lo ero io prima di partire). Ma proprio in quei giorni Licia Colò difendeva coloro che ci volevano andare, anzi divulgava il viaggio con calore, sostenendo che così si aiutava l’artigianato locale, si portavano aiuti alla popolazione provata dallo tsunami (nessun quotidiano birmano ne ha parlato), dimenticando che ogni cosa (hotels, pullman, barche, ingressi, guide) era sotto il dominio dei <br />militari.<br />Sono contenta che finalmente ci siano voci che raccomandino di NON ANDARE IN MYANMAR.<br />In allegato vi trasmetto anche la poesia che mi è scaturita al rientro.<br />Grazie per l’ospitalità. <br /><span style="font-style: italic;">Gabriella</span> <br />]]></description><pubDate>Wed, 5 Dec 2007 16:51:30 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=203]]></link><category><![CDATA[Turismo responsabile]]></category><category><![CDATA[Discussioni]]></category></item><item><title><![CDATA[Festa del camminare ad Assisi 2007]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/202_1_cannara03b_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br />
<p>Ho partecipato alla Festa del Camminare il we scorso e sono stata davvero colpita dagli argomenti trattati.... una bellissima festa... sotto tutti i profili: persone incontrate e re-incontrate, argomenti di presentazione, la meditazione in cammino, la camminata di domenica, i balli di sabato sera.... tanti spunti per essere ancor piu' &quot;consapevole&quot;, tanti incontri con mondi che neanche pensavo ancora esistessero (la comune di Bagnaia su tutte), tanti momenti per riflettere.... </p><p>ho fatto poche foto e un paio di filmatini delle danze ma li metto in condivisione volentieri <a href="http://tiz1961.interfree.it/boscaglia/">http://tiz1961.interfree.it/boscaglia/</a> </p><p>un abbraccio e davvero grazie mille,</p><p>tiziana (roma) </p>]]></description><pubDate>Wed, 28 Nov 2007 14:58:44 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=202]]></link><category><![CDATA[La Boscaglia: vita associativa]]></category></item><item><title><![CDATA[Metamorfosi]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/201_1_primule2_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p><em>Un articolo di Deepak Chopra su cui riflettere...</em> </p><p>A volte le trasformazioni possono essere drastiche. In natura, non c’è esempio migliore della metamorfosi del bruco che diventa farfalla. Una trasformazione davvero straordinaria se si pensa che riguarda sia l’aspetto fisico che la funzionalità, l’organizzazione dei componenti e lo scopo stesso della vita di un essere vivente: un goffo essere strisciante diventa un volatile sottile e grazioso. I biologi ci spiegano che nei tessuti del bruco ci sono delle cellule definite “immaginali”. Esse risuonano di una diversa frequenza e sono così diverse dalle altre cellule del bruco che il suo sistema immunitario pensa che siano nemiche e le elimina. Ma queste nuove cellule immaginali continuano a comparire, sempre più numerose, fino al punto in cui il sistema immunitario del bruco non ce la fa più a tenere il passo; così diventano più forti e iniziano a connettersi, fino a formare una massa critica che porta a termine la loro missione: la nascita di una farfalla. </p><p>Nel 1969 Margaret Mead ha detto: “Non dubitate mai che un piccolo gruppo di cittadini premurosi e determinati possa cambiare il mondo. In realtà, è sempre così che sono avvenuti i grandi cambiamenti”. Credo fermamente, e tanti insieme a me, che esista un’effervescenza evolutiva nei tessuti stessi della società contemporanea; e quindi nonostante la paura, l’avidità, il consumismo e la violenza abbiano senz’altro un ruolo dominante, ciononostante assistiamo ad un’aggregazione di cellule immaginali con una visione diversa del mondo e in grando di dare atto ad una profonda trasformazione; ad una metamorfosi appunto. </p><p>Il poeta uruguaiano Mario Benedetti ha scritto: “Cosa succederebbe se una mattina ci svegliamo e scopriamo di essere la maggioranza?” Io dico che le cellule immaginali trasformerebbero un bruco in una farfalla. Questo è un tempo di risveglio. Gruppi di cellule immaginali si stanno radunando ovunque; stanno iniziando a riconoscersi; stanno sviluppando gli strumenti orchestrali per promuovere la comunicazione reciproca, per dare luogo allo stadio successivo della società umana; per creare una nuova umanità tanto simile a quella presente quanto una farfalla e un bruco. Una nuova dimensione di vita, una società giusta e compassionevole, un’umanità che affonda le sue radici nella gioia e nella comprensione reciproca. Siamo tutti quanti delle cellule immaginali; avviciniamoci a quelle più vicine, creiamo sinergie, per costruire insieme l’alleanza per una nuova umanità. </p><p>Deepak Chopra (da Resurgence, tradotto da Nicholas Bawtree per AAM Terranuova di sett. 2007) </p><p><em>Deepak Chopra è il fondatore di Alliance for a New Humanity, dedicata a mettere in comunicazione e aiutare persone che stanno lavorando per un cambiamento personale e sociale. Per saperne di più visitate il sito www.anhglobal.org. </em></p>]]></description><pubDate>Tue, 20 Nov 2007 9:24:34 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=201]]></link><category><![CDATA[Decrescita]]></category><category><![CDATA[Ambiente]]></category><category><![CDATA[Turismo responsabile]]></category></item><item><title><![CDATA[Boscaglia attraversa le Alpi]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/200_1_018_LE-GRAND-BIVOUAC_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br />Cosa ci fanno Luigi e Stephane di Boscaglia in prima pagina sul quotidiano francese della regione del Delfinato? Ala fiera di Albertville "Le Grand Bivouac" il primo giono sono stati intervistati da un gionalista a caccia di realtà originali in una fiera che si tiene da anni. La Boscaglia gli deve essere apparsa sufficientemente strana... con la sua filosofia del camminare così diversa da quella dei francesi... "Notre credo, c'est la marche lente" gli spiega Stephane.
Nei due giorni successivi, grande successo per i nostri due, i visitatori alla fiera arrivavano dicendo "Vi abbiamo visti sul giornale!".
Come primo sbarco in terra d'oltralpe, niente male!]]></description><pubDate>Wed, 7 Nov 2007 13:12:28 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=200]]></link><category><![CDATA[La Boscaglia: vita associativa]]></category><category><![CDATA[Iniziative]]></category></item><item><title><![CDATA[L’ecologia del non fare]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/199_1_varie-7_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>di Tom Hodgkinson </p><p>La ricerca di uno stile di vita responsabile nell’ambiente ecologista ha assunto delle qualità che potremmo definire religiose. Così come per una persona religiosa la cosa più importante è quella di salvare la propria anima, così per l’ecologista è quella di salvare il Pianeta. Entrambi si prefiggono come meta finale la salvezza. (…) Nello stesso modo in cui nei circoli religiosi c’è sempre stato un dibattito acceso sul modo migliore di raggiungere la salvezza, gli ecologisti discutono su quale sia lo stile di vita meno dannoso. E’ meglio la vita in campagna perché è più salubre o la vita in città perché si utilizza meno l’automobile? E’ meglio comprare biologico al supermercato o andare dal contadino locale? E’ meglio usare le borse in cotone o riciclare quelle di plastica? L’intero movimento ecologista è pieno di domande e interrogativi, proprio come un tempo è stato per il Cristianesimo (…) Intendiamoci, nel paragonare il movimento ecologista a una religione non lo sto affatto criticando. La fede in una salvezza tramite delle buone azioni in passato ha fatto in modo che almeno alcune di queste buone azioni fossero portate a termine. (…) </p><p>A volte alcuni ecologisti possono assumere atteggiamenti tipo: “Peccatori, pentitevi! Gettate le vostre automobili e abbandonate la vostra diabolica dipendenza dal petrolio, prima che sia troppo tardi!”. Queste persone sono convinte che la soluzione stia soltanto nell’azione. Ci viene detto che dobbiamo “fare qualcosa” e subito, che la salvezza si trova alla fine di una lunga strada lastricata di sudore. Beh, sarò provocatorio ma secondo me la nostra salvezza sta soprattutto nel piacere, nella creatività e nel bighellonare facendo poco o niente. Per il bene del Pianeta la prima cosa non è quella di fare, ma di fare meno. Molto meno. </p><p>Uno dei miei libri preferiti è “La rivoluzione del filo di paglia” di Fukuoka, guida per eccellenza all’agricoltura del “non-fare” e allo stesso tempo importante riflessione filosofica. Io stesso ho applicato i principi di Fukuoka nel mio orto. Meno lavoro, prodotti di qualità e limitazione dell’intervento umano è una combinazione imbattibile: Fukuoka afferma infatti che è l’intervento stesso dell’uomo a creare tutti i suoi problemi. Quindi la soluzione è quella di fare meno, non di più. <strong>Allo stesso modo, invece di andare a Roma per una marcia di protesta o andare in giro per il mondo in aereo a seguire conferenze sul cambiamento climatico, seguite il consiglio dell’ecologista Stephan Harding e stendetevi all’ombra sul fianco di una collina. Facendo così salverete il Pianeta – e forse anche la vostra anima. </strong></p><p><em>(da The Ecologist, ripubblicato da AAM Terranuova – ott. 2007, tradotto da Nicholas Bawtree, ridotto da Luca Gianotti; Hodgkinson è autore tra l’altro di “L’ozio come stile di vita”, Rizzoli) </em></p>]]></description><pubDate>Fri, 2 Nov 2007 11:33:35 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=199]]></link><category><![CDATA[Decrescita]]></category><category><![CDATA[Ambiente]]></category><category><![CDATA[Discussioni]]></category></item><item><title><![CDATA[La natura selvaggia di Sean Penn]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/196_1_sean_penn_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br />Avere gli occhi lucidi a fine proiezione non sarà certo un metro di giudizio per critici cinematografici o intellettuali, ma io non appartengo ne agli uni né agli altri.

<br /><br />Avere bisogno di riscoprire la natura umana. Sentire la necessità di saperne di più circa domande senza risposta sui rapporti umani, sulla famiglia, sulla civiltà in cui viviamo, sul senso di inadeguatezza, sulla libertà e soprattutto sul concetto di fuga. Bene, queste sono le motivazioni alla visione ed <span style="font-weight: bold;">Into The Wild</span> di <span style="font-weight: bold;">Sean Penn</span> sarà il vostro film. Un film bello, dall'inizio alla fine, proprio come un film vero. Un film di una potenza brutale.
<br /><br />2 ore e 30 minuti di panorami mozzafiato, di fotografia raffinata, di recitazione superba, di sceneggiatura forte come un sasso in un vetro. Sean Penn dirige una pellicola tratta dal romanzo "Nelle terre estreme" di Jon Krakauer (purtroppo ora fuori catalogo ma presumibilmente presto sugli scaffali).<br /><br />Si racconta la vera storia di Christopher McCandless, un giovane che nel 1990 appena conseguita la laurea a pieni voti prende e se ne va. I genitori vogliono regalargli un'auto nuova, ma lui dice che non se ne fa niente di tutte queste cose. "Things, things, things. Only things". Come <span style="font-weight: bold;">Francesco d'Assisi</span>. Lascia i soldi in beneficenza (24.000 dollari), taglia le carte di credito insieme alla sua vecchia vita, butta via i documenti di identità e parte alla volta dell'Alaska senza lasciare traccia di sé e regalandosi un nuovo nome, Alexander Supertramp (Alex il superviandante).. Prima di arrivare lassù incontra delle persone che vivono anch'esse ai margini e da questi incontri nascono dei sorprendenti rapporti. Il suo obiettivo però rimane vivere nella natura selvaggia ed il prezzo da pagare per vivere in un ambiente come quello del grande Nord senza una preparazione specifica è altissimo...ma questa è un'altra storia.<br /><br />Penn ci racconta della voglia di fuggire, dell'incontrollabile gioia che si prova quando ci si sente liberi. Liberi dalle costrizioni, liberi dalle regole, liberi dalle leggi e dai soldi, liberi dal lavoro standardizzato e dagli obiettivi da raggiungere. E, forse, liberi anche dalle persone. Finché tutto rischia di diventare una magnifica trappola.

Un film politico, molto politico, ma nel senso migliore del termine. In più una nota per la colonna sonora, quasi interamente scritta ed interpretata da Eddie Vedder dei Pearl Jam, la cui voce è una piccola gemma nel gioiello.<br /><br />Purtroppo uscirà in Italia tra gennaio e febbraio (segnatelo nelle nuove agende) e ne consiglio la visione in lingua originale, perché gli attori sono formidabili ed il suono della lingua inglese funziona da detonatore.<br /><br /><span style="font-style: italic;">Alessandro Guardabassi</span><br />
]]></description><pubDate>Fri, 26 Oct 2007 16:34:23 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=196]]></link><category><![CDATA[Discussioni]]></category></item><item><title><![CDATA[Bucato collettivo]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/195_1_lavandaie_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>E’ difficile negare i vantaggi che ha portato la lavatrice. Questo tuttavia non vuol dire che allo stesso tempo questo elettrodomestico non ci abbia tolto niente: sicuramente il momento sociale delle donne che lavavano collettivamente i panni, al di là della sua immagine idillica, era un importante momento di socializzazione. </p><p>Per il recupero di quello che c’è di positivo in quello che è un rito millenario, propongo momenti di lavaggio collettivo dei propri panni, magari utilizzando un vecchio lavatoio dove scorre ancora l’acqua, oppure anche un fiume in un punto dove l’acqua è pulita; ovviamente utilizzando detersivi biodegradabili al 100%. </p><p><em>Nicholas Bawtree, il Coincidente</em></p><p>(in inverno è più difficile, ovviamente, ma intanto cominiciamo a pensarci!) </p>]]></description><pubDate>Sun, 21 Oct 2007 12:19:2 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=195]]></link><category><![CDATA[Decrescita]]></category></item><item><title><![CDATA[Un passo e poi un altro e un altro ancora]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/194_1_nuvole_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Un passo e poi un altro e un altro ancora. </p><p>Al ritmo silenzioso dell'anima </p><p>Mentre si snoda la strada è il gomitolo del cuore che comincia a dipanarsi l'alternarsi dei piedi si fonde con un dentro- fuori un oggi-ieri, un io un tu… un io che si guarda allo specchio. Nel silenzio si sollevano i piedi e i ricordi. Le emozioni di ieri si saldano all'oggi. </p><p>Passato e presente diventano cerchio, completezza dell'essere. Ma non solo come individui: c'è una completezza, una totalità ancora più vasta che si risveglia e si ricompone nel camminare a piedi nella natura. E' lo scoprire il nostro essere vibrare con gli alberi, l'acqua di un torrente, l'azzurro del cielo, le forme di una nuvola. </p><p>Soli e interi, ma interi perché parte di un tutto. E anche la memoria della nostra cultura, del nostro essere storia/cultura risuona in modo nuovo e diverso: è da dentro che si colgono i significati più profondi delle parole ereditate da chi ci ha preceduto, nella nostra e in altre culture. </p><p>Da Lucrezio, a Ovidio, ai Celti, agli indiani d'america, solo per citare a caso…. E cambia il modo di guardare. </p><p>Le immagini diventano forme, suoni, colori, spazi che fluiscono in noi, come collegati da un cordone energetico. Non è più solo vedere o ascoltare, ma Essere. </p><p>Sentirsi nella totalità. </p><p><em>Adriana Passari</em> </p>]]></description><pubDate>Sun, 21 Oct 2007 12:8:50 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=194]]></link></item><item><title><![CDATA[Le candele]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/193_1_candele_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Cosa brucia in casa? Anche le candele, decorative e profumate, possono avvelenare l'aria che respiriamo... Diversi usi, diverse fogge, diversi gradi di tossicità e di sostenibilità ambientale. </p><p>Difficilmente capita di pensare al tipo di fumo emesso da una candela. La sua debole luce ondeggiante sembra così naturale, primordiale. Eppure le candele che si trovano in commercio possono emettere sostanze tossiche durante la combustione della fiamma. Una candela può essere fatta con diversi ingredienti, ma il più diffuso è la paraffina, un miscuglio di idrocarburi ottenuti dalla lavorazione del petrolio. È la classica candela bianca traslucida. Se la paraffina non è raffinata può facilmente emettere sostanze come benzene e formaldeide, entrambe altamente cancerogene. Le candele a basso costo importate da paesi come la Cina sono per la maggior parte altamente nocive. Simili problemi si riscontrano anche per le candele in gel, una miscela di resina e olii minerali. Dal punto di vista ambientale la stearina è più accettabile, in quanto è un miscuglio di elementi ricavati da fonti rinnovabili, come ad esempio l’olio di palma. La candela in stearina è biodegradabile, ma in genere viene miscelata con la paraffina. Pure dal regno animale si possono ottenere candele: anche se più raramente, viene usato il sego, un sottoprodotto della lavorazione dei grassi animali. Un altro problema per la salute umana sono i coloranti e i profumi miscelati alla cera, in quanto spesso contengono metalli pesanti che durante la combustione vengono rilasciati dell’aria. </p><p>Se le candele invece sono di cera d’api (giallo scuro e profumo intenso) o cere vegetali, come la candela fatta di soia (color beige opaco). Scegliendo questi due tipi si può stare molto più sicuri per la propria salute e per l’ambiente. </p>
Elisa Nicoli]]></description><pubDate>Sat, 6 Oct 2007 11:7:13 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=193]]></link><category><![CDATA[Ambiente]]></category></item><item><title><![CDATA[La casa nel bosco]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/192_1_191_1_bianchi_big_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br />Questo racconto è stato preso da "il manifesto" del 13 settembre 2007. Mi ha colpito perché è una bella fotografia di quegli anni, di quella baita, di quella valle. Un racconto un pò nostalgico, ma che infonde grande tranquillità e che fa vivere, per dirla con Luca Gianotti, "la magia" di quella particolare ed irripetibile situazione.<br />Prego i lettori di ignorare, per quanto possibile, le venature politiche del racconto. L'autore è Sergio Bianchi: nato nel 1957 a Tradate, in provincia di Varese. È stato tra i fondatori della casa editrice DeriveApprodi. Ha curato molti saggi.<br /><span style="font-style: italic;">Alessandro Guardabassi</span><br /><br /><span style="font-weight: bold;">La casa nel bosco</span><br /><span style="font-style: italic;">Sergio Bianchi</span><br /><br />Il posto che vi racconto fino a un po'di tempo fa c'era solo sulle cartine militari. Per più di trent'anni è stato anche questo a dargli una certa aria clandestina. Cioè un vero tocco di classe. Mi son chiesto se è bene parlare di un posto che io e le mie bande, a seconda dei momenti esplose, implose, morte, rinate, cambiate, abbiamo vissuto con quel sapore complice che ha il condividere un mezzo segreto. Sì, perché là, nel cuore della vecchia Repubblica partigiana, circondata e nascosta dai boschi abbiamo sempre saputo che c'era, solida di soli sassi diversi uno dall'altro, e per questo bella e ineguagliabile, la nostra baita, la nostra casa, quel che da sempre è stato il nostro rifugio. Appunto.<br />In una limpida giornata del luglio '74 mi ritrovavo a vagare per i sentieri del lato sinistro della Val Bognanco, un ramo chiuso in fondo alla Valdossola. Era la parte povera della valle, la meno turistizzata e già gravata dall'abbandono degli alpeggi iniziato nel dopoguerra con l'esodo dei più giovani attratti dai vantaggi di un lavoro operaio nelle fabbriche del Piano valle. In quel camminare dove i piedi ti portano, ispirato dai romanzi di Robert Walser La passeggiata e I fratelli Tanner ambientati nelle montagne della vicina Svizzera, il paesaggio incantava per i colpi d'occhio su squarci di alpeggi con prati ben tagliati e con baite serrate ma ancora intatte; per la quantità d'acqua che scorreva da rii e torrenti; per i boschi fitti di faggi, larici, querce, castagni, betulle.<br />Ed è stato girando la curva di un sentiero in salita di uno di quei boschi che mi sono ritrovato di fronte a quel che sarebbe poi diventato il nostro rifugio. Pontasca mi si è rivelata per colori, luce, figure animate e inanimate come un quadro vivente. Un alpeggio nascosto, circondato da castani secolari con ampi prati su tre livelli, una decina di baite attraversate da un sentiero delimitato da uno steccato con in mezzo una fontana a due vasche. Attorno alle baite alberi di noce, ciliegi, meli, peri. In un prato una mucca e un vitello. Poco distante un uomo tagliava il prato con movimenti regolari della ranza, più in là una donnina era piegata in due sotto il peso di una gerla stracolma di fieno. L'Edoardo e la Cesarina erano gli unici abitanti di quel paese privo di alimentazione elettrica, ormai abbandonato e in buona parte di loro proprietà. Lì ci stavano solo d'estate con le bestie, poi con l'autunno scendevano a svernare a valle.<br />La trattativa per l'acquisto di una loro baita è durata un anno. Tutte le case di quella zona sono completamente di sassi, compreso il tetto. Solo la travatura, le solette e le porte sono in legno di larice o di castagno. La struttura di quelle baite, elementare ma ingegnosa, risale all'epoca romana. <span style="font-style: italic;">(Per leggere il resto del racconto scaricare il documento qui sotto)</span><br />]]></description><pubDate>Mon, 24 Sep 2007 16:6:54 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=192]]></link><category><![CDATA[Discussioni]]></category><category><![CDATA[Racconti lenti]]></category></item><item><title><![CDATA[Pellegrini a casa propria]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/190_1_pellegrino_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p><em>Per riscoprire la poetica della distanza</em> </p><p>Oggi vanno molto di moda i pellegrinaggi a piedi, ma raramente questa pratica straordinaria viene portata nella vita di tutti i giorni. </p><p>L’idea di diventare pellegrini a casa propria è semplicemente quella di percorrere a piedi una distanza che normalmente percorriamo con altri mezzi. Una delle possibili formule è la seguente, che si combina con un altro aspetto importante della nostra vita: l’ospitalità. </p><p>La proposta è quella di dedicare un fine settimana per andare a visitare una persona che si trova più o meno a un giorno di marcia a piedi da casa nostra, di stare lì la notte e di ritornare a piedi il giorno successivo. L’esperienza sarà preceduta da un incontro dove insieme si pianificherà il viaggio su una cartina, cercando di evitare le strade più trafficate. Questo può anche essere fatto in compagnia di una guida escursionista se l’iniziativa viene organizzata e promossa da un’associazione di trekking, che può creare una rete di scambi e magari creare dei moduli di partecipazione. </p><p>Per concretizzare questa idea tuttavia bastano due persone che si mettono d’accordo: volete provare? </p><p><em>Nicholas Bawtree</em> </p>]]></description><pubDate>Thu, 13 Sep 2007 15:56:24 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=190]]></link><category><![CDATA[Decrescita]]></category><category><![CDATA[Turismo responsabile]]></category></item><item><title><![CDATA[Ai signori uomini: rispondete, per favore!]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/189_1_gruppomagliettalegg_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>I dati sono questi: mentre le donne, le ragazze, stanno aumentando come camminatrici nei viaggi Boscaglia e in altre iniziative, gli uomini invece no. Perché? </p><p>Vediamo qualche esempio. Un viaggio facile, a un’orma, a caso, il Devero: 10 donne e 4 uomini! Eolie, viaggio a due orme, medio facile: 12 donne e 3 uomini! Viaggi a 3 orme, già abbastanza impegnativo, in Val d’Aosta, 7 donne e 4 uomini. Dobbiamo arrivare ai viaggi a 4 orme, quelli più difficili, per trovare una maggior parità. Sia in Corsica che sull’Alta via n° 3 la suddivisione è 7 donne e 6 uomini. Altri esempi: Parikarama, la camminata in solitaria intorno al Velino, molto dura, 10 ore di cammino e 1500 metri di dislivello in salita, contando solo sulla propria capacità di leggere carta e bussola, quest’anno c’erano 10 donne e 4 uomini. Corso di camminate consapevoli e meditative: 12 donne e 1 solo uomo. </p><p>Mi rivolgo dunque ai signori uomini in ascolto, ai lettori che ci leggono ma non camminano con noi. Aiutateci a capire. Sono forse i viaggi Boscaglia troppo poco avventurosi, troppo poco sportivi? O forse non vi piace l’idea di camminare in gruppo? Non vi interessa conoscere ragazze che hanno come passione quella del camminare e del vivere in modo naturale? O forse trovate il nostro stile, basato sulla consapevolezza e sulla condivisione, non interessante per voi? Aiutateci a capire… fateci sapere il vostro caso personale, di chi è camminatore o potenziale camminatore ma non cammina con Boscaglia. </p><p><em>Luca Gianotti</em></p>]]></description><pubDate>Mon, 10 Sep 2007 9:59:38 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=189]]></link><category><![CDATA[Discussioni]]></category></item><item><title><![CDATA[Consigli per i sacchi a pelo]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/186_1_Sacco-a-pelo-sardegna_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Sempre più spesso mi capita di trovare partecipanti ai viaggi in cui serve il sacco a pelo che arrivano con sacchi non all’altezza della situazione, persone che non dormono la notte dal freddo pensando invece di aver comprato un buon sacco a pelo. C’è insomma sempre più disinformazione in proposito. Colpa anche delle aziende produttrici, che hanno inventato un assurdo sistema di temperature “confort”, “limite”, ecc. , in gran parte temperature inventate, non ci sono test che certifichino il grado di freddo sopportato, ogni azienda gioca a chi la spara più grossa. Con il risultato che le persone comprano sacchi a pelo leggerissimi, “formica” li chiamano (per non fare nomi: Ferrino, diffidate!!), pensando che in quei pochi grammi sia racchiusa una tecnologia spaziale che fa star caldi, per poi accorgersi sulla propria pelle che muoiono dal freddo. Non esitono tecnologie spaziali! I migliori sacchi a pelo sono ancora quelli in piumino d’oca. E lì non si scappa: a tanti grammi di piumino corrisponde tanto caldo. </p><p>Ecco allora qualche consiglio per l’acquisto: siccome molte ditte sono poco serie nell’autocertificazione delle temperature, non è quello il metro per valutare un sacco a pelo. Non credete alle frottole di chi vi dice che con un sacco a pelo di 500 grammi si può star caldi! Il peso del sacco a pelo è direttamente proporzionale al suo potere calorico! Si consiglia caldamente un sacco a pelo in piumino, con percentuale di piumino almeno 80/20. Valutare attentamente il peso del piumino interno, è l’altra variabile fondamentale: consigliamo almeno 500 gr. di piumino (che corrisponde a un peso totale di 1,2 kg), meglio ancora se 600 gr. di piumino. I materiali sintetici sono a oggi meno caldi e affidabili del piumino. </p><p>Se poi volete un consiglio specifico, un nome, ecco un modello versatile di una ditta seria: “Blue Kazoo” della North Face, costa circa 230 euro, di meglio a quel prezzo non potete trovare! </p><p><em>(Nota: questa rubrica contiene nomi di aziende e prodotti, di cui mi assumo responsabilità, non sono pagato da nessuno, e proprio per questo posso permettermi di parlar male di alcuni e parlar bene di altri!! Faccio solo controinformazione per il bene di noi camminatori-consumatori). </em></p><p><em>Luca Gianotti </em></p>]]></description><pubDate>Thu, 23 Aug 2007 15:58:45 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=186]]></link><category><![CDATA[Attrezzatura e materiali]]></category></item><item><title><![CDATA[Un altro racconto: Era meglio stare a casa]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/185_1_scrivere_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br />Era il secondo trekking al quale stavo partecipando. Il precedente, tre giorni nelle foreste casentinesi, mi avevano entusiasmato e così, affidandomi a Marco, un amico dai tempi delle scuole superiori, mi imbarcai in un fine settimana escursionistico avente come meta un piccolo bivacco sul Pratomagno, la montagna che separa il casentino dal Valdarno.<br />Marco aveva aperto l’escursione anche ai suoi amici e un sabato mattina dei primi di marzo ci ritroviamo ad un parcheggio alla periferia di Firenze per contarci. Il tempo non era favorevole, una perturbazione invernale era di passaggio sul centro Italia, aveva portato neve sui rilievi e a Firenze stava pioviscolando lentamente, alcuni avevano già disdetto la gita, altri 4, presenti all’incontro, pensarono che era meglio passare la giornata a casa. Rimanemmo in 5; Marco, io, un altro suo amico e due eroiche ragazze che avevano già partecipato alla gita nelle foreste casentinesi.<br />Caricai in macchina le due ragazze mentre Marco e il suo amico vollero fare il viaggio in moto fino al Passo della Consuma, nonostante il brutto tempo.<br /><br /><span style="font-style: italic;">Per leggere il racconto intero di Alessandro Vergari clicca sul link di seguito e scarica il .doc</span><br />
]]></description><pubDate>Thu, 2 Aug 2007 12:43:16 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=185]]></link><category><![CDATA[Discussioni]]></category><category><![CDATA[Racconti lenti]]></category></item><item><title><![CDATA[Se un chilo di carne inquina peggio di un SUV]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/183_1_carne_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>C’è un recente studio giapponese che ci consente di aprire un dibattito interessante. Come sapete La Boscaglia è da sempre attenta alla cultura del vegetarianesimo, e spesso nei viaggi nascono dibattiti su questo. La Boscaglia non è rigida, però quando può mette sull’argomento una pulce nell’orecchio dei camminatori… </p><p>In certi viaggi, propone pacchi viveri vegetariani, dimostrando quanto meglio si stia per una settimana mangiando senza carne, durante intense attività fisiche. Ma qui non si tratta di salute, si tratta dell’impatto ambientale. </p><p>Ecco la notizia, tratta da “La Stampa”: </p><p><em>“Dall'ennesimo studio sull'ambiente - questo è giapponese e apparirà sul prossimo numero di New Scientist - arriva un colpo basso ai carnivori, soprattutto se si vantano di essere ecologisti: un chilo di bistecca produce una quantità di gas serra maggiore di quella che richiede un'attività evidentemente e pesantemente inquinante come guidare un Suv per tre ore. Lasciando, nel frattempo, tutte le luci di casa accese. </em></p><p><em>Il team guidato da Akifumi Ogino del National Institute of Livestock and Grassland Science, a Tsukuba, nella sua ricerca ha calcolato il costo ambientale derivante dall’allevamento di bestiame con metodi tradizionali, dalla successiva macellazione e dalla distribuzione della carne. Dimostrando come mangiarsi una fiorentina sia, in pratica, un oltraggio all'integrità della natura. Produrre un chilo di carne, hanno calcolato gli scienziati, immette nell’atmosfera l’equivalente di 36,4 chili di diossido di carbonio, il famigerato gas C02, principale imputato perresponsabile dell’effetto serra. </em></p><p><em>Non sono propriamente novità: da tempo uno dei cavalli di battaglia dei vegetariani sarebbe il minor impatto ambientale dell'agricoltura rispetto all'allevamento e la possibilità di nutrire molte più persone a parità di consumo. “ </em></p>]]></description><pubDate>Wed, 1 Aug 2007 16:17:0 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=183]]></link><category><![CDATA[Discussioni]]></category><category><![CDATA[Decrescita]]></category></item><item><title><![CDATA[Un racconto]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/182_1_10-Passo-Strofinatoio_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><span style="font-style: italic;">Da un nostro lettore riceviamo questo racconto, in stile enrico Brizzi, che pubblichiamo con la speranza che altri ci inviino racconti da pubblicare sul blog.</span><br style="font-style: italic;" /><br /><span style="font-weight: bold;">Un altro mondo a un’ora di macchina   (6 maggio 2007)</span><br /><br />Così avevate deciso la sera prima della partenza. Si sale da Maresca e si lascia la macchina al parcheggio del ristorante della Casetta Pulledrari, un ex-rifugio in mezzo ad un bosco di faggi belli fitti come i tuoi capelli di una volta.<br />Sentivi nell’aria qualcosa di diverso dal solito, non che ti immaginassi niente di particolare, ma di certo una domenica diversa. Il tempo era stato brutto, con pioggia ed anche un po’ di freddo ricacciato fuori dall’inverno ormai archiviato. Ma segnalavano la tendenza ad un miglioramento; ci speravi, confortato più dalle previsioni del LAMMA che da quelle di Giuliacci. Tua moglie ti guardava compiere il rito dei preparativi con aria divertita e non capivi bene se era per prenderti in giro o per compatirti. Lo zaino, la borraccia, il k-way, la torcia…”Pensi di tornare a buio?” “Ma no, è che a volte potrebbe servire nel fitto del bosco, se fa scuro perché piove” “Allora prenditi un ombrellino…”  Certe idee poteva averle solo lei, fare un trekking con l’ombrellino…ma siete forse dei ragionieri in pellegrinaggio al catasto?<br /><br /><span style="font-style: italic;">Per leggere il racconto completo clicca sul link di seguito e scarica il .doc (32 kb)</span><br />
]]></description><pubDate>Wed, 1 Aug 2007 9:12:7 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=182]]></link><category><![CDATA[Discussioni]]></category><category><![CDATA[Racconti lenti]]></category></item><item><title><![CDATA[Reportage da Srebrenica]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/181_1_Srebrenica_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br />
Il viaggio in  Bosnia, dall' 8 al 13.7, è stato organizzato dalla Fondazione A. Langer  di Bolzano che conduce con la rete associativa locale progetti di sostegno alla popolazione.<br />Abbiamo alloggiato a Tuzla, a  120-130 km da Srebrenica, dove in località Potocari i serbi in  data 11.7.1995 hanno commesso il genocidio dei musulmani, stimabile  attualmente in circa 10000 unità, tra uomini, donne, bambini e  dispersi.<br />Ogni parente o  familiare non può rielaborare il proprio lutto finchè non ritrova il corpo o  almeno dei resti, da identificare mediante il DNA.<br />Quindi ogni  anno non è solo una rievocazione, ma anche una cerimonia di sepoltura nello  stesso luogo dove si è consumato l' eccidio.<br />Srebrenica è  posta su una piccola altura, circondata da montagne alte oltre 1000mt.<br /><br />Dietro di esse  c'è la Serbia.<br /><br />Sembra di  essere in un' imbuto e la conformazione del territorio, pensando a quello che  è accaduto, lascia la sensazione di essere sotto una cappa, dove l' aria ristagna.<br />Potocari, prima  di arrivare a Srebrenica, è una grande spianata, dove per ora ci sono  2000 tombe bianche musulmane.<br />Per ora  son sicuri di arrivare a seppellirne fino a più di 7000, circa 500 ogni anno! <br />Quello che  abbiamo compiuto è stato un viaggio nel viaggio del viaggio: un crocevia di mente, cuore, testa e dei sensi, come attestato dal corposo taccuino da me scritto.<br />La parola  viaggio non basta, ci vogliono anche quelle di pellegrinaggio e cammino.<br />I miei  compagni, provenienti soprattutto dal Nord Italia, erano  tutte persone che già si occupavano del tema, a vario titolo, io  invece ero come un novizio con il desiderio di una maggiore  verità.<br />Ho pensato  quindi che avrei avuto bisogno di sostegno psicologico e invece, grazie alla  mia idea del diario, c'è stata molta più partecipazione e condivisione da parte di tutti.<br />Anch' io, a mia  volta, ho contribuito a tener alto il morale.<br />Il taccuino di viaggio è  stato il magico tramite tra noi e il fatto, i luoghi bellissimi,  le persone piene di dignità incontrate e tra noi  stessi.<br /><br /><br />Se posso  definirlo, dico che potrebbe sembrare la sceneggiatura di 1film di Emir Kusturica.<br />Gioia e dolore,  riso e pianto si alternavano, si scambiavano le parti, a seconda dei  momenti.<br />La gioia di far  parte di un grande gruppo, che si è conosciuto e si è apprezzato strada facendo; il dolore che potete immaginare; il riso per  alcuni involontari siparietti comici che si son creati durante il viaggio, da  me abilmente sottolineati; il pianto per essere dentro una tragica verità  vera, perchè vista, saputa, ascoltata e toccata.<br />Avrei  tanti grandi episodi come anche dei particolari da raccontarvi, ma ve li risparmio.<br />Se qualcuno volesse saperne di  più, non esiti a contattarmi. <br /><br />Farebbe un  favore anche a me, perchè sento il bisogno di raccontare.<br />NATO, ONU, UE e USA hanno  scritto insieme, in modo più o meno tacito, una nuova pagina nella storia  dei genocidi.<br />'Ne devono andar fieri', perchè  con la caduta del muro avevano invece promesso 'mai più  guerre'. <br />Il quantitativo di bambini  rimasti orfani è una marea.<br />Anche le famiglie rimaste non son  messe meglio: tutti hanno diversi morti o dispersi da  piangere.<br />In questo senso, penso che  costruirò un percorso per definire l' adozione a distanza di una  famiglia.<br />Nel tornare verso il  confine, abbiamo ammirato un capolavoro della natura.<br />Nel cielo carico di nuvole scure  e minacciose, c'è stato spazio per la diversità e l'  imprevisto.<br />Due arcobaleni, padre e figlio,  hanno vergato coi loro colori la  parola PACE. <br />Mi bacio i  gomiti ogni attimo della mia vita per aver fatto un viaggio del  genere, tanto che son tentato, anche perchè richiesto dalla fondazione, di  partecipare alla Settimana Internazionale della Memoria che si svolgerà a  Srebrenica dal 26 al 31.8.<br />Chiunque può  partecipare.<br />Io, che c'ero  in questo primo viaggio, dico che ne vale la pena, per ritrovare il senso  della propria umanità.<br /><br /><span style="font-style: italic;">Gian Luca Bonazzi</span><br />
]]></description><pubDate>Fri, 27 Jul 2007 12:28:31 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=181]]></link><category><![CDATA[Iniziative]]></category></item><item><title><![CDATA[Gracias a la vida]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/180_1_donare lamponi_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p><em>Certe mattine la notizia può essere anche solo il testo di una canzone... e la sua traduzione improvvisata. </em></p>Gracias a la vida<br />Gracias a la vida, que me ha dado tanto<br />Me dió dos luceros, que cuando los abro<br />Perfecto distingo, lo negro del blanco<br />Y en el alto cielo, su fondo estrellado<br />Y en las multitudes, el hombre que yo amo <p>Gracias a la vida, que me ha dado tanto<br />Me ha dado el oído, que en todo su ancho<br />Graba noche y día, grillos y canarios<br />Martillos, turbinas, ladridos, chubascos<br />Y la voz tan tierna, de mi bien amado</p><p>Gracias a la vida, que me ha dado tanto<br />Me ha dado el sonido, y el abecedario<br />Con el las palabras, que pienso y declaro<br />Madre, amigo, hermano y luz alumbrando<br />La ruta del alma del que estoy amando</p><p>Gracias a la vida, que me ha dado tanto<br />Me ha dado la marcha, de mis pies cansados<br />Con ellos anduve, ciudades y charcos<br />Playas y desiertos, montañas y llanos<br />Y la casa tuya, tu calle y tu patio</p><p>Gracias a la vida, que me ha dado tanto<br />Me dió el corazón, que agita su marco<br />Cuando miro el fruto del cerebro humano<br />Cuando miro el bueno tan lejos del malo<br />Cuando miro el fondo de tus ojos claros</p><p>Gracias a la vida, que me ha dado tanto<br />Me ha dado la risa y me ha dado el llanto<br />Así yo distingo dicha de quebranto<br />Los dos materiales que forman mi canto<br />Y el canto de ustedes, que es el mismo canto<br />Y el canto de todos, que es mi propio canto<br />Y el canto de ustedes, que es mi propio canto<br /><em>(Violeta Parra)</em></p><p><em></em></p><p /><p><em>Grazie alla vita che mi ha dato tanto <br />Mi ha dato due stelle che quando le apro <br />Distinguo perfettamente il nero dal bianco<br />E nell'alto cielo, il suo fondo stellato <br />E tra le moltitudini, l'uomo che io amo</em></p><p><em>Grazie alla vita che mi ha dato tanto <br />Mi ha dato l'udito che in tutto il suo spettro<br />Registra notte e giorno grilli e canarini <br />Martelli, turbine, latrati, acquazzoni <br />E la voce tanto tenera del mio caro amato</em></p><p><em>Grazie alla vita che mi ha dato tanto <br />Mi ha dato il suono, e l'abbecedario <br />Con le parole che penso e dichiaro <br />Madre, amico, fratello e luce che illumina <br />La strada dell'anima di chi sto amando <br /><br />Grazie alla vita che mi ha dato tanto <br />Mi ha dato il cammino dei miei piedi stanchi <br />Con loro andai per città e pozzanghere <br />Spiagge e deserti, montagne e pianure <br />E la tua casa, la tua strada ed il tuo patio </em></p><p><em>Grazie alla vita che mi ha dato tanto <br />Mi ha dato il cuore, che batte forte <br />Quando guardo il frutto del cervello umano <br />Quando guardo il bene così lontano dal male <br />Quando guardo il fondo dei tuoi occhi chiari</em></p><p><em>Grazie alla vita che mi ha dato tanto <br />Mi ha dato la risata e mi ha dato il pianto <br />Così io distinguo gioia e dolore <br />I due materiali che formano il mio canto <br />E il canto degli altri che è lo stesso canto <br />Ed il canto di tutti che è il mio proprio canto <br /></em></p>]]></description><pubDate>Thu, 26 Jul 2007 8:33:56 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=180]]></link><category><![CDATA[Discussioni]]></category></item><item><title><![CDATA[La Luffa]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/177_1_luffa_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Né di origine animale, né di cellulosa, né sintetica: anche la spugna si può fare in casa Avete mai pensato a quante spugne usa e getta buttiamo via ogni anno per pulire piatti e per farci la doccia? Normalmente in commercio se ne trovano di tre tipi: di origine animale, vegetale (in cellulosa) o sintetiche. Si differenziano per il diverso grado di biodegradabilità e per il tipo di fabbricazione: pesca, processo industriale, sintesi chimica. Esiste però una quarta alternativa: la spugna di luffa. </p><p>La luffa (in particolare la specie chiamata cylindrica o aegiptyca) è un vegetale simile alla zucchina, ma rampicante come le zucche, della famiglia delle cucurbitacee. La si trova pronta all’uso in alcuni negozi del commercio equo e solidale, ma non è un frutto esotico. È possibile coltivarla anche in Italia, con molto sole possibilmente diretto e molta acqua. È una pianta annuale, la si semina a fine marzo e la si raccoglie a inizio autunno, solo quando la naturale maturazione è completa. Il frutto maturo di luffa può essere di colore da verde a quasi nero e diventa sempre più leggero, poiché la polpa interna si modifica e diventa fibrosa e spugnosa. A completo sviluppo, la sommità si apre da sola, per fare uscire i semi. A questo punto sarà anche facile sbucciarla, come un qualunque frutto. Una volta tagliata e sbiancata al sole o in acqua la spugna è pronta. </p><p>Avrete così creato le vostre spugne, perfettamente biodegradabili, totalmente rinnovabili e non legate ad alcun processo produttivo industriale, spesso inquinante e dispendioso in termini energetici. La spugna di luffa si sciacqua facilmente, non trattiene il sapone e asciuga rapidamente. Per questo motivo non forma muffe né sviluppa batteri, è più igienica e dura alcuni mesi. La si può usare in mille modi, ma innanzitutto, data la leggera abrasività delle sue fibre, è comoda per lavare i piatti e come spugna da doccia dà un effetto peeling sulla pelle. </p><p><em>Elisa Nicoli</em></p>]]></description><pubDate>Wed, 11 Jul 2007 8:33:2 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=177]]></link><category><![CDATA[Ambiente]]></category><category><![CDATA[Decrescita]]></category></item><item><title><![CDATA[Intervista ad Enrico Brizzi]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/176_1_url_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br />E' uscito da pochissime settimane "Il pellegrino dalle braccia d'inchiostro", l'ultimo affascinante romanzo di Enrico Brizzi. E' il secondo dei libri che Brizzi dedica al cammino, dopo "Nessuno lo saprà", uscito un paio d'anni fà.<br />"Il pellegrino dalle braccia d'inchiostro" è ambientato su un tratto di strada tra Canterbury e Roma, su quella Via Francigena che Brizzi ha percorso a piedi, coi suoi amici. Un romanzo che personalmente ho divorato e che consiglio vivamente (in fondo alla pagina il link per poterlo acquistare su IBS).<br />Enrico mi ha poi concesso un'intervista per il Camminarelento e per questo lo ringrazio di nuovo.<br />Eccola.<br /><br /><span style="font-style: italic;">Alessandro Guardabassi</span><br /><br style="font-style: italic;" /><span style="font-style: italic;">1. Nei tuoi ultimi due romanzi si va piano ed a piedi, in luoghi che di </span><span style="font-style: italic;">certo non fanno “tendenza”. I lettori di Jack Frusciante e di Bastogne come  </span><span style="font-style: italic;">hanno reagito a tutte queste ore passate a piedi zaino in spalla? </span><br /><br />Forse faccio male, ma mentre scrivo non mi domando mai cosa penseranno i lettori, nè cosa faccia “tendenza”, perché i libri sono una magia ben più potente e duratura delle tendenze. Quando scrivo, seguo la storia e ne interrogo bivi e deviazioni, così come quando cammino seguo una traccia di sentiero cercando di non smarrire la direzione maestra. <br /><br /><span style="font-style: italic;">2. Il personaggio centrale dell’ultimo romanzo, Bern, è divino e diabolico, </span><span style="font-style: italic;">buono e cattivo, spaventoso e miserabile, brutto ma gentile. Chi è Bern </span><span style="font-style: italic;">davvero e perché nel romanzo ne siete così inesorabilmente attratti? </span><br /> <br />Il personaggio di Bern, il “pellegrino dalle braccia d’inchiostro” che dà il nome al romanzo, è ispirato alle fattezze teutoniche e pluritatuate di un signore che incontrammo l’anno scorso lungo la Via Francigena, e precisamente nel Canton Vallese. <br />La sua determinazione nell’unirsi al nostro drappello, un certo eloquio forbito e alcuni riferimenti al suo passato, insieme ai disegni di santi e conchiglie del pellegrino che gli coprivano le braccia e il petto, sono stati la base per la creazione di Bern, che spaventa e affascina i protagonisti del romanzo fino a cambiarli nel profondo. <br /><br /><span style="font-style: italic;">3. Il “tu narrante” è una tecnica narrativa che trovo molto intelligente ed </span><span style="font-style: italic;">appassionante. Prima di te l’avevo letta soltanto in Tom Robbins (in “Beati </span><span style="font-style: italic;">come rane su una foglia di ninfea” se non ricordo male). Cosa ti piace di </span><span style="font-style: italic;">questo modo di scrivere? </span><br /> <br />Personalmente ho scoperto la tecnica della “seconda persona” in un bel romanzo anni Ottanta di Jay McInerney, “Le mille luci di New York”. Solo più tardi ho imparato che sono attestati tentativi in questa direzione fin dal Cinque-Seicento, e probabilmente anche prima. <br />Trovo la seconda persona molto adatta per le storie in cui la voce del narratore vuole creare un rapporto forte, quasi ipnotico, con il lettore. La condizione perché sia credibile, è quella di un narratore che non tiene celati al lettore i “termini della scommessa”, giocando alla pari, accettando di provare passioni e sbalordimento in diretta. <br /><br /><span style="font-style: italic;">4. Il tuo ultimo romanzo è a cavallo fra un road-book, un romanzo di </span><span style="font-style: italic;">viaggio, un giallo, un noir e forse qualcos’altro. Non credi di esserti </span><span style="font-style: italic;">immerso in un territorio inesplorato? </span><br /><br />Credo che col tempo e l’esperienza ogni narratore tenda a trovare una strada personale, in cui appoggiarsi ai “generi”, soluzione temporanea che serve ai narratori esordienti (o davvero perversi) come la boa all’apprendista nuotatore, è giudicato inutile, alla stregua di un’indesiderata catena. <br />Spesso penso ai miei libri come ad architetture complicate, o a dischi: ben vengano le soluzioni stilistiche e narrative più nuove, o più antiche, remixate o al naturale, purché impiegate con consapevolezza. In ogni caso, anche nel nostro tempo propizio alle macchine, la differenza (perlomeno in architettura, musica e scrittura) la fa l’artista-artigiano con una componente personale che nessun computer riuscirà a emulare. <br />Egli davvero, ogni mattina in cui mette mano al proprio lavoro, si immerge in un territorio non mappato: non basta la bussola, è importante anche la tenacia nel non smettere di cercare. <br /><br /><span style="font-style: italic;">5. Quale sarà il tuo prossimo cammino? Diventerà un nuovo libro? </span><br /> <br />Il mese scorso ho sperimentato la Strada Romea fra Rimini e Sansepolcro, ma non so quando potrò dedicarmi di nuovo a un viaggio da novanta giorni come quello lungo la Via Francigena. <br />Dal punto di vista narrativo, non considero ancora chiuso il “ciclo del cammino” iniziato con “Nessuno lo saprà” e proseguito con “Il pellegrino dalle braccia d’inchiostro”: credo che un giorno o l’altro scriverò un terzo romanzo on the road, ma è ancora presto per sapere dove sarà ambientato, e quali musiche e colori porterà con sé.  <br />]]></description><pubDate>Thu, 5 Jul 2007 13:20:46 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=176]]></link><category><![CDATA[Discussioni]]></category></item><item><title><![CDATA[Majella 2007: la magica traversata]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/175_1_Bivacco sul monte Amaro_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Partirei dalla fine.<br />
Partirei da  sabato.<br />
Partirei da quando l'indescrivibile Nando durante una delle più  belle pause della mia vita ha fatto una domanda al gruppo: "qual è il  motivo che vi spinge a fare un trekking?"<br />
Alcune risposte erano  interessanti, molte convincenti, tutte condivisibili.<br />
L'amore per la  natura, la sensazione di fare parte del territorio senza<br />
limitarsi a  guardarlo et cetera et cetera.<br />
Alla fine di quel breve giro di  consultazione però, Nando dice la sua: "Quando cammino è il momento in cui  sto meglio, fare un trekking significa giocare per una settimana a quello  che vorresti fare tutta la vita".<br />
<br />
Serve altro per descrivere lo stato  di grazia che ha accompagnato la<br />
traversata della montagna  magica?<br />
<br />
<span style="font-style: italic;">Alessandro Guardabassi</span></p>]]></description><pubDate>Mon, 2 Jul 2007 17:6:30 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=175]]></link><category><![CDATA[Viaggi]]></category></item><item><title><![CDATA[Sull'Everest in SUV]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/172_1_strada-everest_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br />
Anche questa volta sembra che i <span style="font-weight: bold;">Giochi Olimpici</span> stiano per creare più danni che altro. L'evento sportivo infatti è diventato da parecchi anni una macchina mangiasoldi (ed anche producisoldi), senza pari. Si sa poi che se i soldi in ballo sono tanti, allora gli interessi sovrastano decisamente gli interessi delle comunità locali e figuriamoci quelli dell'ambiente.<br /><br />In questo caso sono le Olimpiadi di Pechino dell'anno prossimo a dare alla luce un mostro. Sembra che Pechino abbia progettato e farà costruire una bella strada d'asfalto nel versante cinese dell'Everest, o meglio, nella zona che porta dalla cittadina tibetana di Tingri al <span style="font-weight: bold;">campo base</span> del gigante himalayano a <span style="font-weight: bold;">5.200</span> metri di altitudine. La strada servirà a far passare il tedoforo e la sua bella torcia, tra ali di folla con le bandierine della Coca Cola. Fino ad oggi al campo base si accedeva dal versante nepalese, e lì non ci sono problemi, e da quello tibetano, passando appunto da <span style="font-weight: bold;">Tingri</span> e da una stradina sterrata. Quella stradina sta per diventare come il Grande Raccordo Anulare. Una volta arrivati al Campo base i tedofori affronteranno le intemperie per portare la torcia sulla cima del mondo, la vetta dell'Everest. Chi di noi non tifa per la montagna alzi la mano.<br /><br />L'obiettivo di questa operazione? Probabilmente accrescere ancora di più l'affluenza turistica verso la montagna, ma soprattutto riaffermare il dominio politico di Pechino sul Tibet.<br /><br />Insomma, il regime del <span style="font-weight: bold;">Partito Comunista Cinese</span> che porta la civiltà agli arretrati popoli delle montagne, come da noi il fascismo prometteva modernità alle campagne bonificando (cioè distruggendo), aree umide di straordinaria importanza o seccando laghi.<br /><br /><span style="font-style: italic;">Alessandro Guardabassi</span><br /><br />
]]></description><pubDate>Wed, 20 Jun 2007 10:4:51 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=172]]></link><category><![CDATA[Ambiente]]></category><category><![CDATA[Turismo responsabile]]></category></item><item><title><![CDATA[In cammino e a casa, il dentifricio è autoprodotto]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/171_1_argilla_bianca_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br />Gli amanti dei detergenti ecologici ormai sono tanti e fortunatamente molte aziende si stanno specializzando in questo tipo di prodotti. In verità c'è una vera e propria jungla e non è facile sapersi districare fra etichette difficili da comprendere a chi non ha una laurea in chimica, scritte "eco", flaconi verdi e prodotti comprati in botteghe del commercio equo o negozi specializzati sul biologico.<br />Su uno di questi prodotti in modo particolare c'è un po' di perplessità: il dentifricio. Esistono parecchie marche di dentifrici ecologici, realizzati cioè con materie prime naturali al 100% che non intaccano quindi l'ecosistema, che sono biodegradabili e che sono anche di un ottimo sapore. Il problema di questi prodotti è che costano cifre altine (5-9 euro a tubetto). Cercando di qua e di là mi sono reso conto che molte persone usano autoprodursi il dentifricio, allora ho provato anche io e devo dire che i risultati sono ottimi.<br /><br />basterà acquistare in qualsiasi erboristeria un po' di argilla bianca (ce l'hanno tutte le erboristerie, direi che per provare 100 grammi saranno più che sufficienti), ed un flaconcino di olio essenziale. Io l'ho comprato alla menta, tanto per vedere come mi sarei trovato con un gusto classico. Molti si lavano i denti solo con l'argilla, ma a me è sembrato opportuno aromatizzare un po' il prodotto per non trasformare la mia bocca in una betoniera.<br /><br />Quindi mettete in un vasetto l'argilla, poi metteteci dentro un po' di gocce di olio essenziale (per 100 grammi 10-20 di gocce saranno sufficienti), ed il dentifricio è pronto all'uso: bagnate lo spazzolino con l'acqua, immergete la punta dello spazzolino nell'argilla in modo che questa si attacchi alle setole (mi raccomando non esagerate, di argilla ne va messa poca poca sennò l'effetto cemento è assicurato) e poi vi lavate i denti.<br /><br />Tra l'altro pensavo che questa soluzione è anche ottima per i trekking plurigiornalieri, dove spesso si pensa a portare il sapone di marsiglia o ecologico ma il dentifricio è in grado di insozzare il ruscello. L'importante è trovare un modo pratico per trasportare la polvere. Fatemi sapere come vi troverete con questa "ricetta" e soprattutto se ne avete altre da consigliare per altri prodotti.<br /><br /><span style="font-style: italic;">Alessandro Guardabassi</span>
]]></description><pubDate>Thu, 14 Jun 2007 14:48:54 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=171]]></link><category><![CDATA[Decrescita]]></category><category><![CDATA[Ambiente]]></category><category><![CDATA[Turismo responsabile]]></category></item><item><title><![CDATA[Che ci fa La Boscaglia in tv?]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/170_1_televisione_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br />La settimana scorsa sono stato chiamato a rappresentare la boscaglia durante la trasmissione "Formato Famiglia", in onda su Sat2000 tutti i giorni alle 12.00. I tempi televisivi purtroppo non coincidono molto col mio modo di esprimermi...avrei bisogno di un pò più di tempo per spiegare le cose..ho pensato comunque di pubblicare due stralci di dieci minuti l'uno da quella trasmissione su YouTube. Eccoli.<br /><span style="font-style: italic;">Alessandro Guardabassi<br /><br /></span><object width="425" height="350"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/1syijoZdFG8"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/1syijoZdFG8" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="350"></embed></object><br><br><object width="425" height="350"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/EUX4ZlfRgZ0"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/EUX4ZlfRgZ0" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="350"></embed></object>]]></description><pubDate>Wed, 6 Jun 2007 14:12:34 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=170]]></link><category><![CDATA[La Boscaglia: vita associativa]]></category></item><item><title><![CDATA[Parliamo di zaini]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/169_1_stratos18_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Ho provato per voi uno zaino di una ditta americana da poco sul mercato italiano, la Osprey. Devo dire che finalmente ho trovato un buono zaino! </p><p>In questi 20 anni di attività di guida di trekking ho visto passare molte generazioni di zaini, e non sempre quello che è venuto dopo era meglio di quello che c’era prima. 20 anni fa i miei zaini preferiti erano i mitici Berghaus. Ho iniziato ad andare in montagna con uno Zappelli, era fantastico! Poi altri Berghaus, fino a quando questa ditta prima è scomparsa dal mercato per un po’, poi è decaduta, non fa più gli zaini di una volta, sono ancora discreti, ma non sono più il top… Altre ditte famose hanno fatto la stessa fine: Karrimor, per esempio… Per un po’ ho usato uno zaino Modan, costruzione israeliana, pieno di soluzioni intelligenti, ma pesantissimo… Poi ho usato gli zaini della North Face, che sono discreti, e soprattutto leggerissimi. Ma quando chi cammina con me mi chiede un consiglio per comprare un buono zaino, non so più cosa consigliare. </p><p>Forse Osprey (è il falco di palude, in inglese) può essere la soluzione. Per ora ho provato per voi uno zaino piccolo, di quelli da escursioni di un giorno o due, lo Stratos 18, ma vorrei provare anche modelli da trekking di una settimana, e dopo averli provati vi informerò. Lo <strong>Stratos 18</strong> della <strong>Osprey </strong>è uno zaino innovativo, leggero, ha un sistema di aerazione della schiena unico, ha taschine comodissime dappertutto, si vede proprio che la Osprey cura tutti i particolari (dal fischietto d’emergenza al sistema di apertura con grandi anelle, alle taschine di sicurezza). Fascia molto bene, il materiale con cui è costruito sembra molto robusto, insomma, veramente uno zaino di altissimo livello! </p><p><em>Luca Gianotti</em> </p>]]></description><pubDate>Sat, 2 Jun 2007 18:51:45 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=169]]></link><category><![CDATA[Attrezzatura e materiali]]></category></item><item><title><![CDATA[Intervista a Maurizio Pallante]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/169_1_stratos18_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br />

Da tanto tempo sentivo parlare di decrescita, dell'interpretazione
errata che economisti, politici e cittadini fanno dell'indice PIL, ma
devo dire che l'approccio migliore, e tardivo, che potessi avere è
stato quello di acquistare il libro di Maurizio Pallante &quot;La Decresita
Felice&quot; edito nel 2005 da Editori Riuniti (acquistato proprio ad uno stand Boscaglia all'interno della festa dell'altraeconomia a Roma nel dicembre 2005). Il sottotitolo è quanto mai
esplicativo: La qualità della vita non dipende dal PIL. Consiglio a
tutti l'acquisto di questo interessante, breve ed illuminante volume,
capace davvero di far conoscere un altro mondo. E magari capace di
farvi cambiare il vostro. Questa intervista l'ho fatta io a Maurizio
Pallante, che ringrazio ancora per la disponibilità.<br /><span style="font-style: italic;">Alessandro Guardabassi<br /><br /></span><br />
							<b>D) </b>Innanzi
tutto ti ringrazio per la disponibilità e ti faccio i complimenti per
un libro che mi ha davvero aperto un (altro) mondo. Parlare di
decrescita, anche all'interno di ambienti &quot;preparati&quot; ad argomenti come
ecologia, lotte sociali, nuovi modelli, sembra ancora un argomento
difficile sia da capire che da accettare. Sei d'accordo? Perché?<br />
													<b>R)</b> Il tema della decrescita è ancora un tabù, fondamentalmente per due ragioni:<br />
- I due grandi filoni di pensiero che hanno avuto origine con lo
sviluppo della società industriale, il liberalismo e il socialismo, in
tutte le loro varianti hanno condiviso l'idea che la crescita economica
fosse il fine stesso dell'attività produttiva, che l'occupazione fosse
in un rapporto direttamente proporzionale con essa e che la quantità di
merci prodotte e di servizi forniti fosse un indicatore adeguato del
benessere. La loro contrapposizione politica, ma non culturale, si è
incentrata sulle modalità di redistribuzione del prodotto interno lordo
tra le classi sociali. Insomma, la base di tutto è che la torta cresca
sempre di più di anno in anno, poi ci scontreremo sul taglio e la
distribuzione delle fette. La decrescita mette in discussione il
concetto fondamentale della cultura industriale. Qualcosa che governa i
pensieri degli esseri umani nelle società industriali da 300 anni.<br />
													<br />
- Si ritiene che la crescita del pil misuri la quantità dei beni messi
a disposizione da un sistema economico e produttivo, mentre misura la
quantità delle merci, cioè di oggetti e servizi scambiati con denaro.
Nell'idea di bene è insita l'idea di utilità e vantaggio. Non tutte le
merci offrono utilità e vantaggi, quindi nell'idea di merce non è
insita l'idea di bene. La crescita dei consumi di benzina nelle code
automobilistiche fa crescere il pil, ma rallenta la velocità di
spostamento, crea stress, inquina l'atmosfera, consuma inutilmente
risorse preziose, è una minaccia per la pace, causa ingiustizie e
sofferenze enormi a livello planetario. Viceversa, non tutti i beni si
scambiano necessariamente con denaro, quindi nell'idea di bene non è
insita l'idea di merce. I pomodori coltivati nell'orto familiare per
autoconsumo non passano attraverso un processo di mercificazione eppure
sono migliori, sia per chi li mangia, sia per l'ambiente, dei pomodori
acquistati. E così, la maggior parte dei servizi alla persona. Se, in
controtendenza con quanto avviene da 300 anni, si potenzia la
produzione di beni riducendo la produzione delle merci corrispondenti,
si capovolge l'idea generalizzata di benessere. Si compie un atto di
sovversione culturale che spiazza il sistema dei valori da cui sono
accomunate le due grandi correnti di pensiero e politiche sviluppate
dall'industrializzazione. <br />
													<br />
													<br />
													
]]></description><pubDate>Mon, 28 May 2007 17:11:26 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=167]]></link><category><![CDATA[Decrescita]]></category></item><item><title><![CDATA[Proposta: adottiamo due sentieri a testa!]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/165_1_perAlex2_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Ci sono luoghi nel mondo che dovrebbero rimanere intatti, angoli di natura nascosti e magici che non andrebbero violati mai. Pochi camminatori magari non fanno danni, ma quando si cominciano a vedere vallette dimenticate che cominciano a essere percorse da tanti escursionisti, allora piange i cuore, e il pensiero è “ci siamo giocati anche questo bel posto!”. </p><p>In questi ultimi miei viaggi a zonzo per il Mediterraneo (Turchia, Sardegna, Creta) questo pensiero mi è capitato alcune volte, ci sono “bacu” in Sardegna che dovrebbero rimanere il più possibile naturali, come luoghi sacri, a Creta ci sono piccole gole con le stesse caratteristiche. </p><p>E allora mi è venuta un’idea. Voglio lanciare una proposta a tutti voi. Se siete d’accordo con me che certi luoghi debbano rimanere senza sentieri segnati, perché i sentieri segnati portano centinaia di persone, che disturbano le aquile, che calpestano il suolo, che anche poco lasciano tracce del loro passaggio… certo qualche avventuroso si avventurerà, questo è chiaro, ma quelli che si avventurano in aree non segnate sono pochi, e spesso sono persone poco invadenti… quindi non sto proponendo di chiudere aree a tutti, ma di limitare l’accesso con il sistema più semplice che c’è, non evidenziandone l’accesso e il percorso. </p><p>Questo non vuol dire essere snob, perché i sentieri segnati sono tanti, tantissimi, quindi qui si parla di percentuali dell’3%: 97% dei luoghi ormai sono raggiungibili da tutti con sentieri segnati, vogliamo lasciare un 3% alle aquile?? </p><p>La mia proposta è questa: un sentiero per un sentiero. Ognuno di noi dovrebbe adottare due sentieri, uno è in un’area selvaggia, uno di questi luoghi magici a rischio, e il lavoro sarà quello di cancellare le tracce che inevitabilmente zelanti escursionisti lasciano per invitare altri ad entrarvi. Di solito si comincia con gli ometti di pietra (kutrumboli in greco), quelle belle pile di sassi che indicano la via, molto facili da distruggere (ma fatelo in silenzio, non con un calcio, con sacralità, non disturbate le aquile!). Se poi iniziano anche a mettere qualche segno con la vernice, il lavoro si fa più duro. Se i segni diventano centinaia, bè, lasciate perdere, a quel punto quella valletta ormai è stata scoperta, meglio cambiare obiettivo. </p><p>In cambio di questo atto per la Natura, faremo anche un atto per l’Uomo. Adotteremo anche un altro sentiero, in una zona molto più conosciuta, va bene anche il sentiero vicino a quello da salvare, in modo che tutti passino di là, cerchiamo un sentiero che è mal curato, che magari non è di quelli già serviti dal CAI, e teniamolo pulito noi, apriamolo dai rovi, raccogliamo i rifiuti, segnamo il percorso, meglio con gli ometti, ma anche con la vernice. </p><p>Così l’Uomo avrà dove camminare, e la Natura avrà dove rimanere tranquilla. Se l’idea vi piace, per prima cosa fatemelo sapere qui. Poi potremmo anche fondare qualcosa, un gruppo, un archivio in cui tenere nota del nostro lavoro, io ho già iniziato, ho già i miei sentieri da adottare!!! </p><p><em>Luca</em> </p>]]></description><pubDate>Wed, 16 May 2007 14:31:17 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=165]]></link><category><![CDATA[Ambiente]]></category><category><![CDATA[Decrescita]]></category><category><![CDATA[Turismo responsabile]]></category><category><![CDATA[Iniziative]]></category></item><item><title><![CDATA[Qual è il libro della tua vita?]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/163_1_images_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br />Pochi giorni fa ho sentito per radio, in occasione della Fiera del libro che si sta svolgendo a Torino, alcune cifre che mi hanno sorpreso circa le abitudini di lettura degli italiani e delle italiane elaborate dall’ISTAT.<br />Più o meno i dati sono questi:<br /><ul><li>il 12% delle famiglie (circa 20 milioni di persone) non possiede nemmeno un libro a casa</li></ul><ul><li>il 60,5% della popolazione sopra i 6 anni ha letto almeno un libro nell’ultimo anno</li></ul><ul><li>sono lettrici il 65% delle donne</li></ul><ul><li>sono lettori il 55,8% degli uomini</li></ul><ul><li>la quota più alta di lettori e lettrici si ha nella fascia di età tra gli 11 ed i 24 anni, dove più del 75% legge</li></ul><ul><li>le categorie di lettori più assidui sono: laureati, dirigenti, imprenditori, liberi professionisti</li></ul><ul><li>c’è la solita differenza nord-centro-sud: al nord leggono il 66% circa, al centro il 62% ed al sud il 50%</li></ul><br />Al di là delle cifre, che in ogni caso danno un quadro interessante e sfatano alcuni miti (“<span style="font-weight: bold;">i giovani non leggono</span>”), mi premeva conoscere i gusti e le emozioni provate da questa comunità di camminatori o di semplici amici de La Boscaglia.<br /><br />Ciascuno di noi è affezionato per un motivo o per l'altro ad un libro in modo particolare e magari alcuni libri ci hanno cambiato la vita o fatto conoscere un mondo particolare al quale poi ci siamo legati. Insomma, qual è il libro della nostra vita? Quale quel romanzo che abbiamo amato in modo particolare? Chiaramente sono ben accetti commenti su libri che hanno a che vedere col mondo della natura, del naturale, del camminare e quant’altro abbia a che fare col “nostro” mondo.<br /><br />Per quanto riguarda me, cito due libri che in modo diverso ed in differenti epoche mi hanno completamente sconvolto: Omaggio alla Catalogna di <span style="font-weight: bold;">George Orwell</span> e Natura morta con Picchio di <span style="font-weight: bold;">Tom Robbins</span>. Magari nel corso della discussione spiegherò la mia scelta.<br /><br /><span style="font-style: italic;">Alessandro Guardabassi</span>
]]></description><pubDate>Tue, 15 May 2007 13:16:53 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=163]]></link><category><![CDATA[Discussioni]]></category></item><item><title><![CDATA[Chappuei en Val Maira (Lassu' in Val Maira)]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/162_1_VAL MAIRA_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br />Amare la propria  Valle, avere vissuto momenti indimenticabili a piedi e con gli sci su quelle montagne e volerli raccontare.
Nella prefazione del suo nuovo libro,  <span style="font-weight: bold;">Bruno Rosano</span> cerca di spiegarci cosa lo spinge a fotografare la <span style="font-weight: bold;">Val Maira</span>  e  a  proporla nel suo nuovo libro.
Dopo aver pubblicato la guida sci-alpinistica  Charamaio en Val Maira (nevica in Val Maira) ecco  <span style="font-weight: bold;">Chappuei en Val Maira</span>  (L’Artistica Editrice Savigliano Cuneo  euro 35  info: brunrusan@alice.it) una raccolta di paesaggi  a volo d’aquila nel tentativo di allargare lo sguardo a giro di orizzonte: le foto sono presentate a doppia pagina in grande formato.
<br />La Valle Maira nelle Alpi Cozie in Piemonte si sviluppa da <span style="font-weight: bold;">Dronero</span> (Cn)  inizialmente stretta e nascosta per aprirsi nell’alta Valle dopo Acceglio. Un luogo fortunato: fino a venti anni fa, soggetta a servitù militari, era sede di caserme e luogo di esercitazione dell’artiglieria da montagna; (ricordo quando per errore colpirono sotto la cima della Torre Castello  una elegante via di arrampicata); nessun impianto per  lo sci da discesa nessun residence o mega albergo costruito in quegli anni e questa è stata la sua fortuna. 
Scoperta da francesi, tedeschi e svizzeri da  chi cercava un’alternativa a luoghi più frequentati   la Valle, ricca di storia ed arte con alcuni gioielli come la chiesa di Elva, sta cercando di vivere  su un turismo più sostenibile. Non è facile pur avendo nei tre mesi centrali dell’estate il tutto esaurito di biker e trekker (ciclisti e camminatori) nelle strutture storiche come le <span style="font-weight: bold;">Locande Occitane</span>. Continuano a nascere nuove strutture ricettive che  seguono criteri essenzialmente rispettosi del territorio ristrutturando all’interno delle bellissime borgate.
La scommessa degli amministratori locali rimane ancora quella di scommettere su questo tipo di turismo basti pensare che ad un recente Educational (incontro di informazione e promozione turistica tra domanda e offerta) erano presenti come operatori turistici solo due Associazioni:  Boscaglia e Trekking Italia ma è richiesto un aiuto nel sostenere queste scelte.
<br />La Boscaglia ha <a href="http://boscaglia.it/programma/2000.htm" target="_blank">un viaggio sui Percorsi Occitani nel mese di Agosto</a> un modo di avvicinarsi per poi magari ritornare e fermarsi un po’ di più  per approfondire alcuni aspetti.
Nell’ introduzione Bruno dice: “per me ogni pagina del libro ha una storia e, oltre a un mare di emozioni, è un pezzo della mia vita che vorrei offrire a chiunque sappia capire, che vorrei donare a  tutti coloro che hanno smarrito le ali, affinchè anche loro possano volare”.<br /><br /><span style="font-style: italic;">Maurizio Barbagallo</span><br />
]]></description><pubDate>Mon, 7 May 2007 10:21:52 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=162]]></link><category><![CDATA[Turismo responsabile]]></category></item><item><title><![CDATA[Nordic Walking: che bestia sei?]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/160_1_walker1_11_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br />Fino a pochi anni fa noi uomini allenavamo il nostro corpo senza volerlo, andando a lavorare a piedi, oppure facendo lavori prettamente fisici, camminando per lunghi percorsi che ci portavano alle fonti per prendere l'acqua o per fare il bucato e così via. Chiaramente alla luce di tutta questa attività fisica, non avevamo bisogno di intraprendere attività  sportive vere e proprie, attività che erano riservate ad un pubblico di élite che sentiva il bisogno di migliorare le proprie prestazioni fisiche, oppure alla ricerca di quello che poi diventò uno dei termini più di successo dell’era moderna, il record. Allora ci furono gli esploratori, spinti dal desiderio di scoprire e di “conquistare”, poi gli alpinisti alla ricerca delle “vette inviolate”, i podisti che investigavano circa la possibilità di correre un dato percorso in un dato periodo di tempo, poi lo sport a livello professionistico e tutto quello che conosciamo fino ad arrivare all'aberrante espressione "sport estremo", ma questa è un'altra storia.<br />In più negli ultimi decenni c’è stata l’esplosione vera e propria di luoghi strani, che si trovano al chiuso (<span style="font-style: italic;">indoor </span>direbbero i dotti) ed in cui si esercita il fisico a prestazioni davvero poderose: c’è chi solleva pesi pachidermici con un sol braccio, chi balla e salta accompagnato da musica assordante per un’ora senza mai fermarsi, chi pedala stimolato da allenatori/urlatori (i <span style="font-style: italic;">trainer </span>direbbero i dotti) a ritmi “bartaliani”, chi fa su e giù da una scala per rassodare i glutei. Insomma, il mondo delle palestre. In quel momento, con il successo delle palestre, era come se il mondo degli “sportivi” fosse spaccato a metà: da una parte i palestrati o palestrari, dall’altra quelli ancora attaccati alle vecchie maniere, o alla riscoperta di queste maniere, che non accettavano o non amavano quel tipo di impostazione e continuavano quindi imperterriti nella loro attività sportiva all’aria aperta: i camminatori naturalmente, ma anche quelli che giocano a calcio tra amici, i montanari e gli arrampicatori “puri”, oltre a tanti altri.<br />Adesso invece le distinzioni sono ancora altre, perché da qualche anno a questa parte in Italia si sente parlare con sempre maggior insistenza di Nordic Walking, una strana bestia. Dal sito dell’ANI, una delle sedicenti associazioni di categoria, leggo la definizione: “Il Nordic Walking è una fantastica disciplina sportiva che si pratica all’aria aperta, un allenamento dolce che sviluppa resistenza, forza e fitness.” Poi vedo delle fotografie (vedi la fotogallery sopra) di persone che camminano in luoghi incontaminati e, a parte qualche immagine in cui sono ritratti a fare una sorta di ginnastica con  bastoncini da trekking, sembrano proprio camminatori qualsiasi, anche se hanno un atteggiamento un po’ più dinamico. Sì, a guardarli bene non sono camminatori qualsiasi, prima di tutto hanno tutti un sorriso smagliante mentre camminano, poi sono vestiti come se stessero dentro una palestra, con dei bellissimi body per lui e per lei superattillati in modo da mostrare le perfette forme, e poi hanno un passo lungo lungo. Cavolo, c’è un’altra cosa che rende questi strani atleti differenti da noi “trekkers” (un altro termine stranissimo...): nelle foto camminano non in fila indiana, ma in fila per tre, o per quattro, o anche in fila per dieci, e poi continuano a ridere. Più li guardo e più ridono. Poi c’è una biondina niente male che oltre a ridere sfacciatamente mentre è sotto sforzo, oltretutto è magra come un chiodo e sembra proprio una modella. Non mi convincono per niente questi del Nordic Walking.<br /><br /><span style="font-style: italic;">Alessandro Guardabassi</span><br />
]]></description><pubDate>Fri, 4 May 2007 10:57:10 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=160]]></link><category><![CDATA[Discussioni]]></category></item><item><title><![CDATA[Limone Limone...]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/158_1_limone_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Per tante cose, in fondo, basta un limone...</p><p><strong>Dieta</strong> Per una cura disintossicante. 1 bicchiere di acqua fresca al mattino a digiuno in cui è stato spremuto il limone ( 1 il primo giorno, 2 il secondo giorno, 3 il terzo giorno). Bere la bevanda molto lentamente a piccoli sorsi o a cucchiai, e non assumere nulla fino al pasto perché il limone è molto nutriente. Come cura ricostituente. 15 minuti dopo il pasto, si assume 1 bicchiere di acqua tiepida addolcita con miele in cui si spreme il limone (da 1 il primo giorno a 3 il terzo giorno). Quando la cura è arrivata a 3 limoni al giorno è bene ridurre la quantità delle verdure a pranzo e a cena. Come amaro tonico, aperitivo e digestivo. Infuso: 2 gr. di corteccia del frutto in 100 ml. d'acqua. All'occorrenza, 1 o 2 tazzine per volta; </p><p><em>Ricette Terapeutiche</em> </p><p><strong>Per il vomito e la febbre</strong>. 1 limone fresco a fette nell’acqua o il succo di 1 limone in ½ bicchiere d’acqua zuccherata. <strong>Come vermifugo</strong>. Schiacciare la scorza, la polpa e i semi di un limone, far macerare per 2 ore in acqua addizionata a miele, passare spremendo e bere prima di coricarsi. <strong>Contro raffreddori di testa e sinusiti</strong> : alcune gocce di succo nelle narici più volte al giorno. Nel caso di reumatismi, arteriosclerosi, gotta, dolori lombari, obesità, sciatica. La vecchia ricetta dei "dodici limoni" consiste nell’assumere esclusivamente il succo, partendo da ½ limone al mattino a digiuno allungandolo a piacere con acqua e zucchero fino ad arrivare a 12 limoni. Al 13° giorno decrescere, sino a ritornare al punto di partenza. Il ciclo va ripetuto 2 o 3 volte fino ai primi freddi autunnali. Per pranzo e cena assumere solo verdure. Riprendere poi lentamente i normali ritmi di alimentazione. Come blando antisettico della pelle e delle mucose della bocca e della gola (<strong>stomatiti e afte</strong>). Fare sciacqui, gargarismi, lavaggi con succo puro o diluito se brucia troppo e addolcirlo col miele. <strong>Morsicature e ferite</strong>. Vi ha morsicato un cane? In attesa del medico passare la ferita con succo di limone; fare lo stesso per la disinfezione di altre piccole ferite, in mancanza dei soliti disinfettanti. </p><p><em>Ricette cosmetiche</em> </p><p><strong>Per prevenire le rughe</strong> Lozioni sul viso 2 volte la settimana con succo di limone. </p><p><strong>Crema per le mani</strong> Mescolate glicerina e succo di limone, quindi usate il composto per massaggiare le mani; diventeranno più chiare e morbide. </p><p><strong>Impacco per capelli</strong> Frullate olio di oliva con succo di limone, quindi massaggiate il cuoio capelluto con questa miscela. Coprite, poi, il capo con un asciugamano e lasciate agire per 10 minuti prima di lavare la chioma : i capelli diventeranno lucidi e forti. </p><p><strong>Unghie deboli?</strong> Massaggiate più volte al giorno con succo di limone e olio d’oliva miscelati. </p><p><strong>Nasce un foruncolo?</strong> Bagnatelo più volte con succo di limone. <strong>Volete denti bianchi?</strong> Spazzolateli ogni tanto con una pappetta fatta con bicarbonato e succo di limone. <strong>Detergente</strong> Frullate il succo di un limone piccolo con una tazzina di latte fresco. Usate il composto come un latte detergente. </p><p><strong>Crema nutriente</strong> Frullate una banana con un cucchiaino di miele e il succo di un limone. Usate il frullato come una crema di bellezza: la pelle diventerà luminosa.]]></description><pubDate>Thu, 19 Apr 2007 12:9:24 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=158]]></link><category><![CDATA[Decrescita]]></category><category><![CDATA[Ambiente]]></category></item><item><title><![CDATA[Magliette naturali vs sintetiche, prova sul campo!]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/155_1_ibskct01_m_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Sono stato in Turchia a camminare per 9 giorni sulla Lycian Way, il clima era primaverile tendente al caldo, ma con sbalzi di temperatura, e cambi di quota dal livello del mare in cui c’era caldo ai 1800 metri con neve e maltempo. Trekking impegnativo, dove ho voluto provare per voi amati lettori due magliette di nuova concezione, una di lana merinos (Icebreaker), l’altra in sintetico (Odlo). Stessa categoria di prezzo, circa 50 euro l’una. </p><p>Ne avevo già parlato in un'altra notizia di questo blog: <a href="/post01.asp?id=117">http://www.camminarelento.it/post01.asp?id=117</a> </p><p>Devo dire che entrambe le magliette si sono ben comportate, e posso dire che entrambe mi sono piaciute di più delle classiche capilene della Patagonia, ma la maglietta in lana merinos è risultata a dir poco fantastica! </p><p>La Odlo è una maglietta in sintetico, 100% poliestere, marchio svizzero ma made in portugal, tessuta con una trama a piccoli quadrati (“cubic” si chiama la maglietta), un po’ come il “regulator” della Patagonia, molto leggera, pensata per una rapida asciugatura, in effetti tutto questo è mantenuto. </p><p>Ma la maglietta in lana merinos dà molto di più: più “calda” e dolce al contatto, nessun cattivo odore anche dopo 1000 metri di salita, tant’è che se per due giorni non si trova acqua per lavarla si può usare anche il secondo giorno senza disagi. Quella che ho provato è la Icebreaker “skin 200”, marchio della Nuova Zelanda ma made in china. </p><p>Ma soprattutto dove la lana merinos è invincibile è nel non dare mai il senso di umidità sulla schiena. Può essere bagnata di sudore, ma non procura nessun malessere, pensate a quei momenti in cui si arriva in maglietta a maniche corte su di un passo ventoso, oppure a quando la tappa è lunga e si arriva all’imbrunire, che il sudore ti si gela addosso e arrivano i brividi… bè, tutto questo con la lana merinos è assolutamente assente! </p><p>E per adesso è tutto, vi rimando alla prossima puntata, in cu ivi racconterò altre prove “sul campo” di materiali da trekking, sperando di esservi utile per le vostre scelte. </p><p>Luca Gianotti </p>]]></description><pubDate>Sun, 8 Apr 2007 16:34:15 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=155]]></link><category><![CDATA[Attrezzatura e materiali]]></category></item><item><title><![CDATA[Argentario 2007: la costa dei butteri]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/153_1_argentario0_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br />Il nostro Alessandro Vergari durante i viaggi che "guida come guida" ama far riflettere e talvolta scrivere i camminatori: è come se cercasse ogni tanto di stimolare in loro quell'istinto che talvolta resta represso di tirare fuori le proprie emozioni e metterle per iscritto. A fine trekking poi, Alessandro raccoglie quello che i viaggiatori e le viaggiatrici hanno scritto e leggere quegli appunti spesso vuol dire condividere e rivivere. Grazie a chi di questi appunti è l'autore: Alessandra, Franca, Giovanna, Graziella, Licia, Lorena, Luigi, Marcello, Maria Carmen, Massimo, Roberto, Rosa, Silvia e Silvia.<br /><br />Abbiamo camminato tutta la mattina e non siamo nemmeno alla Tagliata!<br />Ma è l’ora di pranzo, e io mi cullo, che è tutto brullo, ma nel raggio di chilometri non v’è neanche un trullo,<br />oh come mi sento grullo!<br />Ma alla sera la meta agognata,<br />e domani … un’altra bella giornata!<br /><br />Camminare per cercare libertà dalla vita quotidiana acquisendo “ritmi” nuovi e differenti dai quali reimparare a vivere il proprio “cammino” ogni giorno.<br />Camminare: ultimo gesto “rivoluzionario” del nostro tempo. Scoperta della forza indocile delle gambe e della schiena carica solo dell’essenziale.<br />Camminare per condividere, anche solo in minima parte, la fatica di chi cammina perché costretto dalla sete a cercare l’acqua per vivere..<br />Grazie a tutto il gruppo per questi giorni preziosi.<br /><br />Grazie, è la parola che più rappresenta ciò che voglio dirvi in questo momento.<br />Grazie ai compagni di viaggio, sempre discreti e sensibili, ma non per questo meno simpatici e divertenti.<br />Grazie a questo tratto di meravigliosa Toscana e alla nostra mitica guida Alessandro… e per finire il mio grazie più grande va al SOLE che ci ha sempre tenuto compagnia!!<br />A presto su nuovi sentieri…<br /><br />Occasioni d’incontro offerte da un mare che unisce più che dividere. Per contrario mi viene in mente l’orgogliosa solitudine degli oceani.<br />Mi piacerebbe leggere insieme la fragilità del tempo sui rami secchi abbandonati dall’onda sul mare. <br />Ma tu non ci sei!<br /><br />Non amo volare.<br />Il mare spesso lo temo.<br />Ma camminare… si amo camminare<br />e percorrere i sentieri della vita.<br /><br />Quando cammino il mio cuore si riempie di gioia, la mia mente si svuota e il mio corpo diventa forte.<br />Anni camminando ho vinto una grande battaglia e una scommessa con me stessa; e ora sono libera di apprezzare i piccoli miracoli che la vita compie per me!<br />10 alla boscaglia<br />10 al dolce Alessandro che con coerenza e professionalità ci ha regalato momenti indimenticabili.<br /><br />Ascoltare il fragore del mare e accogliere i pensieri che arrivano sul filo dell’onda.<br />Poi, passo dopo passo, percorrere il profilo di dolci colline accompagnati dal profumo del mare che, poco distante, sorveglia il sentiero.<br />Camminando riprendi a sentire.<br />Camminando, con il vento che ti viene incontro, ti accorgi di essere vivo.<br /><br />Meno bello è sapere<br />Che finisce<br />Meno bello e sapere<br />Che ci si deve lasciare<br />Più bello è sapere<br />Questo ricamo di sentieri <br />Sulla buccia della terra<br />Splendidi<br />Foss’anche solo<br />Per lasciarli al vento.<br /><br />Ascolta il mare <br />e la mente si placa<br />Nessun pensiero, <br />nessun altro desiderio<br />Impronte pesanti <br />sulla sabbia segnano<br />Il nostro passaggio: <br />non importa,<br />saranno cancellati <br />alla prossima marea <br /><br /><span style="font-weight: bold;">Parole in cammino</span><br />Gabbiani morette cormorani aironi garzelle nutrie <br />Orione Pleiadi Stella Polare<br />Tiburii Barbarossa Maremma Amara<br />Marruca Salsapariglia asfodeli insetti ronzanti vento ritmo del cuore voce umana silenzio haiku<br />Frammenti di vita passo leggero solitario o condiviso<br />Duro asfalto, vento contrario. Quanto manca? Storie che viaggiano stanchezza<br />Il mare al tramonto allarga il cuore<br />Salite discese gradini e svolte – La tagliata e lo Spacco della Regina<br />Piedi nudi nella pineta daini fenicotteri cormorani <br />Sughere salicornia caravaggio<br />Salite gradini e forti. Vedo il mare e l’anima sorride<br /><br />Daini, fenicotteri, cormorani, conigli…<br />Erbette, pini, campagna, colline…<br />Mare, sole, sabbia<br />Allegria, giochi, compagnia, coccole,<br />intimità, risate…<br />non c’è mancato proprio nulla…<br />neppure le spine….<br />Che sono dolorose e ci ricordano che la vita non è sempre una bella vacanza.<br />Ma se si vive con semplicità, imparando ad apprezzare e valorizzare le piccole cose, si possono superare più facilmente i dolori e gioire di questa vita e di questa terra che ci regala così tanto.<br /><br />“Perder tempo” è uno dei problemi che, a volte, ci assillano.<br />In questo viaggio ho rivisto questo preconcetto: abbiamo sicuramente perso tempo, non abbiamo usato i mezzi più veloci o più idonei, ma questo ci ha permesso di ascoltare il mondo intorno a noi, i suoni del mare, del vento e anche di ascoltarci l'uno con l'altro.<br /><br /><span style="font-weight: bold;">La vendetta dell'anguilla</span><br />Il 22 di febbraio l'incontro con il gruppo è, a dir poco, sconvolgente, facce truci, arcigne e diffidenti.<br />La nostra guida poi... un altezzoso e sprezzante losco figuro che ci atterrisce. <br />Prima di iniziare il giro ci declama:<br />le previsioni del tempo (orribili!)<br />l'oroscopo di Branco<br />il bollettino della borsa<br />Il giro inizia e continua mentre i componenti del gruppo si guardano in cagnesco e si sparlano dietro gli zaini.<br />Arrancando visitiamo luoghi anonimi e senza storia. Ogni tanto la guida ci blocca il cammino e ci legge poesie della Lecciso e di Massimo Giletti, da lui definito “il massimo poeta”, tratte da Novella 2000.<br />Una del gruppo canta una canzone di Apicella (pare che costei si esibisca anche ad Arcore).<br />La sera i pasti sono scarsi e raffazzonati. D'altronde nessuno di noi mangerebbe. Un accolita di inappetenti!....<br />Ma, ma dove sono? Ah, ecco, era solo un sogno! Meglio un incubo! Sarà stata l'anguilla?<br /><br /><span style="font-weight: bold;">Ricetta “Tombolo della Feniglia”</span><br />14 persone ben assortite<br />1 brava guida<br />15 paia di scarponi<br />500 gr. Di buon umore<br />voglia di cammino<br />1 pizzico di avventura<br />1 lembo di terra toscana<br />10 brevi racconti<br />vento, aria salmastra, raggi di sole.<br /><br />Mescolare con cura le 14 persone, la buona guida, gli scarponi e la voglia di cammino. Aggiungere poi a caldo i 500 gr. Di buon umore e finire con 1 pizzico di avventura.<br />Svolgere il  tutto su un lembo di terra Toscana spruzzando con vento, aria salmastra e raggi di sole. Decorare con 10 brevi racconti. Vivere a fondo e conservare con cura quanto ne viene.<br /><br /><br /><br />

]]></description><pubDate>Tue, 3 Apr 2007 10:35:34 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=153]]></link><category><![CDATA[Viaggi]]></category></item><item><title><![CDATA[OGM: sei pro o contro?]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/151_1_image_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br />
In questi giorni si sta discutendo il regolamento europeo sulle coltivazioni biologiche e le nuove norme che il Parlamento Europeo è chiamato a discutere riguardano una solgia di tolleranza (0,9%), circa la presenza di &quot;<span style="font-weight: bold;">residui OGM</span>&quot; all'interno di prodotti biologici. Le associazioni ambientaliste si stanno mobilitando a livello europeo per fare in modo che queste norme non vengano approvate. Io sono d'accordo con loro. Dall'altra parte però ci sono i sostenitori dell'OGM, che non sono solamente gli ingegneri ed i dirigenti delle solite multinazionali che di OGM vivono, ma anche scenziati di casa nostra che non hanno interessi in ballo. Uno di questi è il <span style="font-weight: bold;">Professor Veronesi</span>, ex Ministro della Repubblica ed uno dei luminari assoluti in materia di Oncologia e prevenzione ai tumori. Veronesi, <span style="font-weight: bold;">vegetariano convinto</span>, qualche anno fà si disse entusiasta dei cibi OGM: <span style="font-style: italic;">&quot;I cibi geneticamente modificati (Ogm) non nascondono alcun rischio per la salute. Nessuna indagine epidemiologica dimostra l'esistenza di danni provocati da questi alimenti, che anzi sono piu' sicuri di quelli cosiddetti 'naturali' perche' molto piu' controllati. E diro' di piu'. Se in Italia si potesse scegliere, personalmente vorrei nutrirmi di mais transgenico''</span> (Adnkronos 3/11/2004). E' chiaro che Veronesi in questa sua dichiarazione d'amore non prenda in considerazione le conseguenze sconosciute, cioè quelle a lungo termine (gli OGM sono cosa piuttosto recente) e non prenda in considerazione nemmeno l'aspetto ambientale, ma è anche vero che la sua sia autorevole opinione. Voi cosa ne pensate?<br /><br />Alessandro Guardabassi<br /><br />ps: di seguito il link per aderire alla campagna dell'<span style="font-weight: bold;">AIAB</span> contro l'introduzione della soglia di residuo OGM negli alimenti biologici.<br />]]></description><pubDate>Tue, 13 Mar 2007 10:16:41 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=151]]></link><category><![CDATA[Ambiente]]></category></item><item><title><![CDATA[Grifoni avvelenati]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/150_1_griffone_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p><strong>Ci risiamo!</strong> </p><p>La notizia di Adnkronos dice &quot;Sono 14 gli esemplari di grifoni avvelenati negli ultimi giorni. Lo conferma il Parco Regionale Sirente Velino&quot;. </p><p>Faccio un appello a tutti quelli che vivono dalle parti della Marsica e a cui sta a cuore la vita, mettiamo in pratica le idee bellissime che erano uscire da questo blog? </p><p>(vedi dibattito: <a href="/post01.asp?id=133">http://www.camminarelento.it/post01.asp?id=133</a> )</p><p> Ecco la notizia di ieri: &quot;Sono state trovate altre carcasse di grifoni nella zona di Magliano dei Marsi. Sommate a quelle dei giorni passati il numero dei grifoni morti in pochi giorni sale a quattordici. Il rinvenimento e' avvenuto in aperta campagna in localita' Corcumello, una frazione del comune di Capistrello ad opera degli uomini del Comando Stazione di Magliano dei Marsi Bis e del Coordinamento Provinciale de L'Aquila del Corpo forestale dello Stato. Le caracasse, rimosse e consegnate agli esperti dell'Istituto Zooprofilattico di Teramo per l'esame autoptico, non presentano segni esterni di ferite da arma da fuoco. Con tutta probabilita' gli animali sono stati avvelenati. Sono dieci i Comandi Stazione del Corpo forestale in stato di allerta. Tutte le pattuglie in servizio sul territorio, hanno l'incarico di prestare la massima attenzione ai segni che rivelano la presenza di grifoni nelle vicinanze. Secondo i responsabili della Forestale, i volatili potrebbero aver mangiato delle carcasse di animali avvelenate da un allevatore. Ora l'attenzione e' rivolta alle altre specie di fauna protetta, come orsi, lupi e aquile reali, che vivono all'interno del Parco Regionale Sirente Velino e della Riserva Naturale Orientata del Monte Velino e che potrebbero correre lo stesso rischio. &quot; </p><p>Se ci state a far partire una campagna di sensibilizzazione, io sono pronto!! </p><p>Luca Gianotti </p>]]></description><pubDate>Mon, 5 Mar 2007 8:53:14 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=150]]></link><category><![CDATA[Ambiente]]></category></item><item><title><![CDATA[Considero Valore]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/149_1_146_1_ERRI-DE-LUCA-013Bis_small_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br />Qualche giorno fà durante la trasmissione televisiva "Le invasioni barbariche", sono stato colpito da un uomo intervistato che non indossava l'abito di ordinanza (giacca e cravatta), ma un pile della Montura. Aveva un viso interessante e delle belle e profonde rughe. Era Erri De Luca, scrittore, giornalista, poeta. Alla fine dell'intervista recita una poesia, secondo me molto bella, su ciò che lui consideri come un valore. Mi è venuto allora in mente che questo spazio potesse diventare quel luogo dove scrivere cosa si consideri come valore.<br /><br />Alessandro Guardabassi<br /><br /><span style="font-weight: bold;">Valore, </span><span style="font-style: italic;">di Erri De Luca</span><br /><br />Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.

<br />Considero valore il regno minerale, l'assemblea delle stelle.

<br />Considero valore il vino finche' dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si e' risparmiato, due vecchi che si amano.

<br />Considero valore quello che domani non varra' piu' niente e quello che oggi vale ancora poco.

<br />Considero valore tutte le ferite.

<br />Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordare di che .

<br />Considero valore sapere in una stanza dov'e' il nord, qual e' il nome del vento che sta asciugando il bucato.

<br />Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.

<br />Considero valore l'uso del verbo amare e l'ipotesi che esista un creatore.

<br /><br />Molti di questi valori non ho conosciuto. ]]></description><pubDate>Fri, 23 Feb 2007 16:25:31 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=149]]></link></item><item><title><![CDATA[Per gli appassionati di asini]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/147_1_ninosmall_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa riflessione di Sandro Useli, presidente dell'Associazione L'Asino, di cui La Boscaglia è socia dalla fondazione.</p><p>LA MORTE DELL’ASINA </p><p>Sulla storia dell’asinella di S. Giovanni in Persiceto, che subito dopo aver tirato il carretto carico di allegria e scherzo è stramazzata al suolo senza vita, cerco di non farmi condizionare dalla drammaticità dell’evento, che pare accaduta apposta per toccare le corde del sentimento che è di persone sensibili. </p><p>Altri asini muoiono nelle stalle malsane, nei tir non disinfestati, durante massacranti giorni di viaggio da paesi lontani, senza nemmeno riuscire a morire nel mattatoio della città straniera che li “accoglie”; altri scuoiati vivi o presi a roncolate per dar sfogo a chi sa quali raccapriccianti desideri dell’uomo. </p><p>Gli animali, come l’uomo, muoiono; a volte per cause improvvise ed imprevedibili, altre per cause indotte dalla ignoranza e dalla trascuratezza. Senza conoscere il perché della fine dell’asinella, mi soffermo a riflettere sull’alta soglia di sofferenza e dolore che caratterizza gli asini: <strong>se ti avvertono, lo fanno quando sono molto vicini alla fine</strong>. </p><p>Davanti ad un fatto del genere viene spontaneo pensare subito in termini protettivi: gli asini vanno alimentati, protetti dal caldo e dal freddo, curati, vaccinati e quanto altro possiamo dedicargli. Magari esagerando; non pensiamo che, <strong>da soli in libertà, loro saprebbero come difendersi</strong>, che noi ci prendiamo questa responsabilità e spesso non ne siamo pronti. </p><p>Ultimamente, nella frequentazione di asinari ed asini, ho registrato un forte incremento di asini morti. Sono quasi tutti allevatori per “affezione”, quindi tendenzialmente sensibili e pieni di attenzioni verso i propri animali, spesso sono abbastanza esperti, raramente sfruttano le energie fisiche dell’asino se non in minima parte. </p><p>Nei tempi in cui l’asino veniva usato come strumento di lavoro, del mondo rurale ma anche urbano, con le dovute proporzioni sull’entità della popolazione asinina, <strong>le morti erano assai rare</strong>. Alcune canzoni e storie espresse da quel mondo ci raccontano l’eccezionalità del fatto drammatico di una morte tanto dolorosa. </p><p>Altrettanto nei paesi dove l’uso non è cambiato poi tanto (Egitto, Tunisia, Marocco) <strong>gli asini campano spesso tutti i loro anni</strong>. </p><p>Ed allora mi viene da riflettere: cosa è cambiato? Quale è la condizione diversa? Beh, non ho tante risposte, ma una cosa è certa, <strong>è cambiata l’interpretazione dell’animale</strong> oltre, ovviamente, la dimensione empirica, il grado di conoscenza del rapporto quotidiano e diffuso con l’animale, rispetto alle poche esperienze di ora. </p><p>Un sospetto ce l’ho: <strong>trattato da animale d’affezione si rischia una condizione non idonea alle esigenze dell’asino</strong>, il quale non è un animale da tenere stabulato, e neanche da sovralimentare, nè da alimentare irregolarmente, ma neanche da tenere inattivo (è un animale moderatamente dinamico per via dell’innata curiosità e del continuo cercar cibo) per poi improvvisamente richiedergli sforzi fisici. </p><p>Tutta da valutare poi la problematica degli spostamenti con automezzi, e da tener presente la <strong>scarsa esperienza di gran parte dei veterinari</strong> per un animale diventato raro e poco trattato, o erroneamente trattato come un cavallo. Insomma, l’esigenza è quella di ristudiare le caratteristiche dell’asino,  sperimentare con tanta, tanta cautela la nuova vita che si vuole dargli e registrare ogni informazione utile alla prevenzione della salute.<br />Cosa possiamo fare noi? In aggiunta alle elementari accortezze e cure che sono la base per il mantenimento di un animale addomesticato, la nostra azione dovrebbe essere orientata alla raccolta meticolosa e condivisa  di informazioni derivanti dal monitoraggio e dalla casistica esperienziale sulle problematiche e sul benessere dei nostri asini.  Creare e razionalizzare la conoscenza che ci riconduca all’allevamento ottimale del “nuovo” asino.<br />Sandro Useli<strong style="font-weight: normal;"> </strong></p>]]></description><pubDate>Wed, 21 Feb 2007 10:40:40 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=147]]></link><category><![CDATA[Ambiente]]></category><category><![CDATA[Viaggi]]></category><category><![CDATA[Turismo responsabile]]></category></item><item><title><![CDATA[Passi da formica ]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/145_1_maternitaGauguin_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Camminare lento: una cosa che cerco di fare quando porto in giro il mio cagnolino che ormai, vecchiotto, non mi tira più.</p><p>Cerco il mio ritmo, uscendo da quello della città che mi corre intorno. A questo proposito voglio raccontarvi un'esperienza che ho fatto durante un corso di ginnastica posturale.</p><p>La nostra maestra (?) ci ha fatto camminare su e giù per la grande palestra, sia a "passi da leone" che a "passi da formica", micro-passetti che subito ci fanno assomigliare a vecchietti quasi immobilizzati. Beh, mentre sul "leone" non notavo niente di particolare, essendoci avvezza, non avete idea di quello che si è sciolto nella mia spina dorsale durante i passi da formica! <strong>Si è creato un allungamento, un rilassamento e un riallineamento veramente incredibile.</strong></p><p>Provatelo! Ma bisogna vincere la resistenza di "vedersi" decrepiti.... </p><p>Complimenti per la vostra bella newsletter.Prima o poi mi associerò a una vostra iniziativa camminante. Ciao </p><p>Concetta da Roma </p>]]></description><pubDate>Thu, 15 Feb 2007 17:13:56 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=145]]></link></item><item><title><![CDATA[Riservato alle donne]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/144_1_mooncup_coppetta_mestruale_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Mi rivolgo a tutte le donne/ragazze che seguono questo blog. </p><p>Qualche mese fa, su consiglio di Elena (vedi "Elogio del fazzoletto di cotone"), sono andata a dare un'occhiata al sito che vende assorbenti lavabili di cotone e ho trovato un oggetto a dir poco rivoluzionario. In realtà questo oggetto esiste già dagli anni 20 ma in Italia è stato commercializzato solo da qualche anno. </p><p>E' una sorta di coppetta in silicone che funge da assorbente interno. Nel sito che mi ha consigliato Elena la vendono a 35 € più 5 € di spedizione (un prezzo decisamente altino per una semplice coppetta, ma considerando che dura 10 anni, ne vale comunque la pena). Con un flusso normale potete tenerlo circa 8 ore. Quando lo levate va solo risciacquato sotto la normale acqua del rubinetto e reinserito. Tra un ciclo e l'altro (quindi ogni mese) va sterilizzato, ossia va mantenuto nell'acqua bollente per 5 minuti. Potete utilizzarlo anche la notte. </p><p>In sintesi vi dico quali sono i vantaggi rispetto a tutti gli altri tipi di assorbenti (interni, esterni, lavabili, e non): </p><p>1) Dura 10 anni... quindi per 10 anni non comprate più un assorbente. </p><p>2) Si inserisce e si leva facilmente anche se la prima volta che l'ho vista avevo i miei dubbi. </p><p>3) In viaggio non dovrete portarvi più pacchi e pacchetti di assorbenti... basta questa semplice coppetta che, tanto per darvi un'idea, sta nel palmo di una mano </p><p>4) rispetto ad un assorbente interno usa e getta, cito testualmente dal sito, "non assorbe il muco vaginale, che è il naturale meccanismo di difesa del tuo corpo, e non lascia residui di fibre sulle pareti della vagina" </p><p>5) Ovviamente, una volta inserita, non si sente nulla... ma proprio nulla </p><p>Consiglio a tutte di provarla... E' un oggetto troppo comodo! E per di più senza controindicazioni!!!! Io mi ci sono trovata benissimo! </p><p>Questo il link per saperne di più e per acquistarlo <a href="http://www.labottegadellaluna.it/moon_c.html ">http://www.labottegadellaluna.it/moon_c.html </a> </p><p>Se siete di Roma Elena mi ha consigliato questo negozio in cui comprarla ad un prezzo inferiore <a href="http://www.gustoecologico.com">www.gustoecologico.com</a> </p><p>Sembra che si trovi a prezzi inferiori anche su ebay e sul sito inglese <a href="http://www.mooncup.co.uk">www.mooncup.co.uk</a></p><p>Elettra </p>]]></description><pubDate>Sun, 11 Feb 2007 16:45:12 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=144]]></link><category><![CDATA[Decrescita]]></category></item><item><title><![CDATA[Una cava ove passò Francesco]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/143_1_san_francesco_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>“San Francesco passò da queste parti, di ritorno da Celano. Arrivò attraverso Forca Caruso, sopra un asino, ma nelle salite e quando non era attorniato dalla folla, preferiva camminare a piedi. L’intera popolazione di Sulmona gli andò incontro…” </p><p>(Ignazio Silone “L’avventura d’un povero cristiano”) </p><blockquote dir="ltr" style="MARGIN-RIGHT: 0px"><p align="right">Alla Regione Abruzzo Direzione Parchi, Territorio, Ambiente, Energia, Servizio Beni Ambientali- Aree Protette e Valutazioni Ambientali – Ufficio Valutazioni Ambientali- </p><p align="right">Via Leonardo da Vinci, 1 - </p><p align="right">67100 L’Aquila </p></blockquote><p align="justify">Il sottoscritto Luca Gianotti, a nome e per conto dell’Associazione “La Boscaglia” viaggi a piedi , esprime il proprio parere contrario all’apertura di una attività estrattiva di inerti in località Montrilli, indicata come Valle Lanci, comune di Castelvecchio Subequo, di cui all’avviso pubblico del 19.12.2006. Siamo un’associazione nazionale che ha nelle finalità statutarie quella di diffondere il camminare come attività turistica eco-compatibile, organizzando trekking in italia, Europa e Africa. Tra i nostri itinerari uno passa lungo l’antico tracciato della vecchia Tiburtina, che corrisponde anche al tracciato del tratturo Celano-Foggia. E’ un itinerario, il nostro, di grande interessa storico-naturalistico, che parte da Tagliacozzo e arriva a piedi a Sulmona dopo 7 giorni di cammino. Proponiamo questo itinerario anche accompagnati dagli asini che portano i bagagli. Il posto ideale per passare dala Marsica alla Valle Peligna è Forca Caruso, per motivi storici (oltre a quelli citati, la suggestione del passaggio di San Francesco su di un asinello e il seguire il percorso dei viaggiatori ottocenteschi come Edward Lear), naturalistici e logistici. Sull’asse Cerchio-Forca Caruso-Anversa degli Abruzzi, infatti, ci sono alcuni agriturismi biologici molto ospitali dove i nostri gruppi possono incontrare l’ospitalità abruzzese e i sapori veri della sua terra. Ma se verrà aperta un’altra cava, cosa rimarrà di tutto cio? Ben poco!! Già adesso il transito dei camion carichi di ghiaia è di grande disturbo per chi cerca un’immersione nella natura e nella storia, con una cava così vicina al nostro itinerario saremmo probabilmente costretti a rinunciare al viaggio stesso. Questo viaggio è facilmente riproducibile da altre associazioni e organizzazioni, per cui potrebbe diventare uno dei flussi di turismo naturalistico più interessanti della zona. E’ un peccato che per l’interesse di un cavatore si sacrifichi (e per sempre, si badi bene) l’opportunità di molti di poter godere di tante suggestioni, senza dimenticare che per l’economia del luogo il passaggio di turisti a piedi è una possibile ricaduta positiva e duratura (apertura di bed&amp;breakfast, agriturismi, ecc.). Quindi ci auguriamo davvero che la Regione Abruzzo sappia essere lungimirante, e sappia impedire che quell’angolo di natura venga cancellato. Alleghiamo il programma del nostro viaggio, dal titolo molto significativo “Viaggio nell’Abruzzo Interiore”. Cordiali saluti </p><p align="justify">Luca Gianotti Associazione La Boscaglia </p><p align="justify"> Nella foto: verso Forca Caruso </p>]]></description><pubDate>Mon, 5 Feb 2007 8:31:3 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=143]]></link><category><![CDATA[Ambiente]]></category></item><item><title><![CDATA[Consigli per comprare le racchette da neve]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/141_1_lightning_ascent2_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>E’ arrivata la neve! Qualche consiglio per chi vuole avvicinarsi al camminare con le racchette da neve o ciaspole, e non sa quali comprare. </p><p>Premessa: ci sono differenze di prezzo enormi, tra le racchette da neve economiche (70-90 euro) e quelle più costose (250 euro). Per chi si avvicina possono bastare anche racchette economiche. Gli svantaggi: plastica rigida, per cui su terreno duro non c’è ammortizzazione, il colpo è secco, e per giunta rumoroso sulla neve (quelle più care hanno una base in gomma elasticizzata). Questo lo svantaggio principale, poi ci sono le differenze tra modello e modello. </p><p>Allora. Vediamo nella categoria economica cosa vi posso consigliare: </p><p><strong>Inook</strong> XMT e Odyssey: è una di queste ciaspole molto rigide, e rumorose, ma sono costruite bene, si regola comodamente la misura della scarpa, costano tra gli 80 e i 100 euro. Ottime per iniziare. Da Decatlon con il marchio Quechua se ne trova un tipo simile (semplificato) a prezzi anche inferiori (60 euro). </p><p><strong>Folly’s</strong>: distribuite da Ferrino, galleggiano bene, si regolano abbastanza bene, sono più ammortizzate delle precedenti perché hanno il telaio in plasitca rigida ma la parte centrale in fettuccia di poliestere. E’ quindi più silenziosa. Con l’alzatacco si flette molto la struttura. Costo: 80-100 euro. Buona alternativa alle prime. </p><p><strong>TSL</strong> 225 Rando: è la ditta francese più conosciuta, sono ciaspole rigide, hanno dei buoni ramponi in punta, alzatacco stile sci-alpinismo, sono un po’ piccole per la neve molto polverosa, dove affondano troppo. Rumorose e un po’ rigide nella progressione. Costo 100-130 euro. Per appassionati più sportivi rispetto alle precedenti. </p><p>Questo per quanto riguarda la fascia di prezzo economica. Sono tutte racchette francesi, quindi di concezione alpina, adatte per nevi dure o ghiacciate. Ma meno divertenti su nevi alte e poverose. La fascia più costosa invece è di racchette da neve di tipo americano-canadese, più lunghe, per affondare meno, con telaio in alluminio tubolare e parte centrale in plastica elastica. </p><p>Alcuni modelli consigliati: </p><p><strong>Tubbs</strong>: è la marca americana più conosciuta, ha qualche limite sul ripido e sul laterale, è più adatta per boschi , e grandi nevicate. Questi modelli meno rigidi sono molto più divertenti in discesa, dove si può correre molto di più. Costa 200-230 euro, la differenza è nei materiali di costruzione. </p><p><strong>MSR</strong> Lightning Ascent: le sto usando da un anno, a me piacciono molto, ma non le consiglio perché costano troppo, 250-280 euro. Invece che alluminio tubolare sono in alluminio laminato verticale, e tutto il perimetro è “dentato” garantendo ottima presa in ogni condizione. In più ci sono punte ramponate sulla punta dell’attacco. Ottimo l’alzatacco, velocissimo e geniale il sistema di attacco, sono le più leggere sul mercato, hanno vinto un premio come miglior tecnologia applicata a un attrezzo da montagna. Per specialisti. </p><p>E ora, buone ciaspolate! </p><p>Luca Gianotti </p>]]></description><pubDate>Tue, 30 Jan 2007 19:24:21 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=141]]></link><category><![CDATA[Attrezzatura e materiali]]></category></item><item><title><![CDATA[Viaggia a metano]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/140_1_multipla_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Ciao a tutti, ho acquistato un'auto a Metano. E voi direte, ma chi se ne importa!! Invece vorrei farvi riflettere sui tanti benefici che questa scelta comporta. </p><p>A parte il fatto di NON INQUINARE, che ovviamente per me era l'aspetto più importante, ci sono però anche aspetti economici molto interessanti. </p><p>1° - Per l'acquisto di un'auto nuova a Metano esiste un'incentivazione di 1.500 €, mentre se trasformi un'auto a benzina in Metano l'incentivo è di 650 € </p><p>2° - Il consumo è ridotto del 60%. In pratica faccio un pieno con 21 € !!, quindi il costo è di 1 € ogni circa 20 km. Gran risparmio!!! </p><p>3° - Non si paga il bollo di circolazione, altro bel risparmio! </p><p>4° - Tutto il motore è soggetto ad un usura inferiore rispetto all'auto a benzina del 50%. Altro bel Risparmio </p><p>5° - l'auto a metano può circolare sempre, anche nelle giornate di divieto, e nelle zone ztl ambientali. 6° - Il Metano è un gas naturale, quindi non subisce alcun processo di raffinazione.(zero inquinamento) </p><p>6° - Viaggio e NON INQUINO Non vi sembra interessante? </p><p>Passa al Metano! Ciao Mauro </p>]]></description><pubDate>Tue, 30 Jan 2007 17:19:17 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=140]]></link><category><![CDATA[Ambiente]]></category></item><item><title><![CDATA[Fioriture anticipate]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/139_1_primule2_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Sull'appennino presso il passo della Colla di Casaglia ho visto le prime primule. </p><p>Segnalate le fioriture in anticipo da tutta l'Italia. Chi ha visto i primi mandorli in fiore? </p><p>Alessandro Vergari </p>]]></description><pubDate>Mon, 22 Jan 2007 10:55:25 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=139]]></link><category><![CDATA[Ambiente]]></category></item><item><title><![CDATA[Di ritorno dall'ennesimo Capodanno in Sicilia]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/138_1_MonteCofano2_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br />
<p>Indimenticabile - naturalistico - particolare - rigenerante - selvatico - storico - energetico - echipiùnehapiùnemetta.. </p><p>Cos’è che permette al ritorno a casa di dire: “bello stò viaggio ‘azz!” </p><p>È l’eco della frase che ogni guida vorrebbe tornasse dai ns, seppur per brevi periodi, compagni di viaggio. </p><p>Nella costruzione (che brutta parola!! ma da buona guida-geometra non mi viene altro..) di un viaggio si tiene conto di innumerevoli componenti. </p><p>I luoghi, la storia, la “naturalità”, l’approccio della guida, il gruppo, le strutture, i percorsi, il clima, la gastronomia, gli imprevisti veri e gli imprevisti previsti ed organizzati (quelli un cui la guida generalmente esclama un “ohhh”sba_lordito sba_digliando), il gruppo, l’energia, e insomma altre tremila fattori prevedibili ed impalpabili.. </p><p>Sono i luoghi percorsi? Forse basta che siano bellissimi e particolari? No, non basta.. Che sia la guida? Simpatica, professionale, dotta, affabile? No, troppo difficile non oltrepassare le innumerevoli linee rosse (gentile ma non servile, di polso ma non autoritario, professionale ma non asettico e distante..ecc.). Potrei continuare per righe e righe e righe ma vi risparmio. </p><p>Ognuna delle componenti suddette ha il suo rovescio della medaglia o la sua dominante insufficiente. Fondamentalmente io, faccio ciò che a me piace fare. Non sempre, ma quasi. Tocca sempre piegarsi all’idea del passo-dell’adattamento-dellospirito-delle orme.. di ogni prevedibile partecipante. Ma ho comunque l’arroganza di credere che le sensazioni e le emozioni personalmente provate siano trasmissibili e conducibili in pochi giorni di “fratellanza motoria”. Comunque sia e lo si ponga, è sempre un interrogativo forte, che chiunque organizzi e conduca viaggi a piedi e soprattutto responsabili, ha! </p><p>Anche quest’anno ho risolto il comune annoso problema di “che si fa per capodanno?” col mio viaggio boscaglia. Non ricordo neanche a che anno sono...ma ricordo uno per uno tutti i partecipanti… Anche di questo mi rimarrà il ricordo delle persone con cui ho camminato. Non mi prolisserò nel descrivere loro o le emozioni vissute o le risate o…perchè interesserà poco i lettori del blog ma sappiate che le parole dette ad ognuno di voi nel salutarci sono e restano una promessa, così come le vostre, strane (hai un anima gialla con venature grigie) e pindariche (…) restano nel mio cuore. Da ognuno di voi sedotto, illuso ed abbandonato ma…”È stato proprio bello stò viaggio ‘azz!” </p><p>Torno al motivo mio nel blog. Saranno stati i miei giringiro per mamma africa, sarà il sole siculo, sarà (…censura..) chissà che altro ma…per voi, cos’è che vi ha permesso rientrando a casa di dire “proprio bello stò viaggio ‘azz.” ? Buon cammino a tutti!!! </p><p>Turi </p>]]></description><pubDate>Tue, 16 Jan 2007 13:18:32 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=138]]></link><category><![CDATA[Viaggi]]></category></item><item><title><![CDATA[Un acrostico per Boscaglia]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/136_1_scrivere_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br />
<p>Ha iniziato Gianluca, facendo gli auguri in forma di acrostico: </p><p style="color: rgb(0, 0, 0);"><span style="font-weight: bold;">B</span>ellezza </p><p style="color: rgb(0, 0, 0);"><span style="font-weight: bold;">O</span>rienta </p><p style="color: rgb(0, 0, 0);"><span style="font-weight: bold;">S</span>ereno </p><p style="color: rgb(0, 0, 0);"><span style="font-weight: bold;">C</span>ammino. </p><p style="color: rgb(0, 0, 0);"><span style="font-weight: bold;">A</span>uguro </p><p style="color: rgb(0, 0, 0);"><span style="font-weight: bold;">G</span>ioia, </p><p style="color: rgb(0, 0, 0);"><span style="font-weight: bold;">L</span>ibertà, </p><p style="color: rgb(0, 0, 0);"><span style="font-weight: bold;">I</span>nfinito </p><p><font color="#ff0000" style="color: rgb(0, 0, 0); font-weight: bold;">A</font>more! </p><p>Perchè non fare un gioco? Ce lo ha suggerito Roberto: che ognuno si cimenti con un acrostico per Boscaglia! </p>]]></description><pubDate>Mon, 8 Jan 2007 15:59:3 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=136]]></link><category><![CDATA[La Boscaglia: vita associativa]]></category></item><item><title><![CDATA[Capodanno in Marocco]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/135_1_carovana2_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>...ciao...sono appena tornato dal deserto marocchino... </p><p>..il mio animo è cosi' pieno di sensazioni che sembra volerle esplodere da un momento all'altro nonostante il cielo grigio di Milano invece sembra voglia soffocarle... </p><p>..non ci riuscirà...;-) </p><p>..ora è troppo presto per fare un commento al viaggio ma mi piaceva condividere con Tutti voi il bagno di ENERGIA, LUCE, COLORI E UMANITA' meraviglioso in cui mi sono immerso... e UN ABBRACCIO DI CUORE A TUTTI I COMPAGNI CHE SI SONO IMMERSI CON ME... </p><p>Giorgio </p>]]></description><pubDate>Mon, 8 Jan 2007 15:50:19 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=135]]></link><category><![CDATA[Viaggi]]></category></item><item><title><![CDATA[Capodanno al casale le Crete]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/134_1_14_l_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br />Si è concluso da un paio di giorni il Capodanno al Casale le Crete: un viaggio fatto di belle camminate tra la neve, buon cibo e buoni vini. Per quattro giorni abbiamo camminato tra le montagne della Marsica, con un'escursione a <span style="font-weight: bold;">Zompo lo schioppo</span>, tra i faggi e le rare piante di tasso, una ai piedi dell'imponente <span style="font-weight: bold;">Monte Sirente</span>, una al <span style="font-weight: bold;">Rifugio Sebastiani</span> e la passeggiata conclusiva di inizio anno attraverso i borghi che si trovano introno al Casale. La neve ci ha accompagnati ma senza permetterci di utilizzare le ciaspole (l'inverno insolito fa anche di questi scherzi), anche se da Campo Felice al rifugio Sebastiani la neve era davvero tanta ma la pista era ben battuta dagli escursionisti. Il bello delle escursioni, oltre ai bei luoghi visitati, è stato il senso di isolamento, di "selvaticità" per dirla con <span style="font-weight: bold;">Gary Snyder</span>, dato dalla quasi assenza di altri escursionisti. Abbiamo avvistato qualche traccia di lupo sulla neve ed i tre cani che ci accompagnavano erano nel classico moto perpetuo (fatta eccezione per la piccola Kira, che veniva spesso traghettata dalla sua padrona a bordo di un comodo marsupio...). Poi ci sono state le fantastiche cene dove abbiamo assaporato la cucina locale e vecchi piatti riscoperti, ed assaggiato i vini dei vitigni tipici di questo territorio. Poi la festa del 31 notte, dove i balli l'hanno fatta da padroni, è stata coronata dal falò del "vecchione", il pupazzo che rappresentava l'anno vecchio in cui i viaggiatori hanno inserito i propri "pizzini" con l'elenco delle cose da cancellare dell'anno che passava: un fuoco terapeutico e benaugurante. Poi il suono del tamburello, quello dell'organetto a "2 botte" e dei bicchieri che facevano cin cin. Poi le discussioni sull'aromaterapia e "l'assaggio" degli odori. Infine i saluti, quelli che non piacciono mai a nessuno, anche se sono sempre arrivederci al prossimo viaggio insieme.<br /><br />Clicca sull'immagine qui sopra per vedere alcune delle foto che sono state scattate...buon divertimento...e buon 2007.<br />
]]></description><pubDate>Wed, 3 Jan 2007 12:59:1 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=134]]></link><category><![CDATA[Viaggi]]></category></item><item><title><![CDATA[Il mio cane è stato ucciso]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/133_1_cane_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Un boccone avvelenato sul monte Nona ha provocato la morte del mio cane Guendalina</p><p> Voglio segnalare quanto mi è accaduto nel corso di un'escursione sulle Apuane sperando di fare qualcosa di utile per evitare il ripetersi di questa situazione. Sabato scorso stavo passeggiando con il mio cane (un setter inglese di robusta costituzione abituato a lunghe escursioni), nella zona del Monte Nona, sul sentiero 5, ad una distanza di circa un'ora dal Rifugio Forte dei Marmi e a circa 30 minuti dal Callare Matanna quando ho visto il cane inghiottire qualcosa. Non avevo dato particolare peso alla cosa. </p><p>Dopo circa un'ora, al Rifugio Forte dei Marmi, il cane ha cominciato a sentirsi male, con spasmi violenti che ne irrigidivano il corpo, ma senza vomito. Ho potuto solo trasportarlo a Stazzema dove è morto, un po' più di un'ora dall'inizio dei sintomi. Da quello che mi hanno detto i veterinari che ho consultato e ai quali ho riferito dei vari sintomi potrebbe verosimilmente trattarsi di avvelenamento da stricnina. </p><p>Vincenzo Freni </p>]]></description><pubDate>Wed, 27 Dec 2006 14:12:50 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=133]]></link><category><![CDATA[Ambiente]]></category></item><item><title><![CDATA[Decalogo per il turista senza fretta]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/132_1_carovana2_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br />
1) Scegliere un paese del quale si conosca almeno un po' la lingua. <br />2) Privilegiare i paesi dotati di piccole attrezzature turistiche: camere in affitto, piccole pensioni e mezzi pubblici di trasporto. <br />3) Prepararsi leggendo libri ambientati nella zona o testi di storia. <br />4) Definire una zona limitata, non più grande di una regione. <br />5) Scegliere una &quot;base&quot; in una cittadina piccola ma ben servita. <br />6) Scelta una sistemazione, fermarsi almeno 3-4 giorni, frequentare gli stessi locali (bar, ristoranti) più volte di seguito. <br />7) Leggere i quotidiani locali. <br />8) Evitare il più possibile l'automobile e utilizzare mezzi pubblici. <br />9) Parlare con la gente del luogo. <br />10) Lasciare a casa la macchina fotografica. <p>(fonte &quot;Modus&quot;, citato in Duccio Canestrini &quot;Andare a quel paese: vademecum del turista responsabile&quot;, Feltrinelli) </p>]]></description><pubDate>Sun, 17 Dec 2006 18:33:12 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=132]]></link><category><![CDATA[Turismo responsabile]]></category></item><item><title><![CDATA[Che ve ne sembra del catalogo 2007?]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/131_1_copertina2007_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Dovrebbe essere arrivato per posta a tutti i soci del 2006 e del 2005 da alcuni giorni, il nuovo catalogo viaggi a piedi della Boscaglia. </p><p>Qualcuno ha qualche commento, critica, osservazione? </p><p>Se non l'avete ricevuto, e vi interessa riceverlo, basta chiederlo utilizzando l'apposito modulo sul sito <a href="http://www.boscaglia.it">www.boscaglia.it</a> o scrivendo a <a href="mailto:segreteria@boscaglia.it ">segreteria@boscaglia.it </a> </p>]]></description><pubDate>Tue, 12 Dec 2006 15:34:49 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=131]]></link><category><![CDATA[La Boscaglia: vita associativa]]></category></item><item><title><![CDATA[Ricordo di Stefano]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/129_1_canariePPi_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>E’ un anno esatto che Stefano Bigi scompariva sul monte Aiona, nell'Appenino ligure; un anno fa le condizioni meteo erano molto diverse da oggi. Da alcuni anni gli appennini erano investiti da perturbazioni e bufere, il giorno dell’Immacolata. Quest’anno qui in Abruzzo piove, a dimostrazione di un anno diverso, di un inverno più tipido, almeno per ora. Riesco a scrivere poco, non sto bene, ho la febbre, ma volevo comunque ricordare quello che successe un anno fa, e quindi vi rimando alle pagine spontanee, caotiche, ma ricchissime che abbiamo costruito per dire NO, che non si organizzano così le escursioni in montagna. E quest’anno quella stupida manifestazione è stata annullata, segno che anche gli organizzatori hanno riflettuto sull’accaduto. </p><p>Ma è a Stefano che oggi va il nostro pensiero.</p>]]></description><pubDate>Sat, 9 Dec 2006 10:57:38 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=129]]></link><category><![CDATA[Sicurezza in montagna]]></category></item><item><title><![CDATA[Chi arriva prima aspetta]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/127_1_a_passo_lento_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Alla recente Festa del Camminare hanno suonato <strong>I Ratti della Sabina</strong>, invitati perchè bravi, e perchè hanno scritto una canzone che è perfetta per noi, è un inno della Boscaglia!</p><p> <strong>Chi arriva prima aspetta</strong> </p><p>(Testo di Stefano Fiori, musica de “I Ratti della Sabina” )</p><p>Oggi è tempo di darsi da fare, </p><p>giorni interi e notti lì a pensare </p><p>a quale è il modo per migliorare questa vita </p><p>e il tempo che deve venire. </p><p>C’è chi corre per il posto migliore </p><p>E chi suda per dimagrire, </p><p>c’è chi progetta il viaggio perfetto </p><p>e non si è ancora accorto </p><p>che l’estate sta per finire. </p><p><font color="#ff0000">Io sto con chi cammina piano</font> </p><p>Perché guarda intorno, </p><p>con chi sorride ogni volta che arriva il giorno </p><p>e non importa se ogni tanto </p><p>salto il turno </p><p>perché mi sembra chiaro che </p><p>perché è dimostrato che chi arriva prima aspetta. </p><p>Oggi è tempo di farsi notare, </p><p>notti lunghe e giorni a ragionare </p><p>su quale giocattolo comprare per poter stupire </p><p>e non aver niente da desiderare </p><p>e non aver più niente da invidiare </p><p>Io sto con chi i sogni se li fa a mano </p><p>perché c’è più gusto, </p><p>con chi non sa il prezzo delle emozioni </p><p>e non se l’è mai chiesto </p><p>e arrivo sempre sempre in ritardo </p><p>con l’orologio guasto </p><p>perché mi sembra chiaro che </p><p>perché è dimostrato che </p><p>chi arriva prima aspetta… </p><p>chi arriva prima ha fretta. </p><p /><p>Si può scaricare anche dal sito dei Ratti <a href="http://www.rattidellasabina.it">www.rattidellasabina.it</a></p>]]></description><pubDate>Tue, 5 Dec 2006 17:4:14 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=127]]></link><category><![CDATA[La Boscaglia: vita associativa]]></category></item><item><title><![CDATA[Elogio del fazzoletto di cotone]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/125_1_quadro_fazzoletto_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Ricordate i nostri nonni? Avevano bei fazzolettoni di cotone, che usavano in tanti modi: per proteggersi dal sole, come muratori; per tergere il sudore, lavorando nell’orto; e se ci sbucciavamo le ginocchia - perché si cadeva spesso, quand’ero piccolo io - era una benda perfetta. </p><p>E per soffiarsi il naso, quelle soffiate belle rumorose, come pernacchie, che ora non si sentono più… Perché ora ci sono i fazzoletti di carta, con i quali soffiarsi il naso, è un gesto più signorile… </p><p>Ma se penso ai Tir che girano per l’Italia carichi di fazzolettini, agli alberi abbattuti, alle discariche riempite di rifiuti, e peggio ancora ai fazzolettini che si trovano dappertutto, cigli stradali, campagne, montagna, luoghi dove fare sesso in camporella, ovunque, anche lungo i sentieri ormai è pieno di fazzolettini di carta usati una volta e gettati… allora mi torna la nostalgia dei fazzoletti di cotone. </p><p>E siccome continuo imperterrito ad usarli, ieri volevo comprarne qualcuno. Ma con mia grande sorpresa, nei grandi magazzini non si vendono più! E’ un oggetto in disuso. Nel primo supermercato la commessa era stupita: “”fazzoletti di cotone?”, non capiva neanche cosa intendessi. Mi sono spiegato meglio. “No, non sono più in assortimento!”. Nell’altro grande magazzino mi rimandano al primo. ”Ci sono già stato, non li tengono più”. Nel terzo li trovo, pochi, sottilissimi, dureranno poco, non certo robusti come quelli dei nostri nonni. Ma li compro lo stesso. Perchè dobbiamo insistere, non possiamo arrenderci all’usa e getta… evviva il fazzoletto di cotone, oggetto fuori moda ma pieno di storia! </p>]]></description><pubDate>Sat, 2 Dec 2006 16:30:56 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=125]]></link><category><![CDATA[Ambiente]]></category><category><![CDATA[Decrescita]]></category></item><item><title><![CDATA[La joelette]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/124_1_02-2-vers-Chalets-de-Freter_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>La joelette è una speciale <strong>carrozzella</strong> da fuori-strada, che consente anche ai <strong>disabili</strong>, cui la montagna dal vivo è normalmente preclusa, di partecipare alle escursioni. E’ una carrozzella a una sola ruota, con sospensione e freno, tenuta da due accompagnatori mediante appositi bracci davanti e dietro. Può andare su tutti i sentieri, anche scoscesi e inclinati, purchè non presentino strettoie o gradini più alti di 40-50 cm. Il costo di una joelette è di circa 2.200 euro. </p><p>In <strong>Francia</strong> esiste dal 1988 Handi Cap Evasion (HCE) una onlus che organizza trekking per persone non deambulanti, con guida professionista, e alcuni volontari che ruotano nel portare la carrozzina. </p><p>Leonardo Paleari, socio della Boscaglia, ha importato in Italia la joelette, e dopo aver partecipato a un trekking sulle Alpi questa estate con HCE adesso sta iniziando a utilizzarla durante le escursioni di BoscagliaRoma, portando una giovane ragazza disabile. Durante la Festa del camminare della Boscaglia la joelette è stata presentata ai soci, ha riscosso notevole interesse. Già due soci Boscaglia hanno chiesto a Leonardo di collaborare con loro per attività simili nelle loro regioni. </p><p>La Boscaglia sta pensando di impegnarsi in questo progetto, voi cosa ne pensate? </p>]]></description><pubDate>Mon, 27 Nov 2006 16:48:50 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=124]]></link><category><![CDATA[Iniziative]]></category></item><item><title><![CDATA[Quest’anno è stata una bella festa!]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/123_1_festa_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>La <strong>Festa del camminare</strong> 2006 è piaciuta, questa è la cosa più importante. Il clima era perfetto, si camminava in maniche corte. La struttura bruttina ma perfetta per l’occasione: calda, con gli spazi giusti, c’era quello che serviva. La cucina ottima. Il concerto dei Ratti della Sabina ha coinvolto tutti, ci siamo divertiti. Insomma ha funzionato tutto come doveva. </p><p>E dire che è stata la festa organizzata più in fretta, per una serie di contrattempi. E’ come se l’energia positiva si fosse concentrata per gli ultimi giorni pre-festa, e forse l’eccesso di programmazione porta con sé anche un eccesso di pesantezza… </p><p>Il catalogo del 2007 è stato distribuito, e fra pochi giorni arriverà a casa di tutti i soci. Leonardo ha presentato la carrozzina da trekking per disabili e il suo progetto di impegnarsi per diffonderla, e ha già trovato due soci che faranno da amplificatori dell’iniziativa nelle loro zone; Cinzia ha presentato la Mag6 e la finanza critica, il dibattito è stato intenso, ha riscosso un grande interesse, qualcuno ha già chiesto di poter mettere i propri risparmi nei progetti della Mag piuttosto che lasciarli nelle banche, soldi di cui non si sa come diavolo vengano usati… </p><p>Insomma, è così – consapevoli e felici –che ci auguriamo siano d’ora in poi le iniziative della Boscaglia!! </p>]]></description><pubDate>Mon, 27 Nov 2006 16:39:19 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=123]]></link><category><![CDATA[La Boscaglia: vita associativa]]></category></item><item><title><![CDATA[E' nato il blog degli amici della Boscaglia!]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/122_1_logo_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Oggi 20 Novembre 2006 è nato il blog della Boscaglia, diciamo il "Blogscaglia". Per qualche giorno lo abbiamo sperimentato su di una comunità più ristretta, ora lo presentiamo ai nostri 10.000 lettori. </p><p>Che cos'è un blog? Uno spazio libero, in cui ognuno può scrivere di temi diversi. Ecco i temi di cui si parlerà nel blog degli amici della Boscaglia: i viaggi a piedi, sia quelli che facciamo con La Boscaglia che eventuali altri, il camminare consapevole, il camminare come terapia, il turismo responsabile, la sicurezza in montagna, attrezzatura e materiali da trekking, gruppi locali e altro. Se per esempio tornate da un viaggio e volete comunicare le vostre sensazioni, ecco il luogo ideale. E potete attraverso il blog rimanere in contatto con i compagni di viaggio. Insomma, è <strong>una piazza</strong>, dove tutti noi siamo, e dove possiamo parlare tra noi. </p><p>Non vi resta dunque che cominciare a prendere confidenza con il nostro blog, e a scriverci impressioni in proposito! (e ricordatevi di aggiungere questo indirizzo tra i vostri <strong>preferiti</strong>, perchè siamo sicuri che lo diventerà, uno dei vostri siti preferiti!). </p><p>Per finire, dobbiamo qui ringraziare Alessandro Guardabassi, che del blog è stato l'ideatore e il creatore. </p>]]></description><pubDate>Mon, 20 Nov 2006 8:26:17 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=122]]></link><category><![CDATA[La Boscaglia: vita associativa]]></category></item><item><title><![CDATA[Fall Foliage]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/121_1_autunno2_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p><strong>“Fall foliage”</strong> in americano sta per “fogliame autunnale”, ed è una vera passione degli americani: andare nei boschi più belli, in questa stagione, per vedere i colpi di colore, i toni dal giallo, al rosso, al marrone, e più il bosco è misto più è un bosco naturale e più è un bosco colorato e affascinante. </p><p>C’è ovviamente chi fotografa, c’è chi dipinge, chi cerca di catturare in parole quei toni di colore. C’è chi guarda e basta. </p><p>Vi invitiamo a scoprire dunque questo momento dei boschi anche qui da noi, con bele camminate lente e rilassanti: avete visto un sorbo, in questi giorni, quant’è bello? O una macchia in cui tra i faggi ci sono aceri, viburni, sorbi? </p><p>LG </p>]]></description><pubDate>Fri, 17 Nov 2006 9:22:41 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=121]]></link><category><![CDATA[Ambiente]]></category></item><item><title><![CDATA[Come è bello camminar sotto la pioggia...]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/118_1_crocecane2_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p>Forse sono un'inguaribile ottimista, ma per me non è mai troppo brutto per andare fuori e fare una passeggiata nella natura, anzi, è proprio durante questi capricci atmosferici che succedono le cose più straordinarie. </p><p>Avete mai provato a camminare d’inverno in un bosco, tra la nebbia, e vedere i tronchi degli alberi, simili a colonne di templi, sparire pian piano nella foschia che ovatta il rumore dei passi e del respiro? Avete mai visto l’avvicinarsi minaccioso di un temporale, della sua trina di gocce d’acqua che offusca le colline lontane, e sentito sulla pelle l’onda d’urto del tuono? Avete mai annusato l’odore che emana il sottobosco dopo una bella pioggia, quando sprigiona i suoi mille odori di funghi e di foglie in decomposizione, e si riempie di scie di lumache e di ragnatele imperlate di gocce? Avete mai gustato il sapore del vento freddo, del nevischio ghiacciato che punge la pelle, dei fiocchi di neve che si sciolgono in bocca, durante una tempesta di neve?  Beh, se avete provato almeno una di queste sensazioni, non c’è bisogno di spiegarvi perché <strong>è sempre un’esperienza indimenticabile camminare anche con il maltempo</strong>. </p><p>Certo è importante anche essere equipaggiati bene, perché trovarsi completamente inzuppati d’acqua e tremanti dal freddo fa passare decisamente in secondo piano l’aspetto per così dire “poetico” della pioggia. Come fare quindi per godere al meglio di questa opportunità concessaci da madre natura? </p><p>Diverse sono le scuole di pensiero: la prima che mi viene in mente è quella di camminare sotto la pioggia completamente nudi, meglio d’estate, quando anche l’acqua non è troppo fredda e con la possibilità di asciugarsi senza problemi. Da fare almeno una volta nella vita! </p><p>La seconda è quella di scegliere l’equipaggiamento e il vestiario giusto e per questo chiediamo ad alcune guide della Boscaglia il loro parere: sì a giacca a vento e coprizaino, sì all'ombrello solo in certi casi, no alla mantella. </p><p>Ecco perchè: la <strong>giacca a vento</strong> in goretex o materiali similari è traspirante, la mantella invece no, per cui sotto la mantella camminando ci si trova bagnati lo stesso. La <strong>mantella</strong> poi è pericolosa se i sentieri sono difficili: ci si può inciampare, e con il vento svolazza. </p><p>L'<strong>ombrello</strong> è perfetto da abbinare con la giacca a vento quando non c'è vento forte e quando i sentieri sono facili e aperti. E' invece da richiudere e tenere nello zaino quando c'è vegetazione fitta, quando servono le mani libere e quando c'è vento. </p>]]></description><pubDate>Mon, 13 Nov 2006 15:57:37 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=118]]></link><category><![CDATA[Attrezzatura e materiali]]></category></item><item><title><![CDATA[Naturale o sintetico?]]></title><description><![CDATA[<img src='http://camminarelento.it/files/foto/117_1_tutti con la fascia2_small.jpg' alt='' border='0' class='logo' /><br /><br /><p><em>Questa rubrica vuole aiutare chi vuole partire per un viaggio a piedi o per una camminata ad orientarsi nell’acquisto dell’attrezzatura. </em></p><p align="justify">Negli ultimi 20 anni chi va in montagna ha scoperto e apprezzato i materiali sintetici (pile, fleece, capilene, ecc.) per magliette, pantaloni, calze, ecc. </p><p align="justify">I vantaggi erano evidenti: leggeri, veloci ad asciugarsi, confortevoli sulla pelle. Gli svantaggi pure: il cattivo odore dopo una bella sudata, e, nel caso delle calze, una scarsa traspirabilità. </p><p align="justify">Ora la tecnologia ha portato alla riscoperta dei materiali naturali. Partendo dalle <strong>calze</strong>: ci sono in commercio calze in lana, ma di una lana molto morbida, la merinos neozelandese, e con una lavorazione molto fine, per cui il piede anche dopo 8 ore di marcia non ne subisce problemi. E siccome queste calze sono comunque elasticizzate e rinforzate, durano nel tempo. Svantaggio? Costano molto. </p><p align="justify">Adesso questa tecnologia neozelandese (un nome per tutti: Icebreaker) arriva anche alle <strong>magliette</strong>. Sono riusciti a produrre magliette di lana veramente sottili, possono essere usate o come intimo in inverno o come maglietta normale in estate. Vantaggi: confort, piacevoli sulla pelle, non puzzano. E il dibattito tra chi ama il sintetico e chi ama il naturale si fa acceso… </p><p align="justify"><strong>Pantaloni estivi</strong>: qui la scelta è ancora più difficile, il pantalone sintetico ha il vantaggio di essere leggero, facile da lavare, veloce ad asciugare, e non si stropiccia. Il cotone invece è più pesante, si asciuga più lentamente, ma sulla pelle è più sano, certe irritazioni alla pelle dopo tante ore di cammino sono quasi sempre causate dal sintetico... </p><p align="justify">Il consiglio è: dove potete usate materiali naturali, ma in certe situazioni il sintetico rimane migliore. Quali? Sicuramente nei <strong>capi invernali</strong>: meglio il pile del classico maglione di lana, meglio i pantaloni e le salopette sintetiche ai vecchi capi dei nostri padri. </p>]]></description><pubDate>Mon, 13 Nov 2006 15:36:41 GMT</pubDate><link><![CDATA[http://camminarelento.it/post01.asp?id=117]]></link><category><![CDATA[Attrezzatura e materiali]]></category></item></channel></rss>